Noi Amiamo Collepardo Sarra Sindaco

Noi Amiamo Collepardo Sarra Sindaco "Noi Amiamo � Collepardo", lista civica in sostegno del Dott. Roberto Sarra

Sempre qualche giorno fa' abbiamo segnalato una scarsa manutenzione al parco giochi comunale. Assi danneggiate riparate ...
16/06/2026

Sempre qualche giorno fa' abbiamo segnalato una scarsa manutenzione al parco giochi comunale. Assi danneggiate riparate con pianali di un banco di scuole, giochi smontati l'anno scorso e mai ripristinati con transenne e tappeto tutto meno che stabili e sicuri. Richiediamo un intervento serio e duraturo! Investire nei ragazzi, nei giovani significa investire nel futuro, di chi lo vive tutti i giorni e chi turisticamente ne usufruisce.

Qualche giorno fà abbiamo inviato una richiesta di manutenzione per una buca all'interno di un'aiuola. Dopo la nostra se...
16/06/2026

Qualche giorno fà abbiamo inviato una richiesta di manutenzione per una buca all'interno di un'aiuola. Dopo la nostra segnalazione è stata "tappata", ma usando pezzi di scarto di calcestruzzo, modo non proprio "ecologico". Speriamo sia stata una svista e venga ripristinato il tutto al più presto.

Oggi è stato l'ultimo giorno di scuola. 🏫Iniziano le meritate vacanza🏝️🏞️🏖️. Venerdì abbiamo assistito alla recita dei n...
08/06/2026

Oggi è stato l'ultimo giorno di scuola. 🏫Iniziano le meritate vacanza🏝️🏞️🏖️.
Venerdì abbiamo assistito alla recita dei nostri ragazzi 😍.
Complimenti ai bambini della Scuola Primaria di Collepardo che, insieme alle loro insegnanti e all’ Ecomuseo Orto del Centauro Chirone , hanno regalato alla comunità una bellissimo spettacolo di fine anno.

Una serata ricca di emozioni, impegno e sorrisi, che ha messo in luce il valore della nostra scuola e il grande lavoro educativo svolto ogni giorno.

Un grazie a tutti i bambini, alle maestre, all’Ecomuseo, alle famiglie, a Mattia de I Trillanti - Tradizione2.0 ed a Stefano, maestro della Banda di Collepardo , per il prezioso contributo alla riuscita dell'evento.

Bravissimi tutti! ❤️🍀💐
Buona Estate ragazzi 🤩🎉😍

Ci dispiace tanto per il caro papà di Umberto, Lorenzo Protani. Ci ha lasciati malgrado le amorevoli cure che solo parzi...
06/06/2026

Ci dispiace tanto per il caro papà di Umberto, Lorenzo Protani. Ci ha lasciati malgrado le amorevoli cure che solo parzialmente hanno alleviato la sofferenza dei suoi cari.
Siamo sicuri che ha trovato la pace e la grazia di Dio. Ci seguira’ dall’alto e lo ricorderemo come un uomo mite e giusto 🌹
Sentite condoglianze a tutta la famiglia 🌹

05/06/2026

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05/06/2026

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La storia della famiglia attraversa oltre un secolo di tradizione delle piante officinali a Collepardo. Un percorso nato all’ombra della vicina Certosa di Trisulti

Da oggi residenti e turisti avranno un punto di riferimento in più! 💪🏻 Apre oggi "La Dispensa di Veronica" . ❤️💐Un grand...
04/06/2026

Da oggi residenti e turisti avranno un punto di riferimento in più! 💪🏻 Apre oggi "La Dispensa di Veronica" . ❤️💐
Un grande in bocca al lupo alla cara Veronica Costantini per questa nuova avventura imprenditoriale! Che questo traguardo sia solo l'inizio di una lunga serie di successi e grandi soddisfazioni professionali. Un abbraccio 🍀🎉🌈🎊🥂

"A raccontarlo sembra una favola". 😍Testimonianze di: Maria D'Amico, Rosaria De Sanctis, Angelo Maria Ferrante, Elvira F...
01/06/2026

"A raccontarlo sembra una favola". 😍

Testimonianze di: Maria D'Amico, Rosaria De Sanctis, Angelo Maria Ferrante, Elvira Frasca, mons. Filippo Frasca, Clara Larini e Silvana Sarandrea raccolte da Mauro Ornero , Mauro Venzelini e Umberto de Sanctis.

2 Giugno 1944...oggi, la parola “miracolo”, così difficile da pronunciare a voi
uomini d’oggi tutti tecnologia e “credo solo a quello che vedo”, può sembrare una parola grossa...una cosa difficile a credersi, specialmente quando tocca proprio noi,
le nostre famiglie, il nostro paese, la nostra casa. Si pensa sempre che tocchi ad altri, lontani, chissà dove.

