Potere al Popolo Parma e provincia

Potere al Popolo Parma e provincia Potere al Popolo è una piattaforma sociale e informativa per dare spazio all'Italia delle lotte e d

Aumento dei prezzi dei carburanti; difficoltà di accesso a servizi essenziali a partire da sanità, scuola e trasporti; p...
08/09/2026

Aumento dei prezzi dei carburanti; difficoltà di accesso a servizi essenziali a partire da sanità, scuola e trasporti; peggioramento delle condizioni lavorative, con salari sempre più bassi e tutele più scarse; aumento dell’intensità e frequenza di eventi climatici estremi. Questi sono solo alcuni dei problemi che hanno ulteriormente aggravato la vita di gran parte della popolazione, in Italia e a Parma, negli ultimi anni. Questioni che dipendono dalle scelte del governo italiano, come dalla tendenza anche dell’unione europea di accodarsi alla strategia guerrafondaia di Israele e Stati Uniti a prezzo di welfare e diritti.

Nell’ultimo anno abbiamo visto però anche allargarsi la partecipazione a manifestazioni e iniziative di piazza, a partire da quelle imponenti dello scorso autunno per la Palestina. C’è dunque la volontà di cambiare le cose e riprendersi una parte di quella ricchezza che ormai sempre meno persone stanno spartendosi.

Come fare? Come organizzarsi? Che proposta politica portare alle prossime elezioni? Discutiamone insieme a PAP IN-FESTA, dalle 18, approfittando della presenza e dei contributi di
-Antonella Bundu, attivista, già candidata presidente della regione Toscana nella lista Toscana rossa e partecipante all’ultima missione della Global Sumud Flotilla;
- Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al Popolo!;
- Josè Nivoi, portuale, membro del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (CALP), tra i principali referenti della campagna internazionale contro la guerra e il traffico di armi.

Vi aspettiamo! Costruiamo insieme un’efficace opposizione che sia autonoma dalle strumentalizzazioni del centrosinistra, da guerrafondai e speculatori, capace di parlare di un vero cambiamento!

Il 4 ottobre a PAP IN-FESTA!!!
07/09/2026

Il 4 ottobre a PAP IN-FESTA!!!

𝐏𝐀𝐑𝐌𝐀 𝐄 𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎: 𝐃𝐔𝐄 𝐍𝐔𝐎𝐕𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐄𝐑𝐓𝐈 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐀𝐍𝐂𝐎𝐑𝐀 𝐈𝐍𝐒𝐈𝐄𝐌𝐄!
Abbiamo percorso tanti chilometri quest'estate per il tour de La mejo medicina: prima d'annunciarvi alcune novità importanti, siamo felici di poterci nuovamente mettere in viaggio per due nuovi concerti. Il 4 Ottobre, infatti, saremo a Parma per la Festa di Potere al Popolo, mentre il 23 Ottobre s'aggiunge un'altra data in apertura ai The Selecter, al Live Club di Trezzo sull'Adda (MI). Come sempre, ringraziamo tutto lo staff di Barley Arts, Flamingo Management e Big Time!
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𝐍𝐄𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐈𝐋 𝐋𝐈𝐍𝐊 𝐃𝐄𝐈 𝐁𝐈𝐆𝐋𝐈𝐄𝐓𝐓𝐈 𝐈𝐍 𝐏𝐑𝐄𝐕𝐄𝐍𝐃𝐈𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐄𝐑𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐈 𝐓𝐇𝐄 𝐒𝐄𝐋𝐄𝐂𝐓𝐄𝐑!
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PAP IN-FESTA: il 4 ottobre Parma si infesta!Musica, cibo, spettacoli e politica per la festa di Potere al Popolo ParmaCi...
05/09/2026

PAP IN-FESTA: il 4 ottobre Parma si infesta!
Musica, cibo, spettacoli e politica per la festa di Potere al Popolo Parma

Ci chiamano zecche rosse. Abbiamo deciso di prenderla bene.

Il 4 ottobre arriva PAP IN-FESTA, la festa di Potere al Popolo Parma: musica, cibo, spettacoli, dibattiti e tutto quello che serve per una sana infestazione.

