15/01/2021
Renzi, la crisi di Governo che si apre.. e il Paese attende risposte che non arrivano...
La notizia che ruba la scena e domina la cronaca italiana del giorno, riguarda la conferenza stampa del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che - come non pochi si aspettavano - alla fine ha rotto gli indugi ed è andato fino in fondo, facendo emergere con forza l'attrito esistente tra gli esponenti del suo partito - Ministri di Italia Viva in testa - e la compagine governativa. Infatti, la delegazione di IV si è dimessa dal Governo: "Ci vogliono coraggio, libertà interiore, senso di responsabilità. La crisi non l'abbiamo provocata noi, è aperta da mesi. A questo punto noi lasciamo le poltrone", sono state le parole usate dall'ex-premier, che non lasciano di certo dubbi sulle insormontabili difficoltà di proseguire in un percorso in comune con gli altri membri del Governo, Conte, PD e M5S.
Insomma, da oggi Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto non fanno più parte del Governo Conte II, nato dalla scriteriata volontà di impedire agli italiani di tornare alle urne per eleggere in modo democratico i nuovi rappresentanti del popolo italiano.
Ben ci si ricorda infatti dell'accordo di palazzo PD-M5S che seguì ai noti fatti dell'agosto 2019...
La crisi di governo è aperta
Non ci sono dubbi: le dichiarazioni di Matteo Renzi aprono formalmente una crisi di governo, in cui almeno al momento non si vedono vie di uscita rapide o soluzioni applicabili tempestivamente. Pare infatti insanabile la frattura tra Italia Viva e M5S, nonostante nei giorni scorsi vi sia stato l'impegno a tenere in piedi una sgangherata maggioranza, da parte dei cosiddetti 'pontieri' del PD. È proprio vero: il Pd, anch'esso al Governo, non è stato capace di mediare o di trovare un punto di incontro con Italia Viva: insomma, attriti e divergenze che, al di là dei teatrini di palazzo, fanno male soprattutto ai cittadini italiani, che hanno invece bisogno di risposte immediate e di aiuti concreti e non di (risicati) ristori e bonus a pioggia, senza un vero disegno coerente ed unitario per la ripresa socio-economica del Paese.
Giuseppe Conte, in questi giorni, si sarebbe impegnato per un documento comune da far firmare agli alleati per rilanciare l'azione della maggioranza, ma evidentemente è stato un buco nell'acqua. Renzi ha fatto di nuovo di testa sua ma, nonostante tutto, le elezioni politiche restano per ora un miraggio: i pieni poteri evocati da Matteo Salvini sono rimasti impressi all'ex sindaco di Firenze, che non sembra affatto motivato ad andare a votare. Probabilmente ha una malcelata paura del voto.. ma certamente non soltanto lui.
Il perchè della rottura.. e lo spiraglio per riaprire il dialogo
Matteo Renzi ha criticato il modo di gestire i rapporti con il Parlamento da parte del Governo Conte II, lamentandosi dell'eccessivo utilizzo di internet e social network fatto dallo stesso Conte, invece di dare maggior rilievo al sistema della democrazia rappresentativa, che vorrebbe come prioritarie le relazioni tra Governo e Parlamento, per il bene del Paese.
"Il senso di responsabilità consiste nell'affrontare i problemi, non a nasconderli. Siamo consapevoli che la nostra responsabilità è quella di dare risposte al Paese. Noi non giochiamo con le istituzioni. La democrazia non è un reality show dove si fanno le veline".L'ex ex premier ora cerca forse di salvarsi in corner, provando a ricucire - a suo vantaggio - lo strappo, manifestando di essere disponibile al confronto, e ribadendo la "fiducia incrollabile" verso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "nella sua persona e nel suo ruolo di arbitro".Matteo Renzi ha infatti aggiunto che "Se le forze politiche dell'attuale maggioranza hanno voglia di affrontare i temi, lo facciano ma senza rinviare ancora. Senza continui giochi di parole, comunicati roboanti. La democrazia ha delle forme e se non vengono rispettate allora qualcuno deve avere il coraggio di dire che il re è n**o".
Il punto è che non sono mancati attacchi piuttosto evidenti agli (ex) alleati: "Se c'è una crisi politica la si affronta nelle sedi istituzionali e non negli show in piazza. Tra l'indice di simpatia e l'indice di occupazione si deve scegliere il secondo. L'indice di simpatia è populismo". Insomma, Matteo Renzi imputa al Governo Conte II l'errore di aver scelto il contesto sbagliato per discutere di politica e affrontare i problemi attuali del Paese. E lo strappo, visti i toni e i modi utilizzati, pare davvero insanabile.
Cosa succederà ora?
Se ci si domanda quali potrebbero essere gli scenari post rottura IV Governo Conte II, Matteo Renzi ha già detto no ad un possibile accordo con le forze di centrodestra: "Non abbiamo pregiudiziali sul nome di Conte né sulle formule, l’unico paletto è che non andremo mai al governo con le forze sovraniste e populiste della destra. Ho messo un solo paletto: no ribaltoni e no alla destra sovranista e antieuropeista. Poi si è pronti a discutere di tutto: un governo con la stessa maggioranza, un governo tecnico oppure andare all'opposizione".
Per quanto riguarda l'ipotesi ritorno alle urne per le elezioni politiche, il leader di Italia Viva ha affermato: "Non credo al voto, semplicemente perché non ci sono le condizioni in Parlamento per andare al voto. Si vota nel 2023 in Italia, in modo scientifico, regolare. Ma dovremmo preoccuparci dei posti di lavoro, di mettere risorse per i giovani". Insomma Matteo Renzi - e non solo lui a dire il vero - nasconde maldestramente il timore che gli italiani si esprimano nuovamente in modo democratico, perchè con tutta probabilità si sa come andrebbe a finire. Sull'ipotesi 'responsabili', caldeggiata dal premier Conte, il leader di IV è stato drastico: "Faccia pure. Se immagina di sfidarci in Parlamento con un gruppo di responsabili credo che sia un'occasione persa. Serve una visione per i prossimi anni e non metterci qui a rubacchiarci i senatori tra di noi". Ma le ultime notizie ci dicono che i cosiddetti responsabili non si trovano, con la conseguenza che ricucire dopo la rottura, pare sempre più un'impresa. Il rischio che il Governo cada per intero e con molto rumore, è tutt'altro che remoto. In questa polveriera politica, che si inserisce nel momento più inopportuno per l'Italia, che deve fare i conti con pandemia, vaccini e recovery plan, secondo Matteo Renzi, discutere su eventuali soluzioni alla crisi di Governo, non può prescindere dalle aule parlamentari. "E se c'è da parlare, lo si fa in Parlamento. Se c'è un'apertura politica vera si discute in Parlamento, non per la strada con la gente che ti urla e ti fischia. Se vuoi fare un'apertura vera la fai sui contenuti".
Concludendo, non ci sono dubbi: ha prevalso ancora una volta l'ego dell'ex sindaco di Firenze, che fa e disfa e che cerca disperatamente un nuovo posto al sole, ben conscio che il suo partito al momento non vale più del 2% dei voti. E lo scenario politico è sempre più ingarbugliato e imprevedibile, ma chi ne fa le spese sono gli italiani, non i partecipanti al teatrino del palazzo.