USB Università

USB Università Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di USB Università, Rome.

USB è un sindacato finalizzato all’acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori

USB Università è impegnata a sostenere la Petizione contro la Militarizzazione di scuole e università, attraverso misure...
25/08/2026

USB Università è impegnata a sostenere la Petizione contro la Militarizzazione di scuole e università, attraverso misure normative che vietino nel sistema scolastico e accademico progetti di didattica e ricerca con industrie belliche, con istituzioni che praticano il genocidio, oppressione coloniale, pulizia etnica e con organizzazioni internazionali che alimentano guerre e riarmo.
La Conoscenza non deve marciare, ma non si deve fermare: occorre in qualche modo passare al contrattacco.

1 SETTEMBRE ORE 15:30 MONTECITORIO - PIAZZA CAPRANICA
CONFERENZA STAMPA: LA CONOSCENZA NON MARCIA!
Nasce una petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata

Il cammino inesorabile che sembra aver intrapreso l’intero Occidente verso una guerra totale non risparmia l’istruzione: in diversi documenti ufficiali dell’UE, nel piano programmatico quinquennale del Governo Meloni, e in diverse dichiarazioni del ministro Crosetto, si evidenza la possibilità, finanche la irrinunciabile necessità di una incorporazione totale dell’istruzione di ogni ordine e grado (dalle elementari all’università) nell’economia e nell’ideologia bellica.

Come campagna “La Conoscenza Non Marcia” abbiamo denunciato la crescente presenza militare nelle scuole come normalizzazione dell’apparato bellico e repressivo, dalle visite scolastiche in caserme e basi militari a corsi di formazione tenuti da forze dell’ordine ed esercito, così come il pericoloso definanziamento delle università che sta comportando una sempre più diretta canalizzazione dei fondi per la ricerca attraverso quell’industria della morte che abbiamo già visto all’opera nella complicità con il genocidio del popolo palestinese. Progetti come il Rome Technopole, o quello della cittadella dell’aerospazio a Torino, indicano una direzione pericolosa da arrestare immediatamente: da un lato il diretto assorbimento di grossa parte del settore della ricerca pubblica a servizio dell’industria militare, della NATO e dei progetti di riarmo dell’Unione Europea; dall’altro la presenza sempre più forte della Nato e di Leonardo (o di MBDA, o Thales) nei dipartimenti universitari, nella didattica e nella direzione degli ambiti di ricerca, travalicando, a quel punto, qualsiasi dibattito sensato sul “dual use”.

“La conoscenza non marcia” vuole fermare tutto ciò: docenti, ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori non sono disposti a studiare e lavorare per fomentare guerre, riarmo e militarizzazione. Per questo abbiamo costruito una raccolta firme a sostegno di una petizione popolare per introdurre misure normative che vietino qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola/università e filiera militare-industriale. La presenteremo con una conferenza stampa il prossimo 1 settembre alle ore 15:30 presso Montecitorio, Piazza Capranica, invitiamo la stampa e chiunque sia interessato a contribuire alla campagna a partecipare.

FFO 2026: BERNINI, MA QUALE CRESCITA? IL TUO PAREGGIO È IN NEGATIVO!Da settembre nelle università di tutto il paese: ser...
12/08/2026

FFO 2026: BERNINI, MA QUALE CRESCITA? IL TUO PAREGGIO È IN NEGATIVO!

Da settembre nelle università di tutto il paese: servono almeno 20 miliardi per università e ricerca!

