23/06/2026
La sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso di Toscana Rossa chiude un capitolo giuridico, ma ne apre uno politico.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto "astrattamente plausibile" l'interpretazione proposta da Rossa , ovvero che il voto sulla candidata pres
La sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso di Toscana Rossa chiude un capitolo giuridico, ma ne apre uno politico.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto "astrattamente plausibile" l'interpretazione proposta da Rossa, ovvero che il voto sulla candidata presidente dovesse essere attribuito all'unica lista collegata, ma ha confermato che la legge elettorale toscana esclude esplicitamente questa possibilità. Il meccanismo, in altri termini, non è un'anomalia tecnica, ma è una scelta deliberata.
E la politica, da parte sua, non ha mosso un dito per cambiarla. Nessuna proposta di riforma è arrivata dal centrosinistra toscano dall'esito delle regionali ad oggi. Eppure lo stesso sistema consente a forze con risultati inferiori a quelli ottenuti da Toscana Rossa di sedere in consiglio regionale, semplicemente perché godono di norme pensate per favorire chi già ha rappresentanza istituzionale. Tutto il contrario del senso profondo della democrazia rappresentativa.
A Pistoia conosciamo bene questa logica. Anche noi, per le scorse elezioni comunali, abbiamo dovuto raccogliere le firme per la presentazione della lista, un onere che non grava su tutti allo stesso modo, ma selettivamente sulle liste che non hanno rappresentanza pregressa. Una procedura che non è un filtro neutro di qualità democratica, ma una vera e propria barriera all'accesso per chi costruisce la partecipazione democratica dal basso.
Tutto questo ci porta a concludere che uno spazio di alternativa indipendente è necessario. Questo spazio va organizzato, con pazienza e con chiarezza nei territori e in tutto il Paese. A Pistoia continueremo a lavorare per questo.