La voce di Solarino

La voce di Solarino La voce di Solarino è un luogo d’incontro e confronto civico, sensibile alla cronaca politica locale

Ricordare Capaci, oggi, nell'anniversario della strage in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Fra...
23/05/2026

Ricordare Capaci, oggi, nell'anniversario della strage in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, non significa soltanto commemorare i loro nomi e ricordare il loro sacrificio. Significa soprattutto anche chiederci, da che parte stiamo.

La mafia non si è manifestata solo nelle stragi, e nei grandi processi. Vive ancora oggi, ma in una cultura più sottile: nella raccomandazione accettata come normalità, nel favore chiesto all’amico potente, nel diritto trasformato in privilegio, nella convinzione che senza padrino non si arrivi da nessuna parte. Nel silenzio omertoso di fronte ai soprusi e all'ingiustizia.

E allora la mafia possiamo combatterla anche noi, semplici cittadini, ogni volta che rifiutiamo quella logica. Ogni volta che scegliamo la strada più difficile: quella delle regole, della dignità, della responsabilità, della giustizia.

Perché l’antimafia comincia anche da qui: dal non cercare scorciatoie quando quelle scorciatoie rendono tutti meno liberi.

Forse è questo il modo più alto per onorare la memoria del giudice Giovanni Falcone: non limitarci a ricordarlo una volta l’anno, ma provare a rendere ogni giorno un po’ meno mafiosa la società in cui viviamo

Il bene pubblico non si privatizza quando si firma un atto. Il bene pubblico si privatizza molto prima: quando la societ...
17/05/2026

Il bene pubblico non si privatizza quando si firma un atto. Il bene pubblico si privatizza molto prima: quando la società civile se ne disinteressa.

Da anni il bene pubblico arretra.
Arretrano i servizi.
Arretra la capacità della politica di pianificare, gestire, resistere al monopolio del privato.

E dove il bene pubblico arretra, per mancanza di strategie e per interesse di alcuni, inevitabilmente avanza il privato.
Succede con la sanità.
Succede con il lavoro.
Succede con i trasporti.
Succede perfino con gli spazi di aggregazione e con la cultura.

E oggi succede anche con l’acqua.
La sua privatizzazione non è nata all’improvviso.
Non è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
È arrivata lentamente, dentro il vuoto lasciato da anni di inefficienze, silenzi, incapacità amministrative, debolezza politica e interessi particolari.

Del resto, quando il sistema pubblico viene lasciato a deteriorare, il privato non appare più come una scelta politica: appare come l’unica soluzione possibile. Ed è qui che si consuma la vera sconfitta.

Una comunità intera è stata lasciata praticamente all'oscuro di decisioni fondamentali su un servizio essenziale.

E ora il dibattito intorno all'acqua pubblica si è ridotto a una questione burocratica o amministrativa, quando invece riguarda il senso stesso della democrazia: ricordate i risultati del referendum sull'acqua pubblica?

Ma attenzione, il bene pubblico esiste solo finché esiste una comunità capace di difenderlo.

E su questo dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità: la politica ha enormi responsabilità, ma anche la società civile arriva spesso tardi.

Ci mobilitiamo troppo tardi: quando le decisioni sono già prese. Quando i giochi sono già fatti. Quando gli equilibri economici e politici sono già consolidati.

A quel punto resistere diventa difficilissimo. Diventa impossibile. Per questo il caso Aretusacque ci insegna qualcosa che va oltre Aretusacque stessa.

Ci insegna che serve vigilanza prima.
Serve partecipazione prima.
Serve costruire coscienza collettiva prima.
Non basta indignarsi alla fine.
Bisogna tornare ad abitare i processi politici mentre accadono. Pretendere trasparenza.
Studiare gli atti.

Costruire reti tra cittadini, associazioni, movimenti, amministratori e territori. Perché senza una società viva, organizzata e consapevole, il pubblico continuerà lentamente a dissolversi.

E allora forse la vera battaglia non è più soltanto impedire una privatizzazione già avvenuta.
La vera battaglia è impedire che il prossimo pezzo di bene pubblico venga ceduto nel silenzio generale a un altro privato.

L’acqua oggi.
Domani cos’altro?

