Sara Pauletto- Psicomotricista Relazionale

Sara Pauletto- Psicomotricista Relazionale IL LINGUAGGIO DEL CORPO, IL CONTATTO, LA RELAZIONE AUTENTICA, LA CREATIVITA' E IL GIOCO sono la base delle attività rivolte a piccoli e grandi.

PERCORSI PSICOCORPOREI per bambini, genitori, professionisti della relazione
🟣PSICOMOTRICITÀ RELAZIONALE (in Gravidanza, per l' Infanzia, per la Famiglia)
🟢COSTELLAZIONI EDUCATIVE , secondo la visione sistemica
🔵LABORATORIO IMPRONTE DI NASCITA ⚘Centro di EDUCAZIONE ALLA RELAZIONE⚘

Spazio pensato e creato per la CRESCITA e il BENESSERE dei bambini, dei loro genitori e di tutti coloro che li ac

compagnano nel meraviglioso e impegnativo cammino dell'EDUCAZIONE. LE PROPOSTE, a mediazione corporea, sono pensate per percorsi di

EDUCAZIONE E PREVENZIONE,

ACCOMPAGNAMENTO ALLA CRESCITA,

SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA',

BENESSERE PERSONALE,

FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

(INDIVIDUALI E DI GRUPPO).


⚘PSICOMOTRICITA' RELAZIONALE

⚘TECNICHE DI RILASSAMENTO

⚘TERAPIA PRENATALE E PERINATALE

⚘PEDAGOGIA SISTEMICA SECONDO IL METODO DELLE COSTELLAZIONI FAMILIARI

⚘CONSULENZA EDUCATIVA METODO NARM Modello Relazionale Neuroaffettivo

⚘SERVIZI OFFERTI:

⚘Psicomotricità e Rilassamento in gravidanza
⚘Psicomotricità bambino-genitore
⚘Psicomotricità educativa in piccolo gruppo
⚘Valutazione psicomotoria
⚘Presa in carico con percorsi a mediazione corporea


⚘Tecniche di Rilassamento per bambini, adolescenti ed adulti
(Metodo Soubiran, Metodo Bergès, Rilassamento Muscolare Progressivo, Training Autogeno)

⚘Consulenza educativa per genitori
⚘Percorsi genitori-figli

⚘Supervisione e formazione per insegnanti ed educatori secondo la visione della Pedagogia Sistemica delle Costellazioni Familiari.

⚘Percorsi di ricerca personale, individuali e in gruppo, con tecniche a mediazione corporea. I PERCORSI VENGONO "CUCITI SU MISURA" COME UN ABITO SARTORIALE, IN BASE ALLA FAMIGLIA, AI VISSUTI DEI BAMBINI E ALLE RISORSE DEI GENITORI.





⚘SARA PAULETTO
*Psicomotricista Relazionale
Terapeuta in Rilassamento
Operatrice certificata Prenatal and Birth Therapy e NARM Modello Relazionale Neuroaffettivo
*Formatrice
*Insegnante Scuola Primaria


⚘FORMATA IN:
-Psicomotricità Relazionale e Analisi Corporea della Relazione
-Tecniche di Rilassamento per bambini ed adulti
-Pedagogia Sistemica
-Costellazioni Familiari
-Terapia sugli imprinting prenatali e perinatali.
-NARM Modello Relazionale Neuroaffettivo
-Counsel- coaching Strategico Breve secondo il Modello di Giorgio Nardone. CELL. 328 39 57 723

EMAIL. [email protected]

🔵LA PREVENZIONE INIZIA PRIMA DELLA NASCITA: LA PROSPETTIVA PSICOMOTORIA educativa-preventivaQuando si parla di Psicomotr...
08/06/2026

🔵LA PREVENZIONE INIZIA PRIMA DELLA NASCITA: LA PROSPETTIVA PSICOMOTORIA educativa-preventiva

Quando si parla di Psicomotricità educativa-preventiva, la prevenzione non coincide con la ricerca del deficit o con l'individuazione precoce di una difficoltà. Prevenire significa, prima di tutto, promuovere condizioni favorevoli allo sviluppo, sostenendo il benessere della persona e la qualità delle relazioni che la accompagnano fin dall'inizio della vita.

