Comitato Stop Solvay

Comitato Stop Solvay Stop produzione del PFAS cC6O4 e ADV7800. Bonifica integrale dell'area contaminata. Stop alle emissioni di sostanze tossiche e climalteranti.

Screening medico della popolazione. Tutti insieme per difendere la nostra salute e quella dei nostri figli.

Siamo la comunità che convive con le conseguenze di decenni di inquinamento: PFAS nel sangue, acqua, aria e terra contam...
25/05/2026

Siamo la comunità che convive con le conseguenze di decenni di inquinamento: PFAS nel sangue, acqua, aria e terra contaminate.
Siamo i comitati e le associazioni che non si stancheranno mai di chiedere verità e giustizia per la Fraschetta e di pretendere che chi ha inquinato si assuma fino in fondo le proprie responsabilità.

Il Governo, la Regione Piemonte e la Provincia non sono stati in grado di tutelare la salute pubblica né di mettere limiti reali alle produzioni dello stabilimento oggi Syensqo.
Mentre le istituzioni tacciono e prendono tempo, noi continuiamo a dire che Solvay deve smettere di avvelenare impunita.

Per questo il 3 giugno saremo in presidio davanti al Tribunale di Alessandria, accanto alle parti civili, in occasione dell’udienza del processo per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay.

📌 3 giugno, ore 9.30
Corso Crimea- Alessandria

Decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano!

Ce l’ho nel sangue

23/05/2026

L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi aveva annunciato pubblicamente che il 23 maggio sarebbe venuto a Spinetta per incontrare cittadini e comitati.

Lo abbiamo aspettato. Ma è sparito dai radar. A questo punto viene da pensare che quella dichiarazione fosse solo una sparata buona per uscire dall’imbarazzo durante un’intervista. L’ennesimo annuncio senza seguito mentre una comunità continua ad aspettare risposte vere.

Forse il problema è che l’ultima volta aveva garantito pubblicamente che la Regione non avrebbe accettato risarcimenti economici. Peccato che da mesi Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente non dicano più nulla su cosa intendano fare davvero.

Nel frattempo anche sulla nostra richiesta formale di incontro sull’AIA continuiamo a ricevere porte chiuse e scaricabarile istituzionali: l’unica risposta arrivata è stata quella dell’ASL, che ha sostanzialmente detto che il procedimento riguarda la Provincia, evitando però qualsiasi confronto pubblico richiesto da cittadini e associazioni.

E quindi, assessore, dove sei? Chi hai incontrato?
Perché a Spinetta ti abbiamo aspettato tutto il giorno. Ma nel territorio dei PFAS, ancora una volta, si sono viste solo assenze e silenzi.

🩸Mentre a Torino esiste un macchinario, acquistato con fondi pubblici, in grado di analizzare la presenza di PFAS nel sa...
12/05/2026

🩸Mentre a Torino esiste un macchinario, acquistato con fondi pubblici, in grado di analizzare la presenza di PFAS nel sangue umano, cittadini e cittadine di Spinetta Marengo sono costretti a spostarsi fino a Milano, pagando di tasca propria, per sapere cosa hanno nel proprio corpo.

❌ Una notizia inaccettabile che chiama in causa direttamente l'Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, la task force istituita dalla Regione e le istituzioni tutte. Come è possibile che nel territorio più contaminato del Piemonte, con cittadine e cittadini che convivono da anni con l’esposizione a PFAS, la Regione non sia nemmeno in grado di garantire l’accesso a un esame del sangue sul proprio territorio?

Un'altra domanda che resta senza risposta. Come senza risposta è rimasto chi ha aderito al biomonitoraggio e, dopo aver ricevuto gli esiti delle analisi, è stato di fatto abbandonato dalle istituzioni politiche e sanitarie che non hanno un piano di presa in carico della salute, delle preoccupazioni, delle paure delle persone.

Dov’è Federico Riboldi?
Che fine ha fatto la task force regionale sui PFAS?
Dove sono finiti gli aggiornamenti pubblici che erano stati promessi alla popolazione?

