DecimaCrociata

DecimaCrociata Fundamentum est justitiae fides, id est dictorum conventorumque constantia et veritas

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04/25/2021

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Il sogno della Germania e` sempre stato lo sbocco sul Mediterraneo e quell`Italia che con il suo clima mite e la sua nat...
06/27/2020

Il sogno della Germania e` sempre stato lo sbocco sul Mediterraneo e quell`Italia che con il suo clima mite e la sua naturale bellezza ha sempre attirato i germanici sin dall`antichita` .
“La Primavera in fior mena tedeschi” cantava il Carducci nella sua poesia “Il Parlamento” ed il Barbarossa che aveva distrutto Milano 14 anni prima fu sconfitto dalla Compagnia della Morte di Alberto da Giussano e spedito in fuga di nuovo in Germania.
Ma quello fu uno solo dei vari frammenti di storia che ci ricordano le varie dominazioni Germaniche ed Austro Ungariche … Sempre loro che amavano scendere a valle … Nel 1700 Fu il turno degli Austro Ungarici ad essere messi in fuga dopo la rivolta di Genova, le 5 giornate di Milano e cosi` via. Nel 1915/18 Gli austriaci furono ributtati al di la delle Alpi e negli anni 40, Hi**er se non avesse provocata la alleanza con Mussolini, avrebbe conquistato invadendo la nostra pen*sola e si trovo` ad occuparla quando a seguito di quel famigerato 8 di Settembre il Re ed il suo Stato Maggiore fuggirono nottetempo da Roma per Brindisi. Ed ora la Cancelliera tedesca Angela Merkel impartisce le direttive allo schiavo Giuseppe Conte: Fedelta` Riforme e niente Voto, cosi` viene commissariato Conte! Salvini e la Meloni non piacciono all`asse Germania-Olanda-Austria e quindi arriva il “NO” alle elezioni anticipate rfimandando il rimpasto governativo al 2023 che lascerebbe il tempo per massacrare l`Italia e ridurla a schiavitu`! E Conte e` p;ropenso ad accettare il MES e quindi a mettere l`Italia a rischio Troika ed a dare l`opportunita` ai compratori tedeschi di spolpare il paese.
E sapete quale e` la cosa ancora piu` tragica? Che i partiti al governo nonj hanno piu` interesse a governare ma si preoccupano solo dei propri personali interessi perche` sanno che la cuccagna sta per finire e che dopo non sara` piu` nulla come prima. Il fatto che si siano ancora cittadini che non hanno ricevuto un centesimo di aiuto e che ci siano quello che da Marzo stanno ancora aspettando la cassa integrazione … non importa molto. Importa invece il taglio dei vitalizi che e` stato cancellato! Le nomine ai vari enti di amici e parenti, l`aumento dei loro stipendi presentato dal PD Zanda e fortunatamente cancellato … e cosi` via. Si mandano 9 pattuglie a fermare Emilio fede che era andato, nonostante gli arresti domiciliari, a celebrare il suo 90mo compleanno al ristorante con la moglie, mentre si liberano 500 mafiosi e non si f a nulla per gli spacci di droga gestiti impunemente dai clandestini neri.
Ci sono quartieri interi in quasi tutte le citta` che sono finiti in mano ai clandestini e Rom, quartieri in cui neppure la polizia si avventura piu` per paura di essere poi accusata di aver perpetrato qualche violenza e questo grazie ad una magistratura sempre piu` corrotta e sempre piu` di parte!