In questa prospettiva, il periodo prenatale assume un valore fondamentale. La gravidanza non rappresenta soltanto un tempo di attesa biologica, ma una fase di profonde trasformazioni corporee, emotive e relazionali che coinvolgono la madre, il padre e il bambino. È in questo tempo che iniziano a costruirsi le prime basi dell'incontro, dell'accoglienza e della relazione.

La Psicomotricità educativa-preventiva riconosce il corpo come luogo privilegiato dell'esperienza e della comunicazione. Durante la gravidanza, il bambino vive immerso in un ambiente ricco di stimoli sensoriali: percepisce movimenti, ritmi, variazioni toniche, suoni e stati emotivi che contribuiscono a organizzare le sue prime esperienze di vita. Parallelamente, i genitori iniziano a costruire uno spazio mentale ed emotivo in cui il bambino può essere pensato, immaginato e accolto.

Promuovere il benessere nel periodo prenatale significa allora offrire occasioni di ascolto, consapevolezza corporea e sostegno alla genitorialità. Significa aiutare i futuri genitori a riconoscere il valore delle proprie emozioni, delle proprie rappresentazioni e della relazione che gradualmente si sta costruendo con il bambino. Questo lavoro non ha l'obiettivo di "insegnare a essere genitori", ma di favorire un clima di fiducia e disponibilità all'incontro.

La prevenzione, in ottica psicomotoria educativa, nasce proprio qui: nella cura delle condizioni che permettono al bambino di essere accolto in un contesto relazionale sufficientemente sicuro e ai genitori di sentirsi accompagnati nel loro percorso di trasformazione. Non si tratta di intervenire su un problema, ma di valorizzare risorse, competenze e potenzialità presenti fin dall'inizio della vita.

Perché il benessere del bambino non comincia con la nascita, comincia molto prima, nel corpo, nelle emozioni e nelle relazioni che lo attendono e lo accompagnano nel suo primo viaggio verso il mondo.

S.P

🟠 LE RADICI PROFONDE DELLE DIFFICOLTÀ NEI PASSAGGI DI CRESCITA Ci sono passaggi che sembrano naturali. Crescere, cambiar...
07/06/2026

🟠 LE RADICI PROFONDE DELLE DIFFICOLTÀ NEI PASSAGGI DI CRESCITA
Ci sono passaggi che sembrano naturali. Crescere, cambiare scuola, lasciare ambienti conosciuti per entrare in nuovi contesti. Eppure chi vive accanto a bambini e ragazzi sa bene che ogni transizione porta con sé un piccolo terremoto interiore.

Il passaggio da un ordine di scuola all'altro, ad esempio, non è soltanto un cambiamento di edificio, insegnanti o compagni. È un momento in cui si ridefiniscono equilibri, sicurezze, riferimenti e perfino l'immagine che ciascuno ha di sé. Alcuni attraversano questi cambiamenti con apparente facilità, altri mostrano timori, resistenze, insicurezze o fatiche che spesso sorprendono gli adulti.

Siamo abituati a cercare spiegazioni nelle esperienze vissute, nella qualità delle relazioni, nell'ambiente familiare, nel contesto scolastico e certamente questi aspetti hanno un ruolo fondamentale. Ogni incontro, ogni emozione, ogni esperienza lascia tracce che contribuiscono a costruire il modo in cui affrontiamo il nuovo.

Ma esistono anche dimensioni più profonde e meno visibili che possono influenzare il nostro modo di reagire ai cambiamenti. Tra queste, alcune prendono in considerazione anche le impronte di nascita, considerate come una sorta di memoria originaria delle prime esperienze vissute al momento dell'arrivo al mondo.

Secondo questa prospettiva, il modo in cui ciascuno ha sperimentato il passaggio più importante della propria vita, quello dalla vita intrauterina al mondo esterno, potrebbe lasciare una traccia emotiva che, nel corso della crescita, tende a riattivarsi ogni volta che ci troviamo davanti a un cambiamento significativo. Non come una condanna o un destino già scritto, ma come una predisposizione, una sensibilità particolare attraverso cui leggere e interpretare ciò che accade.

Per questo motivo, di fronte alle difficoltà che emergono nei momenti di transizione, può essere utile ampliare lo sguardo. Non fermarsi al comportamento osservabile, ma chiedersi quale storia stia raccontando quella fatica, quali emozioni stia custodendo, quali bisogni stia esprimendo.

