Giovani e Buona Politica

Giovani e Buona Politica Gente Comune che vuole tornare alla Buona Politica con i Giovani in prima linea. Idee diverse Unite

10/12/2024

Daniele Mannai

31/03/2024

ILARIA SALIS

Dalla sua cella, la numero 615, del carcere ungherese di Gyorskocsi Utca, l’antifascista italiana Ilaria Salis ha scritto una lettera, che qui di seguito trovate integralmente.
Per leggerla servono solo sei minuti, sei minuti ben spesi.
Per leggerla ad alta voce ne servono una decina, di minuti.
Magari in qualche scuola, in qualche circolo, in qualche biblioteca qualcuno, con queste righe, romperà il silenzio su questa silenziata vicenda.
Buona lettura…
«Mi sto abbastanza abituando a stare qui e non credo che sia merito mio, ma che questi questi posti siano fatti in modo tale che le persone si abituino a starci.
Adesso, quando mi aprono la porta della cella perché devo andare da qualche parte, mi fermo rivolta verso il muro per farmi perquisire, invece di iniziare a gironzolare con molta naturalezza per il corridoio come facevo all’inizio.
Mentre aspetto di ricevere il pacco con le ciabatte, tutti i giorni vado alle docce portandomi sottobraccio il catino del bucato. In questa situazione ci mancano solo funghi e verruche!
Sono anche molto rincuorata dal fatto che i piccioni e tutti gli oggetti inanimati a cui sovente indirizzo i miei monologhi non mi abbiano mai degnato della loro risposta.
Lo scorrere del tempo è davvero strano: le singole giornate sono interminabili, ma i giorni si susseguono rapidamente e mi sembra sempre di essere stata arrestata la settimana scorsa.
Non ho la percezione di essere lontana da Milano da più di un mese. Gli avvenimenti, le persone, i luoghi di fuori li sento vicini e vivi dentro di me.
Forse il fatto che non ricevere notizie dall’esterno e di non avere nessun contatto con il mio mondo mi fa sentire in una specie di bolla sospesa.
E’ un po’ come se per me il tempo si fosse fermato. Non c’è un primo è un dopo ma solo il “dentro” e il “fuori”: sono due mondi assolutamente incompatibili e la mia mente non riesce a collocarli sul medesimo asse temporale.
Quando sei “dentro” il “fuori” cessa di esistere. Entri nella bolla e il mondo esterno si dissolve, entra in stand-by.
Non ho mai un’idea precisa di che ore siano. Non so che ora sia quando si svegliano, so solo che mi sto già allenando. Al cambio della guardia della mattina c’è già luce, finché c’è allora solare. Poi sono ore lunghissime che non passano più, nell’attesa di scendere all’aria.
Dopo il carrello il pomeriggio è interminabile e non succede più nulla. Il cambio della guardia della sera per me segna la fine della giornata. Arrivare fino a quell’ora ogni giorno è estenuante e dopo quell’ultimo rituale, che si svolge quando è già buio, più che addormentarmi, direi che cado svenuta.
Mi accascio sulla branda svuotata di ogni energia senza badare al bagliore pungente del neon. La luce della cella si può accendere spegnere solo dall’esterno: non so a che orario si compie il rituale di spegnimento delle luci e non rimango mai sveglia abbastanza lungo da potervi assistere.
Durante l’ultimo weekend del mese si passa all’ora legale e, dato che il mio unico punto di riferimento alla luce solare, a questo punto mi rendo conto che alcuni rituali si svolgono decisamente prima di quanto non pensassi e che forse dovrei rivedere i miei ritmi di vita. Il cambio della guardia della sera adesso avviene poco tempo dopo l’imbrunire, quindi decisamente presto.
Se mi addormento a quell’ora poi è normale che, quando dovrai svegliarmi, sono già nel bel mezzo dell’allenamento. Che casino! Anche le cose semplici qui diventano complicatissime.
Di poche esperienze ho memoria che siano state così complicate. Forse quando a otto anni mi sono trovata, da un giorno all’altro, a frequentare la terza elementare in Inghilterra, senza parlare una parola di inglese e senza conoscere nessuno.
Ecco, anche lì primi mesi erano stati abbastanza abbastanza complicati. Oppure, forse, quando ho imparato a camminare, ma ero troppo piccola per poterlo ricordare. In tutte quelle situazioni non ero mai da sola. Qui invece si si è completamente soli ed è bene non fidarsi di nessuno. E molte molte cose qui dentro sono alquanto strane.
