10/09/2023
Perché quando a violare i diritti umani sono gli israeliani, tutto tace e nessuno grida allo scandalo? È il caso di dire "due pesi e due misure". Questo accade soprattutto nei riguardi dei cittadini palestinesi, costretti a vivere ormai in stato d’apartheid nella loro stessa terra. L’ultimo gravissimo episodio è avvenuto proprio a fine agosto ai danni di un ricercatore con doppia nazionalità. E il governo Meloni ancora silente sull’episodio, non proferisce parola. Così come sono silenti le opposizion, a parte qualche voce isolata fuori dal coro, che su Zaki, arrestato in Egitto e poi liberato, avevano sollevato un polverone.
Poco più di una settimana fa, Khaled El Qaisi giovane ricercatore italo-palestinese, è stato arrestato dalle autorità israeliane al valico di Allenby, tra Cisgiordania e Giordania in circostanze decisamente poco chiare. Il giovane, era diretto con la famiglia ad Amman dopo una vacanza a Betlemme, ma è stato fermato al valico di Allenby dalle forze israeliane che dopo aver effettuato i controlli sul bagaglio, l’hanno poi arrestato. Il tutto davanti alla moglie e al figlio piccolo, senza una spiegazione plausibile.
Dopo il fermo, la moglie e il figlio, sono stati letteralmente abbandonati da soli in territorio Giordano, senza effetti personali e senza alcun contatto, al punto tale che per poter raggiungere l’ambasciata italiana, hanno dovuto chiedere aiuto a della gente sconosciuta. A dare la notizia dell’accaduto, la moglie Francesca Antinucci e la mamma di Khaled, Lucia Marchetti che sono comprensibilmente sconvolte, oltreché preoccupate per la sorte del congiunto. È chiaro che si tratti di un’azione piuttosto discutibile da parte degli agenti di frontiera israeliani, che come in tanti altri casi, hanno calpestato i più elementari diritti della persona.
Il giovane El Qaisi dopo l’arresto non ha avuto neppure la possibilità di interloquire col proprio avvocato e due giorni fa, ha già dovuto affrontare la prima udienza per la proroga della detenzione che ovviamente è stata confermata per un’altra settimana. Anche in quella circostanza il detenuto non ha potuto parlare col suo avvocato, non ha avuto modo di accedere agli atti con le accuse a suo carico e non ha potuto appurare da chi siano partite queste accuse. Tutt’ora viene sottoposto ad interrogatorio in carcere in spregio di qualsiasi diritto umano e senza assistenza legale.
Khaled El Qaisi è studente e traduttore di Lingue e Civiltà Orientali all’Università La Sapienza di Roma. È un giovane molto stimato per il suo impegno nella divulgazione di materiale storico ed è tra i fondatori del Centro Documentazione Palestinese, una associazione che opera nell’ambito dello scambio culturale Italia Palestina. Quello che oggi ci domandiamo è come si possa continuare ad proclamarsi depositari di valori democratici, quando si ignorano i diritti di alcuni popoli e ci si erge a paladini di altri.
Come se i diritti umani appartenessero solo ad alcuni ed altri fossero solo fantasmi. Perché quando a fare i prepotenti sono gli israeliani, nessuno ha mai il coraggio di prendere una posizione seria e ferma? È proprio vero che a dominare il mondo sono le armi e il potere e ad oggi sono poche le democrazie occidentali che hanno il coraggio di contraddire uno degli Stati più ricchi e militarmente più evoluti al mondo. Noi ovviamente ci opporremo sempre a queste logiche ingiuste e difenderemo sempre i più deboli. Non smetteremo mai di invocare libertà e diritti per il popolo più abbandonato del pianeta: il popolo palestinese!
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