Del resto, in questi anni abbiamo cercato di essere proprio questo: una presenza difficile da scrollarsi di dosso. Quando si parla di case e affitti diventati insostenibili, quando si taglia il welfare e si risponde al disagio sociale con polizia e carcere, quando altro suolo viene sacrificato alla logistica, quando la crisi climatica presenta il conto, quando si spendono miliardi per armi e guerre mentre in Palestina continua il genocidio, noi abbiamo provato ad esserci. Nelle piazze, nei quartieri, nelle assemblee, nelle vertenze.

Non perché ci piaccia protestare per professione, ma perché pensiamo che questa città, e questo Paese, abbiano bisogno di cambiare rotta.

Non ci convince la destra che costruisce consenso sulla paura, sui capri espiatori e sulla guerra tra poveri. Ma non ci basta nemmeno un centrosinistra che troppo spesso amministra lo stesso modello economico limitandosi a renderlo un po’ più presentabile.

Viviamo un tempo abbastanza fosco da non potersi accontentare del meno peggio. Servono più diritti, più salari, più welfare, più democrazia, meno rendita, meno guerra e meno paura. Servono risposte capaci di mettere in discussione una rotta che ci sta portando verso una società più diseguale, più autoritaria e perfino più difficile da abitare.

Il 4 ottobre però non faremo soltanto politica. Faremo soprattutto festa.

Il programma:
dalle 13.00
- pranzo
(con noi anche Antonella, Josè e Giuliano)
dalle 15.00
- spazio 0/99: mercatino del baratto e pins&ring con i Lego
- pensati zecca: selfie e stencil
- stand di gruppi e associazioni
- sh**ha bar
- dj set: Dhap e Bufo
18.00
- dibattito con Antonella Bundu, Josè Nivoi, Giuliano Granato
21.00
- concerto Muro del canto

L’infestazione è appena cominciata.

Com'è squallida la retorica di chi cerca di equiparare fascismo e antifascismo, equiparare cioè chi ha portato milioni d...
04/09/2026

Com'è squallida la retorica di chi cerca di equiparare fascismo e antifascismo, equiparare cioè chi ha portato milioni di italiani e italiane alla morte e provocato la distruzione di gran parte del territorio nazionale con chi coraggiosamente ha deciso di mettere a rischio la propria vita per deporre una sanguinosa dittatura e restituire la libertà al popolo.

Sulle pagine social del consigliere comunale e regionale Priamo Bocchi leggiamo proprio un tentativo di questo genere. Parlando della commemorazione dell'eccidio di piazza Garibaldi, durante il quale sette antifascisti furono uccisi dopo estenuanti interrogatori e torture, il consigliere di Fratelli d'Italia pensa bene di presentare questo fatto, anziché come una vile ritorsione fascista, come l'esito quasi giusto scaturito dall'uccisione, qualche giorno prima, dei fascisti Luigi Gonzaga e Brenno Monardi per mano partigiana, presentando i due squadristi ben noti a Parma per le violenze e i soprusi compiuti sulla popolazione civile grazie alla copertura fascista, come due uomini quasi d'onore, la cui morte dunque poteva giustificare l'uccisione di 7 uomini in lotta contro un regime ingiusto e violento.

Non serve commentare oltre il post del consigliere, del resto cosa aspettarsi dal rappresentante di un partito nato in continuità col MSI, fondato da chi era stato a capo delle brigate nere? Cosa aspettarsi dal rappresentante di un partito che ora, al governo, ha deciso di indebitare il nostro Paese irremediabilmente per 9 miliardi per i prossimi 15 anni per acquistare armi dagli Stati Uniti, mentre continua a tagliare fondi a sanità, istruzione e trasporti? Il fascismo è ed è stato anche questo, il tentativo della classe dominante di aumentare i propri profitti a spese della vita e dei diritti delle classi popolari.

01/09/2026
Ripartono le cene sociali! Venerdì 4 settembre, dalle 20, una serata aperta a tutti e tutte per conoscersi, incontrarsi,...
24/08/2026

Ripartono le cene sociali!

