Lo Spazio di Marielle Franco

Lo Spazio di Marielle Franco Associazione di promozione sociale L’Associazione di Promozione Sociale “Lo spazio di Marielle Franco” è nata a Roma, nel 2019.

Ha come riferimento la storia del movimento femminista. Il principale progetto che sta portando avanti è quello di creare un centro anti violenza, uno spazio di ascolto e di accoglienza per le donne che subiscono o hanno subito violenza. L'Associazione ha sede in via Domenico Giuliotti 158 corrispondente a Via Ignazio Silone 158, un piano sopra. Il nome "Lo Spazio di Marielle Franco" è stato scelt

o in ricordo dell'attivista per i diritti umani e delle persone LGBT, assassinata nel 2018 da 2 poliziotti collegati a Bolsonaro.

Interessante articolo che ci fa capire quanto e’ lungo ancora il percorso in Italia contro la violenza domestica . La Co...
09/04/2022

Interessante articolo che ci fa capire quanto e’ lungo ancora il percorso in Italia contro la violenza domestica . La Corte europea per i Diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia per non aver protetto una donna e i suoi figli dalla violenza del partner, violenza giunta fino a uccidere il figlio di un anno nel settembre 2018. Lo Stato dovrà versare alla donna 32 mila euro per danni morali; è la seconda condanna dell’Italia riguardo la violenzadomestica. ............................................

Il caso è quello di Annalisa Landi e del figlio di un anno, ucciso dal padre Niccolò Patriarchi a coltellate. L'uomo aveva già aggredito la compagna tre volte

4anni senza Marielle Franco.Marielle Franco aveva 38 anni quando, la notte tra il 14 e il 15 marzo 2018, venne uccisa in...
14/03/2022

4anni senza Marielle Franco.

Marielle Franco aveva 38 anni quando, la notte tra il 14 e il 15 marzo 2018, venne uccisa insieme al suo autista mentre rientrava nella sua casa nel Complexo do Maré, un agglomerato di favelas a Rio de Janeiro.
Marielle era consigliera comunale a Rio de Janeiro e lavorava per difendere i diritti delle donne nere, dei giovani nelle favelas, delle persone Lgbtq e di altre comunità emarginate ed era da poco diventata membro della Commissione statale per i diritti umani di Rio de Janeiro.
Marielle lottava anche contro gli abusi di potere della polizia, accusata di atrocità, uccisioni extragiudiziali, alterazione delle prove e corruzione.
Due settimane prima di essere assassinata Marielle aveva assunto il ruolo di relatrice per una commissione creata per monitorare gli interventi federali a Rio. E proprio il giorno della sua esecuzione, aveva accusato la polizia, definendola “battaglione della morte”.
In questi 4 anni non si è ancora riusciti a fare giustizia.
Nel 2019 sono stati arrestati due agenti di polizia, sospettati di essere gli esecutori dell’omicidio.
Molti sono i politici che sono stati sospettati di essere i mandanti.
Secondo quanto trapela dalle più recenti indagini, condotte da Polizia Civile in collaborazione con la Procura della Repubblica, l’omicidio di Marielle sarebbe stato ordinato come forma di vendetta nei confronti di Freixo, collega di partito di Marielle distintosi per la sua opposizione alle milizie cittadine.
A distanza dei quattro anni dal duplice omicidio, però, i punti di chiarire sono ancora troppi.
I presunti esecutori non sono stati processati e i mandanti non ancora individuati.

Oggi, soltanto un  giorno dopo quello della celebrazione dei diritti delle donne, ricorre l' anniversario di una tristis...
09/03/2022

Oggi, soltanto un giorno dopo quello della celebrazione dei diritti delle donne, ricorre l' anniversario di una tristissima data, una pagina di storia vergognosa ai danni di Franca Rame vittima di uno stupro di gruppo nel 1973.
Un reato che ancora oggi purtroppo è comune e feroce che violenta sempre le donne doppiamente: nel corpo e nell'anima.
Franca Rame tutto quel dolore riuscì a metterlo nero su bianco attraverso un monologo, crudo ma necessario, che vi alleghiamo qui di seguito.
Un modo forse per convivere con quella ferita, ma anche per denunciare e forse far sentir meno sole tutte coloro che come lei hanno subito un abuso così vile.

