01/05/2026
Oggi siamo tornati dove tutto è iniziato. Davanti al Monumento dedicato ai caduti sul lavoro, nello stesso luogo dove solo due mesi fa celebravamo il nostro congresso di costituzione. Ci siamo riuniti per trasformare il ricordo in lotta. Non è solo una piazza, è il simbolo di una promessa che abbiamo fatto a noi stessi e alla nostra comunità, non restare indifferenti.I numeri dell’ultimo anno sono un atto d'accusa che non possiamo ignorare. Oltre 1.090 persone sono uscite di casa per andare a lavorare e non vi hanno più fatto ritorno. Non chiamatele "morti bianche": sono omicidi causati dalla mancanza di controlli e da un sistema che sacrifica la vita sull'altare del profitto.A questa tragedia si aggiunge l'insulto di salari da fame. Con un tasso di povertà lavorativa che supera il 10%, l'Italia sta accettando l'idea che il sudore non basti più per un'esistenza dignitosa. Non possiamo rassegnarci a un futuro fatto di precarietà strutturale e cantieri senza sicurezza.Chiediamo un salario minimo garantito e investimenti veri sulla prevenzione, perché nessuna cifra e nessun contratto valgono quanto una vita umana. Il lavoro deve essere libertà, mai condanna.Ripartiamo da Artena, ripartiamo dalla dignità. Buon Primo Maggio di lotta a tutte e tutti!