16/10/2026
Parma può stare tranquilla: sulle «voci insistenti» vigila Priamo Bocchi. Circola un messaggio WhatsApp e siamo già alla «rivolta studentesca», con tanto di richiamo alle sommosse francesi e di appello alla difesa dello Stato. Dal gruppo WhatsApp all’assedio della Repubblica il passo, a quanto pare, è brevissimo.
Un contributo prezioso alla serenità della città. Se domani succederà qualcosa, potrà dire che l’aveva previsto; se non succederà nulla, che è servito alzare la guardia. Comunque vada, il comunicato è al sicuro.
Nel frattempo, però, si alza la tensione e si presentano gli studenti come potenziali rivoltosi ancora prima che scendano in piazza. È lo stesso atteggiamento che abbiamo contestato quando i giovanissimi manifestanti per la Palestina venivano esposti sui social proprio da Bocchi, trasformati in bersagli della polemica politica da chi, per età e incarico istituzionale, dovrebbe avere qualche responsabilità in più.
E magari assumersi anche la responsabilità del disastro che il suo governo ha generato. Oltre alle preoccupazioni per la “rivolta” sarebbe forse suo dovere cercare risposte per una scuola fatta a pezzi la cui unica risposta è stato un decreto d’urgenza contro il burqa e gli stranieri in classe.
Se esistono elementi concreti di pericolo, li si segnali a chi deve verificarli e intervenire. Il contributo di un rappresentante delle istituzioni dovrebbe comprendere anche la prudenza nelle dichiarazioni pubbliche. Evocare sommosse sulla base di voci contribuisce a creare proprio quel clima di scontro che si dichiara di voler evitare.
Consigliere, per domani provi a non parlare, è il miglior contributo che può dare con contribuire a quella sicurezza che le è tanto cara, almeno a parole. E magari anche ad ascoltare, male non le farebbe.