10/09/2026
IL SUD AL CENTRO: LA LINEA DELLA RETE
VERSO LE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE
Le varie analisi degli ultimi giorni, espresse dagli aderenti alla Rete Civica Meridionale, offrono l’occasione per una riflessione che considero necessaria e non più rinviabile.
La storia recente del meridionalismo civile e politico è una storia ricca di energie, esperienze, battaglie e competenze. È anche, però, una storia segnata da una frammentazione che, fino a oggi, ha impedito a tante esperienze positive di trasformarsi in una forza capace di incidere stabilmente sulle scelte nazionali.
Come Rete Civica Meridionale dobbiamo avere l’ambizione e, insieme, l’umiltà di partire proprio da questa consapevolezza.
Non abbiamo bisogno di stabilire chi sia stato il primo, chi abbia avuto più meriti o quale esperienza possa vantare una maggiore anzianità. Il Mezzogiorno non ha bisogno di nuove divisioni, né di competizioni interne al campo meridionalista. Ha bisogno di costruire una massa critica civile, sociale e politica capace di portare le questioni del Sud nel cuore dell’agenda nazionale.
Le tante realtà che in questi anni hanno lavorato sui territori hanno prodotto un patrimonio prezioso. Associazioni, reti civiche, sindaci, amministratori, movimenti, organizzazioni sociali, professionisti, intellettuali e forze politiche hanno contribuito a far crescere una nuova consapevolezza sulle disuguaglianze territoriali.
Molte battaglie che qualche anno fa sembravano patrimonio esclusivo di una parte del movimento meridionalista sono oggi entrate nel dibattito delle grandi organizzazioni sociali e delle principali forze politiche.
Questo è un risultato importante.
Ma non possiamo accontentarcene.
Aver condizionato il dibattito pubblico non è ancora sufficiente. Dobbiamo riuscire a condizionare le decisioni.
È questa, a mio avviso, la sfida che la Rete Civica Meridionale deve porsi in vista delle prossime elezioni politiche.
*Una rete, non l’ennesimo contenitore*
La Rete non nasce per sostituire le esperienze esistenti, né per chiedere a ciascuno di rinunciare alla propria identità.
Al contrario, deve essere uno spazio nel quale esperienze diverse possano riconoscersi attorno ad alcuni obiettivi fondamentali.
Il nostro compito non è costruire l’ennesimo piccolo contenitore politico.
Il nostro compito è costruire un’infrastruttura civica e politica del Mezzogiorno, capace di mettere in relazione ciò che oggi è spesso separato.
Per questo dobbiamo dialogare con tutte le realtà che, nei diversi territori meridionali, stanno combattendo battaglie concrete: dalla sanità alla scuola, dal lavoro alle infrastrutture, dai trasporti alla tutela ambientale, dalla valorizzazione dei territori alla lotta contro lo spopolamento delle aree interne.
Dobbiamo parlare con i sindaci e con gli amministratori locali, anche quando appartengono a partiti diversi.
Dobbiamo parlare con il mondo dell’impresa e del lavoro, con il terzo settore, con l’associazionismo, con le università, con le competenze professionali e con quella parte della società civile meridionale che troppo spesso viene ascoltata soltanto durante le campagne elettorali.
E dobbiamo parlare soprattutto con i giovani.
*I valori prima delle appartenenze*
Una convergenza meridionalista può avere un futuro soltanto se è fondata su valori chiari.
La Rete Civica Meridionale deve assumere come propri i principi della solidarietà, della giustizia sociale, della democrazia, della libertà, della dignità della persona e della pari opportunità tra territori e cittadini.
Il nostro meridionalismo non è contro qualcuno.
Non è contro il Nord.
Non è contro l’Italia.
Non è contro l’Europa.
È contro le disuguaglianze che impediscono a milioni di cittadini di avere le stesse opportunità indipendentemente dal luogo nel quale sono nati o scelgono di vivere.
Essere meridionalisti significa rivendicare il diritto del Mezzogiorno a essere protagonista del proprio futuro e, proprio per questo, protagonista del futuro dell’Italia e dell’Europa.
Non abbiamo bisogno di nostalgie.
Abbiamo bisogno di futuro.
La nostra identità meridionale non è un ritorno al passato, ma una consapevolezza dalla quale partire per costruire una società più moderna, più giusta e più competitiva.
*Dalle battaglie locali a una piattaforma nazionale*
La grande sfida dei prossimi mesi sarà trasformare le tante vertenze territoriali in una piattaforma politica comune per il Mezzogiorno.
La sanità è certamente una delle priorità.
