02/04/2020
"Il giro del mondo-di-dentro, in quaranta giorni".
Giorno 13.
La casa e il cielo, la balena, Pezzettino, il silenzio e le parole, il mare, le città, l'amore, la fantasia, un cuore e due capanne, luce e buio, luce e buio e bambini, tu e il mondo.
E oggi: figli.
Come possiamo immaginarli i figli in questa nuova esperienza?
Sono i primi ad aver vissuto il cambiamento, ritenuti potenziali diffusori del virus, le Scuole chiuse li hanno restituiti ad un tempo familiare "tutto pieno".
Hanno imparato a studiare a distanza, a fare a meno delle relazioni, a privarsi dell'aria e del movimento, a stare lontani dai nonni, dagli amici, dagli amori nascenti, dallo sport, dalla musica, dai corpi degli altri... dagli abbracci e dal gioco condiviso nei cortili e nei parchi.
Hanno ascoltato una moltitudine di narrazioni per loro pensate da attori cantori poeti... e sperimentato attività ricreative sino allo sfinimento perché facebook è diventata la piazza della creazione e i genitori grandi promotori di creatività.
Hanno suonato e cantato di tutto alle finestre.
Hanno spesso trainato l'intera famiglia, con la loro gioia di esistere.
I più grandi hanno fatto fare i compiti ai più piccoli.
Tutti hanno impastato farina e lievito contribuendo alla più massiccia produzione di pani, biscotti e torte della storia.
Sono stati comparse che attraversavano gli schermi dei computer durante lo smart working selvaggio dei genitori.
Ma per lo più hanno silenziato le voci e rimpicciolito i corpi per spostarsi nello spazio mentre mamma e papà lavoravano al computer e fratelli e sorelle seguivano la lezione.
Hanno colloquiato con divinità invisibili per chieder conto dei misteri del mondo.
Hanno ascoltato pazienti le spiegazioni scientifiche e i rituali di pulizia che gli sono stati impartiti.
A loro i nonni son mancati, tantissimo, perché questa è la generazione di figli cresciuta con i nonni.
A loro sono mancati gli amici, la palla, la bici e il violino.
Ogni rituale di passaggio, dal Nido alla Scuola Materna, dalla Scuola Materna alla Scuola Primaria e dalla Primaria alle Medie... è stato cancellato. L'ultimo anno da "più piccoli" è trascorso fra le stanze di casa. Sono stati festeggiati a casa i compleanni.
I figli sono i più grandi resistenti di questa vita strana tutta in famiglia.
Si sono adattati al cambiamento e hanno condiviso le fatiche della riorganizzazione familiare.
Hanno contribuito a tutto ciò che avevamo da proporre.
E chissà cosa pensavano mentre sorridevano alle nostre malcelate preoccupazioni.
Giocano fra di loro. Piccoli e grandi. Giocano con noi. A tutto. Fanno yoga e i più improbabili sport da casa che gli proponiamo o che si inventano da soli.
Stanno scrivendo con noi la storia. Nella fatica, nei nervi a pezzi, nelle risate improvvise.
Si prendono cura con orgoglio dei genitori che lavorano in ospedale o nei supermercati o nelle fabbriche che proprio non possono chiudere. Per loro non sono eroi ma mamma e papà che permettono al mondo di continuare e partecipano con tutta la tenerezza che hanno a questa missione unica dei genitori contribuendo a renderla possibile.
Loro, i figli, hanno allenato la pazienza e la fantasia e hanno saputo assaporare di noi tutto: l'amore e la stanchezza, la tensione e la preoccupazione, la gioia e la fatica. E noi genitori abbiamo esercitato con loro il più grande sforzo che ci sia mai stato richiesto: coltivare e infondere la speranza anche nel tempo della più assoluta incertezza.
Oggi pensiamo ai figli con un canto dello scrittore Peter Handke che ai figli restituisce quella libertà del mondo "fuori" e ce li fa ritrovare come erano nella vita del prima e fantasticare come saranno nella vita nuova che sarà.
Attraverso le sue parole oggi penseremo anche ai figli più grandi, che frequentano le Scuole Superiori e l'Università, dottorati, master, ricerca e a quelli che a casa sono tornati per questo tempo di clausura.
All'immagine di Martina Addabbo che racconta quello che ci siamo detti sinora, abbiamo dato un lungo titolo: "Il canto della durata di questo tempo con i nostri figli è una poesia d'amore".
"Canto alla durata"
La durata accanto a tuo figlio
rivive forse
nei momenti di ascolto paziente,
nell'attimo in cui tu
con lo stesso gesto accurato
col quale dieci anni fa
appendevi all'attaccapanni
il cappotto azzurro con cappuccio "taglia bambino",
adesso appendi una giacca di pelle scura "taglia adulto"
a un attaccapanni diverso in una città diversa,
la durata con tuo figlio
ti può cogliere
ogni volta che rinchiuso da ore nella stanza
con un lavoro che ti sembra utile,
senti quello che nel silenzio ancora mancava alla giustezza del tutto,
il rumore della porta che si apre,
segno del suo ritorno a casa,
che in quel momento a te,
il più sensibile ai rumori tra i sensibili ai rumori,
se proprio in quel momento stavi attento,
risuona come la musica più bella.
E tu senti la durata con il tuo discendente
nel modo più intenso forse
quando ti rendi invisibile
osservandolo di nascosto lungo la strada di ogni giorno,
quando precedi l'autobus in cui è salito
per poi veder passare,
tra una fila di estranei dietro al finestrino
quell'unico viso familiare
o quando semplicemente ti immagini da lontano di vederlo fra gli altri, protetto dagli altri,
rispettato dagli altri
nella calca della metropolitana.
Per questi momenti della durata
il canto si concede un'espressione particolare:
essi ti coronano di stelle.
Peter Handke