21/03/2021
LA TRANSIZIONE AL CEMENTO NELLA CITTA' DI ARCORE
Rieccoci coi palazzoni nel parco di via Grandi.
La risposta del Comitato alla volontà del Sindaco di cementificare in un decalogo di considerazioni.
Si parla quotidianamente di transizione ecologica, hanno fatto persino un ministero, ma ad Arcore la sola transizione che conosce il Sindaco Colombo è la transizione dal verde al cemento.
Il Sindaco Colombo, prima di lasciare compie la mossa della disperazione, chiedendo alla sua maggioranza di approvare una delibera con cui si esprime una positiva valutazione alla cementificazione del parco per ottenere le risorse necessarie a costruire la nuova caserma dei carabinieri.
Tutti concordano sulla costruzione di una nuova caserma, però tutti, tranne che il sindaco ed i suoi, vogliono trovare altri modi per farlo, in modo che non avvenga col sacrificio del territorio.
Di alternative per ospitare l'Arma ne sono state proposte e di nuove ne possono arrivare, come ad esempio la sede della polizia stradale che si vorrebbe abbandonare.
Ecco le considerazioni:
1. La vicenda della caserma nasce più di 7 anni fa e seguendo altre vie oggi l'Arma disporrebbe da tempo di una nuova struttura.
2. Quelli che dispongono di aree agricole e non edificabili, dopo questa storia, si ritengono probabilmente degli sfigati. Eh no, è colpa vostra se siete sfigati, se avreste avuto l'intuito e le capacità dell'operatore che ha proposto il piano per la caserma avreste pure voi legittimamente ottenuto diritti edificatori che vi avrebbero procurato vantaggi economici non minimali. E non solo ve ne avrebbero aggiunti un altro po' di diritti edificatori, sacrificando pure un parco per rendervi più felici.
3. A due mesi dalla scadenza del mandato il Sindaco gioca, come detto, una mossa disperata, sperando di convincere la Regione a dare il via libera all'accordo di programma, il solo strumento che può rendere possibile l'operazione.
4. Così facendo rischia di replicare nelle conseguenze una storia già vista col bitumificio. Si avanza nel procedimento, l'operatore, a ragione o a torto, si può convincere di aver maturato diritti e, quando future amministrazioni o i tribunali stabiliranno che nulla si vorrà e potrà fare, saremo alle solite controversie giudiziarie, le quali ultimamente si concludono anche con richieste di danni erariali. Se dopo il Sindaco con Doneda, ora altri, tra assessori e consiglieri, vogliono partecipare a questo nuovo gioco, c'è da sperare che conoscano regole e rischi.
5. Lascio a voi stabilire se con un mandato in scadenza è politicamente etico che si forzi la mano ponendo pesanti ipoteche su chi sarà in futuro chiamato ad amministrare, non lasciando invece a costoro la decisione, visto che chi oggi è in carica non ha saputo concludere un controverso procedimento.
6. Tra poco la caserma sarà costata più per avvocati e periti che per i muri. Costata a noi, perché il Sindaco spende soldi nostri per sostenere progetti “suoi” e che la città ha mostrato di non condividere.
7. I tre palazzoni che si vuol edificare non nascono per far fronte ad alcun fabbisogno abitativo, anche se si usa la formula dell'edilizia convenzionata. Nel piano integrato d'intervento proposto, per farlo stare minimamente in piedi, sono stati inserite le operazioni più disparate in luoghi distanti tra di loro, come la vendita la ex-scuola di via Belvedere, in uso ad associazioni, e la ristrutturazione della caserma di via Edison da dismettere. Giuridicamente anche possibile, ma inopportuno sul piano della logica e della pubblica utilità.
8. Il Sindaco non ha mai chiesto un giudizio “neutrale” a terzi sul piano giuridico. La delibera si basa su pareri legali da lui commissionati per sostenere le sue tesi, pagati però coi nostri soldi. Si dichiarano infondati i pareri e le osservazioni del Comitato di cittadini che vogliono preservare il parco, ma per farlo si usa una sentenza del Consiglio di Stato che mal si attaglia alla operazione che si vuol compiere. Va rammentato che la magistratura, anche quella amministrativa si pronuncia su casi concreti, che le sentenze possono concorrere a far giurisprudenza, ma non sono clonabili. Di sentenze della magistratura amministrativa che portano a conclusioni molto differenti noi ne abbiamo trovate diverse.
9. Non va dimenticato che l'area del parco che si vuol occupare coi palazzoni, anche attraverso uno scambio di suolo, derivante da un esproprio per pubblica utilità nell'ambito di un Piano di Edilizia Economica Popolare, è per la sua origine ormai priva di diritti edificatori, che quella del privato non ne ha mai avuti e che tali diritti non vengono generati da scambi di aree. E i proprietari delle abitazioni sorte in seguito PEEP hanno già contestato al Comune la possibilità di procedere senza il loro assenso. Ad avvalorare le tesi del Comitato esiste un'ampia giurisprudenza e saranno quindi probabilmente i tribunali a decidere. Insomma vogliono edificare ad ogni costo, ma probabilmente non possono.
10. I Consiglieri Comunali di maggioranza sono un'altra volta forzati a pronunciarsi su di un provvedimento fondato su premesse assolutamente non lineari, dalla molto difficile lettura giuridica e politica. Si trovano davanti una giurisprudenza complessa, innumerevoli pareri, pronunciamenti di chiarissimi professori di diritto urbanistico e corpose perizie di noti geometri. Dovrebbero domandarsi innanzitutto se in scienza e coscienza sono in grado di votare il provvedimento.
Mentre valutiamo l'opportunità di richiedere un nuovo referendum in materia, chiediamo ai cittadini di continuare a darci il loro sostegno, come in grande numero e con grande forza hanno già fatto.
Lo chiediamo anche alle forze politiche, alle quali inoltre domandiamo l'impegno di ricercare soluzioni che non portino a cementificare il parco nel momento in cui saranno chiamate tra pochi mesi ad amministrare.