San Siro chiesa della citta'

San Siro chiesa della citta' Conclusione dei restauri

50 ANNI…La Diocesi cambia nomeLa Basilica di san Siro è Concattedrale1975 3 Luglio 2025Sono tanti? Sono pochi? Cosa rico...
03/07/2025

50 ANNI…
La Diocesi cambia nome
La Basilica di san Siro è Concattedrale
1975 3 Luglio 2025

Sono tanti? Sono pochi? Cosa ricordiamo dell’Anno di grazia 1975, anzi dell’Anno Santo 1975, il 25° fra quelli ordinari, indetto dal Sommo Pontefice Paolo Pater Pauperum VI?
Si, Pater Pauperum ovvero padre dei poveri e non altre fantasiose interpretazioni.

50 anni indietro. Vuol dire ritornare a quando avevo 20 anni esatti. In quel 1975 presi coscienza delle mie capacità organizzative e della mia sensibilità per la liturgia, “sensibilità” che furono prontamente valorizzate ed impiegate nella mia parrocchia di san Siro, grazie al parroco e ai curati del tempo. Doti che ho messo al servizio della mia Chiesa di Ventimiglia – San Remo per tanti anni, quando ero nel pieno delle forze ed ero anche impegnato nel lavoro e nella famiglia. Mi viene da ridere quando vedo miei coetanei che si impegnano a fare qualcosa di utile adesso che non lavorano e sono senza impegni, perché in pensione ci si annoia! Io ho fatto proprio il contrario, e ne sono fiero e contento. Ora amo la tranquillità...
Parlavo del Parroco del tempo e dei curati e voglio ricordarli: Mons. Pasquale Oddo (Pigna-Buggio 3 giugno 1906 Sanremo 28 aprile1993 - Parroco di San Siro dal 1951 al 1981), il prete che mi ha seguito dalla catechesi sino al matrimonio, quando stava per lasciare la guida della Parrocchia a don Luigi Aichino. E poi i curati don Daniele Bisato, Don Giorgio Curlo, Don Vittorio Lupi, e Don Mario Rizzoli che nei vari momenti della vita mi hanno accompagnato sul sentiero dell’impegno e del servizio.

In quell’anno, l’evento di vita religiosa più memorabile per la millenaria chiesa di san Siro e per la Città dei Fiori fu quello del cambiamento del nome della Diocesi di Ventimiglia in Diocesi di Ventimiglia – San Remo, con la conseguente elevazione della Basilica sanremese in Concattedrale della novella Diocesi.

Narra la tradizione che l’apostolo San Barnaba sia il fondatore della prima Chiesa legata al nostro territorio dell’estremo ponente ligure, fondazione individuabile nella seconda metà del I secolo; sempre la tradizione cita un primo vescovo, Cleto, discepolo dell’Apostolo nel 75 d.C.

L’origine del cristianesimo e della prima organizzazione ecclesiastica del Municipium di Albintimilium è incerta. Il suo territorio si estendeva da Mentone alle porte di Sanremo e la storia della Diocesi è quindi legata al nome della Città di Ventimiglia. Col passare del tempo e con i vari eventi storici legati a Genova, ai Savoia, all’Impero Austriaco e Francese, l’importanza dell’antico Municipium romano venne a diminuire mentre Matuzia prima e la Civitas Sancti Romuli successivamente, presero sempre più importanza. La posizione geografica, il porto sempre più attivo per i commerci di limoni, palme, vino, olio e grano portarono la nostra Città ad essere la terza per importanza dopo Genova e Savona. La nostra città faceva parte della Diocesi di Albenga e la chiesa matrice di san Siro per un periodo del tardo XVIII secolo divenne anche concattedrale di quella Diocesi grazie ad un ricco lascito di uno dei tanti Palmari.

Il nome di Sanremo è sempre più conosciuto nel mondo, divenendo un punto di riferimento turistico. 50 anni fa le connotazioni geografiche e campanilistiche erano ancora molto presenti nell’intera società. Quindi era normale esistesse una sorta di concorrenza tra le Comunità civili ed ecclesiali di Ventimiglia e Sanremo. Questi sentimenti si accentuarono in particolar modo per la ventilata idea della Santa Sede di eliminare numerose, antiche e storiche Diocesi per unirle in un unico territorio identificabile geograficamente alla Provincia di riferimento. Progetto che non fu mai applicato e che non ricevette il consenso generale della C.E.I.