Venerdì 4 settembre, dalle 20, una serata aperta a tutti e tutte per conoscersi, incontrarsi, mangiare insieme. Presso il circolo ARCI Pedale Veloce.

Prenotazione obbligatoria a 3382613103 (Mimmo)

15/08/2026
ESSERS: PRIMA DI CONSUMARE ALTRO SUOLO, FACCIAMO IL BILANCIO DELLA LOGISTICA A FIDENZAIl progetto H.Essers a Chiusa Ferr...
11/08/2026

ESSERS: PRIMA DI CONSUMARE ALTRO SUOLO, FACCIAMO IL BILANCIO DELLA LOGISTICA A FIDENZA

Il progetto H.Essers a Chiusa Ferranda significa quasi 200.000 mq di territorio interessato, oltre 80.000 mq di nuovi capannoni e un deposito destinato anche alla logistica chimica soggetto alla normativa Seveso di soglia superiore.

Il Comitato “Per il futuro di Fidenza” ha svolto in queste settimane una preziosa funzione di controllo pubblico: ha studiato i documenti, presentato osservazioni e chiesto verifiche ambientali e di sicurezza, maggiore trasparenza e un vero confronto con la cittadinanza.

Sono richieste che sosteniamo. Prima di votare un intervento di queste dimensioni, ogni dubbio deve avere una risposta.

Ma c’è una domanda ancora più grande.
Da anni Fidenza punta sulla logistica, consumando suolo in cambio della promessa di investimenti, posti di lavoro e risorse per il Comune.
Con quali risultati?

Quando H.Essers inaugurò il primo magazzino nel 2025 parlò di circa 300 posti di lavoro diretti. Oggi il nuovo Business Plan ne prevede circa 250. Quanti dei primi 300 esistono oggi? I nuovi 250 sono aggiuntivi? Quanti saranno dipendenti diretti e quanti in appalto o somministrazione?
Con quali contratti e quali salari?

Sono domande legittime, perché un posto di lavoro è troppo importante per diventare semplicemente una cifra utilizzata per giustificare una variante urbanistica.
Fidenza ha già un Osservatorio del Mercato del Lavoro e un accordo sulla “logistica etica”. Rendiamo pubblici accordo, dati e risultati. Facciamo finalmente un bilancio: posti promessi e creati, qualità del lavoro, appalti, suolo consumato, risorse incassate dal Comune e costi rimasti alla collettività.

Il problema non deve essere scegliere tra lavoro e ambiente, ma decidere quale lavoro, quale sviluppo e quale territorio vogliamo.
Prima di consumare altro suolo, guardiamo cosa ci ha lasciato quello già consumato.
Prima di chiamarlo sviluppo, facciamone il bilancio.
Potere al Popolo Emilia-Romagna Potere al Popolo

La vertenza del Bosco di ospizio mette in campo tutta una questione politica: chi decide la trasformazione urbana, con q...
08/08/2026

La vertenza del Bosco di ospizio mette in campo tutta una questione politica: chi decide la trasformazione urbana, con quali priorità e quale peso attribuisce alla salute, all'ambiente e agli interessi economici.
Su questo noi abbiamo le idee molto chiare: giustizia ambientale e giustizia sociale vanno insieme.
Potere al Popolo! resta al fianco dell'Assemblea del Bosco di Ospizio e della sua battaglia per fermare il progetto di Conad e restituire il Bosco alla città.