Di seguito proponiamo il testo completo. Avvertiamo che alcuni passi sono piuttosto violenti e crudi. "Lo Stupro" (scritto da Franca Rame): "C’è una radio...

Le donne intorno ai tavoli di guerra russi e ucraini sono assentiAvete notato che attorno ai tavoli di guerra russi e uc...
07/03/2022

Le donne intorno ai tavoli di guerra russi e ucraini sono assenti

Avete notato che attorno ai tavoli di guerra russi e ucraini non ci sono donne? Sono tutti uomini i delegati che in questi giorni tentano di negoziare una difficile tregua tra Russia e Ucraina, l’aggressore e l’aggredito. Sono presenti solo uomini anche nei consigli di guerra che si svolgono a Mosca: generali con le mostrine, dirigenti dei servizi segreti in completo scuro, consiglieri di strategia politica... Le donne in questo momento compaiono nelle immagini devastate nella telefonata al figlio in guerra, la donna che fugge col figlio sotto il bombardamento, ma non ci sono donne laddove si decide di guerra, di bombardamenti, di confini, di misure d’emergenza. Eppure in questo conflitto anacronistico nei tempi e antico nei modi abbiamo incontrato straordinari volti e storie di donne, nell’uno e nell’altro fronte, che combattono l’oltraggio definitivo della guerra a mani n**e, solo con la forza dell’amore e della vita.

Certo, ci sono donne tra i combattenti ucraini e tra quelli russi, e abbiamo visto donne e bambine preparare bombe molotov nelle città minacciate per fronteggiare i cannoni nemici, rudimentale contributo alla difesa della patria. Ma non nelle stanze dove tutto si decide, non nei lunghi tavoli maschili dove l’umanità sofferente non conta e contano soltanto i territori controllati, le armi usate, i nemici catturati, i confini ridisegnati. Nei primi dieci giorni di guerra abbiamo conosciuto innumerevoli esempi di quell’energia vitale femminile che è l’antitesi dell’energia distruttiva di chi vuole combattere e uccidere e fare prigionieri. E che insegue ancora e sempre la vita, rifuggendo la logica disumana della violenza.

A queste donne dovremmo dedicare l’8 marzo 2022... alle donne ucraine, alle mamme russe: assenti ai tavoli dove si decide la guerra, presenti dovunque la si subisce, già con il cuore rivolto al ritorno a casa, all’abbraccio da ritrovare, alla ricostruzione da avviare nelle città e nei cuori. Con l’augurio che il giorno della donna sia, dopo tanta distruzione, un giorno di pace. Sotto gli auspici della Regina della pace: non a caso, una donna.

Per approfondire: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/guerra-russia-ucraina-le-donne-non-ci-sono-a-decidere-ma-la-subiscono?fbclid=IwAR3yvUV4mxP_NtsttzKnXCqTzrHF6LFMcsdaL4KwA9DpTTqaz7gxZXXlMN0
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Il fenomeno delle spose bambine è un terribile tasto dolente e sembrerebbe che la pandemia ne abbia compromesso tanti pa...
07/03/2022

Il fenomeno delle spose bambine è un terribile tasto dolente e sembrerebbe che la pandemia ne abbia compromesso tanti passi avanti conquistati negli anni in favore della lotta per l' abbattimento di questa vergognosa realtà. Questa la denuncia dell'UNICEF. Realtà, quella delle spose bambine, in cui vengono violati e negati diritti quali quelli all'infanzia, la libera scelta di chi amare o sposare, i rapporti sociali e famigliari e tanto altro.
Ancora vittime sono le donne o meglio, in questo caso, bambine che saranno per sempre offese nell'anima e nel corpo e che troppo presto sono obbligate ad esser ciò che dovrebbero diventare invece con tutto il tempo e la serenità che necessitano: donne

La storia delle bambine a cui non è concessa l’infanzia la scrivono in pochi sfidando l’oblio. Lontane da occhi e attenzione dei giornalisti, telecamere e grafici delle statistiche che ne aggiornano costantemente il destino, le spose bambine nel mondo pagheranno più degli altri questi anni tra...