È di questi giorni la notizia dello stanziamento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli atenei del 2026 da parte del MUR: la cifra è di 9,415 miliardi di euro, in cui quest'anno confluiscono oltre la quota base e la quota premiale anche l'intervento perequativo, i piani straordinari e gli aumenti stipendiali. La Ministra Bernini parla di aumenti e investimenti per l'università pubblica, i giornali si riempiono di titoli entusiastici ma la realtà è ben diversa.
In primis è da considerarsi la grave condizione di sotto finanziamento del nostro sistema accademico, costretto ad anni di tagli e austerità da parte dei governi di tutti i colori, che hanno determinato lo svilupparsi di processi di privatizzazione e aziendalizzazione. Le cifre di cui oggi si parla sono assolutamente incapaci di intervenire in questa condizione. Ma andiamo oltre: nel merito, la Ministra Bernini ha sul suo conto il taglio di circa mezzo miliardo di euro al FFO 2024, che ha determinato un peggioramento concreto delle condizioni di studenti, docenti, ricercatori e lavoratori dell'università. In poche parole, con questo taglio la Bernini ha privato gli atenei pubblici dell'aumento previsto per quell'anno dal patto di bilancio 2022. Gli stanziamenti degli anni successivi sono stati poi spacciati come grandi vittorie da parte del ministero ma, nella realtà, le cifre degli ultimi anni sono in linea rispetto alle previsioni di spesa fissate nel patto di stabilità del 2022, senza andare a recuperare il taglio del 2024. Insomma, ora che ci si avvicina verso la scadenza del mandato di governo, il bilancio della Bernini è in negativo! La propaganda di governo trova un'ulteriore difficoltà di fronte a una questione molto chiara: la fine dei fondi PNRR, terminati a giugno, che negli ultimi anni, attraverso investimenti vincolati alle necessità strategiche UE, avevano costituito una delle principali fonti di finanziamento per gli atenei. Insomma, altro che crescita: si riconferma l'endemico problema del sotto finanziamento dell'università pubblica che ne mette in discussione la sua sostenibilità e il suo sostentamento. Una condizione di cui per altro il Ministero è consapevole, come dimostrato dallo stanziamento dei 50 milioni di qualche settimana fa, che nemmeno riuscirà a coprire i costi dettati dall'inflazione. In termini percentuali, il Fondo di Finanziamento Ordinario per l'università del 2026 costituisce appena lo 0,4% PIL, facendo del nostro paese uno dei fanalini di coda in UE di spesa per l'istruzione terziaria.
Se le parole della Bernini quindi parlano di maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti, la realtà con cui abbiamo a che fare è radicalmente diversa e chi vive l'università ogni giorno lo sa bene. Gli studenti si trovano a fronteggiare sempre più spesso aumenti nella tassazione universitaria, il diritto allo studio non viene garantito, le borse di studio sono poche e insufficienti, le residenze universitarie, quando vengono costruite, sono sempre più in mano ai privati che speculano sul diritto all'abitare, la qualità della didattica è sempre più compromessa, con interi corsi e laboratori che saltano per mancanza di risorse; il personale TAB, costantemente dimenticato dalla ministra, vive sempre più con difficoltà la carenza di organico, l'esternalizzazione, le condizioni contrattuali, le inefficienze dimostrate dal comparto unico con la scuola e i salari che hanno perso oltre il 10% del potere di acquisto; i ricercatori, in questi anni, hanno visto un progressivo peggioramento della loro possibilità di fare ricerca, attraverso un incremento della precarietà e il taglio di fondi per la ricerca libera e di base.
Il sistema universitario in questo paese versa in una condizione preoccupante, che a più riprese ha destato allarmi tra gli stessi che questo sistema lo hanno costruito. Una condizione che negli ultimi anni si è imposta anche all'attenzione del dibattito pubblico grazie allo mobilitazioni che in questi anni hanno saputo rompere il silenzio intorno alla condizione e alla funzione dell'università italiana. Il disegno che questa classe dirigente sembra avere in testa è molto chiaro: come ha affermato Graziosi, l'università non deve avere alcuna funzione di emancipazione sociale, bensì deve costituire un sistema integrato con il mercato e la filiera produttiva per garantire lo sviluppo e la crescita del nostro paese all'interno della galassia UE, soprattutto in quei settori, come il militare e l'energetico, in cui siamo maggiormente arretrati. Questa direzione traspare dalle stesse parole della ministra, che si auspica investimenti sempre più mirati per lo sviluppo dell'attrattività e dell'internazionalizzazione dei poli della conoscenza. La ripartizione del FFO, con una quota premiale sempre più consistente calcolata sui criteri aziendalistici anvuriani, conferma questa volontà politica che, negli anni, ha determinato la formazione di pochi poli di eccellenza, molto competitivi, spesso situati nel Nord produttivo, a scapito dei poli di serie B, situati nel Sud, ridotti a meri esamifici. Un sistema di ripartizione volto a piegare l'università alle esigenze strategiche, politiche ed economiche della nostra classe dirigente che la Ministra Bernini non ha in alcun modo modificato ma, anzi, rafforzato attraverso un aumento del controllo sull'ANVUR.
Cara Ministra, non caschiamo di fronte all'ennesima bugia e, come abbiamo fatto negli atenei e nelle piazze di questo paese in questi anni, ribadiamo che serve un piano di finanziamento pubblico di almeno 20 miliardi per le università e un cambiamento di paradigma di questo modello universitario che sappia porre al centro la funzione di ascensore sociale e emancipazione individuale e collettiva che questo dovrebbe avere. Come Cambiare Rotta e USB già da settembre saremo nelle università per continuare a costruire conflitto e organizzazione tra i settori accademici che non accettano più di restare a guardare la nostra classe dirigente mentre ci condanna a un futuro fatto di precarietà e sfruttamento.