Ma ritorniamo al cambiamento di denominazione della Diocesi. Come tutta la comunità civile riconosceva a Sanremo una sorta di ruolo di Capitale della Liguria, così la comunità religiosa dell’estremo ponente accettava, non senza qualche perplessità, che la Città dei Fiori godesse di un primato che la vedeva ospitare ed accogliere eventi, attività e incontri di studio e di preghiera. Un primato dettato dalla presenza di chiese, san Siro in particolare, e locali di grandi dimensioni, i vari teatri e cinema, che facilitavano gli incontri sia di preghiera che di studio. L’impegno di alcuni giovani sacerdoti tra cui emergeva la figura emblematica e carismatica di don Alberto Ablondi (Milano 18 dicembre 1924 – Livorno 21 agosto 2010) Parroco di S. M. degli Angeli, che nel 1966 divenne vescovo di Livorno, spinse i molti operatori della pastorale, sacerdoti, religiosi e laici, a promuovere Sanremo quale sede delle molteplici attività che, anche grazie alla ventata innovativa del Concilio Ecumenico Vaticano II, prendevano avvio.
Con la morte del Vescovo Agostino Rousset (4 novembre 1887 - 3 ottobre 1965) sopravvenuta dopo 32 anni e 5 mesi di servizio sulla cattedra intemelia, venivano a maturare eventi che avrebbero trovato naturale conclusione nei cambiamenti dell’estate del 1975.

L’Arcivescovo Stefano Felicissimo Tinivella o.f.m. (Castagnole Piemonte 30 agosto 1908 - Torino 6 agosto 1978), venne nominato Amministratore Apostolico della Diocesi (9 novembre 1965 - 22 febbraio 1967). Con l’ingresso in Diocesi del domenicano padre Raimondo Verardo (Cornigliano 2 febbraio 1913 - Sanremo 2 marzo 1999) e la sua ordinazione episcopale nel Mercato dei Fiori di Ventimiglia per mano del Cardinale Giuseppe Siri, si cominciò ad elaborare il senso e l’importanza del Concilio Ecumenico Vaticano II da poco portato a conclusione da Paolo VI. Il nuovo vescovo, volle aggiungere al nome da domenicano il nome di battesimo Angelo. Uomo di vasta cultura ed esperienza sia nel campo dell’insegnamento che nel servizio alla Santa Sede presso il Sant’ Uffizio quale ultimo Commissario, guidò la nostra vetusta e storica Diocesi dal 8 aprile 1967 al 7 dicembre 1988. Egli diede un forte impulso a tutta la vita ecclesiale diocesana, corroborata dal vento conciliare: incontri di studio, incontri di catechesi, riunioni di preghiera e tante e tante iniziative riempirono quegli anni fortemente caratterizzati dal movimento del ‘68.
Sul finire di quel decennio il vescovo, con grande intuito pastorale e pratico, aveva iniziato due imprese storiche:
• acquistare dalle suore che gestivano l’Istituto, una delle tante ville della bell’epoque sanremese che successivamente era divenuta sede del convitto e scuola “Santa Giovanna d’Arco” in via Carlo Pisacane a Sanremo;
• il restauro radicale della chiesa cattedrale di Ventimiglia che nel corso di due anni (1968 - 1969) venne completamente riportata alla sua impronta di edificazione romanica, eliminando quasi tutte le tracce barocche. Tali interventi permisero un’attenta indagine storica e archeologica delle più antiche e interrate tracce di epoca romana e paleocristiana. Una cattedrale antica di storia, completamente rinnovata, tanto affascinante e bella come la possiamo vedere oggi.
Qui non posso dimenticare la figura del sacerdote e artista don Angelo Nanni (11 aprile 1918 – 12 agosto 2009) che tanto si prodigò per riportare la Cattedrale alla sua antica bellezza.

