17/06/2026
NON SERVE UNA SCRIVANIA PER ESSERE UTILE. NON CHIEDO NULLA, MA OFFRO TUTTO. IL DOVERE NON SCADE CON UN VOTO
Care cittadine e cari cittadini di Quartu Sant'Elena,
in questi mesi mi avete conosciuto come l'ingegnere che ha messo nero su bianco un programma di oltre 600 pagine. Oggi non sono più un candidato, ma questo non cambia ciò in cui credo.
Da tempo ho una strategia per Quartu. Non è nata in campagna elettorale, ma dall'ascolto, dallo studio e dalla convinzione che una città non si cambia con gli slogan, ma con le scelte.
La mia strategia si fonda su alcune intuizioni che ho maturato negli anni, come ingegnere, come imprenditore, come volontario, come cittadino. Ma c'è un'altra intuizione, forse la più importante, che ho maturato studiando i meccanismi profondi del governo locale: una strategia decennale non si realizza senza un presidio tecnico permanente che ne garantisca la continuità, senza una regia capace di coordinare i settori, di misurare i risultati e di tradurre le visioni in obiettivi concreti.
Perché ho già avuto modo di verificare come le migliori intenzioni possano perdersi nella frammentazione degli uffici, nella mancanza di un filo rosso che leghi i progetti, nella difficoltà di tenere insieme le scadenze, le risorse, le responsabilità. Servono occhi e mani dedicate, fuori dalla routine quotidiana, capaci di guardare il quadro d'insieme senza perdersi nei dettagli.
La prima intuizione: la salute è il primo patrimonio. Una città che non garantisce cure tempestive ai propri cittadini è una città che si impoverisce. Per questo credo che Quartu debba dotarsi di un presidio sanitario all'altezza del suo ruolo di terza città della Sardegna. Non si tratta solo di un pronto soccorso: si tratta di restituire dignità e sicurezza a chi vive qui.
La seconda intuizione: il lavoro si crea con l'innovazione. Una città che perde ogni anno 150-200 giovani under 35 è una città che si svuota di futuro. Per questo credo che Quartu debba diventare un polo di attrazione per giovani talenti, con spazi dove l'innovazione incontra il mare, dove la blue economy e la ricerca trovano casa. Non parlo di sogni: parlo di incubatori, di connessioni internazionali, di formazione che guarda al domani.
La terza intuizione: l'energia è un diritto, non un privilegio. Le bollette non devono mangiare il reddito di chi ha meno. Per questo credo che Quartu debba investire in comunità energetiche solidali, dove l'energia pulita si condivide con un criterio di giustizia sociale: più a chi ha meno. È un modo concreto per ridurre le disuguaglianze e rafforzare il senso di comunità.
La quarta intuizione: la cultura e l'identità sono risorse economiche. Quartu ha un patrimonio straordinario: 38 nuraghi, 80 bunker storici, chiese campestri, archeologia industriale, un litorale di 26 chilometri, un parco naturale di rilevanza europea. Per troppo tempo tutto questo è stato trascurato. Io credo che possa diventare un motore di turismo sostenibile, di occupazione, di orgoglio identitario.
La quinta intuizione: la trasparenza è la prima forma di giustizia. I cittadini hanno diritto di sapere. Per questo credo che ogni progetto debba avere un cruscotto pubblico, aggiornato mese per mese, dove ognuno possa verificare lo stato di avanzamento dei cantieri, i tempi, le risorse impiegate. La fiducia si costruisce così: con i numeri, non con le parole.
La sesta intuizione: il welfare si fa anche senza stampare moneta. Credo in circuiti virtuosi come la moneta complementare, che trasforma beni pubblici inutilizzati in voucher per le famiglie bisognose, sostenendo al contempo il commercio locale. È un modo intelligente per fare welfare senza pesare sul bilancio comunale.
La settima intuizione: il futuro si costruisce con le alleanze. Quartu non può restare isolata. Per questo credo nel gemellaggio strategico con città europee che hanno già compiuto la transizione che noi dobbiamo fare. San Sebastián, nei Paesi Baschi, è un modello: da città industriale in declino a polo di innovazione e cultura. Possiamo imparare da chi c'è già riuscito.
L'ottava intuizione: le grandi opere servono, ma servono anche le piccole cose. Le strade, le scuole, i parchi, l'illuminazione, la manutenzione ordinaria. Una città si riconosce anche da come cura il quotidiano. Per questo credo in un piano di rigenerazione urbana diffusa, con interventi leggeri ma ad alto impatto, che restituiscano decoro e sicurezza a ogni quartiere.
La nona intuizione: la pianificazione non si ferma al mandato. Una strategia decennale non può morire con un cambio di maggioranza. Per questo credo in strumenti di continuità amministrativa, come un'unità di coordinamento tecnico che garantisca che i progetti vadano avanti indipendentemente dalla politica. La città è più importante delle sue amministrazioni.
La decima intuizione: la politica si serve, non si siede. Per questo mi sono impegnato a donare metà del mio stipendio al Centro di Accoglienza San Vincenzo. Non l'ho fatto per apparire. L'ho fatto perché credo che chi chiede di servire debba dimostrare con i fatti che il proprio interesse non è la poltrona.
Queste sono le intuizioni che guidano la mia strategia. Non sono promesse. Sono principi. Non sono slogan. Sono metodo.
Oggi non sono più un candidato. Ma continuo a lavorare, nel mio piccolo, perché Quartu possa diventare il laboratorio di futuro che merita di essere. E sono certo che, se le condizioni saranno mature, quel presidio tecnico di cui parlo potrà diventare realtà, non come una sovrastruttura, ma come un motore silenzioso al servizio della città.
Con umiltà e determinazione,
Enrico "Eric" Capra