Ogni passaggio rappresenta una sfida, ma anche un'opportunità di crescita. E quando impariamo ad accogliere le difficoltà senza giudicarle, riconoscendo che possono nascere dall'intreccio di esperienze, ambiente, relazioni e caratteristiche profonde della persona, offriamo ai bambini e ai ragazzi qualcosa di prezioso: la possibilità di sentirsi compresi, sostenuti e accompagnati nel loro cammino.

Dietro ogni difficoltà di adattamento non c'è un problema da correggere, ma una storia da ascoltare.

S.P

In quest'ultimo anno, lo spazio CostellAzioni Educative è diventato un luogo di incontro e di crescita per molti psicomo...
06/06/2026

In quest'ultimo anno, lo spazio CostellAzioni Educative è diventato un luogo di incontro e di crescita per molti psicomotricisti ed educatori. La possibilità di condividere riflessioni, esperienze e pensieri attorno al valore della Psicomotricità ha favorito la nascita di connessioni significative e percorsi di crescita professionale condivisa.

Dal gruppo di Mentoring agli incontri dedicati alla Psicomotricità in Gravidanza, passando per l'integrazione della visione sistemica in ambito educativo attraverso le Costellazioni Educative, fino ai percorsi di supervisione richiesti da diversi colleghi desiderosi di portare nel proprio lavoro uno sguardo più umano e profondo. Accanto a loro, anche molti genitori hanno cercato e trovato uno spazio in cui osservare e comprendere con maggiore consapevolezza la relazione con i propri bambini.

Guardo a questo anno lavorativo con profonda gratitudine. Sono grata per gli incontri, gli scambi, le trasformazioni che sono nate lungo il cammino e per tutti i colleghi che, con la loro fiducia e la loro disponibilità ad aprirsi al cambiamento, hanno sostenuto la nascita di un nuovo progetto: la formazione in Psicomotricità Prenatale e Perinatale "CORPO ORIGINE".

Un percorso che nasce dall'esperienza condivisa, dalla ricerca e dal desiderio di accompagnare sempre più professionisti nella comprensione delle radici corporee della vita relazionale, fin dai suoi primi inizi.

Sabato 27 giugno si terrà la presentazione del percorso. Come una gravidanza, anche CORPO ORIGINE avrà un tempo di gestazione di nove mesi, durante i quali i partecipanti saranno accompagnati in un viaggio di approfondimento teorico, esperienziale e professionale. La formazione si svolgerà in presenza a Varese.

Nei prossimi giorni verrà pubblicato sulla pagina il link con tutte le informazioni e le modalità di partecipazione. Se desideri essere sicura/o di non perdere l'appuntamento e ricevere in anteprima tutti i dettagli, puoi scrivere a [email protected].

Vi aspetto con gioia per condividere insieme l'inizio di questa nuova avventura.

S.P

MENTALIZZARE IL CORPO O VIVERE IL CORPO?Questa riflessione nasce dalla lettura di alcuni testi di psicomotricità e, più ...
06/06/2026

MENTALIZZARE IL CORPO O VIVERE IL CORPO?

Questa riflessione nasce dalla lettura di alcuni testi di psicomotricità e, più in generale, di autori che pongono il corpo al centro della loro ricerca e della loro pratica.

Ciò che mi ha colpita non è tanto il contenuto, spesso ricco e stimolante, quanto una certa distanza tra l'oggetto del discorso e il linguaggio utilizzato per raccontarlo. Mi sono trovata, infatti, a leggere pagine dedicate all'esperienza corporea, alla presenza, al sentire e al movimento, espresse attraverso una scrittura fortemente concettualizzata, densa di definizioni, categorizzazioni e costruzioni teoriche.

Da qui è nata una domanda: è possibile che, nel tentativo di dare valore al corpo, finiamo talvolta per tradurlo esclusivamente nel linguaggio della mente?

Il paradosso è che il corpo sembra insegnarci qualcosa di molto diverso. Ci parla di immediatezza, di autenticità, di relazione diretta con ciò che accade. Ci ricorda che esiste una forma di conoscenza che precede la spiegazione e che non per questo è meno profonda.

Il corpo custodisce la memoria senza trasformarla necessariamente in racconto. Tiene insieme passato e presente in un dialogo continuo che si manifesta nei gesti, nelle posture, nei ritmi, nelle emozioni. La sua sapienza non si esprime attraverso concetti astratti, ma attraverso l'esperienza vissuta.

