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Si fa presto a dire piazzeMentre il dibattito pubblico si concentra sui maranza c'è un pezzo del paese, che da sempre co...
25/10/2026

Si fa presto a dire piazze
Mentre il dibattito pubblico si concentra sui maranza c'è un pezzo del paese, che da sempre considera il centrodestra come un interlocutore naturale, che protesta

diClaudio Cerasa

Nelle piazze italiane, contro il governo, non ci sono soltanto studenti e antagonisti. Ci sono anche pezzi di un mondo diverso, un tempo avremmo detto produttivo, che da sempre considerano il centrodestra come un interlocutore naturale. Ci sono gli autotrasportatori. Con loro ci sono gli agricoltori. E poi gli olivicoltori pugliesi, gli allevatori che hanno rovesciato latte sull’asfalto, i pastori sardi alle prese con mangimi e carburanti sempre più cari. Ci sono i pescatori, che annunciano il fermo dei pescherecci e chiedono aiuti per continuare a uscire in mare. Ci sono i tassisti, altra categoria tradizionalmente ascoltata dalla destra, che hanno convocato per il 26 ottobre una manifestazione davanti al ministero dell’Economia contro i prezzi dei carburanti. Protestano i gestori indipendenti delle pompe di benzina, che denunciano condizioni penalizzanti rispetto alle grandi compagnie. Protestano i commercianti che a Cerignola hanno abbassato le saracinesche per unirsi alla mobilitazione. Si fanno sentire gli artigiani, preoccupati per l'energia. La questione è evidente: nessuna di queste categorie vota compatta a destra. E così, mentre il dibattito pubblico si concentra sui maranza, a chiedere risposte al governo, anche con metodi non accettabili, come i picchetti, ci sono camionisti, agricoltori, pescatori, tassisti e negozianti. La protesta non arriva soltanto dalle periferie sociali: arriva anche dai mestieri e dai territori che la destra considera casa propria. È una novità politica interessante, non meno importante dei famosi ragazzini aggressivi nelle piazze della grandi città italiane.

24/10/2026
Sicurezza, Matteo Renzi : "Mi sentirei più al sicuro se al Viminale ci fosse De Luca”Il leader di Italia Viva lancia, ne...
24/10/2026

Sicurezza, Matteo Renzi : "Mi sentirei più al sicuro se al Viminale ci fosse De Luca”
Il leader di Italia Viva lancia, nel campo largo, la figura del sindaco di Salerno al posto dell'attuale Ministro Piantedosi

Matteo Renzi torna a parlare di sicurezza e, nel farlo, chiama in causa anche Vincenzo De Luca. Il leader di Italia Viva, nella sua E-news, commenta il tema della gestione dell’ordine pubblico e critica l’operato del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Vanno usate parole nette di condanna contro la violenza. E al tempo stesso va rifiutato il giochino di dare la colpa sempre all’opposizione: se l’ordine pubblico non funziona, la colpa è di chi governa”, scrive Renzi.

L’ex presidente del Consiglio ricorda quindi una recente intervista rilasciata a Repubblica, nella quale aveva posto una domanda diretta sulla gestione del Viminale: “Ma voi vi sentite al sicuro con un ministro come Piantedosi?”. Poi il riferimento esplicito al sindaco di Salerno - che è stato il suo primo ospite alla Leopolda 2026 di Firenze - accompagnato da una provocazione politica: “Io ad esempio mi sentirei molto più al sicuro se al Viminale ci fosse De Luca anziché Piantedosi. No?”. Chissà cosa ne penseranno i Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, alleati di Renzi nel cosiddetto campo largo del centrosinistra, che proprio a Salerno, stanno conducendo una dura opposizione proprio a De Luca.

Oggi sono intervenuto ad Atene, al XXII congresso del Partito Democratico Europeo PDE / EDP - European Democrats.Ho dett...
23/10/2026