"𝑳𝒂 𝒄𝒊𝒕𝒕𝒂̀ 𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆", 𝖽𝗂𝖼𝖾 𝗅'𝖺𝗋𝖼𝗁𝗂𝗍𝖾𝗍𝗍𝗈 𝖠𝗇𝖽𝗋𝖾𝖺 𝖬𝖺𝗅𝖺𝗀𝗎𝗓𝗓𝗂 - 𝖽𝖾𝗅 𝖢𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝖢𝗈𝗈𝗉𝖾𝗋𝖺𝗍𝗂𝗏𝗈 𝖽𝗂 𝖯𝗋𝗈𝗀𝖾𝗍𝗍𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 𝖼𝗁𝖾 𝖽𝖺 𝗊𝗎𝖺𝗌𝗂 𝟣𝟧 𝖺𝗇𝗇𝗂 𝗌𝗏𝗂𝗅𝗎𝗉𝗉𝖺 𝗅'𝗂𝗇𝗍𝖾𝗋𝗏𝖾𝗇𝗍𝗈 𝖽𝖾𝗅 𝖯𝖱𝖴 𝖮𝖲𝖯𝖨𝖹𝖨𝖮 𝗆𝖾𝗇𝗍𝗋𝖾 𝖺𝖼𝖼𝗎𝗌𝖺 𝖽𝗂 "𝗂𝖽𝖾𝗈𝗅𝗈𝗀𝗂𝖺" 𝖼𝗁𝗂 𝗏𝗎𝗈𝗅𝖾 𝗌𝖺𝗅𝗏𝖺𝗋𝖾 𝗂𝗅 𝖡𝗈𝗌𝖼𝗈 𝖽𝗂 𝟦𝟧 𝗆𝗂𝗅𝖺 𝗆𝖾𝗍𝗋𝗂 𝗊𝗎𝖺𝖽𝗋𝖺𝗍𝗂 𝖼𝗋𝖾𝗌𝖼𝗂𝗎𝗍𝗈 𝗂𝗇 𝗊𝗎𝖾𝗅𝗅'𝖺𝗋𝖾𝖺 𝗇𝖾𝗀𝗅𝗂 𝗎𝗅𝗍𝗂𝗆𝗂 𝟤𝟢-𝟤𝟧 𝖺𝗇𝗇𝗂.
𝖲𝗂𝖺𝗆𝗈 𝖽'𝖺𝖼𝖼𝗈𝗋𝖽𝗈 — 𝗆𝖺 𝗂𝗇𝗌𝗂𝖾𝗆𝖾 𝗌𝗂 𝖽𝖾𝖼𝗂𝖽𝖾 𝗉𝗋𝗂𝗆𝖺, 𝗇𝗈𝗇 𝖽𝗈𝗉𝗈 𝖺𝗏𝖾𝗋 𝗀𝗂𝖺̀ 𝗌𝗍𝖺𝖻𝗂𝗅𝗂𝗍𝗈 𝗍𝗎𝗍𝗍𝗈 𝖺 𝗉𝗈𝗋𝗍𝖾 𝖼𝗁𝗂𝗎𝗌𝖾 𝗍𝗋𝖺 𝖺𝗆𝗆𝗂𝗇𝗂𝗌𝗍𝗋𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾, 𝖢𝗈𝗇𝖺𝖽 𝖾 𝗉𝗋𝗈𝗀𝖾𝗍𝗍𝗂𝗌𝗍𝗂.
𝗗𝗮 𝗱𝘂𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼 𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗺𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 — 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗵𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗿𝘁𝗮𝘁𝗼