Questa è una mappa che ci mostra le date esatte in cui le donne hanno avuto accesso al diritto di votazione nel mondo. U...
06/03/2022

Questa è una mappa che ci mostra le date esatte in cui le donne hanno avuto accesso al diritto di votazione nel mondo. Un diritto per l'appunto che però è stato per tempo precluso alle donne e che ha sicuramente promosso disparità e disuguaglianza fra i sessi.

𝙇𝙚 𝙢𝙚𝙨𝙩𝙧𝙪𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙣𝙚𝙞 𝙡𝙖𝙜𝙚𝙧Le mestruazioni sono un argomento che raramente ci viene in mente quando pensiamo all'Olocausto...
27/01/2022

𝙇𝙚 𝙢𝙚𝙨𝙩𝙧𝙪𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙣𝙚𝙞 𝙡𝙖𝙜𝙚𝙧

Le mestruazioni sono un argomento che raramente ci viene in mente quando pensiamo all'Olocausto ed è stato un tema ampiamente evitato come area di ricerca storica. Ed è deplorevole, poiché le mestruazioni sono una parte fondamentale dell'esperienza delle donne.

Le mestruazioni se per molte donne hanno coinciso con la vergogna del sanguinamento in pubblico e il non poterlo gestire, dall'altra il non averle ha significato l'ansia per l'infertilità.

Le donne che nei lager hanno continuato ad avere le mestruazioni erano costrette ad affrontare le atroci condizioni igieniche nei campi. Julia Lentini, diciassettenne rom di Biedenkopf, afferma di come le donne che avevano le mestruazioni avessero dovuto trovare delle strategie: «Prendevi la biancheria che ti avevano dato, la strappavi, facevi delle piccole pezze, e le custodivi come se fossero d’oro…le sciacquavi un po’, le mettevi sotto il materasso e le asciugavi, così nessuno poteva rubartele».

In alcuni casi, le mestruazioni però hanno salvato le donne da esperimenti o stupri. Dentro ai campi a molte prigioniere si asportava l'utero o vi si iniettava un liquido irritante per sterilizzarle. E nei lager la quasi totalità delle donne ha sperimentato una lunga amenorrea, causata dallo shock, dal lavoro forzato e dalla malnutrizione.
Elizabeth Feldman de Jong ha raccontato che smise di avere le mestruazioni ed un giorno venne chiamata per essere sottoposta a un'operazione. Lei si presentò con la biancheria intima di sua sorella, sporca di sangue, e il medico si rifiutò di operarla.

Le mestruazioni però sono state anche motivo di alleanza e di sostegno reciproco tra le donne. Alcune adolescenti infatti hanno avuto il loro primo ciclo nei campi, trovando la complicità e il sostegno delle prigioniere più anziane che assunsero un ruolo di sorella che di madre.
Infatti furono diverse le strategie collettive messe in atto dalle donne nei lager per sopravvivere, come la formazione delle cosiddette “famiglie del campo” o delle “famiglie sostitutive”, piccoli gruppi di mutua assistenza in cui ognuna si prendeva cura dell’altra.

Dopo la Liberazione, molte donne che soffrivano di amenorrea hanno vissuto il ritorno delle mestruazioni come una festa, come il simbolo della loro ritrovata identità. Le donne, liberate dai campi, iniziarono ad avere una vita normale e ricominciarono ad avere le mestruazioni: trasformando le mestruazioni stesse «in un simbolo della loro libertà» ritrovata.

𝙇𝙀 𝙁𝘼𝙍𝙁𝘼𝙇𝙇𝙀Tra qualche giorno sarà il 25 novembre, la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro l...
20/11/2021

