14/09/2026
VICTOR JARA,
tra l'11 e il 16 Settembre 1973 visse la Sua Agonia, mutilato e ucciso dai killer di Pinochet.
"LE MANI MASSACRATE
DI VICTOR JARA.
Quando trascinarono Victor Jara allo stadio di Santiago del Cile l'11 di Settembre del 1973, per alcuni uomini non vestiti di colori chiari, in quel paese,
fu un giorno di gioia.
Il nome di Victor
era iscritto nelle
liste degli sgraditi
da molto tempo,
ai primi posti
sui quaderni della muerte di Pinochet..... La sua storia e' stata tramandata anche da molti gruppi musicali, fra cui gli Inti Illimani; c'e' un bel libro
di Claudio Fava,
La notte in cui
Victor non canto', della Baldini
e Castoldi;
la moglie di Victor, Joan, ha recentemente
scritto un libro
con prefazione
di Sepulveda,
caro amico di Victor.
"Non riuscivo
a tornare a fare
la vita da signora inglese - dichiara
la donna- sono tornata in Cile"
La madre di Victor, donna sola, con pochi mezzi ma piena di spirito,
gli insegno' a suonare la chitarra.
"Mia madre mi ha insegnato a cantare", ricordava Victor.
Una madre gli regalo' dunque i chiodi con cui lo avrebbero appeso alla sua croce, come
accade in antichi
riti di iniziazione quasi dimenticati. Victor dal '66 infastidisce
il Potere, canta;
e' bello, intelligente, pieno di calore umano, e' amato dal pueblo, come si fa?
Nello stadio dei pestaggi e delle esecuzioni dei
giorni dopo il
golpe avviene
poi quel gesto
di sadismo che
ha scatenato poi
la fantasia, se pur dolente, di gruppi musicali, biografi,
dei suoi amici,
del popolo amato
e ridotto in schiavitu' dall'anticristo
Pinochet:
a Victor Jara hanno massacrato le mani.
Sebastiano Gulisano, un giornalista siciliano, uno
che pratica resistenza scrivendo e operando in Italia da vent'anni, mi raccontava tempo fa: gliel'hanno tagliate... ritrovo nel libro
di Fava la stessa espressione.
In realta' la moglie
di Victor, Joan, che
lo cerco'un giorno
fra i cadaveri ammassati nello stadio, che ora
- da poco, in verita'-
e' intitolato a Victor Jara, parla di angolazioni
strane delle
mani maciullate da
chissa' quali abusi.
Ma la sostanza
del discorso non cambia. Il Potere
non vedeva l'ora, letteralmente,
di fermare quelle mani, di congelarle, di sputarci sopra. Certi Poteri, per la struttura interna che li genera e li motiva, odiano la Bellezza
e la creativita' profonda, odiano
la vitalita'.
Cosi' descrive l'epifania nera
del corpo di
Victor la moglie:
"Siamo saliti al secondo piano,
dove erano gli uffici amministrativi e,
in un lungo corridoio, ho trovato il corpo
di Vìctor in una fila
di una settantina
di cadaveri.
La maggior parte erano giovani e tutti mostravano segni
di violenze e di
ferite da proiettile.
Quello di Victor
era il piu' contorto. Aveva i pantaloni attorcigliati alle caviglie, la camicia rimboccata, le mutande ridotte
a strisce dalle coltellate, il petto n**o pieno di piccoli fori, con un'enorme ferita, una cavita',
sul lato destro dell'addome,
sul fianco.
Le mani pendevano con una strana angolatura e distorte; la testa era
piena di sangue
e di ematomi.
Aveva un'espressione
di enorme forza,
di sfida, gli occhi aperti."
Il potere, pero',
a volte esagera.
Non e' consigliabile regalare simboli alla plebe, ai musicisti, agli scrittori, alle donne innamorate che perdono il loro compagno.
Quelle mani, tagliate e alianti come in
un quadro di Chagall, praticano resistenza. Si impongono come pallottole, tramite la forza di un pensiero simbolico.
Agiscono
in profondita',
si inerpicano
per le vallate dell'inconscio collettivo
e restano
per sempre
a raccontare
un mondo.
Scappano
dalla morte.
Lo sanno bene
quei dittatori che
non giustiziano
gli eroi e gli anarchici per non trasformarli in ideali, lo sanno quando cercano,
in vita, di screditarli, di spegnere il loro carisma.
Non e' consigliabile dare nutrimento
ai poeti.
Victor Jara pratica ancora resistenza con le sue mani tagliate,
è ovesciamento ultimo della bellezza e dell'amore, odio sintetizzato a temperature
altissime,
invidia della felicita' di un uomo che tempestava
la chitarra,
che parlava
agli uomini
e che baciava avvolgendola
per sempre
una donna
che ora resiste
e prosegue, testimoniando.
Joan Turner salvo' fuggendo subito dopo i funerali del marito alcuni nastri delle sue canzoni.
Il Potere distrusse tutte le copie
di registrazioni rintracciabili.
E anche le matrici.
Ma Joan ce le portò.
Patrizia Caffiero