29/03/2026
Vedendo questa foto — non scattata dal sottoscritto, ma degna di una tragedia in pieno giorno — il mio sguardo si è fatto cupo… e la mia mano ha cercato l’elsa della spada.
Così oggi sono uscito in perlustrazione. Non come semplice passante… ma come Zorro, paladino dei pedoni e degli utenti più deboli della strada. 🖤
Mi sono diretto verso il cavalcaferrovia di Monteforte… e lì, tra ferro e asfalto, si è consumata la scena:
un pedone costretto a strisciare lungo il guardrail, mentre le carrozze d’acciaio sfrecciano invadendo la doppia linea, sfiorandolo come in un duello senza onore.
Ah! Che magnifica messinscena… peccato non sia teatro, ma realtà.
E mentre osservavo, una domanda trafiggeva l’aria più della mia lama:
è stato il caso a fermare quell’istante… o è la quotidianità di chi attraversa quel tratto?
Perché vedete, nobili cittadini, nel nome della sicurezza si è compiuta un’opera singolare: due barriere, meno spazio… e il pedone relegato al ruolo di intralcio.
Il tutto — udite, udite! — dopo aver speso oltre 300.000 euro di lavori e più di 70.000 euro di progettazione.
Una cifra degna di un’opera epica… per ottenere un passaggio che definire pericoloso è fin troppo indulgente.
Eppure la soluzione era lì, semplice come una stoccata ben assestata:
traslare il guardrail, restituire spazio, eliminare la barriera architettonica, creare un passaggio sicuro e degno di questo nome.
Ma così non è stato.
E a pagarne le conseguenze saranno, ancora una volta, i più vulnerabili:
coloro che non hanno i mezzi per dotarsi di quello che ormai sembra l’unico “strumento di mobilità protetta”… l’automobile.
W la promozione della mobilità sostenibile! — si grida dai balconi del potere, mentre il pedone, senza mantello né difese, rischia ogni passo.
Ma finché l’ingiustizia solcherà queste strade…
Zorro osserva, Zorro annota… e quando serve, Zorro lascia il segno.
ZORRO.