𝖲𝗎𝗅 𝗉𝗂𝖺𝗇𝗈 𝖽𝖾𝗅𝗅𝖺 𝗏𝖾𝗋𝗍𝖾𝗇𝗓𝖺 𝖽𝖾𝗅 𝖡𝗈𝗌𝖼𝗈, 𝗅'𝗂𝖽𝖾𝗈𝗅𝗈𝗀𝗂𝖺 𝖼𝗈𝗇 𝖼𝗎𝗂 𝖼𝗂 𝗌𝗍𝗂𝖺𝗆𝗈 𝗆𝗂𝗌𝗎𝗋𝖺𝗇𝖽𝗈 𝗇𝗈𝗇 𝖾̀ 𝗊𝗎𝖾𝗅𝗅𝖺 𝖽𝗂 𝖼𝗁𝗂 𝗅𝗈 𝖽𝗂𝖿𝖾𝗇𝖽𝖾. 𝖤̀ 𝗅'𝗂𝖽𝖾𝗈𝗅𝗈𝗀𝗂𝖺 𝖽𝖾𝗅 𝗉𝗋𝗈𝖿𝗂𝗍𝗍𝗈 𝗉𝗋𝗂𝗏𝖺𝗍𝗈, 𝗊𝗎𝖾𝗅𝗅𝖺 𝖼𝗁𝖾 𝖼𝗈𝗇𝗌𝗂𝖽𝖾𝗋𝖺 𝗂𝗅 𝗍𝖾𝗋𝗋𝗂𝗍𝗈𝗋𝗂𝗈 𝗎𝗇𝖺 𝗆𝖾𝗋𝖼𝖾 𝖽𝖺 𝗌𝗏𝖾𝗇𝖽𝖾𝗋𝖾, 𝗅'𝗂𝖽𝖾𝗈𝗅𝗈𝗀𝗂𝖺 𝖽𝖾𝗅𝗅𝖾 𝖼𝗈𝗆𝗉𝖾𝗇𝗌𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝗂 𝖾𝗅𝖺𝗋𝗀𝗂𝗍𝖾 𝖼𝗈𝗆𝖾 𝗅'𝖺𝖼𝗊𝗎𝖺 𝗌𝖺𝗇𝗍𝖺.
𝗡𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝗱𝗶 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗶 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗲 𝗮𝗶 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗹'𝗮𝗴𝗴𝗿𝗮𝘃𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗰𝗹𝗶𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗜𝗱𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗲̀ 𝗻𝗲𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗽𝗼𝗹𝗺𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗱𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀.

𝖠 𝗆𝖺𝗀𝗀𝗂𝗈𝗋 𝗋𝖺𝗀𝗂𝗈𝗇𝖾 𝗌𝖾 𝖺 𝖱𝖾𝗀𝗀𝗂𝗈 𝖤𝗆𝗂𝗅𝗂𝖺, 𝗂𝗅 𝟤𝟥 𝗌𝖾𝗍𝗍𝖾𝗆𝖻𝗋𝖾 𝟤𝟢𝟣𝟫, 𝗂𝗅 𝖢𝗈𝗇𝗌𝗂𝗀𝗅𝗂𝗈 𝖼𝗈𝗆𝗎𝗇𝖺𝗅𝖾 – 𝖼𝗈𝗇 𝗎𝗇'𝖺𝗆𝗆𝗂𝗇𝗂𝗌𝗍𝗋𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 𝗋𝗂𝗌𝗉𝖾𝗍𝗍𝗈 𝖺𝗅𝗅𝖺 𝗊𝗎𝖺𝗅𝖾 𝗊𝗎𝖾𝗅𝗅𝖺 𝖺𝗍𝗍𝗎𝖺𝗅𝖾 𝖾̀ 𝗂𝗇 𝗉𝗂𝖾𝗇𝖺 𝖼𝗈𝗇𝗍𝗂𝗇𝗎𝗂𝗍𝖺̀ 𝗉𝗈𝗅𝗂𝗍𝗂𝖼𝖺 – 𝗁𝖺 𝖺𝗉𝗉𝗋𝗈𝗏𝖺𝗍𝗈 𝗅𝖺 𝗆𝗈𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 𝗉𝖾𝗋 𝗅𝖺 “𝐷𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑑 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒” 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗰𝗶𝗼̀ 𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘁𝗮 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗮.