Fortunati loro, ma con che peso vivere...essere stati miracolati! Quel giorno abbiamo avuto proprio paura...e dirlo oggi sembra tutto una favola.

S. Rocco a Collepardo c’è sempre stato, a memoria d’uomo, e come ci hanno raccontato i nostri nonni e i loro padri.
La sua chiesetta posta all’ingresso del paese, vicino alla via che la maggior parte di noi vecchi collepardesi faceva per tornare dalle campagne, dal bosco di Trisulti, dalla valle del fiume e delle grotte. Erano i nostri luoghi di lavoro, come li chiamate oggi. Dentro il piccolo povero edificio – ai nostri tempi si diceva “San Rocco è povero” e così è stato sempre, come realmente era stato nella sua vita il Santo – c’erano delle lampade ad olio, sempre accese, che illuminavano perpetuamente la vecchia statua in cartapesta (stracci e un vecchio lenzuolo come mantello, in realtà).

L’olio non mancava mai. Ogni persona, ogni famiglia metteva la sua parte, anche se la stagione era stata “magra” e poi scarseggiava in casa. Lo andavamo a prendere nei frantoi del paese...e specialmente in quello in località “San Silvestro” che aveva un pozzo interno che chiamavamo “gl’inferno”.

Era anche molto “conteso”: si pensava che fosse miracoloso, e più di una persona dice di essere stata guarita passandolo sulla parte del corpo malata.

Si faceva la festa di San Rocco...Ma che festa! C’era la fame, c’era la miseria, eppure per San Rocco tutto si faceva.

E riusciva sempre la festa più grande del paese, più grossa di quella del SS. Salvatore, che pure è il patrono.

I “fratelli”, quelli che facevano parte della Confraternita di san Rocco che organizzava la festa e teneva la chiesa, giravano casetta per casetta, a fare la cérca della roba: chi non poteva dare soldi, e a quel tempo erano quasi tutti, dava quello che aveva...patate, grano, noci, granturco e poi tutto si portava al mercato di Alatri, con l’asinello...e il ricavato si usava per la festa.

Tutti davamo qualcosa, nessuno diceva di no...e tutti collaboravamo.

Le nostre donne, partecipavano ai preparativi preparando ciammellette ruzze e altri dolci che venivano distribuiti in piazza la sera della festa. E quelle che potevano, facevano un’offerta per san Rocco portando poi in processione, insieme con altre, un bastone che aveva fissata ad un’estremità una piccola statua di San Rocco in legno o in ottone: erano le “festarole”.

Ma quell’anno no, non ci fu niente.

Anche a Collepardo nel ‘43 erano arrivati i tedeschi. S’erano presi con la forza, la palazzina dove un tempo c’era la dogana e facevano i padroni insieme coi fascisti
repubblichini ch’erano accasati alla mola dei frati di Trisulti.

Ma non eravamo i soli abitanti di Collepardo: c’erano anche tantissimi sfollati di Frosinone e dei paesi vicini, fuggiti dai bombardamenti e dalle razzie tedesche.

La grotta dei Bambocci era piena!

Insieme a loro, anche noi paesani eravamo fuggiti in campagna, nelle tante grotte e a Trisulti. Alcuni erano però rimasti in paese e noi stessi andavamo e tornavamo per controllare le nostre case e quel poco che avevamo.

I nazisti, non contenti di usare il paese come bivacco, come rifugio e ospedale per quelli che tornavano da Cassino, rastrellavano uomini da spedire a lavorare al fronte o ai campi di lavoro in Germania. E davano anche la caccia alla banda partigiana che s’era formata qui e che attaccava i loro camion quando passavano sulla Casilina.

Per questo, avevano trasformato la chiesetta di San Rocco in deposito delle loro munizioni: riempita di bombe, proiettili e polvere da sparo fin sull’altare, tanto che il prete non poteva dirci la messa ed essi stessi dovevano girare intorno al mucchio per poter armarsi.

Venne però anche il loro turno: in primavera, eravamo ormai nel 1944, gli americani avevano superato Montecassino e stavano arrivando nel resto della Ciociaria. E proprio in quel 2 Giugno entrarono in molti paesi della nostra provincia.

Saranno state le otto di mattina, forse, e i tedeschi erano ormai in fuga. Per facilitarsi le cose e lasciare un bel “ricordo” di loro, decisero di minare la chiesa di San Rocco per farla saltare in aria con tutto ciò che conteneva.

C’era molta gente lì davanti, tornata nella speranza di poter rientrare alle proprie case, alcuni seduti tranquillamente (!) sul muretto che ancora esiste. E quando vedemmo che i tedeschi stavano srotolando il filo della miccia, molti di noi cominciarono a gridare “San Rocco aiutaci!” “ San Rocco, facci la grazia!” “ Grazia San Rocco, grazia!” e piangevano perché avevamo capito che le nostre case sarebbero saltate.