Sotto alcuni aspetti è una situazione d’altri tempi, assolutamente inusuale nella nostra era digitale, nell’epoca della comunicazione e dell’informazione globale.
È insolito non sapere per settimane che ore siano, quando normalmente ti basta un leggero tocco dell’indice e ti appaiono immediatamente i minuti luminosi e colorati.
È strano trascorrere lunghi mesi senza scambiare una sola parola neanche con le persone più care (nemmeno una lettera scritta a mano!), quando fino al giorno prima bastava muovere il pollice sullo schermo del telefonino per comunicare continuamente e contemporaneamente con tante persone diverse.
È inusuale non ricevere nessun tipo di informazione dall’esterno, quando in ogni attimo della nostra vita siamo bombardati da notizie e messaggi provenienti da ogni parte del mondo.
È strano non poter googlare tutto quello che ti viene o non ti viene in mente, ma trovarti a dover riorganizzare le tue conoscenze, il tuo pensiero e la tua memoria nei vecchi schemi gerarchici “ ad albero”, abbandonando le disposizioni orizzontali “a rete” e ringraziando il cielo di essere nata una decina d’anni prima di Google e pertanto di avere un cervello in parte già educato a questo anacronistico modus operandi.
Questa è una bolla davvero strana.
I mesi sono lunghi e accade che la bolla si trasformi in un buco nero che ti risucchia. Prendendo in prestito una metafora che leggerò parecchi mesi dopo in un bellissimo fumetto dedicato alle mie vicende, sono caduta in un pozzo profondissimo.
Le pareti sono scivolose ed ogni volta che faticosamente cerco di compiere un breve passo per risalire appena un pochino, finisco sempre col precipitare più in profondità. A volte mi chiedo se questo pozzo abbia un fondo e se da qualche parte ci sia davvero un’uscita. Immagino di essere un piccolo geco, che nell’oscurità silente riesce a scalare le pareti.
Già, devo scalare le pareti, ma qui purtroppo non ci sono i miei compagni di arrampicata e i legami di fiducia ben stretti sulla corda della “ sicura”.
In montagna ci si assicura l’uno all’altro, in modo tale che, se uno scivola, invece di sfracellarsi al suolo, è bloccato dal contrappeso dell’altro.
E quando davanti a un passaggio un po’ più complicato mi blocco e penso di non farcela, mi strillano che di sicuro ce la farò e di tirarmi su come riesco. Infatti nei momenti più difficili, di fronte ai pericoli più minacciosi, davanti a scenari sconosciuti, bisogna fare affidamento sui propri punti di forza e tentare strategie inedite, laddove le tecniche tradizionali non possono nulla.
Fortunatamente lo sport mi ha insegnato qualcosa in materia di tenacia e di paure.
Le paure, in alcuni contesti in cui è in gioco l’autoconservazione, non sono da fuggire o allontanare ma vanno curate e percepite nitidamente perché potrebbero essere la chiave della tua salvezza.
Quando ti trovi sola con te stessa a raschiare la melma nel fondo del pozzo, quando la paura si fa terrore perché non hai idea di cosa ti stia per succedere, allora scorgi in te stessa risorse che non sapevi ti appartenessero.
Ma qui ciò che davvero ti permette di affrontare a testa alta le privazioni e le umiliazioni quotidiane, di mettere in salvo il ben dell’intelletto (ossia il tesoro più prezioso che esista qui) dalla voracità di quel mostro chiamato follia, è più semplice al tempo stesso più complesso di quanto si possa immaginare.
È la capacità di discernere la schietta sincerità dalla menzogna mistificatrice, la consapevolezza profonda, che dimora in fondo al cuore, di quale sia la parte giusta della storia.
Chiudo gli occhi e lancio lo sguardo oltre le mura di questo cieco carcere: scorgo le vicende di uomini e donne come ricambi in tessuti su arazzi che raffigurano storie più ampie.
Storie di popoli, di culture, di lingue e di religioni. Storia di sistemi economici, politici e giuridici. Storie di ricchezza e di miseria, di potere, di sopraffazione e di sfruttamento. Storie di guerre e di eserciti. Storie di un mondo in cui ancora si uccidono bambini, in cui alle quarte d’Europa risuonano mitraglie che riecheggiano gli scempi del secolo scorso.
Apro gli occhi e mi scorgono rannicchiata sulla grigia coperta, con lo sguardo fisso sulla porta di ferro della cella.
Tutto mi appare semplice e lineare in queste vicende, come in molte altre, non può esserci alcun dubbio su quale sia la parte giusta della storia». Di William Beccaro