Oggi sono intervenuto ad Atene, al XXII congresso del Partito Democratico Europeo PDE / EDP - European Democrats.
Ho detto che sono mesi decisivi per l'Europa, e per la stessa idea della democrazia.
Gli appuntamenti elettorali che abbiamo di fronte (da Israele agli USA, dalla Spagna alla Francia, dall'Italia alla Polonia alla Grecia) possono aprire una nuova stagione che può portare o alla disgregazione o al rafforzamento dell'esperienza europea.
Come dimostrano anche le manifestazioni che in queste settimane stanno attraversando l'Europa, c'è un malessere diffuso e una situazione di frustrazione palpabile, il rischio che stiamo vivendo e' quello di una lettura delle opinioni pubbliche su una democrazia europea ansiosa, che qualcuno ha interesse a presentare come qualcosa di fallimentare.
E del resto, una cosa va detta: una democrazia che arretra sul piano dei redditi, dei servizi sociali, dei diritti rischia di essere vissuta come qualcosa di desueto.
La democrazia non è una idea astratta, che vive nell'empireo: essa si regge sulle gambe della Storia, e deve assicurare attraverso politiche economiche e sociali, con misure fiscali progressive, che una società cresca e offra alle generazioni che vengono condizioni migliori delle generazioni che lasciano.
Oggi questo meccanismo si è rotto.
Questo processo storico esige una nuova prospettiva. I governi europei si sono retti per decenni garantendo crescita di diritti, crescita di servizi e crescita del benessere. Da troppi anni questi non avviene. Stiamo sedimentando insieme le conseguenze delle tre grandi crisi: quella del debito sovrano, quella del Covid e quella delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.
Noi democratici dobbiamo costruire il contraccolpo, prima che la crisi degli assetti fondamentali diventi irreversibile. Un contraccolpo fondato su politiche che parlino ai cittadini meno abbienti, alle richieste delle nuove generazioni, alle esigenze dei tempi nuovi.
La crisi in atto esige classi dirigenti adeguati, progetti politici forti, coraggio per sconfiggere sul campo e non con la retorica in nazionalisti e i populisti che oggi insidiano il nostro futuro di Europei.
L'eccessivo conservatorismo di Ursula Von der Leyen, l'attendismo dei conservatori e la timidezza di troppi rischia di aprire la strada alla rinazionalizzazione delle politiche . A cominciare dalla difesa, alla sicurezza e dalla politica estera . E siamo venuti qui ad Atene, terra che ha dato i natali alla Democrazia, per scrollarci di dosso questa apatia.

Enrico Borghi

Dopo Marattin pure Calenda disposto a fare il  guado per posizionarsi sulla riva destra? E la Picerno? La lasciate sola ...
23/10/2026

Dopo Marattin pure Calenda disposto a fare il guado per posizionarsi sulla riva destra? E la Picerno? La lasciate sola soletta ?

Fino a ieri la destra diceva: “Grazie a Meloni stiamo meglio di prima”. Oggi la destra dice: “Non è colpa di Meloni se s...
23/10/2026

Fino a ieri la destra diceva: “Grazie a Meloni stiamo meglio di prima”. Oggi la destra dice: “Non è colpa di Meloni se stiamo peggio”.

Dopo anni di propaganda a reti unificate, ormai è chiaro che il Paese sta peggio di quattro anni fa. Il costo della vita, le bollette, il carrello della spesa, la povertà, la pressione fiscale: la realtà è sotto gli occhi di tutti.

Due anni fa lanciammo la campagna “Giorgia, quanto ci costi” organizzando manifestazioni davanti ai supermercati. In tanti ci presero in giro. Ora quello slogan viene ripreso anche da altri. Meglio tardi che mai.

Ma attenzione: non basta criticare chi governa, servono idee alternative. Nel libro “Quando c’era lei” abbiamo lanciato alcune proposte: la quattordicesima per insegnanti, infermieri e agenti, lo stop agli anticipi delle partite IVA, le misure per lottare contro la povertà e riportare talenti e capitali in Italia.

Per consegnare al passato l’esperienza di questa destra serve una critica serrata all’esecutivo, ma anche proposte concrete per il futuro.

Ecco perché nei prossimi mesi torneremo molto sul tema della quotidianità della vita. Su questo si vincono o si perdono le elezioni.

La domanda è semplice: dopo cinque anni di Governo Meloni state meglio o peggio di prima?
Matteo Renzi

A Giulia Pastorella rispondiamo che la mancata aggregazione dei tanti partiti centristi ha un solo nome Carlo Calenda, d...
23/10/2026

A Giulia Pastorella rispondiamo che la mancata aggregazione dei tanti partiti centristi ha un solo nome Carlo Calenda, dopo un po che lo conoscono tutti ne fuggono.

