29/10/2022
Ieri, parlando nell’Aula del Senato, la neo presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che il salario minimo non è la soluzione per combattere il lavoro povero.
Rafforzare la contrattazione collettiva e dare valore erga omnes ai contratti collettivi è certamente un obiettivo condivisibile, come peraltro prevedeva la proposta a mia firma presentata nella scorsa legislatura, ma non basta. A ciò va necessariamente associata la fissazione di una soglia minima inderogabile, da noi indicata in 9 euro lordi l’ora. Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi, dentro e fuori le Aule parlamentari, per questo.
In Europa, 21 Paesi su 27 hanno già istituito per legge un salario minimo, senza alcuna conseguenza negativa per l’occupazione. Al contrario alcuni studi, ad esempio quello realizzato dall’università di Harvard sulla Germania, hanno dimostrato come questa misura produca effetti positivi sulla qualità dell’occupazione e sulla crescita del Pil.
Ancora. Un rapporto realizzato dall’INAPP ha rilevato che l’introduzione di un salario minimo a 9 euro in Italia avrebbe un impatto positivo sulla riduzione del gender pay gap: il 23,3% delle donne vedrebbe infatti crescere le proprie retribuzioni.
Di fronte a tali evidenze, parlare di “specchietto per le allodole”, come ha fatto ieri Meloni, vuol dire negare la realtà.
Voglio sperare che, prima di esprimere nuovamente giudizi frettolosi, il presidente approfondisca bene il tema mettendo da parte pregiudizi di stampo ideologico.