02/09/2026
C'è un libro sul mio tavolo che si è scritto quasi da solo. Ancora oggi non so bene come spiegarlo.
Sta aiutando migliaia di persone a capire come funziona davvero il proprio corpo e la vita stessa, come fenomenologia dell'esserci. Anche se le persone spesso faticano a capire cosa intendo, questo libro ha davvero una vita propria. Non è soltanto un libro che parla della vita. In un qualche modo, è vita.
È arrivato come una folgorazione. Sì certo, l'ho scritto io fisicamente. Sulla copertina, poi, un nome bisognava mettercelo. Però è arrivato come qualcosa palesemente più grande di me. Un'opera così, di solito, richiede cinque o sei anni. Io l'ho scritta in uno (senza intelligenza artificiale, a parte un paio di immagini satiriche).
Mentre lo scrivevo (ero a malapena a metà), senza la minima idea di dove sarebbe andato a finire, sono stato contattato da una casa editrice che si è offerta di pubblicarlo, a proprie spese, quando ancora non era concluso e nessuno ne conosceva il contenuto. Come se qualcuno, da qualche parte, avesse già letto quello che io non avevo ancora scritto.
Non so se un libro possa davvero avere una vita propria, ma questo si era già procurato una casa prima ancora di nascere.
Forse i libri nascono tutti così: prima trovano chi li accoglie, e solo dopo si preoccupano di trovare chi li scrive. Questo qui ha scelto me, e ora sta scegliendo chi lo leggerà, tra i tanti che lo hanno già sul proprio tavolo.
Michele Blum