E cosi` “La Primavera in fior mena tedeschi,
Pur come d`uso. Fanno Pasqua i lurchi
Ne le lor tane, e poi calano a valle”
Ed a noli resta solo riscoprire la “Compagnia della Morte” e ributtare il Barbarossa al di la delle Alpi quelle Alpi che rappresentano il confine naturale del nostro paese, quel Bel Paese cantato da tutti i poeti, quel Bel Paese invidiato da tutto il mondo e che noi stupidamente ed incoscientemente cerchiamo di distruggere con la nostra apatia, il nostro menefreghismo, il nostro “vai avanti prima tu”.
Ci sono centinaia e centinaia di storie di eroismo da parte di Italiani, dall`antichita` all`ultima guerra quando persino Rommel disse che “ Il soldato tedesco aveva stupito il mondo ma che il soldato italiano aveva stupito il soldato tedesco” Quando concesse l`onore delle armi ai nostri ad El Alamein.
Ed ora?
Purtroppo visto che con la keyboard o il cellulare non si puo` vincere una guerra … considerato che la manovra dell`Europa a guida tedesca spinge a riempire l`Italia di clandestini facendo cosi` esplodere malcontento e rivolte in tutte le citta` ed uccidendo cosi` la nostra economia. Dando in mano al PD i fondi necessari per poter sopravvivere e manovrare le politiche economiche. I partiti di maggioranza con quella maggioranza che ora non esiste piu` ma che risale alle ultime elezioni e che si compatta all`unisono non appena Conte pone la questione di fiducia e mi fa specie che il Presidente Mattarella non lo redarguisca come fece Napolitano a Berlusconi che mise la fiducia due volte durante il suo mandato. Cosi` il M5S e PD con l`aggiunta di Renzi continueranno a sopravvivere fino al 2023: altri due anni per finire di distruggere il nostro Bel Paese.
Purtroppo le opposizioni che secondo i sondaggi rappresentano la prima forza in Italia con il 51%, hanno le mani legate, non possono fare nulla. Avevano programmata una manifestazione popolare per il 4 di Luglio al Circo Massimo, spostata poi a Piazza del Popolo (17 mila mq) a cui la questura ha dato il permesso per solo 2000 persone… circa 10 mq per persona!!! La maggioranza tenta di tutto per imbavagliare l`opposizione.
L` unica cosa positiva e` che aumenta il numero dei transfughi ed in questo momento il partito di governo ha perso la maggioranza al Senato della Repubblica, vale a dire che la prossima volta che il governo mette la fiducia potrebbe anche cadere al Senato.
Bisognera` poi vedere se il Presidente Mattarella concedera` agli Italiani la possibilita` di andare a votare senza ricorrere ad un governo di emergenza allungando cosi` la vita a questa masnada di incompetenti fanfaroni!
E cosi` cantiamo le strofe dimenticate del Canto degli Italiani
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
===================
Gia`,
UNITI PER DIO, CHI VINCER CI PUO`
Rimandiamo a casa Frau Angela Merkel von Hi**er! Accompagnata con i membri del nostro governo che hanno tradito l`Italia quei Conte, Bonafede, Di Maio eccetera che non meritano il nostro rispetto.
L`Italia non e` in vendita!