27/03/2024

Vuoi Cambiare? Vuoi uscire da Destra e Sinistra? Vuoi qualcuno che faccia per tutti?
Se superi i 50 anni mettiti a disposizione, se hai meno di 50 anni mettiti in Gioco.
Se hai voglia di portare Porcari a un livello superiore iscriviti e mettiti in gioco.
Se cerchi solo la tua crescita e semmai a discapito degli altri, non seguire questa Rete.
CambiAmo Porcari 2027
Giovani e Buona Politica

“FACCIAMOCI RETE”
“COME POSSO AIUTARE”

Faccio presente la mia data di nascita 28/08/1965.

27/02/2024

Rubata

Si dovrebbe imparare da questa favola di Hemingway...
Un topo guardava attraverso un buco nella parete, spiando quello che il contadino e sua moglie stavano facendo. Avevano appena ricevuto un pacco e lo stavano scartando tutti contenti.
“Sicuramente conterrà del cibo” pensò il topo.
Ma quando il pacco fu aperto il piccolo roditore rimase senza fiato. Quella che il contadino teneva in mano non era roba da mangiare, era una trappola per topi!
Spaventato, il topo cominciò a correre per la fattoria gridando:
“State attenti! C’è una trappola per topi in casa! C’è una trappola per topi in casa!”.
La gallina, che stava scavando per terra alla ricerca di semi e vermetti, alzò la testa e disse:
“Mi scusi, signor Topo, capisco che questo può costituire per lei un grande problema, ma una trappola per topi non mi riguarda assolutamente. Sinceramente non mi sento coinvolta nella sua paura”.
E, detto questo, si rimise al lavoro per procurarsi il pranzo.
Il topo continuò a correre gridando: “State tutti attenti! C’è una trappola per topi in casa! C’è una trappola per topi in casa!”.
Casualmente incontrò il maiale che gli disse con aria accattivante:
“Sono veramente dispiaciuto per lei, signor Topo, veramente dispiaciuto, mi creda, ma non c’è assolutamente nulla che io possa fare”.
Ma il topo aveva già ripreso a correre verso la stalla dove una placida mucca ruminava, sonnecchiando, il suo fieno.
“Una trappola per topi? – gli disse – E lei crede che costituisca per me un grave pericolo?”. Fece una risata e riprese a mangiare tranquillamente.
Il topo, triste e sconsolato, ritornò alla sua tana preparandosi a dover affrontare la trappola tutto da solo.
Proprio quella notte, in tutta la casa si sentì un fortissimo rumore, proprio il suono della trappola che aveva catturato la sua preda. La moglie del contadino schizzò fuori dal letto per vedere cosa c’era nella trappola ma, a causa dell’oscurità, non si accorse che nella trappola era stato preso un grosso serpente velenoso.
Il serpente la morse.
Subito il contadino, svegliato dalle urla di lei, la caricò sulla macchina e la portò all’ospedale dove venne sottoposta alle prime cure. Quando ritornò a casa, qualche giorno dopo, stava meglio ma aveva la febbre alta.
Ora tutti sanno che quando uno ha la febbre non c’è niente di meglio che un buon brodo di gallina. E così il contadino andò nel pollaio e uccise la gallina trasformandola nell’ingrediente principale del suo brodo.
La donna non si ristabiliva e la notizia del suo stato si diffuse presso i parenti che la vennero a trovare e a farle compagnia. Allora il contadino pensò che, per dare da mangiare a tutti, avrebbe fatto meglio a macellare il suo maiale. E così fece. Finalmente la donna guarì e il marito, pieno di gioia, organizzò una grande festa a base di vino novello e bistecche cotte sul barbecue. Inutile dire quale animale fornì la materia prima.