Ci era stato detto che la Regione sarebbe tornata periodicamente a Spinetta per informare la comunità, spiegare l’andamento delle analisi, condividere i dati e affrontare con trasparenza una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi del territorio piemontese.

Sono mesi che non si vede nessuno.

‼️ E il paradosso è che, mentre non sono ancora in grado di prendersi cura delle conseguenze del passato e del presente, vogliono decidere del futuro produttivo dello stabilimento.
Da mesi ci sentiamo ripetere che l'iter di rinnovo dell’A.I.A. dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo sarebbe ormai vicino alla conclusione. Che serve ancora tempo. Che gli enti stanno lavorando. Intanto maggio è arrivato, l’ultima Conferenza dei Servizi prevista non è stata convocata e su un procedimento scaduto dal 2022 continua a calare un silenzio inaccettabile.

Nessuna comunicazione pubblica. Nessun confronto con la cittadinanza.
Nessuna risposta alla richiesta formale di incontro che come comitati e associazioni abbiamo inviato mesi fa a tutti gli enti coinvolti nel procedimento.

Eppure stiamo parlando dell’autorizzazione che deciderà cosa potrà continuare a essere prodotto, emesso e scaricato nel nostro territorio per i prossimi dieci anni. Un territorio dove i PFAS sono stati trovati nell’acqua, nell’aria, nei terreni, negli alimenti e nel sangue delle persone.

Dieci anni fa, quando venne rilasciata l’ultima autorizzazione, molti dei PFAS di nuova generazione oggi al centro delle preoccupazioni ambientali e sanitarie non erano nemmeno presi in considerazione. Oggi rischiamo di ripetere lo stesso schema: vincolare il futuro di questo territorio senza sapere- o senza voler dire- quali nuove sostanze entreranno nei cicli produttivi dei prossimi anni.

A questo punto è legittimo chiedersi se siamo davanti a incapacità, superficialità o a una precisa strategia: prendere tempo, abbassare l’attenzione pubblica, logorare una comunità che continua a chiedere verità, giustizia e bonifiche reali.

Hanno sbagliato i conti.

Perché il percorso “Ce l’ho nel sangue” non si sta fermando. Sta crescendo. Sta mettendo insieme cittadine e cittadini, famiglie, medici, tecnici, giuristi, associazioni e realtà sociali che hanno deciso di non accettare più il silenzio istituzionale.

⚖ Il 3 giugno, quando tornerà in aula ad Alessandria il procedimento penale per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay, saremo presenti davanti al Tribunale di Alessandria accanto alle parti civili, per accompagnare chi da anni chiede giustizia e per ribadire che questa comunità non accetterà che decenni di inquinamento, malattie e contaminazione possano essere chiusi con una trattativa economica.

⚠️ Da Spinetta alla Francia, dal Belgio agli Stati Uniti, il nome di Solvay continua a emergere in vicende che riguardano contaminazione ambientale, PFAS e responsabilità industriali. Anche qui, con il passaggio da Solvay a Syensqo, nessuno pensi che possa bastare cambiare nome per sfuggire alle proprie responsabilità.

☢ Solvay deve smettere di avvelenare impunita.

Se esistono tecnologie in grado di ridurre o abbattere la presenza di PFAS nelle acque reflue, è giusto metterle in camp...
11/05/2026

Se esistono tecnologie in grado di ridurre o abbattere la presenza di PFAS nelle acque reflue, è giusto metterle in campo.

Ma attenzione a non rovesciare il problema perchè il punto è un altro: perché continuiamo a spendere risorse per inseguire l’inquinamento a valle, invece di fermare chi continua a produrlo e disperderlo a monte?
Se la fonte dell’inquinamento continua a produrre e scaricare, non esisterà mai una vera sicurezza ambientale né un reale diritto all’acqua pulita.

A rendere ancora più evidente il paradosso è la grave situazione di Spinetta Marengo, dove i PFAS non sono solo nelle acque: sono stati trovati nell’aria, nei terreni, negli alimenti e nel sangue delle persone.