Naturalmente abbiamo bisogno delle parole. La riflessione teorica è fondamentale per comprendere, condividere e trasmettere ciò che osserviamo. La questione, però, non riguarda l'utilità del pensiero, bensì il suo rapporto con l'esperienza.

Quando il linguaggio diventa troppo distante dal vissuto, il rischio è che il corpo finisca per essere descritto più che incontrato, interpretato più che ascoltato.

Mi domando allora se sia possibile scrivere del corpo senza allontanarsene. Se esista un linguaggio capace di restare fedele alla qualità dell'esperienza, alla sua semplicità e alla sua complessità insieme.

Non si tratta di rinunciare al pensiero, ma di verificare continuamente da dove esso nasce: dall'osservazione dell'esperienza o dalla necessità di spiegarla.
..Perché non sempre parlare del corpo significa essere nel corpo.

S.P

Ci sono percorsi che nascono da un progetto, e poi ci sono percorsi che nascono da una vita.Da 35 anni lavoro con i bamb...
05/06/2026

Ci sono percorsi che nascono da un progetto, e poi ci sono percorsi che nascono da una vita.

Da 35 anni lavoro con i bambini come lnsegnante di scuola primaria.
Da 20 anni sono Psicomotricista.
Da 10 anni sono Formatrice.

In tutti questi anni ho studiato, mi sono formata, ho cercato strumenti, metodi, approcci. Ho incontrato insegnanti preziosi e attraversato esperienze che hanno arricchito il mio modo di essere e di lavorare.

Ma ... il percorso più importante è stato quello che ho fatto dentro di me.

Un lungo cammino di formazione e di ristrutturazione personale, iniziato dal corpo, dalla relazione, dalle mie difficoltà, dalle mie paure. Un viaggio che mi ha portata a guardare in profondità le radici del mio essere e del mio stare con gli altri.

Tra le tante esplorazioni che ho attraversato, l'incontro con il lavoro somatico sulla nascita è stato quello che ha trasformato più profondamente la mia vita. Mi ha riportata all'essenza dell'essere umano, a quel luogo originario dove il corpo custodisce la memoria dei primi incontri, delle prime relazioni, del primo senso di appartenenza.

Ho imparato molto, forse, a volte, ho persino sentito di avere troppi strumenti.

Oggi però qualcosa è diventato chiaro.

Non sento più il bisogno di accumulare conoscenze.
Sento il desiderio di continuare a crescere come professionista e come essere umano, e desidero farlo insieme ad altre persone.

Da qui nasce Corpo ORIGINE.

Un percorso formativo di nove mesi.
Nove mesi per rinascere insieme.

Un tempo dedicato ad esplorare le nostre radici corporee, il primo legame, la relazione che ci ha generati e che continua ad abitare il nostro modo di incontrare il mondo e le persone.

Un percorso rivolto a psicomotricisti, educatori e professionisti della relazione che desiderano portare nel proprio lavoro una presenza più consapevole, profonda e incarnata.

Se ciò che stai cercando è un nuovo attestato o una raccolta di tecniche da apprendere, forse questo non è lo spazio giusto.

Se invece senti il desiderio di intraprendere un cammino che possa trasformare il tuo modo di stare nella relazione, con te stesso e con gli altri, sarò felice di incontrarti.

Ti invito alla presentazione online di Corpo ORIGINE che si terrà sabato 27 giugno alle ore 10.00 su Zoom.

Pubblicherò il link nei prossimi giorni, ma se desideri essere sicur* di riceverlo puoi scrivere a:

📩 [email protected]

Perché prima di essere professionisti siamo esseri umani.

E.. forse ... oggi abbiamo bisogno, più che mai, di ritrovare insieme la nostra matrice umana.

S.P

I BAMBINI CI CHIEDONO PRIMA DI TUTTO DI ESSERE.In un tempo in cui la formazione è fondamentale, in cui studiamo, ci aggi...
04/06/2026

I BAMBINI CI CHIEDONO PRIMA DI TUTTO DI ESSERE.

In un tempo in cui la formazione è fondamentale, in cui studiamo, ci aggiorniamo, approfondiamo metodologie, strumenti e strategie educative, c'è una verità che rischiamo di dimenticare: prima della professione viene la persona.

