Politicamente Parlando

POLITICAMENTE PARLANDOLa nostra filosofia della comunicazione non cambia, lo sforzo è sempre lo stesso: comprendere e ri...
27/05/2026

POLITICAMENTE PARLANDO

La nostra filosofia della comunicazione non cambia, lo sforzo è sempre lo stesso: comprendere e riflettere insieme a chi legge senza schemi ideologici sulla realtà e sulla complessità del presente. Siamo sempre stati consapevoli che di fronte alla liquidità delle problematiche, le risposte semplici non possono che risultare banali. E noi continuiamo a rifiutare la banalità. Vogliamo con maggiore libertà parlare di sviluppo, di lavoro, di tecnologie, di società, in una parola di politica. Perché la politica altro non è che la somma di tutti quegli addendi.
Una delle patologie comunicative del nostro tempo è il bisogno ossessivo di brevità e di immediatezza; la comunicazione influenzata dai social deve essere fatta di flash e di slogan a detrimento della realtà. Questo processo non è affatto casuale. L’immediatezza serve a trasmettere un messaggio senza che venga analizzato, magari inducendo ad assimilare una convinzione come si sorbisce lo spot di una marca di cola o di dentifricio.
Abbiamo scelto quale immagine della nostra pagina la mitica Olivetti 22, la macchina di Indro Montanelli, lo strumento del giornalismo eroico di un tempo in cui i grandi, senza volerci minimamente paragonare ad essi, aiutavano a pensare informando. Loro raccontavano, altri leggevano e riflettevano.
Il nostro non è un atteggiamento passatista, non vogliamo celebrare un processo all’intelligenza artificiale e noi non rimpiangiamo un passato che non c’è più. Comprendiamo che il confronto con le tecnologie non può essere evitato, che esse sono anche un’opportunità se da queste non ci si lascia dominare. Per questo motivo e per molti altri crediamo nel potere del pensiero e delle parole anche in politica, attraverso la scrittura e la lettura. Politicamente Parlando è lo sviluppo di un percorso di comprensione e di comunicazione politica forse più svincolata senza che mai una riga ci sia stata censurata o modificata. Ma Politicamente Parlando può realmente consentirci di compiere uno sforzo di analisi e di proposta ancor più intenso. Non scriviamo con una Olivetti 22 ma i nostri notebook ne vogliono incarnare lo spirito, rispettoso del reale, sempre schietto, irriverente e ci auguriamo coinvolgente.

TERMOVALORIZZATORI SENZA SCHEMI IDEOLOGICIdi Matteo BuaDovremmo essere giunti alla fase finale per la realizzazione deit...
25/05/2026

TERMOVALORIZZATORI SENZA SCHEMI IDEOLOGICI
di Matteo Bua
Dovremmo essere giunti alla fase finale per la realizzazione dei
termovalorizzatori di Catania e di Palermo. Il modo condizionale in
Sicilia è sempre d’obbligo quando si parla di realizzazioni. I due
impianti dovrebbero consentire una riduzione della TARI in
conseguenza della riduzione dei costi dello smaltimento
dell’indifferenziata e produrre energia per 174.000 famiglie.
Dovrebbero, ribadiamolo! Si procede per raggiungere una soluzione
che in altre città e in altri Paesi europei da tempo è stata adottata
con riscontri positivi sia sul piano economico che ambientale. In
Svezia i rifiuti sono una risorsa al punto che il Paese scandinavo lo
acquista per alimentare la propria produzione energetica.
Dovremmo ridurre enormemente la dipendenza dalle discariche fin
quasi ad azzerarla. Il tutto entro il 2028.
Quando i nostri modi condizionali saranno diventati indicativi si
porrà la questione della gestione che non è una questione da poco.
Intanto però bisogna procedere alla realizzazione passando dalle
cinque autorizzazioni previste che non sono un ostacolo non
irrilevante anche se un passaggio necessario e superabile se il
progetto è valido e rispondente alle norme di legge. Quella della
dipendenza dalle discariche è una schiavitù che pesa
economicamente sui comuni e sui cittadini. Il suo superamento
libererebbe risorse che potrebbero determinare un importante

sviluppo che va oltre la questione specifica dei rifiuti. Ovviamente
non mancano cortei e manifestazioni che ne vorrebbero bloccare la
realizzazione senza che da parte di questi venga espressa una
proposta per risolvere il problema dello smaltimento
dell’indifferenziata. Non c’è da stupirsene, non c’è da farsi
influenzare da essi. Sempre ci sono stati e sempre ci saranno.
Se si riesce a procedere in questa direzione per tutte le opere
pubbliche con un atteggiamento non ideologico sarà più facile
anche avviare il ritorno alla produzione di energia nucleare, di
infrastrutture che vanno considerate in termini di utilità e di
convenienza. L’ambientalismo non appartiene a nessuna parte
politica, è connaturatamente un atteggiamento da conservatori. E’
stato strumentalizzato da una parte della sinistra per muovere
guerra agli “industriali capitalisti”, ha finito con il diventare una
bandiera delle ali più violente dei centri sociali e dei “no-tutto”. Si
stanno muovendo anche in questa occasione. La realizzazione dei
termovalorizzatori a Catania e a Palermo può rappresentare una
svolta culturale che va ben oltre l’ambito ambientale ed energetico.
Potrebbero! Ricordiamoci, potrebbero! Siamo pur sempre in Sicilia.
Collabora con noi: WhatsApp: 371 454 9654

