29/01/2025
Condivido l’articolo dell’amico Dario Caselli
La cheerleader di Trump è meglio del campo di Agramante
Dagospia titola che la Meloni è una cheerleader di Trump e Musk e pubblica un articolo della Stampa che la attacca per il legame non rinnegato con i due. Il coro di politici e giornali, diciamo progressisti, è particolarmente aggressivo nel suo attacco alla Meloni, vediamo se hanno ragione. Il Paese ereditato dal suo governo ha un mare di problemi, che però ci trasciniamo da tempo nonostante che il Pd abbia governato prima con Letta, poi con Renzi e con la breve interruzione del Conte uno, con Conte e con Draghi. Tutti governi in cui la Meloni non era presente. Onestà vorrebbe che ci si chiedesse come mai i problemi elencati, dalla sanità, alla povertà, all’immigrazione, alla sicurezza, non siano stati affrontati e risolti? Perché la Meloni dovrebbe risolvere in due anni ciò che i suoi critici non hanno risolto in dieci e più anni? Il governo ha approntato tre finanziarie difficili dato lo stato dei conti pubblici, in seguito all’esplosione del debito del periodo Covid e al buco di 150 miliardi, contro i 30 previsti, dovuti al superbonus, a cui vanno aggiunti i 70 degli altri bonus edilizi. Ricordiamo che una manovra cuba circa 30 miliardi, ebbene la prudenza del governo andrebbe elogiata, se non ci fosse stata avremmo assistito all’impennarsi dello spread, con effetti devastanti, basta guardare a cosa succede nel Regno Unito. La frenata sui bonus, la rimodulazione del reddito di cittadinanza, sono state due operazioni necessarie e non certo popolari. Non solo necessarie, ma pure eque, il superbonus è stato pagato dai meno abbienti e ha favorito i benestanti e le nuove politiche del lavoro hanno favorito l’aumento dell’occupazione. Certo i salari sono bassi, lo sono sempre stati, in un paese manifatturiero dove il costo dell’energia e del lavoro sono più alti e la produttività più bassa che altrove, la leva dei salari è un elemento di competitività. Lo sanno pure i sindacati che sottoscrivono i contratti, il governo può agire riducendo il cuneo fiscale, cosa che ha continuato a fare, favorendo i salari più bassi e agendo sulle detrazioni, danneggiando quelli più alti. Non si possono imporre i salari per legge. E’ poco? Vero, ma è un cammino che proseguirà se si troveranno altre risorse. Per quanto riguarda la politica estera la Meloni ha tenuto ferma la barra sull’Ucraina, nonostante il mal di pancia di una fetta del suo elettorato e dei suoi alleati, a sinistra AVS e 5 Stelle vorrebbero la resa dell’Ucraina sic et simpliciter e pure il Pd è diviso. La relazione stretta con l’America è una costante della politica italiana, la Meloni ha lavorato coi democratici ed è normale che abbia una ancor miglior sintonia con i Repubblicani, come Elly l’aveva con Kamala, ciò che conta sono i risultati e la postura, come dimostra la liberazione di Cecilia Sala. Questo non significa rompere con l’Europa, ma se l’Europa è ferma, non significa che anche il nostro Paese debba restare immobile. Del resto appena saranno nella condizione di farlo, Francesi e Tedeschi si recheranno pure loro da Trump. A buon senso il ruolo politico di Musk si affievolirà quando la nuova amministrazione USA sarà pienamente insediata. Resta il suo enorme peso politico-economico, con cui tutti dovranno fare i conti, ma vedremo come l’Italia e L’Europa si muoveranno nei confronti dei monopolisti, non solo di Musk, che controllano il mercato dei data center e del cloud. Le soluzioni alla Conte, di accordarsi con i Cinesi, non solo sono politicamente impercorribili, ma pure molto più pericolose. Il professor Prodi nel suo impeto anti Trump, dovrebbe riflettere sulle sue aperture, senza dazi, alla Cina e sull’allargamento della comunità europea, senza modificare le regole, una delle principali ragioni della paralisi attuale. Il ruolo internazionale della Meloni è aumentato per le sue capacità, ma anche per il vuoto politico lasciato dai paesi guida dell’Europa: Germania, Francia, Inghilterra. Vedremo nelle negoziazioni future come si muoverà, ma come in campo economico, anche nella politica estera non potrà fare i miracoli che le vengono chiesti da un’opposizione che ha fatto peggio e oggi strilla dalla tribuna dei giornali dell’ex gruppo Fiat, non è solo il Washinton Post ad avere un padrone. Resta da dire qualcosa sulle riforme, di cui il Paese ha bisogno, visto che non è un esempio di efficienza. Potranno non piacere, ma allora bisognerebbe che l’opposizione dicesse cosa farebbe. Il PD ha inserito in Costituzione la riforma del Titolo V sull’autonomia regionale, prevedendo la devoluzione di quasi tutte le competenze, una follia, oggi questa maggioranza realizza tale autonomia sulla base di quel dettato costituzionale, con legge ordinaria. E’ una scelta legittima o la Costituzione va applicata solo dove piace? Del resto occorre ricordare che la sanità è già gestita dalle Regioni e non mi pare che vada benissimo e il sud è rimasto indietro soprattutto a causa delle sue classi dirigenti. Avanti così non si può andare e una riforma dei livelli di governo periferici va fatta, la sinistra dica come la vuole, visto che è stata artefice anche della sciagurata riforma Delrio sulle Province. Per ora penso sia meglio tenersi la cheerleader di Trump, che ritrovarsi con un caotico “campo largo” ancor più indebitati ed essere le cheerleader di Russi e Cinesi.