La Germania ha messo nel mirino l'Italia e chiede al governo fedeltà assoluta alla linea dettata da Berlino (e da Parigi) sulle politiche da seguire

Che cosa furono i massacri delle foibeI massacri delle foibe e l'esodo dalmata-giuliano sono una pagina di Storia che pe...
02/10/2020

Che cosa furono i massacri delle foibe
I massacri delle foibe e l'esodo dalmata-giuliano sono una pagina di Storia che per molti anni l'Italia ha voluto dimenticare: ospitiamo l'intervento di Luciano Garibaldi, storico e giornalista, che racconta i sanguinosi eventi che seguirono la fine della seconda guerra mondiale.
Nel 2005 gli italiani furono chiamati per la prima volta a celebrare il «Giorno del Ricordo», in memoria dei quasi ventimila nostri fratelli torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le fenditure carsiche usate come discariche) dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della seconda guerra mondiale.
La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all'esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è un tema che ancora divide. Eppure quelle persone meritano, esigono di essere ricordate.
Per questo motivo proviamo a ricostruire quegli eventi drammatici, e a capire come mai questa tragedia è stata confinata nel regno dell'oblio per quasi sessant'anni. Ma andiamo con ordine.
La fine della guerra.
Nel 1943, dopo tre anni di guerra, le cose si erano messe male per l'Italia. Il regime fascista di Mussolini aveva decretato il proprio fallimento con la storica riunione del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943. Ne erano seguiti lo scioglimento del Partito fascista, la resa dell’8 settembre, lo sfaldamento delle nostre Forze Armate.
Nei Balcani, e particolarmente in Croazia e Slovenia, le due regioni balcaniche confinanti con l’Italia, il crollo dell’esercito italiano aveva fatalmente coinvolto le due capitali, Zagabria (Croazia) e Lubiana (Slovenia).
La vendetta di Tito.
Qui avevano avuto il sopravvento le forze politiche comuniste guidate da Josip Broz, nome di battaglia «Tito», che avevano finalmente sconfitto i famigerati “ustascia” (i fascisti croati agli ordini del dittatore Ante Pavelic che si erano macchiati di crimini), e i non meno odiati “domobranzi”, che non erano fascisti, ma semplicemente ragazzi di leva sloveni, chiamati alle armi da Lubiana a partire dal 1940, allorché la Slovenia era stata incorporata nell’Italia divenendone una provincia autonoma.
La prima ondata di violenza esplose proprio dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicarono contro i fascisti che, nell'intervallo tra le due guerre, avevano amministrato questi territori con durezza, imponendo un'italianizzazione forzata e reprimendo e osteggiando le popolazioni slave locali.