Cambiare Rotta
USB Università

07/08/2026

Rilanciare l’Università pubblica significa investire anche sulle persone che ogni giorno ne garantiscono il funzionamento. Più salario, più assunzioni, più diritti e più democrazia sono condizioni indispensabili per costruire un sistema universitario pubblico, accessibile e al servizio del Pa...

RIMUOVERE LE DINAMICHE DI CASTA DALL'UNIVERSITA' PER DIFENDERE LA SUA FUNZIONE SOCIALE                                  ...
24/07/2026

RIMUOVERE LE DINAMICHE DI CASTA DALL'UNIVERSITA' PER DIFENDERE LA SUA FUNZIONE SOCIALE

COMUNICATO STAMPA

NOMINA CONTROVERSA AL NUCLEO DI VALUTAZIONE DELLA MEDITERRANEA.
USB CHIEDE IL RITIRO DELLA NOMINA DEL PROF. FRANCESCO TOMASELLO

Il resoconto ufficiale delle sedute del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria del 21 luglio 2026 evidenzia la designazione del prof. Francesco Tomasello, già Rettore dell'Università degli Studi di Messina e professore ordinario di Neurochirurgia in quiescenza, quale componente del Nucleo di Valutazione di Ateneo per la parte restante del mandato, in sostituzione del dimissionario avv. Francesco Dattola.

USB chiede pubblicamente agli organi di governo dell'Ateneo di ritirare questa nomina.

Il Nucleo di Valutazione è un organismo centrale nella vita dell'università pubblica: verifica il corretto utilizzo delle risorse, valuta strutture e personale, esprime pareri sui requisiti dei percorsi formativi e svolge anche le funzioni di Organismo Indipendente di Valutazione.

È, in sostanza, uno dei principali presidi interni di legalità, trasparenza e qualità dell'istituzione universitaria. Chi ne fa parte è chiamato a valutare anche la correttezza dei processi attraverso i quali l'Ateneo recluta, valuta e promuove il proprio personale.

Appare dunque del tutto inopportuna la scelta di nominare in questo organismo una persona che ha riportato una condanna definitiva per tentata concussione continuata, commessa nella qualità di Rettore, in relazione a un concorso per professore associato bandito con decreto rettorale nel maggio 2005 presso la Facoltà di Veterinaria dell'Università degli Studi di Messina, a favore del figlio dell'allora preside della stessa Facoltà.

La pena non è stata scontata in quanto coperta dall'indulto. La condanna, tuttavia, resta. E con essa resta intatta la questione dell'opportunità istituzionale di affidare un incarico all'interno dell'organismo chiamato a vigilare sulla correttezza e sulla qualità delle procedure dell'Università pubblica.
Per questo chiediamo di conoscere con chiarezza le modalità attraverso le quali si è arrivati a questa designazione.

