L'altra Europa con Tsipras VdA

L'altra Europa con Tsipras VdA Pagina ufficiale della lista Tsipras per la Valle d'Aosta
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APPELLO PER LA COSTRUZIONE DELLA LISTA TSIPRAS IN VALLE D’AOSTA – EUROPEE 2014

Una lista per un’altra Europa, per un’altra Italia, per un’altra Valle d’ Aosta

Una lista per Alexis Tsipras presidente della Commissione europea. La candidatura di Alexi

s Tsipras, leader del partito greco Syriza, a presidente della commissione europea, sta suscitando grandi speranze ed un largo dibattito nel nostro paese. Alexis Tsipras rappresenta il movimento che da anni cerca di opporsi alle devastanti politiche europee di austerità che hanno ridotto la Grecia in miseria e che stanno distruggendo il tessuto sociale, produttivo e democratico in tanti paesi europei, compreso il nostro. Abbiamo bisogno di un’ altra Europa, che non si fondi sul dominio della moneta e della finanza ma sulla solidarietà, sull’inclusione, sulla capacità di rispondere, alle grandi questioni del nostro tempo: la pace, la tutela dell’ambiente, la capacità di assicurare un’esistenza dignitosa a chi lavora, a chi ha lavorato, a chi non riesce a lavorare anche se lo vorrebbe. Questioni cui l’ Europa può rispondere usando le enormi risorse di cui dispone. Un’ Europa votata al libero movimento delle persone, prima che dei capitali. Un’ Europa dove le migrazioni non siano scelte obbligate dalla disperazione, ma dalla spinta a realizzarsi come persone, ampliando le proprie conoscenze ed esperienze. Un’ Europa che voglia affrontare le enormi disuguaglianze mondiali che costringono troppe donne, uomini, bambini a lasciare i loro paesi per cercare un avvenire migliore. L’Europa della finanza, quella che è stata costruita con i trattati di austerità, col fiscal compact, col pareggio di bilancio in costituzione, non solo non è in grado di realizzare questi obiettivi. E’ il muro – peggiore, se possibile, del Muro di Berlino – che impedisce la loro realizzazione. L’Europa di Marine Le Pen, Alba Dorata, del referendum svizzero contro i trasfrontalieri, della Lega Nord è quella che produce razzismi, intolleranza, discriminazione. E’ l’Europa che risuscita fantasmi con i quali speravamo di aver chiuso i conti con la lotta di Liberazione. Non è questa l’unica Europa possibile. Per l’alternativa c’è però bisogno di una lista a sostegno di Alexis Tsipras. Una lista per ricominciare, anche nel nostro paese, a riappropriarci dal basso della volontà e della capacità di cambiare le cose. Una lista per dire che esistono delle alternative alla cieca esecuzione degli ordini di Bruxelles e della Troika. Ordini che sono la vera causa della situazione drammatica che – quasi quotidianamente – gli istituti di ricerca e di statistica ci ricordano, con comunicati che sembrano i bollettini della disfatta di Caporetto. C’ è bisogno, nel nostro paese, di una Syriza italiana, per rimettere al centro della politica non degli impossibili equilibri di bilancio, ma i problemi del lavoro, dei beni comuni, dell’ambiente. Senza escludere nessuno: la sinistra o è plurale, o non è. E c’è anche bisogno di una lista a sostegno di Tsipras per la Valle d’Aosta, per non condannare la nostra Regione al declino annunciato dalle politiche di austerità, tra patti di stabilità che affossano i Comuni e tagli al welfare. Anche in Valle d’Aosta occorre dire no ad un’ Europa per la quale conta solo il mercato e per la quale l’unica lingua riconosciuta è l’inglese degli affari. Una lingua nel cui vocabolario non trovano posto parole come democrazia, autogoverno, tutela delle specificità culturali. Una lingua che non vogliamo imparare. E’ urgente darsi da fare. La legge elettorale europea, è – tanto per cambiare – quanto di meno favorevole a chi vuole proporre un diverso modo di fare politica. Occorrono, entro il 15 aprile, tremila firme autenticate nella nostra regione. Un autentico muro di carta.

Al dibattito sul mercosur che si é svolto in Consiglio regionale. Questa è la nostra posizione
27/02/2026

Al dibattito sul mercosur che si é svolto in Consiglio regionale. Questa è la nostra posizione

27/01/2024

Non sono affatto fra coloro che pensano che la giornata della Memoria sia una ricorrenza celebrativa inutile, intrisa di vuota retorica. Ma sono convinto che non abbiamo appreso la lezione di Auschwitz, in nessun modo. Non abbiamo capito che non esistono esseri umani di serie A e di serie B, umani e subumani, vite con gli occhi azzurri che valgono di più e vite con la pelle scura che valgono di meno. Non abbiamo compreso il senso universalistico di quel “mai più”. Non abbiamo messo da parte l’indifferenza.