Con il crollo del regime - siamo ancora alla fine del 1943 - i fascisti e tutti gli italiani non comunisti vennero considerati nemici del popolo, prima torturati e poi gettati nelle foibe. Morirono, si stima, circa un migliaio di persone. Le prime vittime di una lunga scia di sangue.
Tito e i suoi uomini, fedelissimi di Mosca, infatti, iniziarono la loro battaglia di (ri)conquista di Slovenia e Croazia - di fatto annesse al Terzo Reich - senza fare mistero di volersi impadronire non solo della Dalmazia e della pen*sola d’Istria (dove c’erano borghi e città con comunità italiane sin dai tempi della Repubblica di Venezia), ma di tutto il Veneto, fino all’Isonzo.
Il freno dei nazisti.
Fino alla fine di aprile del 1945 i partigiani jugoslavi erano stati tenuti a freno dai tedeschi che avevano dominato Serbia, Croazia e Slovenia con il pugno di ferro dei loro ben noti sistemi (stragi, rappresaglie dieci a uno, paesi incendiati e distrutti).
Ma con il crollo del Terzo Reich nulla ormai poteva più fermare gli uomini di Tito, irreggimentati nel IX Korpus, e la loro polizia segreta, l’OZNA (Odeljenje za Zaštitu NAroda, Dipartimento per la Sicurezza del Popolo). L’obiettivo era l’occupazione dei territori italiani.
Nella primavera del 1945 l’esercito jugoslavo occupò l’Istria (fino ad allora territorio italiano, e dal '43 della Repubblica Sociale Italiana) e puntò verso Trieste, per riconquistare i territori che, alla fine della prima guerra mondiale, erano stati negati alla Jugoslavia.
La liberazione degli alleati.
Non aveva fatto i conti, però, con le truppe alleate che avanzavano dal Sud della nostra pen*sola, dopo avere superato la Linea Gotica. La prima formazione alleata a liberare Venezia e poi Trieste fu la Divisione Neozelandese del generale Freyberg, l’eroe della battaglia di Cassino, appartenente all’Ottava Armata britannica. Fu una vera e propria gara di velocità.
Gli jugoslavi si impadronirono di Fiume e di tutta l’Istria interna, dando subito inizio a feroci esecuzioni contro gli italiani. Ma non riuscirono ad assicurarsi la preda più ambita: la città, il porto e le fabbriche di Trieste.
Infatti, la Divisione Neozelandese del generale Freyberg entrò nei sobborghi occidentali di Trieste nel tardo pomeriggio del 1° maggio 1945, mentre la città era ancora formalmente in mano ai tedeschi che, asserragliati nella fortezza di San Giusto, si arresero il 2, impedendo in tal modo a Tito di sostenere di aver «preso» Trieste.
La rabbia degli uomini di Tito si scatenò allora contro persone inermi in una saga di sangue degna degli orrori rivoluzionari della Russia del periodo 1917-1919.
I numeri delle vittime.
Tra il maggio e il giugno del 1945 migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra. Altri furono uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Secondo alcune fonti le vittime di quei pochi mesi furono tra le quattromila e le seimila, per altre diecimila.
Fin dal dicembre 1945 il premier italiano Alcide De Gasperi presentò agli Alleati «una lista di nomi di 2.500 deportati dalle truppe jugoslave nella Venezia Giulia» ed indicò «in almeno 7.500 il numero degli scomparsi».
In realtà, il numero degli infoibati e dei massacrati nei lager di Tito fu ben superiore a quello temuto da De Gasperi. Le uccisioni di italiani - nel periodo tra il 1943 e il 1947 - furono almeno 20mila; gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250mila.
Come si moriva nelle foibe.
I primi a finire in foiba nel 1945 furono carabinieri, poliziotti e guardie di finanza, nonché i pochi militari fascisti della RSI e i collaborazionisti che non erano riusciti a scappare per tempo (in mancanza di questi, si prendevano le mogli, i figli o i genitori).
Le uccisioni avvenivano in maniera spaventosamente crudele. I condannati venivano legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze inimmaginabili.
Soltanto nella zona triestina, tremila sventurati furono gettati nella foiba di Basovizza e nelle altre foibe del Carso.
Il dramma di Fiume e il destino dell'istria.
A Fiume, l’orrore fu tale che la città si spopolò. Interi nuclei familiari raggiunsero l’Italia ben prima che si concludessero le vicende della Conferenza della pace di Parigi (1947), alla quale - come dichiarò Churchill - erano legate le sorti dell’Istria e della Venezia Giulia. Fu una fuga di massa. Entro la fine del 1946, 20.000 persone avevano lasciato la città, abbandonando case, averi, terreni.
La conferenza di pace di Parigi.
Alla fine del 1946 la questione italo-jugoslava era divenuta per molti un peso che intralciava la soluzione di altre e ancora più importanti questioni: gli Alleati volevano trovare una soluzione per Vienna e Berlino; l'Unione Sovietica doveva sistemare la divisione della Germania. L'Italia era alle prese con la gestione della transizione tra monarchia e repubblica.
