Alta Valtellina geografica: paesaggi, storia e tradizioni.

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«il primo e imprescindibile principio per la soluzione di molti dei problemi che affliggono i territori di montagna sia ...
28/10/2025

«il primo e imprescindibile principio per la soluzione di molti dei problemi che affliggono i territori di montagna sia la rivitalizzazione, che a volte è rinascita vera e propria, del senso di comunità delle loro popolazioni. Cioè dell’identità comunitaria, della consapevolezza compiuta e profonda riguardo la relazione che gli abitanti hanno – e devono avere – con le proprie montagne e con il paesaggio del quale sono parte integrante, della presa di coscienza sociale, civica, culturale e antropologica di ciò che sono in quanto unità demografica e rappresentano per il loro territorio – rappresentano, intendo dire, ben di più di quanto possano fare i soggetti politici pubblici pure nella più piena legittimità del loro ruolo.»
https://lucarota.com/2025/10/25/rigenerare-il-senso-di-comunita-per-far-fronte-ai-problemi-delle-montagne/?fbclid=IwY2xjawNtfH9leHRuA2FlbQIxMQABHkCifm7aRRFes_YwZ3ORSX6H5k5vEpth5JHG6CSBuEJJA2CEZnu2kbtT5gp__aem_TzKJiFMzVVpELWRqVt6B-g

Credo, e ne sono convinto sempre più, che il primo e imprescindibile principio per la soluzione di molti dei problemi che affliggono i territori di montagna sia la rivitalizzazione, che a volte è r…

"Sic transit gloria mundi". Uno dei più begli edifici storici di Mazzo di Valtellina, nella contrada di Sparso: la resid...
07/09/2025

"Sic transit gloria mundi". Uno dei più begli edifici storici di Mazzo di Valtellina, nella contrada di Sparso: la residenza della nobile famiglia Venosta - Crotti, stirpe che dal castello di Bellaguarda si era stabilita poco sotto al piano, qui in un immagine di un'inarrestabile degrato che in 30 anni sta cancellando questa contrada che ha (aveva...) mantenuto inalterato l'impianto quattro/cinquecentesco. Una testimonianza storico-monumentale unica, ormai prossima al disfaciento totale. In Val Poschiavo questi patrimoni sono tutelati, conservati e sono oggetto di promozione e vanto della Comunità. La stessa cosa nelle vicine province autonome di Trento e Bolzano; ricche di risorse i proprietari sono aiutati nella conservazione del patrimonio storico. La Valtellina di Sondrio è provincia alpina non autonoma, senza risorse, ridotta ad ente di secondo livello, che deve pensare ai servizi essenziali, e si deve vedere la propria ricca storia crollare anche quando, come in questo caso, si tratta di edifici storico-monumentali unici. Vergogna.

L'attuale ripartizione ufficiale dei territori regionali da parte di Regione Lombardia.ALTA VALTELLINA, IM - 03: Compren...
27/08/2025

L'attuale ripartizione ufficiale dei territori regionali da parte di Regione Lombardia.
ALTA VALTELLINA, IM - 03: Comprende l'alta Valtellina A PARTIRE DAL COMUNE DI SERNIO VERSO MONTE.
MEDIA VALTELLINA IM - 02 comprende la Media-Bassa Valtellina DA TIRANO fino al Lago di Como.
Da qualche anno il Consorzio Turistico afferente alla Comunità Montana di Tirano che si è autonominato "Consorzio Media Valtellina" promuove i comuni di Sernio, Lovero, Vervio, Tovo, Mazzo, Grosotto e Grosio dove vivono e lavorano (anche in ambito turistico!) 8.891 abitanti dicendo che questi comuni sarebbero in Media Valtellina. È possibile che un ente privo di qualsiasi autorità giuridica e civile, in parte pagato dal Pubblico Contribuente, per una decisione di un suo responsabile, ovvero di una singola persona, possa cambiare a suo piacere il nome e l'identità storico-geografica di un intero territorio con tutti i suoi abitanti?