https://www.facebook.com/share/1SgtTHY2Gi/
14/05/2026

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Si pensava quasi a un sussulto di pudore quando l’Ars si costituiva parte civile nel processo Galvagno; invece succede qualcosa che potrebbe diventare un caso studio della giurisprudenza italiana: la parte civile che appoggia la difesa.

Per la procura, l’uso dell’auto blu da parte del Presidente Galvagno - tra leasing auto, autista e benzina - sarebbe stato stimato in 36.864,47 euro. Mentre per l’Avvocatura dello Stato (che assiste l’Ars) il danno per le casse si limiterebbe al solo consumo della benzina: 215,44 euro. Praticamente due pieni.

A questo punto è doveroso ricordare cosa è stato fatto con quell’auto blu: passaggi ad amici, amiche, parenti e collaboratori, viaggi per andare a fare acquisti, comprare cibo o fiori e accompagnare qualcuno a consegnarli (pure romantico); o ancora i rientri a casa trasformati in servizio di rappresentanza o l’autista mandato a comprare kebab e patatine.

In uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori, persone vicine al presidente sarebbero state accompagnate da Palermo fino a Milazzo, poi a Ragalna (la Forte dei Marmi di FdI) e infine di nuovo a Palermo, in un tragitto di circa sette ore. In un’altra occasione, come riportato anche da Il Fatto Quotidiano, sarebbe stato dato un passaggio all’ex assessore regionale musumeciano Ruggero Razza, oggi eurodeputato di FdI.

Ora, ridurre tutto a 215,44 euro di benzina è come stimare il valore di un Picasso contando soltanto quantI tubetti di colore sono stati utilizzati.

Evidentemente il costo della credibilità delle istituzioni e il danno d’immagine al Parlamento più antico d’Europa che, almeno secondo l’accusa è una specie di Glovo o Deliveroo al servizio del Presidente dell’Ars, non rientra nei conteggi. Praticamente il problema non sono gli abusi, quanto il prezzo della benzina consumata per compierli.

Nemmeno Perry Mason avrebbe ostentato tanta audacia.

- Christian Costantino

RIMPASTARE PER NON SCOMPARIRETre nuovi soggetti entrano in giunta alla Regione Siciliana; Nuccia Albano che è persona di...
13/05/2026

RIMPASTARE PER NON SCOMPARIRE
Tre nuovi soggetti entrano in giunta alla Regione Siciliana; Nuccia Albano che è persona di Totò Cuffaro, Elisa Ingala che rappresenta Raffaele Lombardo e infine abbiamo Marcello Caruso che proviene da Forza Italia. Andranno a coprire settori fondamentali per la nostra regione quali le politiche sociali, le funzioni pubbliche e le autonomie, e addirittura la Sanità che è il settore che assorbe la parte prevalente delle risorse siciliane. Questi uomini avrebbero da soli gli strumenti per ridare un senso a un vituperato e vituperabile governo locale. Ci sia consentito di ritenere con malizia questa sostituzione come una mossa protesa a garantire la sopravvivenza non dei siciliani ma del loro governo regionale. Gli equilibri a Sala d’Ercole sono sempre precari, le lotte voraci costanti, le armi a disposizione dei parlamentari regionali vengono usate come droni da combattimento ogni qual volta ci sia da poter far mancare il numero legale o per silurare un provvedimento con il voto segreto. La durata di una legislatura regionale è sacra e il potere che dà rispettabilità sociale e controllo del territorio prevale su tutto. E’ una questione etologica. Konrad Lorenz ha attentamente studiato questi fenomeni. L’ARS sarebbe una splendida realtà da studiare per il grande scienziato austriaco. Siamo nella fase finale della legislatura, è il momento di rinsaldare il potere nei collegi, quel potere che poi produce schede buone. Questa mossa dà una boccata d’ossigeno al presidente Schifani, che ottiene anche una deroga ai tentativi di moralizzazione interni a Fratelli d’Italia, adottati negli ultimi mesi mentre qui pare solida se non blindata la sedia di Elvira Amata insolentemente rinviata a giudizio e tutto prosegue come sempre. Non è neppure necessario che tutto cambi perchè resti come è. Quella era una legge dei gattopardi, posta da Giuseppe Tomasi sulle labbra di uno dei suoi più affascinanti personaggi. Ora abbiamo altre specie di carnivori che preferiscono imporsi e sopravvivere con altre regole meno vincolanti. La loro “appartenenza” a un gruppo o a una corrente è legge etologica di natura. Tutto ciò mentre il mondo corre e si trasforma e i nostri giovani migliori lasciano l’Isola per inseguirlo per vivere secondo regole che sono più consone alla nostra specie. Anche questa è una questione di “appartenenza”.