Morale: la prossima volta che voi sentirete qualcuno che si trova davanti ad un problema e penserete che in fin dei conti la cosa non vi riguarda, ricordatevi che quando c’è una trappola per topi in casa tutta la fattoria è in pericolo.
“Quando senti suonare la campana non chiederti per chi suona. Essa suona anche per te” (Ernest Hemingway)
Forse si comprenderà meglio, che dite

Premi per merito a chi sbaglia.
25/02/2024

Premi per merito a chi sbaglia.

La Giovane Mamma, di Pisa, del Giovane ha tolto il post perché si erano intrufolati i fasci e avevano scritto di tutto. ...
25/02/2024

La Giovane Mamma, di Pisa, del Giovane ha tolto il post perché si erano intrufolati i fasci e avevano scritto di tutto.
Di cosa parlava lo screenshot da Whatsapp di questa Mamma? Il Figlio li diceva che aveva saltato la scuola per andare alla manifestazione e nel finale si chiedeva che eredità di M..da li abbiamo lasciato.

È colpa anche mia dell’eredità che reclama questo Giovane, colpa di tutti quelli di 50 e passa anni che non hanno contestato negli ultimi 30anni dall’arrivo del cavaliere e del vaffaday. Abbiamo sbagliato tutto. Ma Voi Giovani non vi fate strumentalizzare dai partiti che vi usano ma non pensano al vs Futuro.
Sono più che convinto che la sinistra o quello che resta ha organizzato e messo su i Giovani solo per cercare di recuperare dei voti ma di sicuro no per fare del bene ai ragazzi.
Oggi noi con 50anni in su vi chiediamo perché i Ns figli non ci credono più e perché non si ribellano, la mia idea è che non li abbiamo insegnato la contestazione pacifica e da chi devo apprendere come fare?

Avessimo in opposizione credibile e che di mette in gioco capirei ma la sinistra è solo buona a creare sardine o movimenti vari poco inclusivi e che servono solo per far salire di livello il cocco amico di.

Unitevi Giovani e Buona Politica di qualsiasi idea politica siete e cercate di cambiarvi il Vs Futuro che noi vi lasceremo solo M.rda.
Pensate no a voi stessi ma a tutti.

24/02/2024

GIOVANI NON FATEVI INCANTARE (sono ripartite le sardine)VI STANNO SOLO UTILIZZANDO PER CERCARE DI RIPRENDERE QUALCHE VOTO
E qualcuno troverà uno spazio in comuni o partiti e se ne fregherà di Voi.
GIOVANI UNITEVI di qualsiasi idea politica siete e cercate la BUONA POLITICA per il bene comune e per migliorare il Vs Futuro.
Giovani e Buona Politica connubio perfetto senza portarsi dietro gli opportunisti.

Pollitici Massimiliano Saccuti
24/02/2024

Pollitici Massimiliano Saccuti

17/02/2024

PROVIAMOCI INSIEME
Credo che questa idea possa portare molto ai Veri Riformisti e a chi ha voglia di riportare la Politica verso il Contatto con la Gente Comune.
Facciamolo per i Ns Giovani a cui non abbiamo insegnato a contestare le forzature dei vari politici che negli ultimi 30anni si sono succeduti a partire dal cavaliere per finire al vaffaday.

Mi piacerebbe creare un punto di ritrovo politico dove si promuova la Buona Politica qualsiasi sia l’idea di chi lo frequenta ma tutti uniti per il Bene Comune per riavvicinare la Gente alla Politica dove portare idee e insieme svilupparle senza farle proprie ma farle di tutti. Dove i Giovani e Buona Politica siano uniti. Dove una cosa buona non è di destra o sinistra è BUONA E BASTA.
Partiamo da Porcari? Sto creando una Lista Civica “CambiAmo Porcari 2027”. O creiamola da qualsiasi altra parte.
Lasciando da parte molti dei politici attuali e puntando sui Giovani e la Gente Comune.
Dove anche le Religioni siano parte propositiva per il miglioramento della Gente Comune.

Ma deve partire dal basso e chi veramente ci crede si frughi in tasca per metterla in piedi.

Indirizzo

Porcari
55016

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 17:00
Domenica 09:00 - 17:00

Telefono

+393471624192

Sito Web

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