In sostanza bisognava determinare dove sarebbe passato il confine tra Italia e Jugoslavia. Gli Stati Uniti, favorevoli all’Italia, proposero una linea che lasciava al nostro Paese gran parte dell’Istria. I sovietici, favorevoli ai comunisti di Tito, proposero un confine che lasciava Trieste e parte di Gorizia alla Jugoslavia. La Francia propose una via di mezzo, molto vicina all’attuale confine, che sembrava anche l’opzione più realistica, non perché rispettava le divisioni linguistiche, ma perché seguiva il confine effettivamente occupato dagli eserciti nei mesi precedenti.
Il dramma delle terre italiane dell’Est si concluse con la firma del trattato di pace di Parigi il 10 febbraio 1947. Alla fine, alla conferenza di Parigi venne deciso che per il confine si sarebbe seguita la linea francese: l’Italia consegnò alla Jugoslavia numerose città e borghi a maggioranza italiana rinunciando per sempre a Zara, alla Dalmazia, alle isole del Quarnaro, a Fiume, all’Istria e a parte della provincia di Gorizia.
L'esodo. Il trattato di pace di Parigi di fatto regalò alla Jugoslavia il diritto di confiscare tutti i beni dei cittadini italiani, con l'accordo che sarebbero poi stati indennizzati dal governo di Roma.
Questo causò due ingiustizie. Prima di tutto l'esodo forzato delle popolazioni italiane istriane e giuliane che fuggivano a decine di migliaia, abbandonando le loro case e ammassando sui carri trainati dai cavalli le poche masserizie che potevano portare con sé. E, in seguito, il mancato risarcimento.
La stragrande maggioranza degli esuli emigrò in varie parti del mondo cercando una nuova patria: chi in Sud America, chi in Australia, chi in Canada, chi negli Stati Uniti.
Interesse politico in atti d'ufficio.
Tanti riuscirono a sistemarsi faticosamente in Italia, nonostante gli ostacoli dei ministri del partito comunista che - favorevoli alla Jugoslavia - minimizzarono la portata della diaspora.
Emilio Sereni, che ricopriva la determinante carica di ministro per l’Assistenza post-bellica, e sul cui tavolo finivano tutti i rapporti con le domande di esodo e di assistenza provenienti da Pola, da Fiume, dall’Istria e dalla ex Dalmazia italiana, anziché farsene carico e rappresentare all’opinione pubblica la drammaticità della situazione minimizzò la portata del problema.
Rifiutò di ammettere nuovi esuli nei campi profughi di Trieste con la scusa che non c’era più posto e, in una serie di relazioni a De Gasperi, parlò di «fratellanza italo-slovena e italo-croata», sostenne la necessità di scoraggiare le partenze e di costringere gli istriani a rimanere nelle loro terre, affermò che le notizie sulle foibe erano «propaganda reazionaria».
Il giorno del ricordo.
Come è stato possibile che una simile tragedia sia stata confinata nel regno dell’oblio per quasi sessant’anni? Tanti, infatti, ne erano passati tra quel quadriennio 1943-47 che vide realizzarsi l’orrore delle foibe, e l’auspicato 2004, quando il Parlamento approvò la «legge Menia» (dal nome del deputato triestino Roberto Menia, che l’aveva proposta) sulla istituzione del «Giorno del Ricordo».
La risposta va ricercata in una sorta di tacita complicità, durata decenni, tra le forze politiche centriste e cattoliche da una parte, e quelle di estrema sinistra dall’altra. Fu soltanto dopo il 1989 (con il crollo del muro di Berlino e l'autoestinzione del comunismo sovietico) che nell’impenetrabile diga del silenzio incominciò ad aprirsi qualche crepa.
Il 3 novembre 1991, l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga si recò in pellegrinaggio alla foiba di Basovizza e, in ginocchio, chiese perdono per un silenzio durato cinquant’anni. Poi arrivò la TV pubblica con la fiction Il cuore nel pozzo interpretata fra gli altri da Beppe Fiorello. Un altro presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, si era recato, in reverente omaggio ai Caduti, davanti al sacrario di Basovizza l’11 febbraio 1993.
Così, a poco a poco, la coltre di silenzio che, per troppo tempo, era calata sulla tragedia delle terre orientali italiane, divenne sempre più sottile e finalmente tutti abbiamo potuto conoscere quante sofferenze dovettero subìre gli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Luciano Garibaldi
Alla tragedia delle foibe, l’autore, Luciano Garibaldi, giornalista e storico, ha dedicato, assieme a Rossana Mondoni, quattro libri editi dalle edizioni Solfanelli: «Venti di bufera sul confine orientale», «Nel nome di Norma», dedicato al ricordo di Norma Cossetto, studentessa triestina tra le prime vittime della violenza rossa, «Il testamento di Licia», approfondito dialogo con la sorella di Norma Cossetto, e «Foibe, un conto aperto».

OGGI E` IL GIORNO DEL RICORDO.Ricordiamo i martiri italiani infoibati dai comunisti titini.
02/10/2020

OGGI E` IL GIORNO DEL RICORDO.
Ricordiamo i martiri italiani infoibati dai comunisti titini.

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