Pastorella (Azione): “Avrei voluto un’alleanza con Renzi e Magi”
Roma. “La questione del centro mi intristisce, ci sono stati errori. Nell’alleanza avrei voluto anche Italia viva”. Giulia Pastorella, deputata e vicepresidente di Azione, parla al Foglio degli smottamenti che negli ultimi giorni hanno interessato il cantiere terzopolista, a partire dall’avvicinamento al centrodestra del libdem Luigi Marattin, con cui si sarebbe voluto fare un nuovo spazio liberale ed europeista. “Bisogna distinguere però gli annunci dalla strategia di lungo termine. Tuttavia – dice la deputata – le divisioni non fanno bene alla percezione dell’elettore, che non capisce perché dei soggetti che hanno fondamentalmente la stessa posizione si possano potenzialmente ritrovare in schieramenti diversi”. Se si facesse davvero un accordo, i voti potenziali del partito Liberaldemocratico potrebbero aiutare il centrodestra a raggiungere il premio di maggioranza voluto dalla nuova legge elettorale. C’entra il tema del voto utile, che spinge gli elettori a puntare su uno dei due poli e trascurare ciò che è in mezzo. “Per contrastare questa logica bisogna infatti dimostrare una solidità, una posizione ferrea e distinguibile tanto dalla destra quanto dalla sinistra”, dice Pastorella. Attualmente, nell’area del centro si fatica a farlo, però. “Mi intristisce che si perda tempo prezioso in queste mezze mosse. I soggetti della nostra area si moltiplicano invece di consolidarsi, che sarebbe la strategia migliore per andare a costituire quel polo alternativo”. All’interno del quale Pastorella ci avrebbe visto bene molti più forze rispetto ad Azione e Spazio pubblico, il movimento di Pina Picierno. “Con lei c’è un ottimo rapporto, quella alleanza sembra andare verso un consolidamento, ma io personalmente avrei preferito avere al nostro fianco anche Luigi Marattin, Ora!, Più Europa e persino Italia viva, che in questo momento è quasi una bestemmia nel nostro partito”, dice Pastorella. “Chi la pensa alla stessa maniera, chi vota nello stesso modo dovrebbe coerentemente presentarsi insieme alle elezioni”. Qualcosa però è andato storto. “Credo che l’errore sia stato creare molte aspettative, parlare sempre di aggregazione spesso attraverso eventi e dichiarazioni stampa, e meno lavorando dietro le quinte ai programmi”. Sui territori le forze del terzo polo riescono a stare insieme. “Penso ad esempio al Venezia Giulia e Campania, due regioni molto diverse in cui la collaborazione sta avvenendo. A livello nazionale avrei auspicato più diplomazia e meno dichiarazione stampa”. Anche da parte di Calenda? “Da parte di tutti, perché sembra che la maniera di interagire di tutti i leader politici sia principalmente per veline o per comunicati, ma gli elettori fanno fatica a capire questi dialoghi pubblici non vedendone poi i risultati concreti”. Quando si parla di fratture centriste l’indiziato numero uno però è sempre il leader di Azione. Marattin lo ha accusato (sia velatamente che con più enfasi) di essere stato la causa di ogni alleanza sfumata tra il partito e altre forze centriste, per non parlare dei continui attacchi reciproci con i renziani (che proprio ieri gli hanno dato del “mitomane”). Su questi temi ci ha scherzato anche Maurizio Crozza, che l’ha imitato in versione musical. “Adesso vado via/voglio restare solo/ con una lista mia/senza neanche un voto/rifiuto ogni alleanza/non chiedermi perchè”, canta il comico sulle note di Perdere l’amore di Massimo Ranieri. Il Crozza-Calenda ha già davanti il suo futuro post voto: “Dovrò ritornare da regista alla Ferrari”. Alla esibizione, ripubblicata da Crozza sui social, Pastorella ha messo like. “Ho apprezzato la performance di canto – commenta col sorriso –. Trovo che nella satira ci sia sempre un fondo di verità. Cioè, appunto, che si fatica a fare questa aggregazione di centro”. Eppure, difende il segretario. “Sta facendo tutto ciò che è umanamente possibile per portare avanti le battaglie di Azione. Che, se la legge elettorale rimarrà tale, ha la titolarità di essere il soggetto aggregante dell’alleanza”. Sondaggi Youtrend alla mano, il partito è oggi al 3,3 per cento (+0,1 rispetto alla rilevazione precedente), e per Pastorella dovrebbe continuare a resistere ai richiami di FI, mantenendosi testardamente centrista. “Chi ci vota lo fa proprio perché siamo alternativi ai due poli. Se andassimo da una o dall’altra parte, quelle stesse percentuali raggiungerebbero lo zero”.
Riccardo Carlino

Difficile smentire Matteo Renzi  che sui fatti è  sempre ben documentato e  difficilmente si può smentire.Il facta - che...
23/10/2026

Difficile smentire Matteo Renzi che sui fatti è sempre ben documentato e difficilmente si può smentire.