03/03/2023

Testimone, "erano più spaventati loro a vedere noi" (ANSA)

07/12/2022

Il comunista Nelson Mandela

Il 2013 moriva Nelson Mandela. La sua vita di rivoluzionario anticolonialista, antirazzista e di statista che ha saputo guidare la transizione verso una società democratica attraverso la riconciliazione ne hanno fatto un simbolo universale di combattente per la pace e la libertà.

Come accade spesso ai rivoluzionari se ne celebra la memoria e l'esempio rimuovendo le caratteristiche più scomode della loro storia.

“All’epoca del suo arresto nell’agosto 1962, Nelson Mandela non solo era un membro dell’allora clandestino Partito comunista sudafricano, ma faceva parte del Comitato Centrale del partito.

Dopo la sua liberazione dal carcere nel 1990, Madiba divenne un grande e fidato amico dei comunisti fino alla fine dei suoi giorni”.

Il giorno della sua morte il South African Communist Party per la prima volta diede la notizia ufficiale che l’eroe della lotta contro l’apartheid e padre del nuovo Sud-Africa democratico era stato un militante e dirigente comunista.

Si trattava di una circostanza di cui si dibatteva da anni e nel 2011 era stata confermata dalle ricerche del giornalista Stephen Ellis.

Sono poi arrivati riscontri anche dagli archivi russi: https://www.ascleiden.nl/.../research-stephen-ellis....

L'appartenenza di al partito comunista ufficialmente però era sempre stata negata dall’ANC e dallo stesso Mandela che nel processo di Rivonia nel 1964 si autodefinì “patriota africano”. Non si trattava per Mandela solo di sfuggire alle conseguenze della legge “per la soppressione del comunismo” approvata nel 1960, ma di evitare che l’African National Congress passasse per uno strumento del Partito Comunista come sostenevano il regime razzista e i suoi protettori occidentali.

L’ANC in quanto movimento di liberazione nazionale si proponeva di rappresentare tutto il popolo sudafricano ed era bene non ammettere – sia sul piano internazionale che interno - che a guidarlo c’erano dei comunisti.

