09/06/2026
DISTURBO DELL’ATTENZIONE, BIGON (PD) E GRUPPO ADHD : “FAVORISCE IL DISAGIO SOCIALE MA LA SANITÀ PUBBLICA È ASSENTE. DEPOSITATE TRE MOZIONI PER CENTRI DEDICATI IN OGNI ULSS”
Verona, 8 giugno 2026. “L’ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, per troppo tempo è rimasto ai margini delle politiche regionali, nonostante colpisca decine di migliaia di veronesi e veneti, circa il 2% della popolazione. La presa in carico pubblica è insufficiente, le diagnosi sono tardive e le Ulss si muovono in modo disomogeneo, spingendo le famiglie verso un privato costoso”.
Così la consigliera regionale del Partito Democratico, Anna Maria Bigon, componente della commissione sociosanitaria, ha introdotto il tema insieme a Cristina Ceriani, Valentina Zenatti rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo ‘ADHD Veneto’ e Federico Piccoli quale referente per Verona.
Per rispondere a questa emergenza, Bigon ha comunicato il deposito di tre mozioni in Consiglio regionale: “Chiediamo il potenziamento dei servizi territoriali, la formazione specifica del personale sanitario per azzerare le liste d’attesa e l'istituzione in ogni Ulss di un Centro dedicato alla diagnosi e alla cura, sia per i minori che per gli adulti”.
“A Verona e nel Veneto i tempi d’attesa per una visita di neuropsichiatria infantile sfiorano infatti i due anni, un ritardo drammatico che favorisce la dispersione scolastica e disagio giovanile mentre negli adulti non intercettati, apre la strada a isolamento, separazioni, perdita del lavoro e dipendenze” ha sottolineato Federico Piccoli.
La presidente Cristina Ceriani ha spiegato che per ovviare ai ritardi della sanità pubblica il gruppo Adhd organizza gruppi di mutuo aiuto mensili online per raggiungere capillarmente l'intera regione e, a Verona, collabora direttamente con il Provveditorato agli Studi e gli Sportelli scolastici. Attraverso questa rete di cittadinanza attiva, i volontari offrono un supporto pratico indicando i percorsi medici e psicologici più adeguati, sopperendo alla mancanza di informazioni istituzionali e aiutando i genitori a gestire l'alto livello di stress quotidiano legato al disturbo.
La vicepresidente Valentina Zenatti ha introdotto il questionario condotto tra le famiglie venete da cui emerge un quadro critico: quasi il 60% dei genitori è stato costretto a ricorrere al settore privato per ottenere una diagnosi ufficiale, affrontando una spesa compresa tra i 300 e i 1.000 euro. Forti criticità si registrano anche nelle scuole: per il 45% degli intervistati i docenti non hanno una formazione adeguata sul tema, tendendo a confondere i sintomi del disturbo con svogliatezza o mancanza di educazione, provocando nel 16% dei ragazzi una tendenza all'isolamento e nel 9,5% dei casi rabbia e senso di ingiustizia verso l'istituzione scolastica.
L'impatto del disturbo si protrae pesantemente anche in età adulta, dove le diagnosi sono una novità recente e il supporto è ancora esclusivamente farmacologico. Secondo i dati del questionario diffuso da ‘ADHD Veneto’, il 41,2% degli adulti di riferimento ha dichiarato di essersi sentito fortemente limitato nelle scelte professionali a causa del disturbo, accettando impieghi non qualificanti. Altrettanto allarmante è il dato sul ricorso alle dipendenze: un altro 41,2% ha ammesso di aver fatto spesso uso di sostanze come nicotina, alcol o eccesso di caffeina come forma di automedicazione, nel tentativo di calmare la mente o trovare le energie per concentrarsi e compensare lo stress di sentirsi inadeguati a scuola o sul posto di lavoro.
“Ascoltiamo ogni giorno famiglie spiazzate che non sanno dove andare – hanno concluso Ceriani e Zenatti – serve una rete istituzionale che garantisca risposte tempestive, perché ogni mese perso a questa età è fondamentale”.
A tutto questo, aggiunge Federico Piccoli, c'è un vuoto assistenziale drammatico: i dati della Società Italiana di Psichiatria confermano che il 50% dei pazienti, una volta compiuti i 18 anni, viene completamente abbandonato dal sistema pubblico. Il passaggio dalla neuropsichiatria infantile alla psichiatria dell'adulto non è infatti automatico: le cartelle cliniche restano bloccate nei servizi dell'età evolutiva senza essere trasferite ai Centri di Salute Mentale. Per questo riteniamo urgente unificare la psichiatria dell'età evolutiva e quella dell'adulto in un unico servizio lineare.