Oggi abbiamo strumenti di comunicazione immediati e potentissimi.Un messaggio WhatsApp, un post Facebook, una storia Ins...
10/05/2026

Oggi abbiamo strumenti di comunicazione immediati e potentissimi.
Un messaggio WhatsApp, un post Facebook, una storia Instagram, un avviso pubblico: in pochi minuti si possono raggiungere centinaia di persone.

Ed è proprio per questo che comunicare bene è diventato ancora più importante.
Comunicare non significa soltanto promuovere un evento o condividere una bella notizia.
Significa anche avvisare per tempo, spiegare un disagio temporaneo, aiutare i cittadini a organizzarsi, prevenire problemi.

E a questo punto bisogna fare un'osservazione: quando si tratta di promuovere eventi, spettacoli, feste o iniziative pubbliche, giustamente si usano manifesti, post, comunicazioni, avvisi e perfino mezzi con megafono per raggiungere più cittadini possibile.

Allora viene naturale chiedersi: perché la stessa attenzione non viene riservata anche alle comunicazioni che riguardano disagi, chiusure, deviazioni o limitazioni alla viabilità?

Una gara ciclistica non nasce all’improvviso. Presumibilmente esistono un calendario, autorizzazioni, percorsi stabiliti. Proprio per questo si può e si deve lavorare prima, cioè con prevenzione e organizzazione.

Perché dietro ogni strada chiusa, ogni cambiamento nella viabilità o nei servizi, ci sono persone reali: lavoratori, anziani, famiglie, persone fragili, emergenze possibili.

Gli eventi sportivi, culturali e le manifestazioni sono momenti importanti e belli per un paese. Proprio per questo meritano un’organizzazione accompagnata da informazioni chiare, diffuse e tempestive, capaci di evitare disagi inutili.

È importante recuperare il valore delle osservazioni critiche fatte con onestà intellettuale e spirito costruttivo: sostenere un'amministrazione non significa rinunciare a vedere gli errori che essa può commettere e invitarla a correggersi e a svolgere con più attenzione il proprio compito.

Anzi, forse il vero sostegno passa anche dalla capacità di dire le cose con chiarezza, rispetto e senso della realtà, nella speranza di migliorare servizi, organizzazione e rapporto con i cittadini.
Anche questo, in fondo, è comunicazione.
Anche questo significa prendersi cura della propria comunità

Segnalare un problema, un guasto, una strada sporca o delle erbacce alte non dovrebbe mai essere visto come un gesto con...
07/05/2026

Segnalare un problema, un guasto, una strada sporca o delle erbacce alte non dovrebbe mai essere visto come un gesto contro qualcuno o contro un'amministrazione, ma come un dovere civico.

Ma esiste anche un dovere da parte di chi si assume l'onere di segnalare: non trasformare ogni segnalazione in una campagna di delegittimazione.

Il paese può crescere solo se c'è vera collaborazione tra tutte le parti coinvolte: cittadini che segnalano un problema con senso di responsabilità e misura e con un'amministrazione o i sostenitori della stessa, che accolgono quelle segnalazioni con spirito di servizio e serenità.

Oggi alla politica Solarinese manca ancora un elemento importante: la capacità di accompagnare il dibattito pubblico con equilibrio, profondità e capacità di analisi.

Dispiace dirlo, ma è necessario farlo: a Solarino mancano figure politiche che aiutino i cittadini a riflettere, a contestualizzare i problemi, a distinguere una critica utile da una polemica sterile e a porre la stessa in modo costruttivo. Figure capaci non solo di reagire a difesa del proprio leader di riferimento o all'attacco del leader avversario, ma personalità in grado di orientare, spiegare, costruire un confronto politicamente maturo.

La politica non dovrebbe limitarsi a rincorrere le lamentele o gli umori del momento. Né dovrebbe strumentalizzare ogni cosa per fini propagandistici.

Dovrebbe soprattutto educare al senso civico, al dialogo e alla responsabilità collettiva, perché quando queste vengono meno, tutta Solarino fa un passo indietro, e la responsabilità di questo, non si può imputare sempre ai cittadini

Ieri in aula consiliare si è tenuta la tavola rotonda dedicata alla gestione dell’acqua pubblica a Solarino.Chi vi scriv...
28/04/2026

Ieri in aula consiliare si è tenuta la tavola rotonda dedicata alla gestione dell’acqua pubblica a Solarino.

