20/12/2023
Quando una Amministrazione Comunale, immagino con le migliori (BHO?) delle intenzioni, patrocinia una "Novena Rock" che nella tradizione popolare sancataldese è il "leitmotiv" delle feste natalizie nelle Chiese, davanti le edicole votive, nei sodalizi e nei luoghi di incontro si certifica che, pur di inseguire una pseudo originalità del "famolo strano", si invadono campi, banalizzandoli, che dovrebbero essere lasciati separati dall'agire amministrativo e dalle manifestazioni pubbliche ricreative. Ci sono delle persone per le quali cantare i canti della tradizione significa "pregare", in una maniera gioiosa e popolare, nel tempo dell'Avvento e del Natale. INTRA Fest se avete voglia del "famolo strano" fatelo per le cose e negli ambiti che non invadono, imbastardendola, la tradizione religiosa e la sensibilità delle persone. Forse questi canti e la tradizione della novena non rappresenta per molti una esperienza "religiosa" ma per "molti" o "alcuni" o per "qualcuno" invece si. A me il rock piace. Lo adoro. Ma la "novena rock" è una pessima scelta. La sensibilità laica che pretende rispetto delle proprie visioni dovrebbe per prima offrire rispetto per le tradizioni popolari religiose. Avete tanti temi su cui rockettare perchè rompere i cabbasisi sulle NOVENE? Dovremo aspettaci da questa Amministrazione cosi "creativa" anche Il Processo a Gesu Rock e la Scinnenza Rock? Gioacchino Comparato Sindaco una Amministrazione seria ha il dovere di garantire il rispetto di tutte le sensibilità ed il rispetto della religiosità del popolo. Pochi o molti.. anche "uno" merita rispetto e considerazione. Inseguire il FAMOLO STRANO è solo espressione di tremenda pochezza di idee e di creatività. Ma oserei dire di una visione culturale MIOPE che non interpreta i processi profondi della Comunità ma insegue un laico sensazionalismo. Leggete con attenzione le parole dei canti natalizi della novena popolare. E' religiosità semplice ma profonda. Studiate un po di piu. Imparate l'etica del rispetto. Non banalizzate la tradizione di cui generazioni si sono nutrite.
Aldo Riggi