È stato pubblicato un avviso pubblico? È stata predisposta una rosa di nominativi? Quali criteri di selezione sono stati adottati? Quali valutazioni sono state compiute dagli organi di governo dell'Ateneo prima di procedere alla nomina?

Chiediamo inoltre di sapere se il Regolamento per il funzionamento del Nucleo di Valutazione – OIV preveda specifici requisiti soggettivi per l'accesso all'organismo.
Per gli Organismi Indipendenti di Valutazione delle pubbliche amministrazioni, la normativa nazionale prevede requisiti di integrità e specifiche cause di incompatibilità, tra cui quelle connesse a condanne per reati contro la pubblica amministrazione. Vogliamo sapere se il regolamento della Mediterranea preveda criteri analoghi.

Se così non fosse, ci troveremmo di fronte a una grave lacuna regolamentare che, a nostro avviso, dovrebbe essere sanata con la massima urgenza.

L'Università pubblica calabrese vive di risorse pubbliche e delle tasse pagate dalle famiglie, spesso costrette a enormi sacrifici e, in molti casi, persino a indebitarsi per garantire ai propri figli la possibilità di studiare.
Dentro quelle stesse mura lavorano assegnisti di ricerca, dottorandi, precari della ricerca, personale tecnico e amministrativo. Persone che affrontano concorsi e selezioni senza padrini, senza scorciatoie e senza telefonate, e che attendono spesso per anni il riconoscimento del proprio lavoro e delle proprie professionalità.

A loro, agli studenti e all'intera comunità accademica va spiegato con quale metro vengono scelte le persone chiamate a controllare la correttezza delle procedure dell'Ateneo.
Perché quando viene meno la credibilità degli organismi di controllo, a rimetterci non è soltanto una nomina. A rimetterci è la credibilità dell'istituzione universitaria nel suo complesso.

E questo, per la Mediterranea e per l'Università pubblica, non ce lo possiamo permettere.

Reggio Calabria, 23/07/2026


Federazione provinciale USB di Reggio Calabria:
Giuseppe Marra

RSU Università Mediterranea:
Giuseppe Toscano (Coordinatore)
Amelia Canale (Componente)

USB, LA CARENZA DI PERSONALE NON DEVE ESSERE CONSIDERATA UNA CONDIZIONE ORDINARIA!USB prende posizione sulle direttive o...
21/07/2026

USB, LA CARENZA DI PERSONALE NON DEVE ESSERE CONSIDERATA UNA CONDIZIONE ORDINARIA!

USB prende posizione sulle direttive operative che l’Università di Pisa ha “implementato”, per affrontare i casi di riduzione del personale presente nelle biblioteche dell'ateneo.
Tuttavia, la carenza di personale non è una situazione eccezionale ormai.

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Care colleghe, cari colleghi,

riteniamo opportuno intervenire in merito alle "Indicazioni operative da adottare nei casi di ridotta presenza in servizio di personale strutturato" recentemente inviate al personale bibliotecario UniPI.

In ragione di una normativa nazionale che purtroppo rimane vaga circa il numero minimo di lavoratori sufficienti a garantire l'apertura al pubblico in sicurezza di biblioteche frequentate ogni giorno da centinaia di persone, il nostro Ateneo ha infatti disposto che basta la presenza di un solo lavoratore strutturato e formato in materia di antincendio e primo soccorso, affiancato da una persona di supporto, ovvero studente collaboratore part-time o volontario del Servizio Civile.

Intanto, pare a dir poco contraddittorio che in una università pubblica, in cui si emanano regolamenti etici e si dichiara di promuovere benessere, pari opportunità, salute e sicurezza, sia poi possibile anche solo immaginare che una persona da sola, benché formata, possa gestire in sicurezza un'intera struttura, grande o piccola che sia, per di più aperta al pubblico!