Chi vi scrive, non è stato presente perché impegnato nello stesso orario in un incontro politico provinciale. Per questa ragione ritengo corretto astenermi da analisi o giudizi, e chiedo ai cittadini che hanno partecipato all’incontro: che cosa avete raccolto? Quali elementi sono emersi? Quali passaggi sono stati chiariti? Qualcuno desidera raccontare ciò che è stato detto?

La partecipazione non si esaurisce nella presenza fisica a un appuntamento, ma si esprime anche nella condivisione con la comunità, del proprio pensiero.

Perché vivere in una comunità vuol dire far sentire la propria voce. Se in futuro vogliamo evitare che decisioni importanti maturino lontano dallo sguardo dei cittadini, allora la cittadinanza deve tornare a essere più attiva, attenta, critica.

Non serve chiedere trasparenza dopo se non si costruisce insieme, partecipazione prima.

Una comunità più consapevole nasce proprio così!

Domani alle ore 18,15 in aula consiliare, si terrà un incontro dedicato al tema sulla gestione dell’acqua pubblica.La vo...
26/04/2026

Domani alle ore 18,15 in aula consiliare, si terrà un incontro dedicato al tema sulla gestione dell’acqua pubblica.

La voce di Solarino, alcune settimane fa ha sollevato la necessità di un confronto pubblico su un tema così importante per la nostra comunità, e Civica ha accolto di buon grado il nostro appello, organizzando questa bella iniziativa.

Molti cittadini immaginano che una decisione importante come la gestione dell'acqua venga discussa nei consigli comunali o nelle assemblee pubbliche; in realtà si affronta in sedi istituzionali meno conosciute, dove i sindaci di un territorio si riuniscono per definire il modello di gestione del servizio idrico.

In quelle sedi entrano in gioco diversi fattori: il peso demografico dei comuni, gli equilibri politici tra amministrazioni, le prospettive di investimento sulle reti e l'autonomia delle stesse; si veda il caso di Palazzolo Acreide, unico comune che si è permesso di sfidare il sistema avendo la forza per farlo.

Il punto, però, non è soltanto ciò che è accaduto con Aretusacque. Il punto è che i cittadini non sono stati informati per tempo, spiegando cosa stava accadendo e quali passaggi hanno portato l’amministrazione a prendere determinate decisioni sull'acqua pubblica, e a fronte di quali accordi precedenti.

Un confronto così complesso avrebbe dovuto tenersi con la cittadinanza tutta, prima di prendere decisioni così importanti. Si è invece preferito farlo dopo, a firme apposte, a chiusura di una procedura forse già scritta.

Auspichiamo che domani gli illustri relatori che interverranno all'incontro, spieghino con esaustività ciò che è accaduto con Aretusacque e invitiamo i cittadini a condividere le loro riflessioni su questa pagina

Sapete che a Vienna l’acqua del rubinetto è quella delle sorgenti alpine e arriva nelle case grazie a un sistema costrui...
23/04/2026

Sapete che a Vienna l’acqua del rubinetto è quella delle sorgenti alpine e arriva nelle case grazie a un sistema costruito per sfruttare il dislivello naturale?

Non si tratta semplicemente di una geniale trovata dei nostri cugini austriaci, è molto di più:

È una scelta politica, nel senso più serio e alto del termine: quell’acqua è gestita dal Comune, come bene pubblico essenziale, dentro una visione che considera il servizio idrico una responsabilità diretta della comunità cittadina.

È il segno di un’idea precisa: l’acqua non è una merce qualsiasi, ma un bene comune essenziale, da custodire con responsabilità pubblica e con una visione lunga.

A Vienna questo principio non è uno slogan. È un modello concreto. L’acqua viene gestita dal pubblico, dentro un sistema che mette al centro qualità, tutela della risorsa e interesse dei cittadini.

Noi ci prepariamo ad affrontare il tema, tutt’altro che semplice, di Aretusacque, in una tavola rotonda che sembra arrivare troppo tardi rispetto ai tempi in cui sarebbe stato opportuno parlare e spiegare.

Perché quando si parla di acqua, ci dispiace ripeterci, non si parla solo di tubature, bilanci, sigle societarie o assetti formali. Si parla della vita quotidiana delle famiglie. Si parla delle bollette, della manutenzione, degli interventi, della trasparenza, della capacità di garantire un servizio efficiente e di rispondere davvero ai bisogni del territorio.