Il facta - check di Matteo Renzi contro le visioni mistiche ed oniriche di Carlo Calenda e la risposta dell'ufficio stampa di Italia Viva:
I mitomani che non potendo scrivere il futuro reinventano il passato non possono essere smentiti: devono essere solo aiutati",

Calenda vs Renzi, scintille per la telefonata a Putin: "Confermo tutto", "Mitomane"

Il leader di Azione ricorda una telefonata al presidente russo ai tempi del referendum sulla Brexit. Italia viva: "Lui non c'era"

Redazione Adnkronos

Scintille tra Carlo Calenda e Italia viva. Al centro dello scontro, una telefonata tra l'attuale leader di Azione e Matteo Renzi, all'epoca presidente del Consiglio, e Vladimir Putin nel periodo del referendum sulla Brexit. "Confermo parola per parola quanto detto al Corriere sulla telefonata con Putin, Renzi e l’allora Ministro dell’Industria russo. Fatto peraltro già raccontato in mille interviste e scritto in un mio libro. Peraltro di telefonate del genere resta traccia alla segreteria di Chigi ed è facile verificare", scrive Calenda su X. "Probabilmente Renzi , che ricordo fino all’invasione su larga scala dell’Ucraina, faceva parte del Cda di una società russa, non vuole far dispiacere a vecchi e nuovi clienti ricordando questi trascorsi", aggiunge.

"Le frasi lunari di Calenda per il quale lui e Renzi chiamarono insieme Putin per chiedergli conto del referendum inglese non sono semplicemente fakenews. Costituiscono piuttosto l’ennesimo segnale di una mitomania progressiva del segretario di Azione che inventa un passato che non è mai esistito, sognando un futuro che non ci sarà mai. I mitomani che non potendo scrivere il futuro reinventano il passato non possono essere smentiti: devono essere solo aiutati", la replica dell'ufficio stampa di Italia Viva.

"Ricordiamo Calenda in Russia molto attivo al vertice di San Pietroburgo del 2016 per spingere i rapporti Italia-Russia. Ricordiamo Calenda molto attivo nel 2022 a dire - dopo l’invasione russa - che l’Ucraina sarebbe dovuta rimanere fuori dall’Unione Europea. Non ricordiamo un suo particolare impegno sul tema delle oggettive influenze russe nei referendum del 2016. La telefonata in cui Renzi chiamò Putin per chiedergli conto delle interferenze russe e di Russia Today fu effettuata dal solo Renzi che si trovava in quel momento nella sua casa di Pontassieve e avvenne dopo la grande manifestazione di Piazza del Popolo del comitato per il sì", la ricostruzione dell'ufficio stampa. "Ovviamente Calenda non c’era ma venne a conoscenza come gli altri ministri dal racconto dell’allora premier: mai Calenda si è rivolto direttamente a Putin per parlargli di libertà di stampa. Il fatto che il mitomane confermi senza riferimento a fatti precisi ma citando come fonte un suo libro è indicativo di questo tratto della personalità".

Da Il Sole 24 OreAl centro del campo largoRenzi, Tabacci, Ruffini, Onorato e gli altri: tre centri per un solo podiodi E...
23/10/2026

Da Il Sole 24 Ore
Al centro del campo largo
Renzi, Tabacci, Ruffini, Onorato e gli altri: tre centri per un solo podio
di Emilia Patta

Matteo Renzi, Alessandro Onorato, Bruno Tabacci
Matteo Renzi, Alessandro Onorato, Bruno Tabacci
Dopo Onorato, unitosi al Psi di Maraio, anche il duo Ruffini-Gabrielli trova casa in Parlamento con l’aiuto di Tabacci e del suo Centro democratico. Tutti gli ostacoli all’aggregazione con la renziana Italia Viva. Lo stallo alla messicana in Più Europa

La nave, solida, resta quella di Matteo Renzi: con la sua Italia Viva/Casa riformista che ha due gruppi in Parlamento oltre che una rete sul territorio è il centro che già c’è al centro del campo largo. Ma altre due imbarcazioni sono già partite, intanto per ottenere lo “sconto” delle firme da 6mila a 1.500 a collegio plurinominale come prevedono le nuove norme del Mel0nellum tra poche ore in vigore (i 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale scadono sabato 24 ottobre), più avanti si vedrà.