L’acqua si può filtrare. L’aria no.
Questa comunità non può imparare a smettere di respirare mentre si continua a discutere di tecnologie autorizzazioni.

L'unica strada è quella di una bonifica vera e integrale e inizia da una scelta chiara: chiudere la fonte dell’inquinamento, fermare le produzioni nocive e mettere la salute pubblica davanti al profitto.

A fine febbraio i comitati e le associazioni del percorso “Ce l’ho nel sangue” hanno inviato una richiesta formale di in...
22/04/2026

A fine febbraio i comitati e le associazioni del percorso “Ce l’ho nel sangue” hanno inviato una richiesta formale di incontro agli enti coinvolti nel procedimento di rinnovo dell’AIA allo stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.

Una richiesta chiara, che poneva domande precise su prescrizioni ambientali, tutela della salute, monitoraggi e misure di prevenzione rispetto alla contaminazione da PFAS che da anni interessa il nostro territorio.

A distanza di oltre un mese, non è arrivata alcuna risposta.

Un silenzio che pesa, soprattutto alla vigilia di decisioni che riguardano direttamente la salute di una comunità che vive da anni dentro un inquinamento accertato e documentato.
Non si può parlare di trasparenza e partecipazione se le istituzioni non rispondono nemmeno alla richiesta minima di confronto con chi quei territori li abita e li vive ogni giorno.

Chiediamo che gli enti coinvolti escano dal silenzio e assumano pubblicamente la responsabilità di rispondere nel merito alle domande poste.
La tutela della salute della comunità viene prima di ogni altra valutazione amministrativa o industriale.

È aberrante vedere come i nostri stessi compaesani possano essere complici dell'inquinamento del nostro territorio.Propr...
13/04/2026

È aberrante vedere come i nostri stessi compaesani possano essere complici dell'inquinamento del nostro territorio.
Proprio come la nuova direttrice dello stabilimento ex Solvay oggi Syensqo, che prende e ricopre l'incarico ai vertici dello stabilimento con fierezza.

La stessa che pur essendo nata e cresciuta a Spinetta, pur avendo creato una famiglia qui, pur avendo ingerito ed inalato veleni per decenni, decide di dirsi contenta per ricoprire uno degli incarichi più sporchi e svilenti dello stabilimento stesso.

Diventa la protettrice di una fabbrica di morte e di veleni, consapevole di avvelenare ed uccidere i suoi stessi compaesani.

Come comitato Stop Solvay teniamo a chiarire che indipendentemente dal "progresso tecnologico ed innovativo" della nuova produzione e geston dello stabile da loro millantata, non ci dimentichiamo delle responsabilità dell'azienda nei confronti del nostro territorio e delle persone che lo abitano.

Piegarsi al ricatto lavoro e salute da cittadina spinettese dimostra ancora una volta le intenzioni dell'azienda nel dare la precedenza al guadagno a discapito della salute del territorio e dei cittadini.

Il fiore all'occhiello di Spinetta Marengo non è un polo chimico che emette veleni e butta m***a nel sangue di chi ci abita attorno. Il fiore all'occhiello di Spinetta sono gli stessi cittadini che decidono di non piegarsi e di lottare e combattere un ecomostro e tutti quelli che lo pilotano.

Domenica 12 aprile , presso Mamma Pina in via Genova 101 a Spinetta Marengo, dalle 16:00 alle 18.00 gli attivisti e le a...
31/03/2026

Domenica 12 aprile , presso Mamma Pina in via Genova 101 a Spinetta Marengo, dalle 16:00 alle 18.00 gli attivisti e le attiviste del percorso “Ce l’ho nel sangue- Giustizia per Spinetta e per tutta la Fraschetta" propongono un laboratorio teorico-pratico dal titolo “Il potere delle parole: chi ha il diritto di essere creduto”.

È il primo di una serie di incontri dedicati alla formazione, che prosegue il percorso aperto dalle assemblee organizzate fino ad oggi dal collettivo. L'obiettivo è la condivisione di competenze con la comunità di Spinetta, zona di sacrificio ridotta al silenzio.

