31/05/2026
Ci sono gesti che feriscono una comunità intera.
La vandalizzazione della panchina rossa dedicata a Martina Carbonaro e, a distanza di poche ore, l’incendio dello striscione posto all’ingresso dello stadio comunale, a pochi passi dal luogo in cui Martina è stata barbaramente uccisa, rappresentano un atto gravissimo che colpisce non solo un simbolo, ma la memoria di una giovane vita spezzata e il dolore di una famiglia che continua a convivervi ogni giorno.
Quei luoghi non sono semplici arredi o installazioni. Sono presìdi di memoria, segni concreti dell’impegno collettivo contro ogni forma di violenza sulle donne e di genere. Colpirli significa tentare di colpire ciò che rappresentano: il ricordo, la coscienza civile, il rifiuto del silenzio.
L’Azienda Consortile ACCC19 per le Politiche Sociali esprime profonda indignazione e vicinanza alla famiglia di Martina per quanto accaduto.
Si rende noto, inoltre, che l’episodio relativo alla vandalizzazione della panchina rossa è stato già formalmente denunciato dal Responsabile del Centro Antiviolenza, affinché venga fatta piena luce sull’accaduto.
Di fronte a episodi come questi non può esserci indifferenza.
Serve una responsabilità collettiva capace di custodire ogni giorno la memoria di Martina e di trasformarla in impegno concreto, educazione al rispetto e contrasto alla violenza.
Ricordare Martina non è un gesto simbolico da compiere solo davanti allo sdegno del momento.
È un dovere civile e morale che appartiene a tutti noi.
Perché il silenzio sarebbe l’offesa più grande. 🖤