Di sicuro Mandela fu sempre considerato un pericoloso comunista dagli USA che sostennero per decenni l’apartheid: fu arrestato nel 1960 grazie a una soffiata della CIA (leggete articolo: https://ilmanifesto.it/cosi-feci-arrestare-quel.../) e soltanto il 1 luglio 2008 il presidente degli Stati Uniti George Bush firmò il provvedimento che lo cancellava dalla lista nera dei terroristi. Avete letto bene: fino al 2008, 18 anni dopo la liberazione dal carcere, gli Stati Uniti d'America hanno mantenuto il Premio Nobel per la pace Mandela nell'elenco dei terroristi.
Quando i musicisti sudafricani Miriam Makeba e Hugh Masekela si rifugiarono negli anni ’60 negli Usa scoprirono di essere già schedati come comunisti perchè la CIA collaborava con il regime di Pretoria, avamposto del colonialismo bianco in Africa. D'altronde il Sud-Africa era una versione più hard della segregazione razziale contro cui combattevano negli USA Martin Luther King e Malcolm X a cui non a caso Miriam Makeba dedicò una canzone https://www.youtube.com/watch?v=QqLjDFjemU0... e non sarà un caso se il vecchio Nelson accetterà di apparire nella scena finale del film di Spike Lee dedicato a Malcolm pronunciando le parole del celebre discorso che nelle settimane della rivolta di sono state ripetute su mille cartelli: "Come diceva fratello Malcolm, noi rivendichiamo il nostro diritto su questa terra di esseri umani, di essere esseri umani, di godere dei diritti spettanti agli esseri umani, di essere rispettati in quanto esseri umani in questa società, su questa terra e in questa epoca. Diritto che noi intendiamo porre in atto nella nostra esistenza con ogni mezzo necessario"
https://www.youtube.com/watch?v=es21A6rNnk8
La lotta anticolonialista in Africa e quella per i diritti dei civili negli USA si alimentarono a vicenda.
Se attraverso la musica – Mandela è stato il prigioniero politico a cui sono state dedicate più canzoni e concerti nella storia – il detenuto diventava un mito e un simbolo di libertà a livello internazionale non va dimenticato che i paladini del neoliberismo Reagan e Thatcher negli anni ’80 erano convinti sostenitori dell’apartheid (lo era anche in Italia Il Giornale diretto allora da Indro Montanelli su cui Mario Cervi spiegava che non si poteva dare il diritto di voto ai negri). I governi di USA e Gran Bretagna furono costretti a ritirare l'aperto appoggio al regime sudafricano dall'ondata di simpatia delle proprie opinioni pubbliche non certo dalla sensibilità per i diritti umani. Quando nel 1986 grazie alle pressioni dei movimenti il Congresso votò una legge contro l'apartheid il presunto alfiere della libertà Reagan pose il veto presidenziale.
Seppur rimossa dalle celebrazioni mainstream la storia del Sud-Africa ricorda la grandezza del ruolo dei comunisti nel ‘900 nella lotta contro il colonialismo e il razzismo. Dal 1920 aveva inquadrato la centralità della questione coloniale: "qual’é l’idea più importante, fondamentale, delle nostre tesi? In antitesi alla politica della II Internazionale, noi consideriamo non solo la questione dell’emancipazione delle colonie, ma anche quella delle piccole nazioni che, dal punto di vista finanziario economico e politico, sono oppresse delle grandi potenze capitalistiche. Il tratto saliente dell’imperialismo consiste nel fatto che tutto il mondo si divide oggi in un gran numero di nazioni oppresse e in un numero veramente insignificante di nazioni estremamente ricche e militarmente potenti, che opprimono le prime".
Di fatto l’incontro tra l’ANC e i comunisti ha segnato la storia del movimento.
L’apartheid, sistema totalitario di segregazione razziale, godeva del sostegno pressoché totale della popolazione bianca colonizzatrice anche appartenente alle classi lavoratrici che condivideva l’ideologia razzista e i benefici derivanti da una crescita economica fondata sul supersfruttamento e l’assenza di diritti della maggioranza nera. Come non si stancò mai di riconoscere Mandela: “per molti decenni i comunisti furono l’unico gruppo politico del Sud Africa che trattasse gli Africani come esseri umani e loro uguali; essi erano gli unici che accettassero di mangiare con noi, parlare con noi, vivere con noi e lavorare con noi. Essi costituivano l’unico gruppo politico pronto a lottare al fianco degli Africani per l’ottenimento dei diritti politici e di un posto nella società”.
Fu all'università che Mandela incontrò i comunisti, bianchi schierati contro colonialismo e segregazione senza se e senza ma. Tra di loro l'ebreo lituano Joe Slovo che divenne segretario del partito e che molti conoscono perchè è al fianco di Mandela sotto una gigantesca falce e martello in una storica foto scattata durante la manifestazione che segnò la fine della messa al bando del partito comunista negli anni '90. E sua moglie, Ruth First, grande studiosa, ammazzata con una lettera bomba dai servizi segreti sudafricani mentre si trovava in esilio in Mozambico.
I comunisti elaborarono e condivisero con l’ANC la stessa strategia della rivoluzione democratica nazionale, fondata su un ideale non razziale di liberazione dall’oppressione coloniale con l’obiettivo dell’abbattimento del regime dell’apartheid e un progressivo avanzamento verso il socialismo nel nuovo contesto democratico: https://www.marxists.org/.../national-democratic...
In Mandela - con l'universalismo tipico del pensiero socialista e comunista - non vi è un nazionalismo nero da contrapporre a un suprematismo bianco. "Ho combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. Ho coltivato l'ideale di una società democratica e libera nella quale tutte le persone vivono in armonia e con uguali opportunità". Come ha sottolineato un articolo del giornale inglese New Statesman non è detto che la "Carta della libertà" dell'ANC del 1955 avrebbe avuto quella impostazione senza il contributo dei comunisti:
http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=15703
Non dovrebbe stupire che Mandela, come d'altronde i comunisti dei paesi occidentali, sia sempre stato un sostenitore nella sua lotta legale come durante il processo e poi dalla detenzione di un'effettiva applicazione dei principi democratici e liberali. Si trattava della strategia antifascista e democratica che caratterizzerà i comunisti dagli anni '30 alla quale Mandela aggiungeva la sensibilità per i diritti umani di studioso del diritto appartenente a una popolazione oppressa a cui venivano negati quei diritti così solennemente vantati dalla tradizione della Gran Bretagna.
Mandela nel discorso che tenne nel 1990 davanti a quadri e militanti del Partito Comunista Sudafricano che uscivano da 40 anni di clandestinità tenne una vera lezione contro l'anticomunismo e sul ruolo dei comunisti nella lotta per la democrazia: http://www.mandela.gov.za/mandela.../1990/900729_sacp.htm
Proprio la lunga tradizione di lotta per la libertà e la democrazia dei comunisti sudafricani motivava il saggio con cui Joe Slovo nel 1989 rifiutava di far discendere dalla crisi dei regimi autoritari dell'est europeo l'abbandono della prospettiva socialista: https://www.sacp.org.za/docs/history/failed.html
I comunisti, e Mandela con loro, si batterono per il passaggio alla lotta armata dell’ANC dopo aver constatato l’inefficacia dei metodi di lotta nonviolenti nei confronti di un governo brutale e razzista e soprattutto diedero al movimento contro l’apartheid la possibilità di conquistare il sostegno della classe lavoratrice nera. Mandela era un comandante in capo del braccio militare clandestino dell'ANC uMkhonto weSizwe (Lancia della nazione) quando fu arrestato e mai accettò di condannare il diritto del suo popolo alla resistenza in cambio della propria liberazione.
L'ormai meritatamente beatificato Nelson Mandela va inquadrato storicamente tra i grandi leader rivoluzionari anticolonialisti del Novecento come Patrice Lumumba, Kwame Nkrumah, Ben Bella, Amilcar Cabral, Fidel Castro, Che Guevara e tanti altri.
L'esempio della guerriglia cubana incoraggiò Mandela e i suoi compagni e non va dimenticato che Madiba nel 1962 viaggiò in Egitto, Marocco, Algeria, Guinea, Liberia, Ghana, Tanzania, Etiopia e Gran Bretagna in cerca di supporto presso gli altri movimenti di liberazione nazionale e che URSS e Cina dettero supporto nel corso degli anni alla lotta dell'ANC.
Il primo paese che Mandela visitò da uomo libero nel 1991 fu Cuba e Mandela nel ringraziare l'amico e compagno Fidel per il sostegno alla lotta contro l'apartheid lo invitò in Sud-Africa alla faccia dello zio Sam: urly.it/378fs
D'altronde il vecchio Mandela si schierò con nettezza contro la guerra del Golfo nel 2003 definendo senza mezzi termini gli USA come "minaccia per la pace mondiale".
Le contraddizioni in cui si dibatte il Sud –Africa oggi non cancellano i meriti di e dei suoi compagni di lotta. E quelle del movimento comunista internazionale che ebbe il merito di organizzare e promuovere a partire dal 1920 la rivolta anticolonialista di tutti i dannati della terra.
Siamo abituati agli elogi delle straordinarie qualità di leader politico buono e saggio capace di perdonare i nemici che lo imprigionarono per 27 anni e di guidare la transizione pacifica alla democrazia.
Val la pena di ricordare per quello che è stato. Per usare le parole di Angela Davis: “un vero rivoluzionario”. E dentro l’apartheid globale planetario in cui viviamo scegliere da che parte stare come i giovani comunisti bianchi che Mandela incontrò all’università e che con lui sconfissero il regime razzista.