Nuovo gruppo alla Camera: Più Europa con il Centro democratico di Tabacci
Dopo la mini componente del gruppo alla Camera con il senatore prestato dai 5 Stelle Luigi Nave e con il simbolo del Psi prestato da Enzo Maraio che ha dato agibilità politica a Progetto Civico Italia dell’assessore romano Alessandro Onorato, in zona Cesarini si è mosso infine anche il deputato Bruno Tabacci: il suo Centro democratico, già “prestato” in passato ad Emma Bonino e a Luigi Di Maio per presentarsi alle elezioni senza dover raccogliere le firme, è stato nelle scorse ore il volano per la costituzione di un mini gruppo alla Camera di 5 deputati che ha subito chiesto di diventare gruppo a tutti gli effetti previa autorizzazione del presidente dell’Aula Lorenzo Fontana. I componenti sono lo stesso Tabacci, i tre deputati di Più Europa Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova e Luca Pastorino e Aboubakar Soumahoro, eletto con Avs e poi passato al Misto dopo le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto la moglie.

Pronto il ricorso sul tema della raccolta delle firme: «Incostituzionale»
«L’obiettivo - spiega Magi - è anche quello di provare a formulare un ricorso sul tema della raccolta delle firme inserita nella nuova legge elettorale». Il Melonellum prevede infatti che ad essere esentato dalla raccolta è solo chi ha formato un gruppo prima del 31 dicembre 2025 (la renziana Italia Viva, la calendiana Azione e Noi Moderati di Maurizio Lupi) e secondo Tabacci «è evidente che questa disposizione sarà bocciata dalla Consulta, visto che le norme non posso essere retroattive».

L’appello di Ruffini ai vari leader centristi: «Facciamo un’unica aggregazione»
Ma il nuovo possibile gruppo sotto l’insegna di Tabacci serve soprattutto come contenitore per dare agibilità politica al movimento Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, che proprio nelle scorse ore hanno presentato il loro programma e che intendono partecipare con un proprio candidato (Ruffini) alle primarie di centrosinistra per la scelta del candidato premier. Con un appello: «Mi rivolgo ai leder dei partiti e dei movimenti che sono fuori dalla foto del campo largo Pd-M5s-vs: costruiamo insieme l’aggregazione più ampia possibile per far vincere il centrosinistra alle prossime elezioni», dice Ruffini.

Ma Tabacci, Magi e Onorato resistono al matrimonio con Renzi
In effetti un unico grande centro invece di tre centrini sarebbe una soluzione razionale, visto anche che il Melonellum prevede il recupero del solo primo sotto la soglia del 3% all’interno delle coalizioni. Tutti con Renzi, quindi? Calma e sangue freddo. Ad avere resistenze sono proprio Tabacci e Magi, che temono che l’ex premier faccia perdere più voti di quanti ne porti. E soprattutto ad avere resistenze è Onorato, che con il suo Progetto Civico Italia nato sotto l’egida del leader del M5s Giuseppe Conte e del dem Goffredo Bettini punta a fare proprio l’anti-Renzi del campo largo e punta a far convergere i suoi voti su Conte in caso di ballottaggio alle primarie.

La spaccatura nella casa radicale tra Magi e Della Vedova: simbolo congelato
Non solo, la questione del possibile matrimonio con Renzi spacca a metà la stessa Più Europa, con Benedetto Della Vedova che a differenza di Magi vuole replicare l’esperienza della lista Stati Uniti d’Europa presentata alle scorse europee proprio con Renzi (lista che per la verità non è riuscita a superare lo sbarramento del 4%). Il fatto è che Della Vedova non ha i numeri negli organi direttivi del partito per sfiduciare Magi, che è il segretario, ma Magi non ha la maggioranza per imporre linea politica e utilizzo del simbolo. Uno stallo alla messicana, dunque, che potrebbe anche portare alla conseguenza del “congelamento” del simbolo e a una separazione di fatto: Magi con Tabacci e il duo Ruffini-Gabrielli, Della Vedova con Renzi. Sempre che alla fine non si riesca ad accordarsi per una lista unica. E Onorato? I più, in Transatlantico, prevedono che alla fine sarà “salvato” dal M5s con una candidatura da indipendente.

Intanto i due nuovi vascelli centristi hanno preso il largo accanto alla nave renziana, poi si vedrà.

Indirizzo

Ancona
60131

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