26/07/2025
Dal post pubblicato dalla consigliera di opposizione Anna De Palma, emerge una proposta riguardante il futuro dell’ex Cinema Santa Lucia.
Altro che amore per Senise.
I primi interessi "particolari" — quelli autentici, non certo nobili — cominciano a emergere.
Il neo pensionato Di Ciancia, dismessa la divisa della Polizia Municipale, si è lanciato a capofitto nella campagna elettorale.
Una partecipazione visibile e costante, con immancabili presenze nella sede della lista vincitrice.
E dal ringraziamento pubblico ricevuto durante l’ultimo comizio, si può facilmente dedurre che il suo coinvolgimento a favore della lista sia stato tutt’altro che marginale.
Certamente non si traggono conclusioni affrettate osservando una tempistica che appare, senza dubbio, sospetta. Il vecchio cinema Santa Lucia — abbandonato, impolverato e con ogni probabilità pericolante — difficilmente risulterebbe appetibile per qualunque acquirente. Pensarlo ancora come cinema è arduo, specie considerando la crisi che affligge numerose sale anche nelle città più popolose. Lo streaming, d’altronde, ha preso il sopravvento: economico, immediato e irresistibilmente comodo, com'è la poltrona di casa che ci permette di gustare il film, sempre, in prima fila.
Difficile immaginare che possa essere venduto con l’intento di trasformarlo in un piccolo condominio. A mio avviso, l’operazione risulterebbe impossibile, soprattutto per l’ottenimento dei necessari permessi edilizi.
Ed ecco la trovata geniale.
Ammantarlo della sacralità della cultura multidisciplinare: uno spazio per esibizioni, concerti, incontri culturali, presentazioni di libri e, per restare fedele alla sua funzione originaria, proiezioni di film e documentari.
Così travestito, perché non farlo riscattare dall’amministrazione comunale con i fondi del PNRR? Acquisirlo per un uso pubblico, ristrutturarlo con risorse europee… ed ecco che un bene invendibile si trasforma in un guadagno privato straordinario.
Totò direbbe: «Ah!! Ma ke bella penzata!»
Ma restiamo pure nell’ipotesi del possibile, anzi del nobile.
Giusto per non farci bollare come critici a prescindere o oppositori per vocazione.
Supponiamo dunque che l’acquisizione pubblica sia realmente fattibile, che la ventilata vendita non nasconda intenti affaristici e che ne possa derivare una straordinaria ricaduta culturale e sociale. Tutto sarebbe confermato dalla stupefacente utilità della struttura, dall’irresistibile richiamo di menti brillanti e da un pubblico talmente numeroso da riversarsi nello spazio dove sorge — si fa per dire — il vecchio cinema. Ecco, il Di Ciancia… lo ha presente dove si trova quell’edificio? Quello stesso cinema abbandonato da decenni? Ora immaginiamo quel pubblico numeroso, magari proveniente anche dai paesi vicini: dove parcheggerebbe? E i residenti? Dove dovrebbero sistemare le loro auto? Pensate davvero che l’amministrazione, facendo questo servizio al "privato", verrebbe applaudita… o mandata a quel paese?
Totò, col suo sguardo fulminante, avrebbe chiuso il sipario dicendo: «Hiii!! Ma facitime u piacere!»