26/04/2026
COMUNICATO STAMPA
Sicurezza ad Acqui: oltre ai post sui social servono
concretezza, coordinamento, visione, senso di comunità
I recenti episodi di violenza che hanno scosso la nostra città, suscitato preoccupazione e insicurezza, infiammando i social, non possono essere liquidati come semplici casi isolati, né affrontati con la sola indignazione virtuale.
Innanzitutto è bene rimarcare che lo Stato e quindi il Governo ha competenza e legislazione esclusiva su ordine pubblico e sicurezza e conseguentemente è responsabile dei tagli alle risorse. Scelte che hanno causato la perdita di circa 12 mila unità di forze dell’ordine negli ultimi anni, scaricando la responsabilità sui sindaci e maggiore insicurezza per i cittadini.
Ma oltre a questa prima e fondamentale considerazione politica, è evidente che anche i Sindaci debbano svolgere appieno il loro ruolo sul territorio, coordinandosi con le forze dell’ordine e organizzando la Polizia Locale, individuando criticità e strumenti concreti d’intervento e prevenzione, investire su risorse da utilizzare sulle strade, ricreare il senso di comunità, garantire una visione sociale della città.
In questo la nostra città è ferma.
Strumenti concreti come il controllo di vicinato, l’individuazione di zone rosse e l’applicazione del Daspo Urbano, misure già avviate dalla precedente Giunta e su cui era stato fatto un lavoro di programmazione, sono state colpevolmente abbandonate in un cassetto dall’attuale amministrazione.
Tuttavia, la sicurezza non è solo una questione di sanzioni o telecamere. Le ordinanze da sole non bastano se non si ricostruisce lo spirito di comunità. La violenza si annida dove c’è indifferenza e dove lo Stato è percepito come lontano.
Mentre questa Giunta civica tentenna, realtà vicine come Alessandria, guidate dal Sindaco Abonante, dimostrano che questi provvedimenti possono essere attuati con rigore e visione, senza complessi ideologici, per presidiare il territorio.
Nelle cosiddette Zone Rosse sono previsti controlli rafforzati, la possibilità di allontanare soggetti già denunciati per reati legati a droga, violenza o patrimonio, se responsabili di comportamenti aggressivi o molesti e il potenziamento della videosorveglianza. Al tempo stesso si deve affrontare il problema del disagio sociale, dell’assistenza sanitaria dell’accoglienza, della necessità di istituire percorsi precisi per persone che ne hanno bisogno e che spesso sono abbandonate.
La sicurezza in una città non può essere affrontata in termini ideologici, ma in un’ottica tecnica e concreta, sgombrando il campo da populismo e propaganda, creando spazi diffusi di socialità, specie giovanili.
Proprio questa carenza di spazi di aggregazione e socialità diffusa è un enorme fragilità. Il sociologo Ray Oldenburg definiva il “terzo luogo” quegli spazi informali diversi dalla casa e dal lavoro in cui si costruiscono relazioni, fiducia e senso di appartenenza alla comunità. La loro progressiva scomparsa, come lo Spazio Giovani a San Defendente usato da anni come scuola dell’infanzia, l’ex Centro Anziani di via Sutto che ora ospita il meritorio Armadio della Fraternità, la mancata realizzazione della sala di musica sul “Silos” costruito al posto del Teatro Garibaldi priva soprattutto i giovani di punti di riferimento sani, lasciando spazio a isolamento, disagio e dinamiche conflittuali. Investire su spazi pubblici accessibili, vivi e inclusivi non è quindi un elemento accessorio, ma una vera e propria politica di sicurezza sociale e di prevenzione.
Rudolph Giuliani, ex Sindaco di New York, figura simbolo della fermezza, amava dire che “un poliziotto che vede dei ragazzi giocare a pallacanestro deve togliersi la giacca e fare due tiri con loro”. In questa frase c’è il cuore di ciò che manca oggi ad Acqui: l'idea che la sicurezza nasca dal contatto, dalla fiducia e dal senso di appartenenza.
Il Partito Democratico chiede alla Giunta di dare seguito immediato ai provvedimenti di controllo sospesi, sostiene in pieno l’interrogazione consiliare di Nicola De Angelis, Capo Gruppo LiberAcqui, che sollecita il Sindaco a riferire su quali iniziative intende adottare e propone l’istituzione di un coordinamento interforze, per garantire ai cittadini una maggior tutela e attuare la necessaria prevenzione sul territorio.
E a tutta la città il Partito Democratico, inoltre, chiede di investire nuovamente sulla coesione sociale. Solo una città che torna a "giocare insieme" nelle sue piazze può essere davvero una città sicura.
Circolo del Partito Democratico di Acqui Terme “Raffaello Salvatore”
Acqui Terme, 21 aprile 2026