28/05/2026
✍️ Leggi l’intervista del nostro Roberto Scarpinato a Il Fatto Quotidiano. Ecco il testo integrale 👇
La vicenda di Jamil El Sadi, l'attivista querelato per diffamazione dalla presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo? Solo “la punta dell'iceberg di una questione esplosa da quando si è insediato il governo Meloni”. La pensa così Roberto Scarpinato, senatore M5S ed ex procuratore generale di Palermo. “Le stragi – sostiene – oggi più che mai sono tra noi, con il loro carico di segreti indicibili che turbano i sonni di tanti”.
❓Senatore, cosa intende quando dice che “le stragi sono ancora tra noi”?
A distanza di 34 anni, la questione dei mandanti eccellenti delle stragi, della partecipazione di soggetti esterni, dei depistaggi finalizzati a coprire gli uni e gli altri, resta l'elefante nella stanza che il Palazzo vorrebbe rimuovere dalla coscienza collettiva.
❓Non era mai successo che la presidente della Commissione Antimafia querelasse un attivista: è un cortocircuito?
Da quando si è insediata Meloni al governo e Colosimo, sua fedelissima, alla Commissione Antimafia, chiunque tenti di rimettere al centro la questione delle stragi viene “cecchinato ”. Ne ho fatto personale esperienza da quando, il 5 settembre 2023, ho depositato una memoria nella quale ho elencato tutti i buchi neri delle stragi, indicando testi da audire e documenti anche inediti. Nessuno dei nomi da me indicato è stato mai chiamato. A fronte delle nostre insistenze hanno approvato in Commissione un disegno di legge per estrometterci dall'Antimafia ed è cominciata una campagna di fango mediatico.
❓Sostengono che lei sia in conflitto d'interessi per le sue telefonate con l'ex pm Gioacchino Natoli, alla vigilia dell'audizione di quest'ultimo in Commissione.
Quella è una questione strumentale, tanto è vero che Mario Mori l'ha sollevata prima dell'inizio dei lavori della Commissione recandosi da Colosimo, come dimostra un video su Youtube. È evidente il disegno di questa maggioranza di approfittare degli attuali rapporti di forza per sequestrare i lavori dell'Antimafia e impedire qualsiasi indagine su piste vissute come fumo negli occhi, perché ricollegano la campagna stragista 1992-1993 alla nascita e all'arrivo al potere delle attuali forze di governo. E infatti anche i magistrati che hanno continuato a coltivare queste piste sono stati ostracizzati.
❓A chi si riferisce?
Luca Tescaroli, ex procuratore aggiunto di Firenze, ufficio che si è occupato delle indagini sui mandanti esterni delle stragi del `93, e che ha iscritto nel registro degli indagati Mario Mori, lasciando il suo incarico ha scritto: “Il nostro ufficio è stato oggetto di attacchi istituzionali e mediatici a ogni livello, senza precedenti, derivanti dai doverosi approfondimenti, il che ha reso più difficoltoso il cammino compiuto sulla ricerca della verità”. Lo stesso è avvenuto per i giornalisti che hanno sollevato il tema: alcuni sono stati accerchiati come quelli di Report, o sono stati querelati da Colosimo come Saverio Lodato. I giovani come Jamil, animatori dell'antimafia sociale che reclamano la verità sulle stragi, sono stati prima manganellati e ora pure denunciati.
❓Quindi, secondo lei, si tratta di una strategia?
Assolutamente sì. Vogliono chiudere una saracinesca sul passato, mettendo il timbro della verità di Stato alla narrazione secondo cui le stragi furono opera solo di “brutti, sporchi e cattivi” come Riina. Quelle bombe, secondo la loro narrazione, furono motivate solo da interessi economici legati agli appalti, con il coinvolgimento di alcune cariatidi dei partiti della Prima Repubblica, senza alcun legame con l'attuale stagione politica. Chiunque, come Jamil, disturbi il manovratore deve essere intimidito e ridotto al silenzio. Però è stata Meloni a chiedere a San Macuto d'indagare sui legami mafia-politica.
❓In Commissione avete appena sentito Delmastro.
Delmastro ha tentato di derubricare la questione. Il suo non è un caso isolato, ma un pezzo di un album di famiglia di FdI. I contatti multipli tra alcuni esponenti FdI e colletti bianchi del clan Senese sono un altro elefante nella stanza dal quale Meloni non può scappare.