09/07/2025
Vi ricordate il caso Almasri? Vi rinfresco la memoria: qualche mese fa, invece di consegnare un criminale torturatore ecc ecc alla Corte penale internazionale, l’abbiamo lasciato andare.
O meglio, il governo italiano l’ha lasciato tornare a casa.
O meglio ancora, il governo italiano l’ha scortato fino a casa, al sicuro, con un aereo di Stato.
Ecco, tutto questo in un Paese normale non sarebbe successo. Quello che è successo dopo, però, forse è ancora peggio.
Giorni dopo l’accaduto, fortemente sollecitati dalle opposizioni, si presentarono a riferire in Parlamento i ministri Nordio e Piantedosi (sì, esatto, quel Piantedosi allontanato dai sicari che finanziamo). In quell’occasione, i due offrirono due versioni differenti. Neanche a mettersi d’accordo, erano riusciti. Pensate come siamo messi.
Ma non è ancora finita qui.
Perché la cosa più grave la scopriamo oggi dalla stampa. Il ministro della Giustizia, Nordio, avrebbe potuto e dovuto giocare un ruolo chiave nel trattenere Almasri. La sua versione ufficiale è sempre stata di non avere ricevuto le informazioni necessarie nei modi corretti: il ministero era stato informato troppo poco, troppo male, troppo tardi.
Bene, ora grazie alle indagini del Tribunale dei ministri, sappiamo invece che il ministero della Giustizia sapeva perfettamente.
Il ministero sapeva, e avrebbe dovuto agire. Non lo ha fatto, e il ministro è venuto a raccontare il falso in Parlamento, dove siedono i rappresentanti eletti dai cittadini. Se di questo il ministro ne fosse cosciente o meno, il dato politico non cambia: o sapeva e ha deciso di mentire; oppure non sapeva, e lascio a voi il giudizio su cosa sia più grave.
Questo è quanto. Gentile ministro Nordio, mi rivolgo ora a lei.
Se avessi ancora una qualche fiducia nelle sue parole, le chiederei di ve**re di nuovo in Parlamento. Ma quella fiducia, io, in lei, non ce l’ho più. Lo show per me è finito qui. E penso che sia lo stesso per tutti i cittadini.
Che delle sue scuse, ormai, non sanno più che farsene