Il vescovo Verardo rendendosi conto sempre più dell’importanza della Città dei Fiori decise, nonostante il parere contrario del Capitolo dei Canonici della Cattedrale, di fare il passo ufficiale per chiedere il cambiamento della denominazione della Diocesi. I campanilismi vennero fuori. In una sua lettera inviata il 15 luglio 1975 con protocollo 699/75C, all’Arcidiacono della Cattedrale mons. Francesco Vento, il vescovo scriveva: “ho ricevuto, a tempo debito, la Sua pregiatissima lettera, con la quale mi comunicava ufficialmente il parere espresso dai RR. Canonici del Capitolo della Cattedrale in merito alla proposta di mutamento del titolo della nostra Diocesi per cui si suggeriva la nuova denominazione "Diocesi di Ventimiglia-San Remo".
Il Capitolo chiedeva ulteriori spiegazioni e motivazioni a suffragio della suaccennata modifica che, tutto sommato, non sembrava apparire necessaria e nemmeno utile: tanto è vero che sono state addotte, in contrario, considerazioni di ordine pastorale. Stando così le cose e atteso il fatto che non avrei potuto trovare altre ragioni supplementari da aggiungersi a quelle già addotte, ho deciso di inviare senz'altro la domanda del mutamento del titolo della Diocesi alla S. Congregazione per i Vescovi facendo forza sul fatto che le ragioni addotte sono sembrate e sembrano più che valide e convincenti alla Santa Sede:
lo stesso Card. Confalonieri, già Prefetto della S.C. per i Vescovi, al momento stesso della mia nomina a Vescovo di Ventimiglia, mi parlava addirittura del trasferimento della sede vescovile da Ventimiglia a San Remo;
- a diversi Vicariati foranei, che già si erano pronunziati a favore: figura in prima linea, tra questi Vicariati, quello di Ventimiglia;
- ai Curiali, che hanno costantemente appoggiato la proposta, riconoscendone, oltre tutto, i pratici vantaggi più volte ricordati;
- al Consiglio Presbiterale Diocesano -riconosciuto oggi ufficialmente come Senato del Vescovo-, il quale si è pronunziato quasi unanimemente, e senza la benché minima difficoltà, a favore della tesi in questione.
Superfluo aggiungere che lo scrivente, nella lettera inviata alla S. Congregazione per i Vescovi, ha notificato il parere della maggioranza del Capitolo della Cattedrale attenendosi a quanto indicato nel verbale della riunione capitolare conclusasi, praticamente, con un "dilata".
La risposta da Roma è giunta con la massima sollecitudine. Si è solo chiesto al Vescovo di Ventimiglia se la Chiesa di San Siro doveva considerarsi come Cattedrale o Concattedrale: nel primo caso, ci sarebbe stato addirittura un trasferimento della Cattedrale da Ventimiglia a San Remo, cosa che non era, e non è, nelle intenzioni di nessuno. Mi affrettai a spiegare che era sufficiente, per la Basilica di San Siro, il titolo di CONCATTEDRALE.”
Si può capire facilmente da alcune sottolineature e tra le righe, che tutto il mondo ecclesiastico della Diocesi sta migrando dallo stile preconciliare a quello del post Concilio, con la nascita di nuovi organismi che prendevano il sopravvento su istituzioni secolari, come il Capitolo dei Canonici.
I documenti ufficiali , che compiono 50 anni in questi giorni, emessi dalla Sacra Congregazione dei Vescovi in data 3 luglio 1975 protocollati al n. 533/75 sono:
VENTIMILIENSIS
de mutatione nominis dioecesis
DECRETUM