CONTROLLO DI VICINATOdi Vita DamantiDalle comunicazioni del Comune di Caltagirone  veniamo  a conoscenza di una iniziati...
12/05/2026

CONTROLLO DI VICINATO
di Vita Damanti
Dalle comunicazioni del Comune di Caltagirone veniamo a conoscenza di una iniziativa che, al di là dell’appartenenza politica, riteniamo sia apprezzabile come una delle tante risposte al problema della sicurezza pubblica. Dopo i numerosi reati registrati non solo a Caltagirone ma anche in altre città del comprensorio calatino, che, ovviamente, hanno diffuso un grande senso di insicurezza reale e non percepita, la sottoscrizione del protocollo d’intesa per il “Controllo di Vicinato” firmato dal Comune nella Prefettura è meritoriamente volto a coinvolgere la cittadinanza nell’attività di osservazione di quanto accade nel proprio quartiere, al fine di segnalare agli organi competenti possibili situazioni critiche, e va nella direzione del contrasto soprattutto alla microcriminalità con azioni di prevenzione. Da tempo ormai è chiaro che il problema della sicurezza non può essere sottoposto ad analisi ideologiche che non sempre conducono a scelte operative effettivamente efficaci, perché la sicurezza riguarda tutti e le azioni volte al suo perseguimento devono mirare alla risoluzione del problema, non a soddisfare una parte elettorale contro un’altra. Se il coinvolgimento del cittadini si rivelerà efficace nella prevenzione di reati, si potrà dire solo dopo che se ne sarà fatta esperienza. Se porterà a degenerazioni ( possibile strumentalizzazioni dell’attività di osservazione, ad esempio, con violazione della privacy delle persone o abuso della funzione, o altro) le autorità utilizzeranno gli strumenti a loro disposizione per intervenire. Allo stato attuale delle cose, quanto previsto dal protocollo è condivisibile anche da chi non sempre si trova d’accordo con le scelte dell’ attuale amministrazione comunale.

SIGONELLAdi Matteo BuaSiamo un’isola, siamo l’isola più grande del Mediterraneo ma tuttosommato siamo un’isola non tanto...
06/05/2026

SIGONELLA
di Matteo Bua
Siamo un’isola, siamo l’isola più grande del Mediterraneo ma tutto
sommato siamo un’isola non tanto grande e non tanto popolata da
poter essere un’entità autonoma e in grado di difendere la nostra
territorialità. Siamo una terra di mezzo, ma non la romantica Terra di Mezzo di tolkieniana memoria ma una terra in mezzo a un mare oggetto di libidini espansionistiche. Sarebbe superfluo e inutile elencare i popoli che ci hanno invaso, quanto lo è citare il Principe di Salina che rifiuta coerentemente l’incarico a Senatore offertogli da Chevalley ne “Il Gattopardo”. Guardiamo più concretamente al presente. Gli ultimi occupanti, gli americani, hanno posto alle porte di Catania una base con uomini e mezzi aerei che ritenevano fondamentali per i loro affari geopolitici nell’area. Ma questi, oggi, si sono resi conto che essere impero costa troppo, che portare nel mondo la fiaccola della libertà è oneroso e vogliono semplicemente essere nazione. Si limitano a sventolare quella di Ellis Island, simbolo della libertà americana in America.
Noi, però restiamo avamposto estremo dell’Europa e se gli USA
mantenessero la promessa di andare via, noi avremmo comunque
l’esigenza di difenderci. Se fosse l’aereonautica italiana a prendere il
posto del grande fratello americano, sarebbe un supremo atto di libertà che farebbe esultare nella sua tomba tunisina il presidente Craxi, unico ad aver tentato di rialzare il capo in 80 anni di occupazione militare. Se invece fosse una difesa comune europea, sarebbe tutto più difficile e ma più lungimirante. In un simile contesto non possiamo permetterci nessuna forma di pacifismo perché quanti ci stanno attorno non sono affatto pacifici e il pacifismo può avere un senso quando tutti i soggetti di uno spazio geografico sono ben disposti a deporre le armi. Sigonella
e la Sicilia tutta, sono e continueranno a essere uno snodo strategico vitale. I signori che scrivono i bilanci, a Roma come a Bruxelles ne tengano conto. La politica la fanno i ragionieri ma costoro in questa occasione devono sentirsi con i generali nel fare i conti previsionali di spesa. E’ inutile chiedere ai tavoli delle abbuffate della politica siciliana di levare la voce in questa direzione. Con la bocca piena non è neppure educato parlare. Quanti vi sono seduti non hanno competenze specifiche ma non hanno neanche la moralità e la cultura per capire
questo. Oltre lo stretto, però, molto più su, qualcuno ha il dovere di
comprendere la precarietà e la difficoltà di chi vive sul bordo di un
baratro in cui tanti si sfidano e non hanno alcun rispetto con chi è
debole e indifeso. L’Europa e la sua democrazia vanno difese, vanno difese a partire proprio dalla Sicilia e dai suoi cieli e dalle sue acque.