Maurizio Acerbo

07/12/2022

Unione Popolare: opposizione alla Torino-Lione e pieno appoggio al Movimento NoTav
L'8 dicembre saremo al corteo Notav che partendo da Bussoleno raggiungerà il presidio di San Didero.
Come ogni anno questa data ci dà l'occasione di ricordare una grande vittoria popolare, la liberazione di Venaus nel 2005, ma anche di ribadire i motivi di questa lotta.
Unione Popolare ha sempre espresso un NO chiaro al TAV Torino-Lione perché si tratta di una grande opera inutile, costosa, estremamente dannosa per l’ambiente, il clima e la salute delle persone. Una grande opera che ora il governo Meloni, anche da questo punto di vista in piena continuità con i governi precedenti, riconferma come prioritaria, inserendola nella finanziaria.
Denunciamo anche l'inaccettabile ricatto che la giunta regionale di Cirio sta portando avanti sulle compensazioni. Anziché erogare i necessari fondi per la messa in sicurezza del territorio, la giunta Cirio è disposta a fornire solo i (pochi) fondi delle compensazioni che verrebbero erogati solo nel caso i comuni accettassero i danni causati dalla Torino-Lione. Un ricatto vergognoso esercitato sulla pelle degli abitanti della Val Susa, che va rispedito al mittente.
Esprimiamo pieno appoggio al movimento NoTav che da oltre trent’anni si oppone con una coraggiosa lotta alla realizzazione di questo progetto.
Esprimiamo anche la nostra vicinanza politica ed umana a Nicoletta Dosio, condannata ad altri 8 mesi di carcere per la sola colpa di voler difendere il territorio dove vive e costruire una società libera da guerra, disuguaglianze e devastazione ambientale.
📢‼️8 DICEMBRE - MARCIA POPOLARE NO TAV BUSSOLENO - SAN DIDERO
Appuntamento ore 11 piazza Cavalieri di Vittorio Veneto (piazza del mercato) di Bussoleno‼️

22/09/2022

Oggi a Torino con ✊

Indirizzo

Via Mochet 7
Aosta
11100

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