16/07/2026
Dopo gli utlimi fatti che hanno interessato la nostra città abbiamo fatto una riflessione che abbiamo condiviso con tante realtà. Un pezzo significativo della nostra comunità che si coinvolge su un'analisi comune, individua criticità, traccia prospettive. Ci auguriamo che queste considerazioni non restino inascoltate.
Sicurezza: controllo del territorio, prevenzione sociale e cura della città devono procedere insieme
La gravissima sparatoria avvenuta oggi nel cuore della città impone una riflessione seria e una risposta concreta da parte di tutte le istituzioni. Solo una tragica casualità, probabilmente favorita anche dalle elevate temperature che hanno limitato la presenza di persone nella piazza, ha evitato conseguenze ancora più drammatiche. In un giorno diverso e in condizioni ordinarie, quel luogo avrebbe potuto essere molto più affollato e il bilancio ben più grave.
La prima risposta deve essere il rafforzamento del controllo del territorio. È necessario che lo Stato investa con maggiore decisione sulla sicurezza della città attraverso l’aumento degli organici delle Forze dell’Ordine, il miglioramento delle loro condizioni di lavoro e il completamento, nel più breve tempo possibile, della nuova sede del Commissariato di Polizia, infrastruttura strategica per garantire una presenza ancora più efficace dello Stato.
Non possiamo, però, ignorare una delle criticità che da tempo caratterizza il nostro territorio: la preoccupante facilità con cui, in una realtà complessa come San Severo, è possibile reperire armi. È un fenomeno che richiede una risposta ferma sul piano repressivo, ma che impone anche una lettura più profonda delle dinamiche sociali di una città del Mezzogiorno, dove fragilità economiche, marginalità e povertà educativa finiscono spesso per alimentare percorsi di devianza.
La sicurezza, infatti, non coincide soltanto con il controllo del territorio. Si costruisce anche attraverso il decoro urbano, la cura degli spazi pubblici, la presenza costante delle istituzioni e quel patto di fiducia tra cittadini e amministrazione che rappresenta il primo presidio di legalità. Una città curata, vissuta, capace di offrire luoghi di socialità, servizi efficienti e attenzione al bene comune è una città più sicura.
Controllo e prevenzione non sono due strategie alternative, ma le due colonne sulle quali costruire sicurezza, legalità e vivibilità. Da una parte è indispensabile l’azione delle Forze dell’Ordine; dall’altra serve un sistema di welfare forte, capace di prevenire il disagio, accompagnare le persone e le famiglie, sostenere i percorsi di inclusione sociale e intercettare le fragilità prima che si trasformino in esclusione o violenza.
È proprio su questo versante che registriamo il maggiore motivo di preoccupazione e di profonda insoddisfazione. Negli ultimi due anni e mezzo il sistema delle politiche sociali cittadine ha progressivamente perso forza, servizi e capacità di incidere sulle fragilità. Si sono ridotte le opportunità educative, sono venute meno molte delle misure di contrasto alle povertà educative e si è progressivamente indebolita quella rete di interventi che dovrebbe rappresentare il primo presidio di prevenzione e di coesione sociale.
Un sistema di welfare moderno non si limita a gestire pratiche amministrative o singole emergenze. Deve essere capace di prendere in carico le persone e i nuclei familiari nella loro complessità, accompagnandoli in percorsi di autonomia, inclusione e crescita. È questo il significato più autentico delle politiche sociali: costruire comunità più forti e ridurre le condizioni che favoriscono marginalità e illegalità.
Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai minori e ai giovani. In una città dove numerosi episodi di violenza hanno visto protagonisti ragazzi sempre più giovani, investire in educazione, sport, cultura, aggregazione e opportunità rappresenta una delle più importanti politiche di sicurezza possibili. La prevenzione nasce dalla presenza quotidiana delle istituzioni e dalla capacità di offrire alternative concrete, non dall’intervento quando il problema è ormai esploso.
A preoccupare è anche il progressivo indebolimento del rapporto tra amministrazione e Terzo Settore. Ancora oggi non risulta convocato il tavolo di concertazione per la programmazione del Piano Sociale di Zona, privando la città di uno strumento fondamentale di confronto con cooperative sociali, associazioni e realtà del volontariato che ogni giorno rappresentano un presidio educativo e sociale indispensabile.
Preoccupa anche il metodo amministrativo adottato. Da una parte si chiedono a famiglie, enti del Terzo Settore e imprese sociali tempi estremamente ridotti, spesso appena una settimana, per predisporre progetti e partecipare ad avvisi pubblici; dall’altra, le stesse organizzazioni che hanno anticipato risorse proprie per realizzare servizi nell’interesse della collettività attendono ancora, in alcuni casi da oltre un anno dalla conclusione delle attività, la liquidazione delle somme dovute. Un modo di operare che mette in difficoltà chi ogni giorno sostiene il sistema di welfare cittadino.
La sicurezza non può essere affidata esclusivamente alla repressione, così come le politiche sociali non possono essere considerate un settore marginale dell’azione amministrativa. Sono due strumenti che devono procedere insieme, sostenuti da una pubblica amministrazione efficiente, da una città curata, dal rispetto del decoro urbano e dalla capacità delle istituzioni di costruire fiducia e partecipazione.
Solo così sarà possibile restituire ai cittadini il diritto di vivere serenamente le piazze, le strade e gli spazi pubblici. Solo così San Severo potrà costruire una sicurezza duratura, fondata non soltanto sul controllo, ma anche sulla prevenzione, sull’inclusione e sulla forza di una comunità che non lascia indietro nessuno.
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