I bambini, soprattutto i più piccoli, non incontrano il nostro curriculum. Non incontrano i titoli, le certificazioni o gli anni di esperienza. Incontrano noi.

Incontrano il nostro sguardo, il tono della nostra voce, la nostra capacità di accogliere, di sostare, di ascoltare. Percepiscono la nostra presenza autentica molto prima di comprendere qualsiasi proposta educativa.

Per questo coltivare la propria professionalità è importante, ma non basta. È necessario coltivare anche l'essere umano che siamo.

Prendersi cura di sé, conoscere le proprie fragilità, imparare a riconoscere le proprie emozioni, lavorare sulla capacità di stare nelle relazioni, sviluppare empatia e sensibilità: tutto questo non è qualcosa che sta ai margini del lavoro educativo, ne rappresenta il cuore.

I bambini, soprattutto i più piccoli, imparano attraverso la relazione. Crescono dentro legami che devono trasmettere sicurezza, fiducia e riconoscimento e la qualità di questi legami dipende, in larga parte, dalla qualità della nostra presenza.

Quando riusciamo a incontrare un bambino sul piano dell'umanità, una parte preziosa del nostro lavoro è già compiuta. Perché prima ancora di insegnare, accompagniamo, prima ancora di educare, accogliamo, prima ancora di guidare, ci mettiamo in relazione.

La competenza professionale dà forma al nostro agire. La nostra umanità gli dà significato.

S.P

🔴COSA SUCCEDE NEL TUO CORPO QUANDO UN BAMBINO SI BLOCCA ? Nella psicomotricità educativa  e nell'aiuto psicomotorio parl...
03/06/2026

🔴COSA SUCCEDE NEL TUO CORPO QUANDO UN BAMBINO SI BLOCCA ?
Nella psicomotricità educativa e nell'aiuto psicomotorio parliamo spesso di dialogo tonico. Sappiamo che le tensioni, le contratture o l'iperattività di un bambino non sono solo "comportamenti", ma messaggi corporei.

C'è, però, un elemento che spesso trascuriamo: la nostra risonanza corporea.

Quando un bambino esprime un vissuto traumatico o una memoria perinatale profonda attraverso il suo corpo, il nostro sistema nervoso e il nostro tono muscolare rispondono. Se dentro di noi ci sono nodi irrisolti legati alla nostra storia, alla nostra nascita o al nostro sistema familiare, rischiamo di alzare una barriera inconscia. Rischiamo di non "sentire" davvero l'altro per proteggere noi stessi.

Cosa succede, esattamente, in quel millisecondo?

Quando il corpo di un bambino si contrae o si disorganizza, nel nostro si attiva un'eco immediata. Il battito accelera, il respiro si fa corto, la pancia si stringe. È il nostro sistema nervoso che "legge" e sintonizza lo stato dell'altro.

Ma se quel blocco va a toccare una nostra memoria antica e non integrata (un senso di impotenza vissuto nella nostra nascita, un vissuto di abbandono o un clima familiare saturo di tensioni trattenute) accade un corto circuito. Per non sentire quel dolore che si risveglia, il nostro tono muscolare si fa corazza. Diventiamo rigidi. Oppure, al contrario, ci svuotiamo del nostro tono, perdendo la presenza.

In quel momento, la sintonizzazione si interrompe. Il bambino, che ha antenne sensibilissime, percepisce la nostra chiusura o il nostro smarrimento, e si ritrova solo con il suo carico.

Ecco perché esplorare le proprie impronte di nascita non è un lusso: è un atto di profonda responsabilità professionale. Più rendiamo fluido e consapevole il nostro corpo, più diventiamo capaci di reggere l'impatto emotivo dell'altro, accogliendolo senza giudizio e senza la necessità di difenderci.

💡 Nel percorso CORPO-ORIGINE in partenza ad ottobre a Varese dedicheremo ampio spazio all'ascolto della nostra risonanza corporea attraverso i vissuti psicomotori e i laboratori sulle impronte di nascita.

📅 Ne parliamo il 27 giugno ore 10 nell'Open Day online gratuito

S.P

LA FORMAZIONE DEGLI PSICOMOTRICISTI DOPO LA PANDEMIA: un cambiamento che merita una riflessioneLa pandemia ha rappresent...
01/06/2026

LA FORMAZIONE DEGLI PSICOMOTRICISTI DOPO LA PANDEMIA: un cambiamento che merita una riflessione

La pandemia ha rappresentato uno spartiacque per molti aspetti della nostra vita professionale e personale. Anche il mondo della formazione in psicomotricità ha subito una trasformazione profonda, accelerando processi di digitalizzazione che probabilmente avrebbero richiesto molti più anni per consolidarsi.