𝙇𝙀 𝙁𝘼𝙍𝙁𝘼𝙇𝙇𝙀

Tra qualche giorno sarà il 25 novembre, la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
La scelta di questa data non è casuale: proprio il 25 novembre di 61 anni fa avvenne il brutale assassinio delle sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa), tre coraggiose attiviste politiche che si opponevano al regime del dittatore dominicano Trujillo che governò dal 1930 al 1961.
Il 25 novembre del 1960 le tre sorelle si stavano recando in carcere per far visita ai loro mariti - incarcerati perché anch’essi oppositori del regime - e lungo la strada furono fermate da quattro mandanti di Trujillo, membri del Servicio de inteligencia Militar, che le condussero in una piantagione di canna da zucchero, dove furono torturate, stuprate, massacrate a colpi di bastone, strangolate e gettate in un precipizio con la loro stessa auto per simulare un incidente. Patria aveva 36 anni e tre figli, Minerva 34 anni e due figli, María Teresa 25 anni e un figlio. Il popolo scoprì presto la verità e quell'episodio contribuì ad accendere la miccia della rabbia che nel giro di 6 mesi avrebbe portato al crollo di uno dei regimi più sanguinari dell’America Latina.
Il sacrificio de “las mariposas” - "farfalle" in spagnolo - (questo era il nome di battaglia che le sorelle s’erano scelte all’interno del movimento da loro fondato “14 de Juino”) fu noto al mondo intero solo nel 1999, quando questa storia intrisa di violenza e di disuguaglianza di genere giunse sul tavolo dell’Assemblea generale dell'Onu che istituì ufficialmente la data del 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Conoscere il fatto che è all'origine di questa data simbolica è importante. Perché dice che qualunque forma di violenza maschile sulle donne è 'politica'. Che sia quella di un dittatore che vuole eliminare chi afferma un'idea diversa dalla sua o che sia quella di un uomo (compagno, ex-compagno o estraneo) che non accetta, perché non comprende, la soggettività e la libertà delle donne.
Ogni giorno si registrano casi di maltrattamento fisico e psicologico a danno di molte, troppe, donne nel mondo.
Dagli attacchi verbali alle percosse, dallo stalking alle violenze sessuali, in Italia si contano ben 88 vittime ogni giorno, ossia una donna ogni 15 minuti. Uno sterminio.



Frozan Safi, 29 anni, docente universitaria e attivista per i diritti delle donne in Afghanistan, è stata uccisa a colpi...
07/11/2021

Frozan Safi, 29 anni, docente universitaria e attivista per i diritti delle donne in Afghanistan, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco che le hanno distrutto il volto.
La sorella che ne ha identificato il corpo ha detto: "C’erano ferite da proiettile dappertutto, troppe da contare, sulla testa, sul cuore, sul petto, sui reni e sulle gambe“.

In Afghanistan non passa giorno senza che i diritti delle donne si riducano ulteriormente.
Ecco solo alcuni dei numerosi divieti loro imposti:
- Divieto di lavorare fuori casa.
- Divieto di uscire da casa se non accompagnate da un mahram (cioè un parente stretto: padre, fratello o marito).
- Divieto di studiare in scuole secondarie.
- Divieto di praticare sport o di entrare in un centro sportivo.
- Divieto di andare in bicicletta o motocicletta anche se con il mahram.
- Divieto di uso di cosmetici.
- Divieto di parlare o di dare la mano a uomini non mahram.
- Divieto di ridere ad alta voce.
- Divieto di essere presenti in radio, televisione, o incontri pubblici di qualsiasi tipo.

Da metà agosto le donne che non hanno intenzione di desistere e che vogliono che i loro diritti siano ripristinati e protetti, scendono per le strade con i loro cartelli. Come quello su cui è scritto in inglese: «I will sing freedom over and over» (Canterò la libertà ancora e ancora)

𝗔𝗱𝗱𝗶𝗼 𝗮𝗹 𝗗𝗗𝗟 𝗭𝗮𝗻Il voto al Senato che ha affossato il DDL Zan e, di fatto, impedito la votazione articolo per articolo, ...
31/10/2021

𝗔𝗱𝗱𝗶𝗼 𝗮𝗹 𝗗𝗗𝗟 𝗭𝗮𝗻

Il voto al Senato che ha affossato il DDL Zan e, di fatto, impedito la votazione articolo per articolo, è il frutto di giochi politici in cui pregiudizi ideologici anacronistici hanno svolto una funzione in parte marginale.

Non occorre fare i nomi dei rappresentanti della politica che hanno reso possibile questa bocciatura che confina il nostro Paese tra quelli in cui i diritti civili fanno ancora fatica a essere riconosciuti.