Ancora più aberrante risulta poi il ricorso a studenti e volontari per sopperire, in realtà, alla sempre più grave carenza di personale e quindi di addetti formati alla gestione delle emergenze. Coinvolgere figure non dipendenti, non formate e quindi meno tutelate in un ambito così delicato, solo per risparmiare un po' di soldi, è davvero inaccettabile.

Ma lasciando da parte solo per un momento l'aspetto sicurezza, questo documento purtroppo va a dichiarare, tra le righe, che non c'è bisogno di assumere nuovi bibliotecari, dato che ne basta uno per struttura, magari affiancato da uno studente o da un volontario.

È del tutto evidente che all'Università di Pisa la professionalità dei bibliotecari è considerata un'inutile zavorra, tant'è che il loro ruolo viene ridotto ormai al solo presidio degli ingressi, con tutto il rispetto per chi questa mansione la svolge come compito principale.

La situazione descritta come emergenziale nelle suddette "Indicazioni operative" è già una realtà pressoché quotidiana, come potrà confermare qualsiasi collega afferente al Sistema Bibliotecario.

Ora, con questo documento se ne vuole sancire la normalità, accettando la resa ad un modello di servizio sempre meno biblioteconomico e sempre più simile a un portierato, in cui si rincorre l'emergenza invece di costruire un piano strategico e programmatico di rilancio dell'intero Sistema Bibliotecario di Ateneo e anziché interrogarsi su come investire in personale, competenze e organizzazione, si normalizza appunto la sopravvivenza giorno per giorno.

Già da tempo ci toccano contratti con meno tutele e stipendi sempre più poveri; già da tempo siamo diventati funamboli, in bilico tra la copertura delle carenze di personale e lo sforzo di garantire un servizio qualificato e costante a tutta la comunità accademica e alla cittadinanza.

Sempre più spesso ormai ci stanno mettendo nella condizione di non poter nemmeno più godere di quei minimi diritti che la normativa nazionale ancora concede: ferie, permessi, flessibilità sono diritti già in gran parte compromessi e queste nuove regole vanno a negarli del tutto.
Ma non basta, perché le "Indicazioni operative" sembrano ignorare ulteriori elementi non meno importanti.
Ci si chiede, ad esempio, come si concilia, specialmente nelle giornate di rientro, il diritto del dipendente alla pausa di un'ora con la necessità di copertura continuativa della struttura sempre ai fini della sicurezza; e ancora, la necessità di presidiare la biblioteca va a confliggere con il diritto/dovere alla formazione e all’aggiornamento professionale e non solo.

Tutto ciò rende ancora più difficile garantire anche la sola gestione ordinaria del servizio, prima ancora che quella emergenziale!

Non è possibile tollerare oltre tutto ciò: è necessario pretendere il rispetto della dignità e dei diritti di chi lavora.

Invitandovi a segnalarci ogni ulteriore criticità in merito, ribadendo la nostra completa disponibilità a sostenere le lotte per rivendicare i nostri diritti di lavoratori, esortiamo anche la RSU a farsi carico di questa insostenibile situazione, magari convocando quanto prima un'assemblea del personale SBA per decidere eventuali azioni da intraprendere.

USB - Università di Pisa

BORSE AGLI STUDENTI PALESTINESI: CIO’ CHE UNIGE NON DICEAbbiamo letto su alcuni quotidiani l’annuncio, in particolare at...
17/07/2026

