05/07/2025
🗣️ Nell'ultimo numero di 𝐴𝑙𝑡𝑟𝑒𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 il Sindaco racconta la sua versione sull'Uscita dall'Unione Terre d'Acqua. Di seguito, invece, l'intervista che avrebbe dovuto rilasciare stando all'oggettività dei fatti. Un gioco ma non solo: un tentativo per fare chiarezza, un'azione di verità.
𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨?
Sì. Tutta la macchina del comune fino a marzo ha lavorato pensando di essere nell’Unione. Poi è bastato il Congresso di Fratelli d’Italia perché tutto cambiasse. Si è deciso in fretta, sull’onda di una nuova linea politica, senza ragionare sulle conseguenze. Il gruppo di Fratelli d'Italia ha voluto marcare il territorio, mettere il timbro. Ma ora non sappiamo bene dove stiamo andando. Anche oggi nei documenti di programmazione non c’è opera pubblica che non passa dall’Unione, persino le due rotonde di via Modena.
𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?
Sono politici, esclusivamente politici. Prima c’era un mandato civico, aperto. Ora invece si ragiona con una logica di appartenenza, di bandiera. E il problema è che si è voluto forzare questa logica anche su una struttura come l’Unione, da sempre chiamata a svolgere un ruolo di strategia territoriale. Infatti, la presidenza stessa delle Unioni vede alternarsi le forze politiche. Il paradosso? Solo poche settimane prima era stato approvato un bilancio che portava benefici concreti a Persiceto, come è stato detto anche nel Consiglio dell'Unione. Poi, di colpo, tutto cancellato.
𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐫𝐬𝐢𝐜𝐞𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞?
All’Unione sono conferiti il sistema informatico, il personale, l’Ufficio di Piano e la Centrale unica di committenza. Sono funzioni complesse, che richiedono competenze e continuità. E adesso ce le dovremmo riprendere tutte, da soli. Ma senza essere pronti a farlo e senza avere al momento idea di quanto ci costerà.
𝐃𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐫𝐚̀ 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝟏 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐞𝐫𝐚̀ 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢?
Ad oggi non lo sappiamo davvero. È una mossa politica, non amministrativa. Non c’è un piano dettagliato, non c’è uno studio di fattibilità, nulla. Abbiamo fatto un salto nel buio. Ci siamo buttati senza rete. Come diceva quel tale: a-dre-na-li-na pu-ra. Ma qui non siamo in un reality: siamo in un Comune, con dei servizi da garantire. Al momento abbiamo affidato un incarico per la nella valutazione degli effetti derivanti dal recesso unilaterale dall’Unione Terre d'Acqua perché ci aiuti a elaborare uno studio di fattibilità e di un’analisi costi/benefici. Nell’incarico si dice chiaramente che ci serve supporto nell’individuazione delle possibili alternative alla gestione delle funzioni in Unione e nella stesura di eventuali convenzioni da stipulare a seguito del recesso.
𝐈𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐚̀ 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢?
Sì, ovvio. Ma per adesso nessuno lo vuole dire chiaramente. La decisione è ancora troppo fresca, e c’è il timore che ammettere un aumento di costi possa ritorcersi contro. Ma è inevitabile: se prima condividevamo spese, personale e strumenti, ora ci troveremo a rifare tutto da capo. E tutto costa. A partire dall’incarico per l’analisi costi/benefici che al momento ci costa circa 21.000 euro.
𝐂𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚?
Ormai la decisione è presa e bisogna andare avanti. Ne va della tenuta della maggioranza. Nel documento di programmazione abbiamo inserito in via precauzionale la frase che dice che non escludiamo a priori l’eventuale volontà di proseguire i rapporti con l’Unione dopo il primo gennaio 2026. L’Unione aveva problemi, certo, ma buttare via tutto è quanto di più contrario ci sia alle parole sulle prospettive dell'Unione tante volte pronunciate come Presidente. Di certo l'uscita dall'Unione è un tradimento rispetto a quanto era scritto nel programma di mandato.