21/02/2026
Criticità ci sono anche nella nostra comunità... il nuovo quartiere a Petosino, di cui non si sa nulla, le connessioni del territorio con la TEB2, la pessima variante..
Esprimiamo forte preoccupazione per i gravi ritardi che stanno interessando il collegamento ferroviario tra Bergamo e l’Aeroporto di Orio al Serio, un’infrastruttura annunciata come strategica per la mobilità cittadina ma che, allo stato dei fatti, sta creando e creerà non pochi problemi ai cittadini del quartiere e di quelli adiacenti. Le promesse annunciate in campagna elettorale, e non solo, si sono scontrate con la realtà: i lavori non rispettano le tempistiche dichiarate e i cittadini del quartiere di Boccaleone si sono ritrovati a pagare il prezzo più alto di una programmazione inefficiente. A fronte delle proposte migliorative avanzate dai comitati locali, l’amministrazione ha giustificato l’urgenza dell’approvazione del progetto con la necessità di completare l’opera prima delle Olimpiadi. Oggi è evidente che quell’urgenza non ha prodotto risultati concreti, ma solo disagi diffusi che coinvolgono non soltanto il quartiere, bensì l’intera città. Il tema non è esclusivamente tecnico o burocratico: è profondamente politico. Governare significa programmare con serietà, garantire trasparenza e ascoltare chi vive quotidianamente il territorio. Cittadini, comitati e associazioni non possono essere considerati un ostacolo, ma una risorsa indispensabile per migliorare i progetti e prevenire errori. La partecipazione è una condizione essenziale della democrazia, non un adempimento formale. Le criticità non si fermano al collegamento ferroviario. La linea tranviaria T2 Bergamo–Villa d’Almè rischia, una volta completata, di non poter entrare in funzione a causa dell’incertezza sulle risorse necessarie alla gestione. A ciò si aggiungono i ritardi nella realizzazione della nuova GAMeC presso l’ex palazzetto dello sport, un progetto di rigenerazione urbana che avrebbe dovuto rappresentare un segnale di rilancio per la città. Il quadro complessivo è quello di una pianificazione fragile, in cui le opere vengono annunciate con enfasi ma non sono accompagnate da una gestione rigorosa delle tempistiche e delle risorse. Chi amministra risorse pubbliche ha il dovere politico e morale di ridurre al minimo il rischio di ritardi, varianti onerose e opere incompiute. Serve un cambio di metodo: più trasparenza, maggiore coinvolgimento della comunità, più responsabilità nelle scelte. Solo così si può restituire fiducia ai cittadini e garantire che le infrastrutture strategiche diventino davvero opportunità di sviluppo e non l’ennesima occasione mancata.