Nell’entroterra ionico incastonato nel versante Nord-Orientale dell’Aspromonte, ricadente nel territorio del Parco Nazionale ed ai piedi della rocca delle “prache”, coronato da querce e dal verde argenteo degli ulivi, sorge Antonimina. Situato a 327 m sul livello del mare è composto dal centro e dalle frazioni di Bagni Minerali, Bunca, Cacciagrande, Solfurio, TreAarie e Troiolo. Antonimina è nota
soprattutto per le sue acque termali, conosciute fin dall'antichità con il nome di “Acque Sante Locresi”. Le sorgenti di tali acque, presumibilmente, prima del terremoto del 1783, sgorgavano in montagna, nei pressi dello Zomaro, come testimoniano i ruderi di alcune mura dette, appunto, “Muredi di Bagni”. Il poeta Micu Pelli descrive così tale ricchezza:
“…ndavi nu trisoru veramenti da imbidiari, nu veru ovu d’oru, ndavi i vagni minerali. Nc’esti l’acqua suffariana, di la Purga e di la Mirza, a ogni passu nc’è na vina, vi lu giuru è na ricchizza...”. Grazie a tale ricchezza d’acqua, si può attribuire ad Antonimina, l’appellativo di “Paese delle Acque”. Sulla destra del centro abitato si erge, come eterno custode, impetuoso e solitario, il monte San Pietro, detto anche Tre Pizzi, per la forma a tre punte. Ai cui piedi sono ancora presenti i ruderi di un convento di Frati Eremiti eretto nel XII secolo. Il luogo, nei giorni in cui si svolgeva la festa in onore di San Pietro, era meta di pellegrini e mercanti provenienti da tutta la Locride, attratti, anche, dalla fiera di bestiame ed oggetti di artigianato. Le origini di Antonimina sono incerte. Pare sia stato fondato nel XV secolo da alcuni pastori che si stanziarono nel centro del paese in un luogo chiamato “Terrata”, che vuol dire ovile. Non è da escludere la presenza di insediamenti greci, visti i siti presenti risalenti a tale epoca ed inoltre per la vicinanza a Locri. Francesco Sacco scriveva (nel Dizionario Geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli) nel 1795: "Egli (Antonimina) è situato in luogo montuoso, e vi gode buona aria. I suoi abitanti ascendono al numero di 850, addetti... alla pastorizia. Il territorio dà loro tutto il bisognevole, e tra le industrie evvi quella di allevare bachi da seta". Fu casale di Gerace fino al 1500. In quel periodo fu edificata una piccola chiesa in legno che nel 1605 fu elevata a parrocchia. Nel 1760 diventa Comune o Universitas sotto gli Angioini e gli Aragonesi. Nel 1809 diventa Comune autonomo. Ad oggi il Comune conta circa 1300 abitanti, la metà rispetto al periodo di massima espansione del paese, gli anni 20-50. In località “Saramico”, ad alcune centinaia di metri di distanza dal centro abitato, insistono giacimenti di lignite picea ed una cava di solfato di bario, molto sfruttati fino alla fine del 1800.