𝖨𝗅 𝖽𝗂𝗋𝗂𝗍𝗍𝗈 𝖺𝗅𝗅𝖺 𝗌𝖺𝗅𝗎𝗍𝖾 𝗋𝗂𝗀𝗎𝖺𝗋𝖽𝖺 𝗍𝗎𝗍𝗍𝖾 𝖾 𝗍𝗎𝗍𝗍𝗂, 𝖾 𝗅𝖺 𝖼𝗋𝗂𝗌𝗂 𝖼𝗅𝗂𝗆𝖺𝗍𝗂𝖼𝖺 𝖺𝗆𝗉𝗅𝗂𝖿𝗂𝖼𝖺 𝗅𝖾 𝖽𝗂𝗌𝗎𝗀𝗎𝖺𝗀𝗅𝗂𝖺𝗇𝗓𝖾: 𝗇𝗈𝗇 𝗍𝗎𝗍𝗍𝗂 𝖺𝖻𝖻𝗂𝖺𝗆𝗈 𝗀𝗅𝗂 𝗌𝗍𝖾𝗌𝗌𝗂 𝗌𝗍𝗋𝗎𝗆𝖾𝗇𝗍𝗂 𝗉𝖾𝗋 𝖺𝖿𝖿𝗋𝗈𝗇𝗍𝖺𝗋𝖾 𝗀𝗅𝗂 𝖾𝗏𝖾𝗇𝗍𝗂 𝖾𝗌𝗍𝗋𝖾𝗆𝗂 𝖼𝗁𝖾 𝖽𝖺 𝖺𝗅𝖼𝗎𝗇𝗂 𝖺𝗇𝗇𝗂 𝖼𝗈𝗅𝗉𝗂𝗌𝖼𝗈𝗇𝗈 𝖺𝗅 𝗋𝖾𝗀𝗂𝗈𝗇𝖾, 𝖼𝗈𝗆𝖾 𝖼𝖺𝗅𝖽𝗈 𝗍𝗈𝗋𝗋𝗂𝖽𝗈 𝖾 𝖺𝗅𝗅𝗎𝗏𝗂𝗈𝗇𝗂. 𝗦𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗶𝗮𝘁𝘁𝗮𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗠𝗢𝗠𝗢, , 𝗋𝗂𝗉𝗋𝖾𝗌𝗂 𝗂𝗇 𝖨𝗍𝖺𝗅𝗂𝖺 𝖽𝖺 𝐈𝐥 𝐌𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐨, 𝗅𝖾 𝗈𝗇𝖽𝖺𝗍𝖾 𝖽𝗂 𝖼𝖺𝗅𝗈𝗋𝖾 𝖾𝗌𝗍𝗋𝖾𝗆𝗈 𝗋𝖾𝗀𝗂𝗌𝗍𝗋𝖺𝗍𝖾 𝖺 𝗉𝖺𝗋𝗍𝗂𝗋𝖾 𝖽𝖺 𝖿𝗂𝗇𝖾 𝗉𝗋𝗂𝗆𝖺𝗏𝖾𝗋𝖺 𝟤𝟢𝟤𝟨 𝗁𝖺𝗇𝗇𝗈 𝗉𝗋𝗈𝗏𝗈𝖼𝖺𝗍𝗈 𝗈𝗅𝗍𝗋𝖾 𝟣𝟨.𝟢𝟢𝟢 𝖽𝖾𝖼𝖾𝗌𝗌𝗂 𝗂𝗇 𝖾𝖼𝖼𝖾𝗌𝗌𝗈 𝗂𝗇 𝖤𝗎𝗋𝗈𝗉𝖺 𝗋𝗂𝗌𝗉𝖾𝗍𝗍𝗈 𝖺𝗅𝗅𝖾 𝗆𝖾𝖽𝗂𝖾 𝗌𝗍𝗈𝗋𝗂𝖼𝗁𝖾
[...]

👇👇👇𝑸𝑼𝑰 𝒊𝒍 𝒍𝒊𝒏𝒌 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒗͟𝒆͟𝒓͟𝒔͟𝒊͟𝒐͟𝒏͟𝒆͟ ͟𝒊͟𝒏͟𝒕͟𝒆͟𝒈͟𝒓͟𝒂͟𝒍͟𝒆͟ 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒆𝒏𝒕𝒐👇👇👇:
https://drive.google.com/file/d/1FFUEjUcCNbEFl4oXhk4rlQBOEoMFcrJe/view?usp=sharing