Oggi webinar, corsi online, supervisioni a distanza e convegni in streaming sono diventati strumenti abituali. Una modalità che ha portato con sé indubbi vantaggi.

Tra i principali aspetti positivi vi è certamente una maggiore accessibilità alla formazione. È possibile partecipare a corsi organizzati in città lontane senza affrontare viaggi, spese di trasporto o pernottamenti. Questo ha consentito a molti professionisti di ampliare le proprie opportunità di aggiornamento e di entrare in contatto con docenti e realtà formative che altrimenti sarebbero rimasti difficilmente raggiungibili.

Anche la flessibilità rappresenta un valore importante. Le registrazioni permettono di rivedere i contenuti, recuperare incontri persi e organizzare il proprio percorso formativo conciliandolo meglio con gli impegni lavorativi e familiari. In un tempo caratterizzato da ritmi sempre più complessi, questa possibilità è stata accolta da molti come una vera risorsa.

Accanto a questi vantaggi, tuttavia, emergono alcune criticità che meritano attenzione.

La formazione non è fatta soltanto di contenuti. È fatta di incontri, scambi spontanei, osservazioni reciproche, confronto informale nei momenti di pausa, esperienze condivise che spesso generano apprendimenti tanto significativi quanto quelli trasmessi durante una lezione.

Quando la formazione si svolge prevalentemente attraverso uno schermo, una parte di questa ricchezza rischia di attenuarsi. La partecipazione può diventare più passiva, il confronto meno immediato e la costruzione di relazioni professionali più difficile.

Questa riflessione assume un significato ancora più profondo se pensiamo alla natura stessa della professione dello psicomotricista.

La psicomotricità si fonda sul corpo, sulla presenza, sull'ascolto reciproco, sulla comunicazione non verbale e sulla qualità della relazione. Sono dimensioni che trovano la loro espressione più autentica nell'incontro diretto tra persone.

Per questo motivo forse la questione non riguarda semplicemente il scegliere tra formazione in presenza o formazione online. La vera domanda potrebbe essere un'altra: come preservare il valore dell'esperienza corporea e relazionale all'interno di un mondo che tende sempre più verso la distanza e la mediazione tecnologica?

Non si tratta di rifiutare l'innovazione. Le opportunità offerte dal digitale sono preziose e sarebbe un errore ignorarle. Si tratta piuttosto di interrogarci su quale equilibrio desideriamo costruire.

Se una professione nasce e cresce nell'incontro tra corpi, emozioni e relazioni, cosa rischiamo di perdere quando le occasioni di presenza si riducono progressivamente? E come possiamo fare in modo che l'efficienza e la comodità non sostituiscano completamente quegli spazi di esperienza condivisa che rappresentano il cuore della nostra identità professionale?

S.P.

🌿 CORPO ORIGINE- FORMAZIONEPSICOMOTRICITÀ PRENATALE E PERINATALE 📅 Sabato 27 giugno – ore 10.00 – Zoom (gratuito su iscr...
01/06/2026

🌿 CORPO ORIGINE- FORMAZIONE
PSICOMOTRICITÀ PRENATALE E PERINATALE

📅 Sabato 27 giugno – ore 10.00 – Zoom (gratuito su iscrizione)

Presenterò il nuovo percorso di specializzazione in psicomotricità prenatale e perinatale: un progetto pensato per psicomotricisti che sentono il bisogno di approfondire con più profondità e continuità i temi della gravidanza, della nascita e dei primi legami corporei.

Non un corso teorico.
Non una formazione a distanza come tante.

Ma un percorso di 9 weekend in presenza, distribuiti nell’arco dell’anno, costruito per chi desidera entrare davvero nel lavoro psicomotorio con l’inizio della vita: attraverso esperienza, osservazione, confronto e supervisione.

Ci sono aree del lavoro psicomotorio che non si possono comprendere solo studiando.
Hanno bisogno di tempo, corpo, presenza e relazione.

L’inizio della vita è una di queste.

