02/06/2026
Il 2 giugno non è soltanto la Festa della Repubblica.
È il giorno in cui l’Italia scelse la democrazia, ma anche il giorno in cui le donne votarono per la prima volta in una consultazione nazionale, entrando finalmente nella cittadinanza politica del Paese.
Fu un passaggio storico enorme, ma anche l’inizio di una storia ancora incompiuta.
Perché il rapporto tra donne e politica, in Italia, è stato tardivo, difficile e per molti aspetti ancora irrisolto. Tardivo, perché il suffragio universale arrivò molto dopo rispetto ad altri Paesi europei. Difficile, perché l’ingresso delle donne nei luoghi della decisione, nelle assemblee legislative, nei governi, nelle istituzioni, è stato lento, faticoso, spesso ostacolato.
E irrisolto, ancora oggi, perché la rappresentanza non è pienamente paritaria e perché cresce anche l’astensionismo femminile. Un non voto che non possiamo liquidare come disinteresse. Spesso è protesta silenziosa, distanza, sfiducia verso una politica che non parla abbastanza delle vite delle donne, del lavoro, della cura, della violenza, dei diritti, dei corpi, dei tempi di vita, della libertà.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica e dal primo voto nazionale delle donne, abbiamo il dovere di raccogliere quel lascito. Non come memoria rituale, ma come responsabilità politica.
Perché la democrazia non vive solo nelle ricorrenze. Vive quando allarga la partecipazione, quando ascolta chi è rimasta ai margini, quando trasforma discriminazioni e dolori in diritti, presenza, rappresentanza, futuro.
Scrisse Teresa Mattei in occasione dei Festeggiamenti del 2006
“Questo è l’augurio che mi faccio e che faccio a tutti voi, che da
questo ricordo della nascita della Costituzione, da questa certezza
del potere straordinario che hanno le donne, che si esprime anche
con il voto; che non cerca il potere, ecco: da tutto questo venga la
rinascita del nostro Paese e venga la pace per il mondo intero”
Oggi quel messaggio ci riguarda ancora.
Buon 2 giugno.
Buona Festa della Repubblica.
Che sia davvero una Repubblica di tutte e di tutti.