BORSE AGLI STUDENTI PALESTINESI: CIO’ CHE UNIGE NON DICE

Abbiamo letto su alcuni quotidiani l’annuncio, in particolare attraverso le parole della Prorettrice all’internalizzazione (Prof.ssa Dameri), del pagamento da parte dell’Università di Genova del viaggio agli studenti Palestinesi che beneficeranno di quattro Borse di Studio finanziate dalla Fondazione Carige.
La governance dell’Ateneo non ha tuttavia risposto ad alcuni quesiti posti dal nostro sindacato e, in Senato Accademico, da una rappresentante degli studenti.
Non ha risposto, in particolare, in merito alla scelta di non aderire, diversamente da quanto fatto da molte altre Università italiane, alla prima edizione del Progetto IUPALS (che avrebbe garantito già a diversi studenti palestinesi di beneficiare di Borse) e di non finanziare con fondi propri altre Borse, come fatto da altri Atenei.
Considerato il fatto che l’Ateneo genovese ha sempre respinto l’adozione di provvedimenti significativi volti a interrompere (o riconsiderare) le collaborazioni scientifiche con Israele e con industrie il cui coinvolgimento in attività direttamente riconducibili al genocidio in corso è ritenuto ampiamente documentato, sostenendo (almeno nelle dichiarazioni di alcuni Senatori) che l’operato dell’Ateneo non debba essere guidato da motivazioni ideologiche, abbiamo anche chiesto, senza ricevere risposta, se questo sostentamento minimale agli studenti palestinesi non sia, in realtà, una scelta ideologica opposta.
Ci uniamo a chi ha chiesto che vengano fornite indicazioni operative e adottate soluzioni efficienti perché gli studenti possano effettivamente usufruire delle Borse.
Speriamo, infine, che vi sia un’azione politica forte affinché gli auspicati finanziamenti da parte di privati arrivino il più rapidamente possibile.

USB UNIGE

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ESTATE ALLA MEDITERRANEA. ADOTTA UN PINGUINO!Quando gli impianti di climatizzazione non funzionano – in tutto o in parte...
13/07/2026

ESTATE ALLA MEDITERRANEA. ADOTTA UN PINGUINO!

Quando gli impianti di climatizzazione non funzionano – in tutto o in parte – invece di eliminare definitivamente il problema, questa estate ecco l’idea geniale: arriva lui, il Pinguino.

Reggio Calabria - lunedì, 13 luglio 2026
Gli Spheniscidae, comunemente chiamati pinguini, sono uccelli marini adattati al freddo estremo.

Vivono in Antartide, in Nuova Zelanda, in Australia, in Sud America, in Sudafrica, alle Galápagos… e, a quanto pare, anche all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Negli anni Settanta il “Pinguino” era un gelato. Poi è diventato una birra, una band musicale e, infine, il nome di un climatizzatore portatile.
Ed è proprio quest’ultimo ad essere diventato, suo malgrado, il simbolo dell’organizzazione estiva del nostro Ateneo.

Perché quando gli impianti di climatizzazione non funzionano – in tutto o in parte – invece di eliminare definitivamente il problema, questa estate ecco l’idea geniale: arriva lui, il Pinguino.

Il nostro Pinguino, molto rumoroso, però ha anche una dote speciale: lavora… con la finestra aperta!

Infatti il grosso tubo di espulsione dell’aria calda esce semplicemente dalla finestra, senza una canalizzazione dedicata né una chiusura ermetica.
Mentre il Pinguino prova faticosamente a raffreddare l’ufficio, dalla stessa apertura il caldo esterno rientra con educata puntualità.

L’importante è poter dire che “una soluzione è stata trovata”.

Una sfida continua. Quasi una gara di resistenza tra il climatizzatore e l’estate reggina.

Non sappiamo chi vincerà. Sappiamo però chi paga la bolletta.

Sul proprio sito istituzionale la Mediterranea indica tra i pilastri della propria Terza Missione l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale e il dialogo con il territorio. Forse è arrivato il momento di aggiornare anche il catalogo delle buone pratiche.

La vera innovazione energetica della Mediterranea sembra infatti essere il “raffrescamento condiviso”: una parte dell’aria fresca resta negli uffici, l’altra viene generosamente restituita all’ambiente attraverso finestre aperte e tubi di scarico. Un esempio concreto di Terza Missione.

Peccato che, più che trasferimento di conoscenza, assomigli a un trasferimento di aria condizionata.

Del resto, ogni estate si ripete lo stesso copione.
Gli impianti si fermano.
Le temperature negli uffici diventano difficilmente sopportabili.
Le Organizzazioni Sindacali e la RSU segnalano puntualmente le criticità.
Quest’anno il Lotto D del DiGiES offre persino uno spunto di riflessione.