✨ Durante la presentazione del 27 giugno racconterò:

la struttura del percorso Corpo Origine

come si svolgono i 9 weekend in presenza

a chi è realmente rivolto

e perché rappresenta una specializzazione rara in questo ambito

Se lavori come psicomotricista e senti che il tema della nascita e dei primi legami è diventato centrale nella tua pratica, questa presentazione è pensata per darti uno sguardo chiaro su un possibile percorso di approfondimento.

[email protected]

🔵PERCHÉ È IMPORTANTE GUARDARE ALLE MEMORIE PROFONDE DELL'EPOCA PRENATALE?Quando parliamo di memoria siamo abituati a pen...
01/06/2026

🔵PERCHÉ È IMPORTANTE GUARDARE ALLE MEMORIE PROFONDE DELL'EPOCA PRENATALE?
Quando parliamo di memoria siamo abituati a pensare ai ricordi, agli eventi che possiamo raccontare e alle esperienze che la mente riesce a collocare in una sequenza narrativa. Tuttavia, esiste una dimensione della memoria molto più antica, silenziosa e profonda, che non si esprime attraverso le parole ma attraverso il corpo.

Prima ancora di poter pensare, parlare o attribuire un significato alle esperienze, ciascuno di noi ha vissuto un lungo periodo di sviluppo all'interno di una relazione. La vita prenatale non rappresenta soltanto una fase di crescita biologica, ma un tempo nel quale si costruiscono le prime esperienze di continuità, di contatto, di adattamento e di scambio con l'ambiente che accoglie la vita nascente.

Oggi sappiamo che il bambino, durante la gravidanza, non è un essere passivo. Attraverso il movimento, i ritmi corporei, le percezioni sensoriali e il costante dialogo fisiologico con la madre, partecipa attivamente a un'esperienza relazionale che contribuisce a modellare il suo sviluppo. Non si tratta di esperienze che potranno essere ricordate nel senso tradizionale del termine, ma di vissuti che lasciano tracce profonde nell'organizzazione corporea, emotiva e relazionale della persona.

Per questo motivo ritengo importante rivolgere lo sguardo all'epoca prenatale. Non perché in essa si debbano cercare le spiegazioni di ogni sofferenza o le risposte a tutte le difficoltà della vita adulta, ma perché rappresenta una delle matrici originarie attraverso le quali si costruisce il nostro modo di abitare il corpo, di percepire noi stessi e di entrare in relazione con gli altri.

Nel lavoro psicomotorio, nel rilassamento, negli approcci corporei e somatici, accade spesso di incontrare dimensioni dell'esperienza che sembrano appartenere a un tempo molto antico. Possono emergere sensazioni, immagini, emozioni o stati corporei che non trovano una collocazione precisa nella memoria autobiografica e che tuttavia appaiono carichi di significato. Non è tanto importante stabilire a quale evento corrispondano, quanto riconoscere che stanno raccontando qualcosa di vivo nel presente e che chiedono di essere ascoltati.

A mio avviso, il valore di questo lavoro non risiede nella ricerca del passato, ma nella possibilità di ampliare la consapevolezza di sé. Quando una persona riesce ad avvicinarsi con rispetto alle proprie memorie corporee profonde, può iniziare a comprendere meglio alcune modalità con cui affronta la relazione, il contatto, la vicinanza, la separazione, la fiducia o la protezione. Può riconoscere schemi che si sono organizzati molto presto e che continuano ad agire, spesso inconsapevolmente, nella vita quotidiana.

Guardare alle memorie profonde dell'epoca prenatale significa dunque riconoscere che la nostra storia non inizia nel momento in cui possiamo raccontarla. Significa accogliere l'idea che il corpo custodisca aspetti essenziali della nostra esperienza e che alcune delle radici della nostra identità affondino in un tempo precedente alla parola.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il mio interesse per il Corpo Origine. Un concetto che non rimanda soltanto alla gravidanza o alla nascita, ma a quel territorio profondo dell'esperienza umana nel quale prendono forma le prime modalità di essere in relazione con se stessi, con gli altri e con la vita.

Il compito più importante non è ricostruire ciò che è stato, ma creare le condizioni affinché ciò che è rimasto silenziosamente inscritto nel corpo possa essere riconosciuto, accolto e gradualmente integrato all'interno della propria storia.

S.P

Indirizzo

Varese
2100

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