22/08/2025

Cartina dell'Alta Valtellina che evidenzia la sua divisione tra gli enti amministrativi delle due moderne Comunità Montane in cui è ripartita, la "Comunità Montana Alta Valtellina" e la "Comunità Montana di Tirano". Geograficamente la Valle di Livigno non appartiene alla Valle dell'Adda, il torrente Spöl cofluisce nel bacino dell'Inn e poi nel Danubio.

La CHIESA DI SANT'ALESSANDRO A LOVERO conserva i tratti più arcaici del romanico nel suo campanile. Nata come "ca****la ...
11/08/2025

La CHIESA DI SANT'ALESSANDRO A LOVERO conserva i tratti più arcaici del romanico nel suo campanile. Nata come "ca****la del castello" collegata al vicino maniero dei Venosta, la scelta del patronato a sant'Alessandro si deve facilmente proprio alla stipre dei castellani che in un santo cavaliere vi trovavano affinità ideali. In seguito parrocchiale di Lovero che ha come suo patrono Sant'Alessandro che compare anche nello stemma comunale.
Di assoluta bellezza la posizione panoramica della chiesa, posta tra le selve sopra il borgo da dove la vista spazia sul primo tratto dell'Alta Valtellina retica; dal colmo di Sernio, al monte Massuccio, sino alla vista di Grostto e Grosio verso la Val Grosina e il Bormiese.

Il CASTELLO DI PEDENALE a Mazzo di Valtellina sorge su un sito frequentato già in epoca preromana; "Pednal" e "Padnal" s...
11/08/2025

Il CASTELLO DI PEDENALE a Mazzo di Valtellina sorge su un sito frequentato già in epoca preromana; "Pednal" e "Padnal" sono toponimi attestati anche nel vicino Canton Grigioni relativi a castellieri fortificati. Citato nel 1080 come "castro de loco Maze, castro qui nominatur Pedenale", dal 1140 sarà la sede principale della signoria feudale degli Amazia / Matsch in Alta Valle. Saranno i Venosta ad ampliarne la prima semplice struttura, costruendovi l'alta torre, cinte murarie ed edifici residenziali al cui interno, nel Quattrocento, è citata "la caminata" la sala di rappresentanza del Signore distinta dal grande camino centrale. Il castello di Pedenale doveva apparire di dimensioni notevoli e si avvicinava per forma e struttura simili al castello di Furstenberg in Val Venosta. Terminata la sua funzione militare dopo la conquista della Valtellina da parte dei Grigioni nel 1512, Pedenale sarà abitazione di varie famiglie Venosta locali ancora per molti secoli. A metà Settecento lo storico Quadrio riportava che Pedenale fungeva ancora "da buona abitazione".
Abbandonato nell'Ottocento i Venosta del ramo detto "Muscòn" di Mazzo che ne erano proprietari lo cedettero ad altri Venosta locali che lo venderanno infine al marchese Emilio Visconti Venosta, Ministro degli Esteri, che nell'ottica di una propria celebrazione personale stava riacquisendo gli aviti castelli di famiglia tra cui anche il castello di Grosio. Nel 1970 la marchesa Margherita Pallavicino Mossi vedova Visconti Venosta, vendeva Pedenale ad altri privati. Dall'arrivo a Pedenale di "Hartwico de Mace de Valle Venusta" nel 1140, erano passati quasi mille anni di ininterrotto possesso di questo castello da parte della medesima stirpe.