Nello stesso edificio, nelle stesse giornate, con le stesse temperature, alcuni lavoratori sono stati autorizzati a svolgere l’attività in lavoro agile perché gli ambienti risultavano incompatibili con condizioni di lavoro dignitose.

Altri colleghi, che operano nei locali del Lotto D ma afferiscono ad altre strutture dell’Ateneo, sono invece rimasti in presenza.

È una scoperta scientifica di assoluto rilievo. A quanto pare, il caldo distingue gli uffici.

O forse distingue i lavoratori.
Evidentemente anche le ondate di calore seguono disposizioni organizzative.

Ma il vero protagonista di questa storia è un altro: il tabù del lavoro agile.
Lo strumento esiste. È previsto dalla normativa, dal Regolamento di Ateneo sul lavoro agile (DR n.260/2023). È stato pensato proprio per garantire la continuità dell’attività amministrativa anche in presenza di situazioni impreviste o emergenziali. Eppure continua ad essere trattato come un’eccezione da concedere con il contagocce, quasi fosse un favore e non un modello organizzativo moderno.

Così, invece di ricorrere tempestivamente allo strumento più semplice, più economico e più efficace per tutelare salute, sicurezza e continuità dei servizi, ci si ostina a rincorrere l’emergenza con soluzioni provvisorie.

Il Pinguino diventa quindi il simbolo perfetto di una gestione che preferisce mettere una toppa piuttosto che risolvere definitivamente il problema.

E dire che il caldo, a Reggio Calabria, non è certo un evento imprevedibile.

Qui l’estate non finisce con il calendario. Chi vive questa città sa bene che settembre è spesso soltanto il prolungamento di agosto.

Anzi, la tradizione popolare insegna che proprio nei giorni delle festività in onore della Madonna della Consolazione torna puntualmente il proverbiale “caldo di Festa Maronna”: un richiamo che ogni reggino conosce fin da bambino.

Per questo sorprende che ogni anno il caldo riesca ancora a cogliere impreparata l’Amministrazione.

Non servono altri Pinguini (tattici?). La soluzione non è l’acquisto di altri Pinguini.

Sempre nelle stesse condizioni.
Sempre con le stesse installazioni.
Sempre con gli stessi risultati.

Perché un Pinguino può essere una soluzione d’emergenza. Dieci Pinguini installati male diventano semplicemente un’emergenza più costosa.

Non servono interventi tampone destinati a durare il tempo di una stagione.
Non servono altre estati affrontate come se fossero eventi eccezionali.

Servono impianti efficienti.
Servono manutenzioni programmate.
Servono criteri uniformi e trasparenti.

Serve il coraggio di utilizzare senza pregiudizi il lavoro agile quando le condizioni ambientali lo rendono necessario, senza creare lavoratrici e lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Perché il problema non è il caldo.

Il problema è continuare a farsi trovare impreparati davanti a qualcosa che, ogni anno, arriva con la stessa puntualità.

Sei un lavoratore della Mediterranea?
La temperatura del tuo ufficio è al limite della tollerabilità?
L’impianto di climatizzazione è fermo?
Ti hanno consegnato un climatizzatore portatile sperando che basti?

Adotta un Pinguino!

Dalla zoologia al gelato.
Dalla musica alla birra.
Fino agli uffici della Mediterranea.
Ormai un Pinguino non si nega a nessuno.

Peccato che, invece di raffreddare gli uffici, rischi solo di raffreddare la fiducia dei lavoratori nella capacità della governance di programmare, decidere e prevenire.

E questa, purtroppo, non è satira.
È cronaca.

