23/01/2026
𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐢𝐧 𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚̀. 𝐍𝐨 𝐚𝐥 𝐟𝐞𝐮𝐝𝐚𝐥𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨
Le dichiarazioni apparse nelle ultime ore su Metropolis, in cui il neo-nominato assessore Luigi Lo Sapio, afferma di voler "raccogliere l’eredità" del padre, confermano purtroppo le peggiori previsioni. Quella che doveva essere una scelta amministrativa si è trasformata, per stessa ammissione del protagonista, in un passaggio di consegne familiare.
Siamo di fronte a uno schiaffo alla dignità di Pompei. La nostra città non è un patrimonio privato da lasciare in eredità, né il Comune può essere trattato come un bene di famiglia da trasmettere per discendenza. Questa nomina, pur formalmente legale, è politicamente inaccettabile e riporta Pompei a una concezione di feudalesimo politico che speravamo appartenesse al passato.
L’arroganza di voler travestire da "continuità politica" quello che è un evidente gioco di potere familiare offende l'intelligenza dei cittadini. Pompei non è un feudo e i pompeiani non sono sudditi. Presentarsi agli elettori rivendicando una "eredità" anziché un progetto autonomo è il segnale di una politica debole, che si aggrappa al passato per giustificare la propria presenza nel presente.
Pompei Città Partecipata ritiene che in un momento così complesso e delicato per la città, le scelte amministrative dovrebbero riflettere un impegno verso il rinnovamento e l’apertura democratica, non la conservazione di logiche nepotistiche, che mal si conciliano con l'esigenza di freschezza e visione di cui Pompei necessita.
La politica è, prima di tutto, servizio alla collettività e la città avrebbe tratto giovamento da segnali di discontinuità e da un coinvolgimento più ampio delle migliori energie civiche.
I pompeiani hanno memoria e sensibilità: sapranno valutare se questa sia la strada giusta per la rinascita del nostro territorio o se, invece, rappresenti un’occasione persa per dimostrare una reale volontà di cambiamento.