VENTIMILIENSIS-SANCTI ROMULI
de Concathedralis erectione
DECRETUM

che stabiliscono il cambiamento del nome della Diocesi e l’elevazione della Concattedrale. Firmati dal cardinale Sebastiano Baggio prefetto della Congregazione dei Vescovi e controfirmato dal sottosegretario, anche lui futuro cardinale, Joseph Tomko.
La notizia fu accompagnata dal solenne, raro e sempre affascinante suono del campanone e di tutte le campane della Basilica Concattedrale. Raro suono perché quella modalità era il segno sonoro di un evento particolare come: il Giovedì Santo, la Notte Santa al “Gloria”, quando un Pontefice e o un Vescovo veniva eletto o moriva e in rarissime altre occasioni molto ma molto solenni, non come oggi! Io, con Mauro Parrini, Ercole De Bigault e don Vittorio allestimmo un piccolo angolo di preghiera dedicato all’evangelizzatore delle nostre terre che proprio in quei giorni veniva festeggiato, esponendo il busto con reliquia di san Siro all’altare del Sacro Cuore. Nel corso dell’estate venne stabilito che il giorno della festa patronale di san Romolo si sarebbe svolta la celebrazione di inaugurazione della neo Concattedrale. Toccò a me organizzare quello storico 13 ottobre 1975; presero parte tutti i parroci della Città e i vicari foranei provenienti dalle zone pastorali della Diocesi di Ventimiglia – San Remo, che si riunirono sotto le antiche capriate di san Siro per partecipare alla solenne liturgia. I vicari accompagnarono i loro fedeli per il rito dell’offertorio dei prodotti tipici della vicaria. La concelebrazione presieduta dal Vescovo vide come primo atto il dono, da parte della comunità parrocchiale e del Capitolo della Cattedrale di Ventimiglia, di una casula preziosa che il vescovo indossò al termine della processione d’ingresso e prima di incensare la croce e la mensa. Il dono veniva presentato proprio dall’Arcidiacono della Cattedrale, quel mons. Francesco Vento che aveva dato voce alle perplessità del clero ventimigliese e del Capitolo. La presenza del Canonico prevosto della cattedrale don Ernesto Franco e di altri numerosi sacerdoti dell’estremo ponente della Diocesi, confermò l’adesione all’idea e decisione di mons. A. R. Verardo. al rito religioso seguì un pranzo presso il salone delle Suore Immacolatine a San Martino, dove si ritrovarono oltre al vescovo e il sindaco tutti i sacerdoti ed un piccolo ma qualificato numero di laici impegnati della Basilica Concattedrale. Poter partecipare a quel pranzo era un segno di gran onore e rispetto. Da quel momento la neo Diocesi e la Basilica entravano nella storia per diventare protagoniste di tante pagine che solo il buon Dio conosce e che noi uomini scriveremo nella storia.
Come dicevo prima, a quell’epoca ero giovane e muovevo i primi passi nella mia parrocchia e ricordo ancora oggi con grande piacere come Mons. Oddo volle informarmi dell’importante notizia. L’invito che mi rivolgeva era quello di occuparmi con passione e amore di questo edificio così legato alla Città, invito che sembra estendere a tutti i fedeli. Infatti nella “cronistoria della Basilica” alla pagina 410 scriveva: “...La comunicazione di Mons. Vescovo, mentre ci colma di viva gioia ci deve impegnare ad amare sempre più la nostra Concattedrale e renderla centro efficiente di fede, di devozione e di attività operosa a gloria di Dio e del bene dei nostri fratelli.”
Insomma eravamo tutti invitati a darci da fare per rendere la Basilica un punto di riferimento per la Città e per la Diocesi. Da quelle parole tanti ragazzi e ragazze come me, furono sollecitati a rendersi protagonisti contribuendo alla costruzione di una vera famiglia intorno alla duplice mensa della Parola e dell’Eucaristia. E così nacquero molte realtà che durarono per lungo tempo. Ognuno può fare mente locale e vedere figure, ombre e ricordi di personaggi che popolarono la nostra Basilica Concattedrale anche in tempi ormai lontani ma che contribuirono con il loro impegno, con la loro fatica, con il loro studio, con il loro sacrificio e il dono prezioso del loro tempo, a realizzare l’invito di Mons. Oddo di “amare sempre più la nostra Concattedrale e renderla centro efficiente di fede”.
É bello ricordare eventi e fatti di 50 anni fa perché riportano indietro nel tempo, mostrando il volto di una Chiesa, per quel tempo molto moderna e ancora oggi attualissima, impegnata nella pastorale a servizio della Comunità e sempre più convinta di uscire dalle certezze delle nostre sacrestie per andare incontro alle incertezze dei nostri fratelli, per confermarli nell’unica fede nel Cristo che patisce, muore e gloriosamente risorge… per noi.

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