21/07/2020
Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino si svegliò molto presto, come sempre, per "fo***re il mondo con due ore di anticipo", ma invece di lavorare come suo solito, decise di rispondere alla lettera di studentesse e studenti che non aveva mai incontrato. Veniva da giorni terribili e lo attendevano giorni altrettanto duri, eppure quella domenica il suo primo pensiero fu per i più giovani.
Di Paolo ho tanti ricordi, personali e professionali, ma fra tutti questo episodio è quello che meglio racconta il lato umano del magistrato inflessibile che, con fiducia e generosità, credeva fortemente nelle nuove generazioni per contrastare la mafia.
Oggi, a distanza di 28 anni dall'esplosione che lo portò via insieme ad Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, viviamo con la consapevolezza che la strada da seguire è quella da lui tracciata. Perché la mafia non è ancora vinta e c'è bisogno dell'impegno quotidiano di tutti noi per sconfiggerla. Lo dobbiamo fare anche nel ricordo e nel nome di chi ha dato la vita per il bene del Paese.