Per diventare una società civile attiva è necessario assumere consapevolezza, fiducia nelle proprie asserzioni, capacità comunicativa, pretesa di essere credut3 rispetto a osservazioni, bisogni, aspettative di vita, stato emotivo. Per questo organizziamo un laboratorio nel quale, attiviste e attivisti competenti in materia di comunicazione nonviolenta e gestione del conflitto, proporranno due ore di esercizi, simulazioni, esperimenti mentali e brainstorming per imparare tecniche nonviolente di comunicazione assertiva.

Si cercherà di rispondere a domande che probabilmente da anni si pone chi abita a Spinetta: perchè una comunità colpita da inquinamento ambientale non ha il potere di far valere le proprie intenzioni comunicative, richieste, bisogni, emozioni? Cosa fa sì che la controparte in questo dialogo non ascolti la comunità inquinata e la riduca al silenzio?
Lo faremo imparando ad utilizzare il linguaggio per far valere in modo ragionevole, razionale, cooperativo, assertivo e indignato i propri diritti.

Il laboratorio è gratuito e aperto a tutte e tutti!

Mentre a Spinetta Marengo una comunità intera convive ogni giorno con le conseguenze dell’inquinamento, Syensqo accoglie...
26/03/2026

Mentre a Spinetta Marengo una comunità intera convive ogni giorno con le conseguenze dell’inquinamento, Syensqo accoglie la visita della Commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall per raccontarsi come modello di sostenibilità.

Una narrazione che rifiutiamo e di cui denunciamo la gravità inaccettabile.
Qui c’è chi ha perso persone care.
C’è chi sta affrontando una malattia.
C’è chi ha ricevuto i risultati del biomonitoraggio e ha scoperto di avere PFAS nel sangue.
C’è chi guarda i propri figli e si chiede quale futuro li aspetta in un territorio contaminato.

E mentre tutto questo accade ogni giorno nella vita delle e degli abitanti della Fraschetta, si parla di “eccellenza industriale”, di “soluzioni sostenibili”, di “impronta ambientale migliorata”.
Spinetta è uno dei simboli dell’inquinamento da PFAS. Syensqo l'unico stabilimento in Italia a produrli. Sostanze persistenti, pericolose, che sono state trovate nell’acqua, nell’aria, nei terreni, negli alimenti, nei corpi delle persone.

Altro che sostenibilità. Questo è un disastro ambientale ancora in corso e che, con la complicità istituzionale, si tenta di rimuovere.
Le parole della Commissaria, che definisce Syensqo “un’azienda innovativa che sviluppa soluzioni più sicure e pulite”, suonano come uno schiaffo a chi vive qui.
Così come suonano come l'ennesima inutile operazione di greenwashing le dichiarazioni dell’azienda sul proprio ruolo “responsabile” e sul “risanamento del territorio”.
Di quale risanamento si parla, mentre l’inquinamento continua e una bonifica vera non è mai partita?

Se davvero si vuole capire cosa significa “ambiente” a Spinetta Marengo, non serve una visita guidata nello stabilimento.
Bisogna ve**re a parlare con le persone. Guardare in faccia chi paga ogni giorno il prezzo di decenni di produzione chimica.

La prossima volta, la Commissaria venga a visitare loro.

17/03/2026

Lo abbiamo detto giovedì scorso davanti al Tribunale e lo ribadiamo ancora: non ci interessano le promesse e gli impegni per il futuro di cui Syensqo si riempie la bocca.

Si continua a parlare di bonifica, ma quella in corso riguarda solo il cromo esavalente, è parziale e in alcune aree presenta ancora valori sopra le soglie di criticità. Non è una bonifica integrale. Non è la risposta che questo territorio chiede da anni.

La verità è che non si può bonificare davvero continuando a inquinare.
Non siamo di fronte a un problema da gestire in futuro, ma a un disastro ambientale che dura da decenni e che richiede verità, responsabilità e interventi immediati.

Stop alla produzione e bonifica integrale!