Continueremo a vigilare affinché siano garantite condizioni di lavoro conformi alla normativa in materia di salute e sicurezza e siano adottate misure organizzative uniformi per tutto il Personale interessato.

p/USB PI - Università Mediterranea di Reggio Calabria -

Giuseppe Toscano

LA PIATTAFORMA CONTRATTUALE DI USB UNIVERSITA'A I SALDI D’ESTATE:   SOTTOSCRITTO IL RINNOVO CCNL UNIVERSITA’ 2025-2027Pe...
13/07/2026

LA PIATTAFORMA CONTRATTUALE DI USB UNIVERSITA'

A I SALDI D’ESTATE: SOTTOSCRITTO IL RINNOVO CCNL UNIVERSITA’ 2025-2027

Per USB, il rinnovo contrattuale rappresenta un’occasione fondamentale per aprire un serio confronto sull’emergenza salariale, sulle tutele contrattuali e sulla precarietà, con l’obiettivo di riportare i salari a un livello dignitoso, per migliorare la condizione del personale negli Atenei.

Purtroppo, si è trasformata ancora una volta in un’occasione persa.

Il ruolo storico della contrattazione collettiva è in crisi, soprattutto per quanto riguarda il nodo della adeguatezza dei salari, ma anche per la sua capacità di affrontare le crisi occupazionali, i diritti e, più in generale, le trasformazioni del lavoro.

Siamo sempre più convinti che sia urgente riformare il modello contrattuale e il sistema delle relazioni sindacali, partendo dalla rivisitazione del Comparto che, nella sua forma attuale, non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Università.
Abbiamo già condiviso le nostre opinioni su questo rinnovo contrattuale in molteplici occasioni. Perciò, vediamo nella firma dell'accordo un'opportunità favorevole per promuovere la piattaforma contrattuale di USB Università. Mettiamo in rilievo i contenuti di questa piattaforma e il principio della "libertà sindacale", garantito dall'articolo 39 della Costituzione, che deve essere sempre più riconosciuto e apprezzato.

___________________________________________________________

La piattaforma per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025-2027 nasce dalla volontà di restituire dignità, potere d'acquisto e prospettive di crescita al Personale TAB che ogni giorno garantisce il funzionamento degli Atenei.
IL FUTURO DELL'UNIVERSITÀ DIPENDE DA CHI LA FA VIVERE OGNI GIORNO
LEGGI, DISCUTI E SOSTIENI LA PIATTAFORMA USB:

https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-universita-piattaforma-contrattuale-ccnl-2025-2027-1830-1.html

AL VIA I SALDI D’ESTATE:SOTTOSCRITTO IL RINNOVOCCNL UNIVERSITA’ 2025-2027Per USB, il rinnovo contrattuale rappresenta un...
04/07/2026

AL VIA I SALDI D’ESTATE:
SOTTOSCRITTO IL RINNOVO
CCNL UNIVERSITA’ 2025-2027

Per USB, il rinnovo contrattuale rappresenta un’occasione fondamentale per aprire un serio confronto sull’emergenza salariale, sulle tutele contrattuali e sulla precarietà, con l’obiettivo di riportare i salari a un livello dignitoso, per migliorare la condizione del personale negli Atenei.

Purtroppo, si è trasformata ancora una volta in un’occasione persa.

Il ruolo storico della contrattazione collettiva è in crisi, soprattutto per quanto riguarda il nodo della adeguatezza dei salari, ma anche per la sua capacità di affrontare le crisi occupazionali, i diritti e, più in generale, le trasformazioni del lavoro.

Siamo sempre più convinti che sia urgente riformare il modello contrattuale e il sistema delle relazioni sindacali, partendo dalla rivisitazione del Comparto che, nella sua forma attuale, non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Università.
Abbiamo già condiviso le nostre opinioni su questo rinnovo contrattuale in molteplici occasioni. Perciò, vediamo nella firma dell'accordo un'opportunità favorevole per promuovere la piattaforma contrattuale di USB Università. Mettiamo in rilievo i contenuti di questa piattaforma e il principio della "libertà sindacale", garantito dall'articolo 39 della Costituzione, che deve essere sempre più riconosciuto e apprezzato.

IL FUTURO DELL'UNIVERSITÀ DIPENDE DA CHI LA FA VIVERE OGNI GIORNO. LEGGI, DISCUTI E SOSTIENI LA PIATTAFORMA USB: https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-universita-piattaforma-contrattuale-ccnl-2025-2027-1829.html

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