I Castelli dei Venosta. Nel XII s. Hartwico de Matcis "de valle Venusta" costituiva una solida signoria feudale in Alta ...
10/08/2025

I Castelli dei Venosta. Nel XII s. Hartwico de Matcis "de valle Venusta" costituiva una solida signoria feudale in Alta Valtellina facendosi signore e "capitaneo" delle pievi di Poschiavo, Mazzo e Bormio. I suoi discendenti che qui assumeranno il nome di Venosta, amplieranno i castelli dell'Alta Valle già esistenti e ne edificheranno di nuovi costituendo una rete di dominio militare con manieri vicini tra loro: San Faustino, Vione, Pedenale, Bellaguarda e Lovero. Nel XIV s. avranno anche il controllo del Castello "nuovo" o "visconteo" di Grosio. La loro signoria tenacemente ghibellina sull'Alta Valle si contrapponeva ai feudatari di parte guelfa che avevano i loro castelli nella Media Valtellina, i potenti Capitanei di Sondrio e i Beccaria di Tresivio. Dal Quattrocento i Venosta perderanno il ruolo di stirpe militare; i diritti feudali saranno via via erosi dai Comuni, il patrimonio sarà sempre più frazionato tra i numerosi rami della stirpe e la conquista dei Grigioni nel 1512 metterà fine alla funzione militare dei castelli che diventeranno dei luoghi, scomodi, di abitazione.
Oggi si può ritenere il territorio dell'Antica Pieve di Mazzo come quello più ricco di castelli ancora strutturati e visibili dell'intera Provincia di Sondrio.

I castelli dei Venosta di Grosio, San Faustino, Pedenale, Bellaguarda e Lovero edificati nell'antica Pieve di Mazzo cost...
09/08/2025

I castelli dei Venosta di Grosio, San Faustino, Pedenale, Bellaguarda e Lovero edificati nell'antica Pieve di Mazzo costituivano la base della loro signoria in Alta Valtellina contrapposta ai Capitanei di Sondrio e ai Beccaria di Tresivio di parte guelfa e padroni dei castelli nella Media Valtellina.

Veduta del CASTELLO DI BELLAGUARDA, Tovo, Alta Valtellina.Bellaguarda fa parte dei castelli degli Amatia/Matsch di Val V...
08/08/2025

Veduta del CASTELLO DI BELLAGUARDA, Tovo, Alta Valtellina.
Bellaguarda fa parte dei castelli degli Amatia/Matsch di Val Venosta, nel XIII s. Signori delle Pievi di Bormio, Mazzo e Poschiavo, che qui in Alta Valtellina assunsero poi il cognome Venosta. Il Castello di Bellaguarda è tra i pochi in Valtellina che ha conservate visibili le tre cinte murarie degradanti dalla torre. Le analisi hanno dimostrato che venne edificata prima la più grande cinta esterna con la torre al vertice, con il successivo frazionamento interno di muri ed abitazioni. Il presidio militare e la difesa del castello fu affidata come vassalli vescovili al ramo dei Venosta detto "di Bellaguarda", a cui si aggiunsero, in seguito ad un matrimonio nel Quattricento, i nobili Crotti di Teglio. Nel castello abitavano anche famiglie di armigeri e inservienti tra cui le prime generazioni della famiglia Rossatti che da Teglio avevano seguito i nobili Crotti, e che a lungo furono detti "de' Bellaguarda". Disarmato e reso inabile alla difesa miltare dopo la conquista dei Grigioni nel 1512 - ma non "distrutto" come semplicisticamente troppo spesso si dice, i Grigioni aprirono varchi nelle mura dei castelli valligiani -, i Venosta si trasferirono al piano nella contrada di Prestino di Tovo e i Crotti in quella di Sparso a Mazzo. Tuttavia le abitazioni all'interno del castello appaiono abitate da famiglie di contadini sino alla fine del XVI s. riscontrandosi spesso atti notarili come contratti di dote o testamenti, redatti nel "cortile di Bellaguarda" o nella casa nei "pressi della porta del castello". Oggi Bellaguarda è lodevolmente gestito dal Comune di Tovo che dopo un lungo lavoro di restauro lo utilizza per eventi e visite turistiche.
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