02/06/2026
𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐳𝐢𝐨, 𝐀𝐮𝐫𝐞𝐥𝐢𝐨 𝐋𝐨 𝐅𝐚𝐳𝐢𝐨
Autorità civili e militari, cittadine e cittadini, buongiorno. Ringrazio tutti voi per essere qui a festeggiare la nostra Repubblica
Vorrei iniziare questa importante ricorrenza citando il nostro amato Presidente Sergio Mattarella: “La Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”. In queste parole si racchiude il senso dell’odierna solennità, ribadendo l’affermazione dei valori scritti nella nostra Costituzione.
È proprio secondo l’articolo 3 della Costituzione che è sancito il dovere dello Stato di rimuovere le disuguaglianze, ma contemporaneamente è compito di ciascun cittadino svolgere un’attività che concorra al progresso della società, come previsto dal successivo articolo 4.
Le madri e i padri costituenti, che non smetteremo mai di ringraziare, ci hanno consegnato, insieme agli italiani, che scelsero la forma repubblicana, una Costituzione dove sono previsti diritti e doveri, ma soprattutto un sistema di garanzie che dobbiamo tenerci bene stretto.
Lo scorso anno ho ricordato i 3.962 cittadini di Anzio pari all’84% degli aventi diritto al voto, che scelsero con oltre il 60% dei voti una forma di stato repubblicano. Vorrei ricordare che quando si tenne il referendum il sindaco era Malvito Vecchiarelli. Un uomo che per le sue idee era stato arrestato il 26 gennaio 1932, associato a Regina Coeli e mandato al confino a Ponza dal regime fascista. La sua colpa? “Faceva parte dell’organizzazione comunista scoperta nei Castelli Romani ed era capo della zona di Anzio e Nettuno” – come ci ricorda il casellario politico dell’archivio centrale dello Stato.
A tal proposito è bene evidenziare che l’articolo 21 della nostra Costituzione è lì a ricordarci che la libertà di espressione del pensiero è garantita a tutti, a maggior ragione a chi ha un’idea diversa dalla nostra. Se il conflitto mondiale fosse andato diversamente, sicuramente tale fondamentale principio non sarebbe stato garantito e non avremmo avuto 80 anni di libertà e democrazia.
Richiamando l‘articolo 3 della Costituzione, anche il Comune deve tendere a rimuovere o quantomeno attenuare le disuguaglianze, pertanto bisogna mettere in campo politiche che possano creare condizioni di crescita e sviluppo programmato, avere una visione che non termini con il mandato del sindaco ma guardi – come diceva Alcide De Gasperi – “alle future generazioni”.
Aldo Moro, uno dei padri costituenti, proprio sul valore del lavoro riuscì a costruire un’intesa con il partito comunista dell’epoca, concordando che tale strumento fosse la realizzazione della persona, tendente a “rendere l’uomo un protagonista responsabile nella vita sociale, eliminando ogni forma di sottomissione”.
Da un anno e mezzo ci stiamo impegnando per creare condizioni che portino allo sviluppo ordinato e sostenibile, per restituire ad Anzio il ruolo che merita, per fare in modo che si abbattano le disuguaglianze e che si vada incontro a chi ha più bisogno.
Per fare ciò è indispensabile tenere conto della risorsa mare e del turismo in tutte le sue sfaccettature. Puntando a superare il concetto di “stagione” utilizzando a pieno le potenzialità della cosiddetta Blue economy. In questo senso va inquadrata la riqualificazione del porto che insieme alla gestione diretta dell’approdo turistico rappresentano un primo passo fondamentale. Altro tema deve essere la rigenerazione urbana, al fine di restituire ordine al nostro territorio, a tutto ciò deve essere presente un’offerta culturale della città che tenda ad aumentarne la reputazione, stimolando i giovani a restare qui per investire sul proprio futuro.
Queste sono le ragioni, a mio parere, che il nostro Comune deve portare avanti al fine di contribuire alla piena attuazione della Costituzione.
La nostra Carta costituzionale è nata dal sacrificio dei nostri nonni e padri, dalle menti di persone libere eliminate per le idee che esprimevano – come Giacomo Matteotti - e frutto dell’intesa di chi in assemblea costituente, seppe mettere al di sopra delle ideologie la centralità del cittadino. Quel 2 giugno 1946, insieme alla Repubblica, i cittadini scelsero chi doveva scrivere le regole che ci hanno portato fin qui e che, ripeto, dobbiamo tenerci ben strette. Il 1 gennaio 1948 entrava in vigore la nostra Costituzione ed il 2 giugno si insediava Luigi Einaudi in qualità di primo Presidente della Repubblica Italiana.
Nella recente enciclica “Magnifica Humanitas” Papa Leone XIV ci ha ricordato che il mondo nel quale viviamo è fatto di “nuove forme di potere globale e da disuguaglianze crescenti e soprattutto “la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze”. Basta guardare ciò che accade a livello internazionale per renderci conto di quanto siano vere queste parole e di quanto bisogno ci sia, già nel quotidiano, di evitare soprusi e sopraffazioni. Di dialogare, anziché urlare.
Altro riferimento importante nella lettera del Pontefice, quello relativo all’intelligenza artificiale. Il Papa afferma che occorre “disarmarla”, sostenendo che debba essere liberata dalle logiche del mero profitto, concentrato nelle mani degli oligarchi del settore, per essere “al servizio dell'umanità intera”.
Ogni trasformazione che ha attraversato la nostra società è stata presa, inizialmente, come una minaccia. Lo erano le macchine che sostituivano gli uomini nei lavori manuali, lo sono stati i computer, lo è adesso l’intelligenza artificiale
E qui tornano di nuovo utili le parole di Aldo Moro, inserite nel ’69 – alla vigilia dell’autunno caldo – nelle linee politiche e programmatiche del suo partito. Lo statista, poi assassinato dalle Brigate Rosse, ebbe a sostenere l’importanza che “si esprima l’uomo non come servo della macchina, della tecnica, dei padroni, del potere, ma come libero e responsabile protagonista della vita sociale e politica”.
Oggi quello che allora erano le catene di montaggio, oggi potrebbe essere rappresentato dall’intelligenza artificiale se non si prevedono opportune salvaguardie, e sta a noi – ma a maggior ragione alle giovani generazioni - essere liberi, responsabili e continuare a essere protagonisti della vita sociale, del proprio lavoro e della propria creatività, traendo da tale strumento, innovativo e rivoluzionario, soltanto ulteriori benefici.
In questo giorno di festa per la nostra Repubblica vi ricordo che in ogni quartiere, verrà trasmesso il film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi che racconta alla perfezione la condizione e il ruolo delle donne durante il secondo conflitto mondiale, ma anche il raggiungimento del diritto di voto. Ricordo altresì che oggi e fino a questa sera, sarà aperta Villa Sarsina. È la sede del Municipio ma prima ancora casa di tutti noi e soprattutto il luogo dove, al rientro dallo sfollamento, gli anziati trovarono rifugio. Per ricordare cosa sono stati quegli anni e quanto la nostra città abbia pagato per le atrocità della guerra. Sarà anche l’occasione per visitare la mostra dell’agenzia Ansa sulle stragi di mafia e l’eredità di Falcone e Borsellino.
Abbiamo voluto onorare così chi, 80 anni fa, ha fatto la scelta che ci consente di essere qui oggi e dire – come scritto nel nostro manifesto celebrativo - che la Repubblica è viva e per questo diciamo evviva la Repubblica.
Anzio, 2 giugno 2026