Nelle scorse settimane abbiamo rotto un muro di silenzio.Ci siamo incontrati nelle assemblee pubbliche, abbiamo ascoltat...
12/03/2026

Nelle scorse settimane abbiamo rotto un muro di silenzio.
Ci siamo incontrati nelle assemblee pubbliche, abbiamo ascoltato le paure e le storie delle persone, ci siamo confrontati con medici ed esperti, abbiamo costruito insieme il percorso “Ce l’ho nel sangue. Giustizia per Spinetta”.
Un percorso nato dal basso, da una comunità che ha deciso di non rassegnarsi più all’idea di vivere in una zona di sacrificio.

Questa mattina quel percorso è arrivato davanti al Tribunale di Alessandria.
Abbiamo portato i nostri corpi e la nostra voce in presidio in occasione dell’udienza del processo penale per disastro ambientale a carico dei dirigenti ex Solvay, al termine della quale sono state fissate due udienze il 3 e il 25 giugno.
Dietro questo processo ci sono anni di denunce e mobilitazioni. Cè' una comunità che chiede verità su decenni di inquinamento e sulle sue conseguenze sanitarie.
Intanto, dalle istituzioni continuano ad arrivare silenzio e ambiguità.

La Regione Piemonte, costituita parte civile nel processo, non si è nemmeno degnata di rispondere all’interrogazione presentata il 2 febbraio dalla capogruppo di AVS Alice Ravinale, che chiedeva di sapere se la Regione intendesse o meno accettare una transazione economica con Syensqo (ex Solvay).
È una domanda politica elementare: la Regione vuole difendere fino in fondo il diritto di questo territorio alla salute e alla giustizia oppure è disposta ad accettare che un disastro ambientale venga chiuso con un assegno? Il silenzio di queste settimane parla da solo e rispecchia in pieno l'atteggiamento- che abbiamo visto anche oggi in tribunale- di inaccettabile apertura verso chi questo territorio lo ha inquinato.

Allo stesso modo, non possiamo dimenticare che già nel 2019, nel precedente procedimento giudiziario sull’inquinamento storico del polo chimico, proprio il Ministero dell’Ambiente non aveva chiesto la bonifica del sito. E non possiamo ignorare che nel 2023 questo Governo, attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha stanziato 3 milioni di euro a favore di Solvay per sostenere la produzione di Aquivion nello stabilimento di Spinetta Marengo.

Il messaggio che arriva a questa comunità è brutale: mentre le persone convivono con PFAS nel sangue e con i rischi sanitari di decenni di attività industriale, lo Stato trova milioni per sostenere la produzione ma non pretende con la stessa forza bonifiche, responsabilità e tutela della salute pubblica.

“Sentiamo parlare di trattative aperte e proattive- ha commentato Viola Cereda, parte civile al processo e portavoce del Comitato Stop Solvay- ma la realtà è che nel nostro territorio non esiste alcuna bonifica integrale. L’unico intervento in corso riguarda il cromo esavalente e interessa solo alcune matrici ambientali e, proprio nelle aree dove si sta intervenendo, i livelli risultano ancora sopra le soglie di criticità. Noi chiediamo da anni una bonifica completa del sito che non può avve**re mentre lo stabilimento continua a produrre. Non ci interessano le promesse di Solvay su quello che farà in futuro per rimediare a uno stato di inquinamento gravissimo. Questo stabilimento ha già dimostrato di non essere in grado di garantire una produzione sicura. Per questo il 3 e il 25 giugno saremo ancora qui, davanti a questo tribunale, a chiedere quello che chiediamo da anni: stop alla produzione e bonifica integrale del territorio.”

La Fraschetta non è una zona di sacrificio. È una comunità viva che chiede verità, giustizia e bonifiche reali.
Il percorso “Ce l’ho nel sangue” continuerà nelle piazze, nei tribunali e nei luoghi della vita quotidiana di questo territorio. Continueremo a pretendere trasparenza dalle istituzioni e a denunciare ogni tentativo di trasformare un disastro ambientale in una semplice trattativa economica.

Indirizzo

Spinetta Marengo
Alessandria
15122

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