03/06/2026
Quattro corpi ridotti in cenere tra le lamiere di un minivan sulla Statale 106.
Non è andato in scena solo un omicidio, ma la rappresentazione vile di ciò che le vite degli "invisibili" sono diventate nella nostra terra.
Non sono morti in un tragico incidente.
Sono stati dati alle fiamme: un atto che serve a cancellare l'identità e la dignità stessa delle vittime.
Ma tutta questa violenza inizia molto prima: nel momento in cui queste persone mettono piede nelle nostre campagne.
Non sono visti esseri umani con una storia: sono esclusivamente "braccia".
Sono forza lavoro da spremere fino all'esaurimento.
Questa strage ci costringe a guardare in faccia il lato più oscuro della Calabria.
Una terra spesso ostaggio di logiche feroci, dove lo sfruttamento viene ancora tollerato come un male necessario.
L'odore di bruciato che si alza da Amendolara è l'odore di una grave sconfitta collettiva.
Ogni volta che si fa finta di non vedere i furgoni fatiscenti stipati di braccianti all'alba, o le baraccopoli senza acqua né luce in cui sono costretti a sopravvivere, si diventa silenziosamente complici di un sistema che considera la loro esistenza "sacrificabile".
Ora la palla passa agli inquirenti.
Ma la giustizia, da sola, non basterà a lavare questa macchia.
Finché non ci sarà una reale ribellione sociale e istituzionale contro l'idea che chi arriva qui per cercare sopravvivenza possa essere ridotto a uno strumento senza diritti, continueremo, purtroppo, solo a contare le vittime.
“Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace.
La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.”
(Pier Paolo Pasolini)
Rabbia e cordoglio per le vittime e i fatti dell’1 Giugno 2026.
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