12/05/2020
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La pandemia di Covid-19 ha stimolato una rapida espansione della produzione di prodotti in plastica, rivelatisi indispensabili per il contenimento del virus. I governi di tutto il mondo si sono affrettati per potenziare le loro scorte, e stanno continuando a farlo.
Ma tutta quella plastica, dove finisce? È ragionevole temere che questa pandemia possa mettere a rischio tutti gli sforzi fatti, fino ad oggi, per ridurre l'inquinamento da plastica?
L’utilizzo dei DPI, laddove non correttamente smaltiti, o utilizzati in modo sproporzionato e inconsapevole, sta producendo un impatto immediato sulle strade di tutto il mondo.
In virtù delle loro caratteristiche, possono essere davvero pericolosi per l’ambiente:
- questi prodotti si rompono trasformandosi in microplastiche. I rischi delle microplastiche per la salute umana sono ancora allo studio, ma uno tra i potenziali pericoli deriva dal fatto che esse, attraversando gli impianti delle acque reflue possono raccogliere batteri nocivi, che possono trasportare con loro. Se ingeriamo la plastica, possiamo ingerire i batteri.
- per la vita marina. I guanti, infatti, come i sacchetti di plastica, possono sembrare meduse o altri tipi di alimenti per le tartarughe marine, ad esempio. I DPI sono diventati un'ulteriore minaccia soprattutto per gli oceani del mondo, soffocati dal peso della plastica a un ritmo in rapido aumento.
BATTUTE D’ARRESTO LEGISLATIVE
- USA: A marzo, la Plastics Industry Association ha scritto al Dipartimento della Salute degli Stati Uniti, chiedendole di "fare una dichiarazione pubblica sui benefici per la salute e la sicurezza visti nella plastica monouso".
La Cnn riporta come il timore sia che l’industria della plastica sfrutti le paure e le debolezze derivanti dalla pandemia per indurre la popolazione a pensare che plastica sia la scelta più sicura, anche nel lungo termine.
In alcuni stati sono state bloccate misure contro la plastica monouso, come ad esempio nel Maine, dove il divieto di vendita di sacchetti di plastica monouso è stato sospeso almeno fino al 15 Gennaio dell’anno prossimo.
Molti rivenditori, tra cui Starbucks, hanno vietato prodotti riutilizzabili per proteggere dalla diffusione di Covid-19.
- Anche nel Regno Unito è stata sospesa una tassa sui sacchetti di plastica
- In piena emergenza coronavirus, l’associazione europea dei convertitori plastici (EuPC, European Plastic Coverters) ha inviato alla Commissione Europea una lettera, invitandola a prorogare di almeno un anno le scadenze previste dalla Direttiva 2019/904 (la cosiddetta Direttiva SUP) per la messa al bando di alcuni articoli in plastica monouso. Fortunatamente la Commissione Europea non ha attuato alcun dietrofront in merito all’applicazione della disposizione.
I dati sulla produzione della plastica sono inquietanti.
La produzione globale è quadruplicata negli ultimi quattro decenni.
Uno studio del 2019 ha poi rilevato, con i suoi autori che avvertono che se tale tendenza continua, la produzione di materie plastiche rappresenterà il 15% delle emissioni di gas serra entro il 2050. In confronto, tutte le forme del mondo dei trasporti rappresentano ora il 15% delle emissioni.
A fronte di ciò, e della condizione tragica dei nostri oceani, dovremmo riflettere seriamente all’atteggiamento da assumere durante la pandemia nei confronti di questo tema. I governi non dovrebbero scendere a compromessi sui traguardi già consolidati in materia di contenimento della produzione della plastica monouso.
L’utilizzo dei DPI, seppur attualmente fondamentale, dovrebbe essere accompagnato da politiche di sensibilizzazione ambientale, nonché rispetto al loro corretto smaltimento.
L’utilizzo delle plastiche monouso, infine, non solo dovrebbe tornare ad essere un ricordo non appena finita l’emergenza sanitaria, ma potrebbe anche essere messo da parte incentivando l’utilizzo di materiali biodegradabili e non inquinanti, su cui anche le aziende produttrici di plastica potrebbero investire, magari con sussidi governativi.