Per questo il tema diventa politico:
L’acqua riguarda tutti.
Riguarda la salute.
Riguarda la dignità di una comunità.
Riguarda il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Per questo confidiamo che la questione Aretusacque non venga affrontata come una faccenda per pochi addetti ai lavori, né raccontata solo attraverso formule rassicuranti. Ha bisogno di attenzione, di chiarezza, di controllo pubblico vero, di discussione seria.

Vienna ci ricorda che un altro modo di pensare l’acqua esiste.

Che ci sono città in cui l’acqua è trattata fino in fondo come un bene pubblico essenziale. E che il valore di una comunità si misura anche da come difende ciò che è di tutti.

Forse è da qui che dovremmo ripartire: da una domanda semplice, ma decisiva.
L’acqua deve essere solo gestita come un affare, o deve essere davvero custodita nell’interesse pubblico?

Plaudiamo a questa bella e giusta iniziativa di Civica, organizzata dopo uno dei nostri ultimi post nei quali abbiamo ch...
09/04/2026

Plaudiamo a questa bella e giusta iniziativa di Civica, organizzata dopo uno dei nostri ultimi post nei quali abbiamo chiesto chiarimenti su Aretusacque.

Confidiamo nella massima partecipazione dei nostri concittadini, perché quando un' Amministrazione organizza un tavolo di discussione su un tema sensibile come l'acqua pubblica, il minimo che possiamo fare è esserci: per porre delle domande, certo, e per ascoltare le risposte

Un tema fondamentale per la nostra comunità: l’acqua come diritto, risorsa e responsabilità condivisa.

Per parlarne, in vista dell'imminente cessione degli impianti ad Aretusacque, abbiamo deciso di organizzare una tavola rotonda aperta a tutta la cittadinanza, per discutere insieme del futuro della gestione dell’acqua a Solarino.

Interverranno esperti e amministratori per chiarire dubbi e perplessità.

Un’occasione per informarsi e confrontarsi, partecipando attivamente al dibattito su una questione che riguarda tutti noi.

📅 Lunedì 27 aprile 2026
🕕 Ore 18:15
📍 Aula Consiliare

Non sono siciliano. E proprio per questo ho esitato a lungo prima di scrivere queste righe. Perché parlare di un luogo c...
18/12/2025

Non sono siciliano. E proprio per questo ho esitato a lungo prima di scrivere queste righe. Perché parlare di un luogo che non ti appartiene comporta sempre il rischio di sembrare presuntuoso e forse di offendere qualcuno. Ma le persone che mi conoscono sanno che sono un uomo che ama condividere le proprie riflessioni, nel rispetto di tutti.

Per uno che viene da fuori, è molto evidente che qui la politica viene spesso percepita come qualcosa di distante. Non per disinteresse, ma perché viene vista come una faccenda che riguarda altri, che si decide altrove, che si subisce più di quanto si costruisca. Se ne parla molto, ma raramente come spazio davvero comune.

E insieme a questa distanza ho visto un forte bisogno di affidarsi a qualcuno. Volti, nomi, figure chiamate a reggere tutto il peso. Da un lato la sfiducia nella politica, dall’altro l’attesa di un leader che tenga, che risolva, che faccia al posto degli altri.

Fare politica insieme è difficile ovunque. Richiede tempo, confronto, accettare il dissenso. Qui, spesso, prevalgono invece strutture verticali: chi guida decide, gli altri seguono. Cambiano le parole, non le dinamiche e gli schemi.

La politica diventa così relazione più che visione. Conta esserci, essere riconoscibili, essere visti. Ma quando la relazione prende il posto dell’idea, tutto diventa fragile: se viene meno la persona, viene meno anche ciò che aveva costruito.

Fatico a vedere comunità politiche. Vedo soprattutto attese. Attese che qualcuno faccia, che risolva. E quando questo non accade, la delusione conferma l’idea che “la politica è sempre la stessa”.

La comunità, però, non nasce solo dal ritrovarsi. Non basta una festa, un evento, una sala piena per fare una comunità. Quelli sono momenti, non strutture. La comunità si costruisce con piccoli sacrifici, con rinunce. Con la capacità di mettere tempo ed energie a disposizione di un progetto, non pensando ad un ritorno immediato, ma ad un dovere da assolvere nei confronti di tutti.

Senza questa disponibilità reale non nasce nessun “noi”, ma solo una somma di presenze temporanee.

L’emancipazione reale da tutto questo, è smettere di delegare a una persona ciò che possiamo costruire insieme.

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