Ma non può essere l’unica.
Dobbiamo mettere al centro la qualità dei servizi pubblici, il diritto alla salute, la scuola e l’università, il lavoro qualificato, la transizione ecologica e digitale, la mobilità, le infrastrutture materiali e immateriali, la rigenerazione urbana, la valorizzazione delle aree interne, il contrasto allo spopolamento e all’emigrazione dei giovani, la fiscalità e gli investimenti produttivi.
E dobbiamo affrontare una questione decisiva: la capacità del Mezzogiorno di trattenere e attrarre capitale umano.
Non possiamo continuare a considerare normale che una parte significativa delle energie migliori formate nelle nostre università debba cercare altrove le opportunità che il proprio territorio non riesce a offrire.
Il Sud non deve chiedere semplicemente più risorse.
Deve chiedere politiche migliori, più efficaci, più trasparenti e costruite insieme ai territori.
*La sfida elettorale*
Le prossime elezioni politiche rappresenteranno un passaggio fondamentale.
La Rete Civica Meridionale non deve arrivarci improvvisando una proposta nelle ultime settimane della campagna elettorale.
Dobbiamo arrivarci costruendo, fin da ora, un percorso.
Un percorso che abbia almeno quattro obiettivi.
Primo: costruire una piattaforma programmatica meridionalista, elaborata dal basso e fondata sulle concrete esigenze dei territori.
Secondo: costruire una rete di amministratori, realtà civiche, associazioni e competenze, capace di superare i confini delle singole appartenenze politiche.
Terzo: verificare la possibilità di una convergenza elettorale, senza imporre a nessuno abiure o appartenenze precostituite, ma chiedendo a chiunque intenda rappresentare il Mezzogiorno di assumere impegni chiari, verificabili e pubblici.
Quarto: costruire una mobilitazione civile meridionale, perché nessuna riforma sarà realmente possibile se il Sud continuerà a essere considerato soltanto un tema da campagna elettorale.
La Rete deve quindi diventare un luogo di elaborazione, di confronto e di proposta, ma anche uno strumento di pressione democratica.
*Nessuna egemonia, nessuna esclusione*
Per riuscirci dobbiamo essere consapevoli di una cosa: nessuna realtà, per quanto importante, può pensare di rappresentare da sola tutto il Mezzogiorno.
Il Sud è plurale.
Ha storie, culture politiche, sensibilità e condizioni territoriali differenti.
Questa pluralità non deve essere considerata una debolezza.
Può diventare la nostra forza, se saremo capaci di costruire una casa comune delle battaglie meridionali, nella quale ciascuno possa portare il proprio contributo senza pretendere di cancellare quello degli altri.
La Rete Civica Meridionale deve essere esattamente questo: *un luogo di incontro, non di annessione; di collaborazione, non di competizione; di proposta, non di semplice testimonianza.*
*Il nostro obiettivo*
Dobbiamo avere un’ambizione più grande di quella di ottenere qualche rappresentante nelle istituzioni.
Dobbiamo lavorare perché, finalmente, il Mezzogiorno diventi una questione centrale della politica nazionale.
Non vogliamo essere una lobby territoriale.
Vogliamo essere una forza civile capace di proporre una diversa idea di sviluppo dell’Italia.
Perché affrontare le disuguaglianze del Mezzogiorno significa affrontare una delle grandi disuguaglianze dell’intero Paese.
E perché un’Italia che lascia indietro il Sud non può essere davvero forte, moderna e competitiva in Europa.
Per questo rivolgo un appello a tutte le realtà civiche, associative, politiche e sociali che condividono questi obiettivi: *mettiamoci intorno a un tavolo, senza pregiudizi e senza primogeniture.*
Partiamo dalle cose concrete.
Costruiamo insieme una piattaforma.
Individuiamo poche grandi priorità.
Misuriamo le proposte.
Chiediamo impegni pubblici a chi si candiderà a rappresentare il Mezzogiorno.
E, soprattutto, costruiamo una mobilitazione che non finisca il giorno dopo le elezioni.
La Rete Civica Meridionale è pronta a fare la propria parte.
Non abbiamo bisogno di essere tutti uguali.
Abbiamo bisogno di essere *insieme sulle cose che contano.*
Perché il tempo nel quale il Mezzogiorno poteva essere considerato una questione marginale deve finire.
*Il Sud non chiede più di essere ascoltato.*
*Il Sud deve diventare protagonista delle decisioni.
Mosè Antonio Troiano
Sindaco di San Paolo Albanese
Presidente della Rete Civica Meridionale