L’aspetto più inquietante di questa vicenda è la mistificazione a cui, molti personaggi politici, hanno fatto ricorso per giustificare la propria scelta di voto.

Si sono sentite, prima del voto, dichiarazioni grottesche di alcuni senatori: il disegno di legge vorrebbe introdurre per via surrettizia una cultura gender nelle scuole, l’approvazione del testo indurrebbe i bambini a cambiare sesso prima ancora di aver capito di averne uno, che il problema non c’è perché basta dire che ti percepisci donna, e altre assurdità che nulla hanno a che fare con il testo di legge.

Per non parlare dei senatori che hanno relegato la questione a una perdita di tempo o di quello che ha affermato che in passato si è sentito molto discriminato, probabilmente perché portatore di una “sana” cultura fascista.

Si sono sentite dichiarazioni successive al voto, con precisi richiami ad articoli del DDL, secondo cui l’art. 1 porterebbe le persone a dichiarare di appartenere all’uno o all’altro sesso a seconda dei giorni, che il testo vorrebbe introdurre nelle scuole giornate in cui si fa “educazione transessuale” e che l’introduzione della norma penale in realtà introduce la possibilità di punire chi esprime una semplice opinione.

A questo punto ci si chiede se costoro hanno letto il testo della legge o si sono fermati a un pregiudizio fobico che glielo ha persino impedito.

La sensazione è che da una parte ci sia stata una scelta determinata più dal dispetto politico che da una valutazione ponderata, dall’altra e ritengo siano tanti, sia stato un mezzo non dichiarato per esprimere il proprio essere conservatori portatori di un perbenismo vuoto, se non addirittura nostalgici di forme repressive.

Il tema prevalente qui avrebbe dovuto essere l’osservazione della realtà sociale, che ha fatto molta più strada di certa politica, e conseguentemente la necessità di fronteggiare le forme di intolleranza verso persone motivata da sesso, genere, orienta­mento sessuale, identità di genere o disabilità.

Fronteggiare non può essere solo letto in chiave repressiva, le norme penali che codificano le forme di violenza esistono già, è vero, ma non bastano poiché alcune manifestazioni di intolleranze derivanti dalla discriminazione per sesso, genere, orienta­mento sessuale, identità di genere o disabilità, hanno delle specificità che meritano una diversa attenzione.

E per questo motivo il DDL mira a inserire delle modifiche – che sono in realtà integrazioni – a talune previsioni del codice penale e del codice di rito, al fine di aggiungere previsioni specifiche accanto alle discriminazioni per appartenenza etnica e religiosa.

La falsità di certe dichiarazioni risiede nel fatto che la conseguenza della mancata approvazione impedisce di far rientrare talune condotte in alcune previsioni normative: l’art. 604 bis del c.p. ( introdotto con D. Lgvo 21 del 2018) punisce la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La modifica del DDL Zan avrebbe aggiunto i motivi fondati sul sesso, sul genere, sul­ l’orientamento sessuale, sull’identità di ge­nere o sulla disabilità.

Ma non solo, il disegno di legge, all’art. 7, recita “La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’o­mofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione. con la finalità di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione”.

Sbandierare uno spauracchio per nascondere i reali intenti, mistificando la realtà è inaccettabile, l’unico scopo non dichiarato è quello di non voler affrontare il tema sotto il profilo più complesso, quello del cambiamento culturale.

L'ex-giornalista Vittorio Feltri, in un tweet poi cancellato, ironizza sul processo per stupro a carico di Alberto Genov...
16/10/2021

L'ex-giornalista Vittorio Feltri, in un tweet poi cancellato, ironizza sul processo per stupro a carico di Alberto Genovese esprimendo la sua ammirazione al criminale che ha abusato per 26 ore di una ragazza procurandogli 28 giorni di prognosi.

Il tentativo di negare l’esistenza della violenza sessuale è una costante nella nostra cultura.
Non riconoscere che lo stupro sia un crimine, un attacco totale all’integrità fisica e psicologica della vittima, bensì trasformarlo in qualcosa su cui si può sorridere, è già violenza.
Violenza che giustifica la violenza.

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