Intanto, alcune donne, andarono al Comune per chiedere l’intervento del Podestà e cercare di mettere in salvo la statua, perché rimanesse almeno quella, ai collepardesi molto cara. Ma lì non ottennero nulla. Andarono allora a parlare con il comandante
tedesco che rispose – Dio lo perdoni –
Alla fine, però, diede il permesso e la statua fu portata in salvo da un confratello, Sabatino e da una donna. Ricordo una ragazza collepardese che vedendo la statua del Santo fu presa da una crisi di pianto e disse:

Nel frattempo un soldato tedesco, aiutato da uno sfollato di Frosinone – un collaborazionista chiamato “il barbiere” che stava a Collepardo con la moglie e i tre figli, tutti bambini - che per tutto il tempo aveva insultato e preso in giro chi si affannava nel salvataggio di San Rocco dicendo , stava provando a dar fuoco alla miccia. Avendo provato tre volte ad accenderla con i fiammiferi e non riuscendoci, andarono a prendere una tanica di benzina dal vicino comando tedesco per ritentare.

E proprio mentre tornavano indietro, a metà del cammino, arrivò un’improvvisa salva di bombe dai monti di Veroli.

Un’esplosione tremenda. E ricordo le urla, le invocazioni a San Rocco, le imprecazioni, le nuvole di polvere che copriva tutto. Una bambina di cinque - sei anni, proprio la figlia di questo “barbiere”, rimase colpita ad un piedino da una scheggia che si era infilata poi nel tacco della sua piccola scarpa. Fu poi trasportata alla clinica di Frosinone “Santa Elisabetta”. Una seconda salva colpì poi case, alberi, pali della luce distruggendo tutto.
O quasi: quando tutto si fu calmato, i presenti videro una cosa stranissima.

Videro i corpi dilaniati del tedesco, con la torcia ancora accesa ancora in mano, e del “barbiere” uniche vittime di quella furia. Diverse case erano danneggiate, ma la chiesa di San Rocco, quella vicina della Madonna della Consolazione erano intatte e soprattutto nessuna delle persone che stavano ancora lì o nei paraggi era stata colpita.
Collepardo era salvo! Non c’erano altri morti, né feriti! Pensandoci ora, sarebbe bastato che le bombe fossero cadute a dieci metri di distanza e ci sarebbe stata una strage.

Evidentemente, qualcuno ci aveva ascoltato. San Rocco ci aveva protetti un’altra volta, salvando il nostro paese come aveva fatto coi nostri vecchi al tempo della peste e delle carestie.

Del fatto venne dato conto, nell'edizione serale di quel giorno, dal radio giornale trasmesso in Italia dalla famosa "Radio Londra" e ascoltato dai collepardesi residenti a Roma

Tutti gli anni, il nostro parroco ricorda l’avvenimento con una messa mattutina nella piccola chiesa, con quei pochi altri che ancora vivono e ricordano il “miracolo del 2 Giugno”

🇮🇹FESTA DELLA REPUBBLICA - 2 GIUGNO🇮🇹1946 - 2026 💚🤍♥️Il 2 giugno rappresenta una delle date più significative della nost...
01/06/2026

🇮🇹FESTA DELLA REPUBBLICA - 2 GIUGNO🇮🇹
1946 - 2026 💚🤍♥️

Il 2 giugno rappresenta una delle date più significative della nostra storia nazionale. Con il referendum del 1946, gli italiani scelsero la Repubblica, ponendo le basi di un percorso fondato sulla democrazia, sulla partecipazione e sui principi di libertà, uguaglianza e solidarietà sanciti dalla Costituzione.

In questa giornata celebriamo non solo una forma di Stato, ma i valori che continuano a guidare la convivenza civile e il progresso del Paese. Valori che trovano certamente espressione nel lavoro, nella tutela della dignità delle persone, nella giustizia sociale.

Nel celebrare la Festa della Repubblica, rendiamo omaggio a quanti hanno contribuito alla costruzione delle nostre istituzioni democratiche e riaffermiamo la responsabilità di ciascuno nel custodire e rafforzare il patrimonio di libertà e democrazia che ci è stato consegnato.
Questa importante ricorrenza non rappresenta soltanto la memoria del passato ma, anche, uno sguardo rivolto al futuro. È un invito diretto soprattutto alle nuove generazioni affinché custodiscano e promuovano i valori repubblicani con senso civico di responsabilità e partecipazione attiva.

Buona Festa della Repubblica a tutte e a tutti voi

🇮🇹Viva la Repubblica, viva l’Italia.🇮🇹

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01/06/2026

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