L'ARTE DI NON VEDEREdi Giovanni Lucifora  Sul palco, lo chiamiamo illusione. Nella vita pubblica, assume nomi più rispet...
05/05/2026

L'ARTE DI NON VEDERE
di Giovanni Lucifora

Sul palco, lo chiamiamo illusione. Nella vita pubblica, assume nomi più rispettabili: comunicazione, strategia, narrazione.
Il principio, però, non cambia.
L’attenzione è limitata. E chi riesce a orientarla, controlla ciò che viene percepito come importante.
Mentre lo sguardo collettivo si concentra su un dettaglio acceso, visibile, facilmente discutibile, altro accade fuori campo. Decisioni complesse, passaggi tecnici, conseguenze reali: tutto scivola sullo sfondo, lontano dal dibattito.
Non è necessariamente menzogna.
È selezione.
Non serve nascondere qualcosa, se si può semplicemente renderlo invisibile.
Il risultato è un’illusione condivisa: crediamo di essere informati, di partecipare, di capire. Ma spesso stiamo solo reagendo a ciò che è stato messo in primo piano.
E ciò che resta fuori fuoco raramente diventa oggetto di attenzione spontanea.
Per questo la vera competenza, oggi, non è solo informarsi, ma interrogarsi su dove stiamo guardando. E su chi ha deciso quella direzione.
Perché il potere non si esercita soltanto dicendo qualcosa.
Ma scegliendo cosa merita di essere visto.

Entra in Azione. Invia un messaggio: E-mail: [email protected]
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CHERNOBYL, IL NUCLEARE E NOI…40 ANNI DOPO Di Federico Fausto Isaia  All'una, ventitré minuti e quarantacinque secondi de...
28/04/2026

CHERNOBYL, IL NUCLEARE E NOI…40 ANNI DOPO
Di Federico Fausto Isaia
All'una, ventitré minuti e quarantacinque secondi della notte del 26 aprile 1986, il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl (in ucraino Chornobyl) fece qualcosa di incredibile: esplose. Questa era forse l'eventualità più remota a cui i tecnici della centrale potevano pensare. E pur dovendo riconoscere che quell'incidente è da imputare soprattutto all'incompetenza di quei tecnici come di tutti i membri dell'apparato sovietico, bisogna ammettere che l'esplosione di un reattore nucleare è qualcosa di estremamente poco probabile. Lo era, quarant'anni fa esatti oggi, nell'URSS del 1986, e lo è ancora meno oggi, in cui i nuovi reattori di terza e quarta generazione rendono i pericoli del nucleare per l'uomo e l'ambiente ancora più risibili. Purtroppo l'Italia è dura a cambiare: resra sempre un paese in cui le uniche opinioni che contano sono quelle della politica di partito, e in cui l'informazione ha sempre enormi difficoltà a uscire da questa palude. Appena un anno dopo quell’incidente, al popolo italiano fu chiesto tramite referendum (uno dei referendum abrogativo dell'8 e 9 novembre 1987) se volesse continuare con le centrali nucleari oppure no. Ebbene, è perfettamente comprensibile che un popolo come quello italiano di allora (poco informato, fortemente tradizionalista per cultura e conservatore per inclinazione, ma soprattutto ancora fresco del trauma di una catastrofe imprevista e gigantesca come quella di Chernobyl) abbia detto NO all'uso delle centrali nucleari. Ma a certe domande bisogna rispondere a mente lucida e con cognizione di causa. Una domanda di queste è se il referendum sia uno strumento all'altezza delle esigenze di una realtà politica complessa come quella italiana (c'è da chiederselo con ancora più forza dopo l'ultimo referendum a marzo), ed è una domanda destinata a creare sempre dubbi qualunque sia il punto di vista; un'altra domanda è se oggi non sarebbe il caso di rivedere urgentemente il rapporto italiano con l'energia nucleare dopo ben 40 anni. Visti i tempi, credo che la risposta a tale quesito non possa che essere ASSOLUTAMENTE SÌ.

Indirizzo

Catania

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