19/12/2025
Immagina di essere una ragazza alla tua prima esperienza nell’amministrazione pubblica, nella città in cui sei nata e cresciuta.
Sei la consigliera comunale più giovane dell’aula e, per far valere le tue idee e i tuoi valori, devi faticare il doppio. Perché sei giovane. Perché sei donna. E in questa società questo basta ancora a rendere tutto più difficile.
Ogni mese, senza pause, studi atti amministrativi, prepari interventi, scrivi interrogazioni e mozioni per portare nel dibattito cittadino i temi per cui cittadini, amici e famiglia ti hanno dato fiducia.
Rinunci alle uscite, al riposo dopo il lavoro, perché quando finisce il lavoro ne inizia un altro: quello di rappresentare la tua comunità in Consiglio comunale.
Dopo otto ore di lavoro, con la stanchezza addosso, affronti altrettante ore di Consiglio, in presenza, la sera, in mezzo alla settimana. Si parla di bilancio di previsione: uno dei temi più complessi, più delicati, più importanti.
E poi immagina che, nonostante tutto questo, ci sia chi — a sfregio e con la telecamera accesa — si collega da remoto da uno stadio.
Mentre è in corso una partita.
Mentre esulta al gol della sua squadra.
Mentre incassa il gettone di presenza.
Senza ascoltare, senza partecipare, limitandosi a votare.
E il suo voto vale più del tuo.
Perché senza di lui rischia di mancare il numero legale. Perché questa amministrazione fatica sempre di più a mantenerlo, seduta dopo seduta. E allora si accetta tutto: anche che un consigliere segua il Consiglio comunale da uno stadio, anche se dei lavori in aula non sta seguendo nulla.
E quindi immagina che le stesse persone, poi, ti facciano la paternale sulla meritocrazia, sulle competenze, sulla dedizione.
Se questo è il loro concetto di responsabilità, allora il problema non è chi chiede rispetto. Il problema è chi lo calpesta.
grechi.93