𝖫𝖺 𝗏𝖾𝗋𝗍𝖾𝗇𝗓𝖺 𝖽𝖾𝗅 𝖡𝗈𝗌𝖼𝗈 𝖽𝗂 𝗈𝗌𝗉𝗂𝗓𝗂𝗈 𝗆𝖾𝗍𝗍𝖾 𝗂𝗇 𝖼𝖺𝗆𝗉𝗈 𝗍𝗎𝗍𝗍𝖺 𝗎𝗇𝖺 𝗊𝗎𝖾𝗌𝗍𝗂𝗈𝗇𝖾 𝗉𝗈𝗅𝗂𝗍𝗂𝖼𝖺: 𝖼𝗁𝗂 𝖽𝖾𝖼𝗂𝖽𝖾 𝗅𝖺 𝗍𝗋𝖺𝗌𝖿𝗈𝗋𝗆𝖺𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 𝗎𝗋𝖻𝖺𝗇𝖺, 𝖼𝗈𝗇 𝗊𝗎𝖺𝗅𝗂 𝗉𝗋𝗂𝗈𝗋𝗂𝗍𝖺̀ 𝖾 𝗊𝗎𝖺𝗅𝖾 𝗉𝖾𝗌𝗈 𝖺𝗍𝗍𝗋𝗂𝖻𝗎𝗂𝗌𝖼𝖾 𝖺𝗅𝗅𝖺 𝗌𝖺𝗅𝗎𝗍𝖾, 𝖺𝗅𝗅'𝖺𝗆𝖻𝗂𝖾𝗇𝗍𝖾 𝖾 𝖺𝗀𝗅𝗂 𝗂𝗇𝗍𝖾𝗋𝖾𝗌𝗌𝗂 𝖾𝖼𝗈𝗇𝗈𝗆𝗂𝖼𝗂.
𝖲𝗎 𝗊𝗎𝖾𝗌𝗍𝗈 𝗇𝗈𝗂 𝖺𝖻𝖻𝗂𝖺𝗆𝗈 𝗅𝖾 𝗂𝖽𝖾𝖾 𝗆𝗈𝗅𝗍𝗈 𝖼𝗁𝗂𝖺𝗋𝖾: 𝗀𝗂𝗎𝗌𝗍𝗂𝗓𝗂𝖺 𝖺𝗆𝖻𝗂𝖾𝗇𝗍𝖺𝗅𝖾 𝖾 𝗀𝗂𝗎𝗌𝗍𝗂𝗓𝗂𝖺 𝗌𝗈𝖼𝗂𝖺𝗅𝖾 𝗏𝖺𝗇𝗇𝗈 𝗂𝗇𝗌𝗂𝖾𝗆𝖾.
𝑷𝒐𝒕𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒍 𝑷𝒐𝒑𝒐𝒍𝒐! 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗢𝘀𝗽𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗻𝗮𝗱 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗕𝗼𝘀𝗰𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀.



Potere al Popolo
Potere al Popolo Emilia-Romagna

07/08/2026

ESTATE ITALIANA

Negli anni Novanta ho fatto diverse stagioni a raccogliere cipolle in estate. Era un lavoro duro: otto ore sotto il sole, il thermos di acqua fresca da cui bere a intervalli regolari, le lunghe pause per evitare la canicola del primo pomeriggio. Ricordo ancora perfettamente cosa significasse riprendere il lavoro quando il caldo non aveva ancora mollato la presa.

Forse è anche per questo che mi ha colpito così tanto la notizia di un ragazzo di diciannove anni morto dopo essersi sentito male mentre raccoglieva pomodori in un campo del Cremonese.

Si chiamava Marian.

Ho provato in questi giorni a capire qualcosa di più della sua storia e delle circostanze della sua morte, ma a quasi una settimana di distanza sappiamo ancora molto poco. Non conosciamo le cause definitive del malore, non è stato reso pubblico l’esito dell’autopsia, sappiamo che risultava regolarmente assunto, ma poco o nulla sull’organizzazione concreta del suo lavoro, sugli orari, sulle pause, sulla struttura dei rapporti tra i diversi soggetti coinvolti.

Una morte mentre si lavora in un campo di pomodori fa poco rumore. E un ragazzo di diciannove anni che lavora di domenica, sotto il sole di agosto, corrisponde poco all’immagine del “maranza”, nuovo spauracchio delle nostre città, o a quella altrettanto comoda del giovane viziato che passa le giornate sul divano e non ha voglia di lavorare.

Prima che Marian diventi semplicemente una statistica, però, vale forse la pena provare a guardare attraverso questa storia uno squarcio della nostra estate italiana.

Non sappiamo se Marian sia morto per il caldo o per altre ragioni, e sarebbe sbagliato attribuire responsabilità che oggi nessuno è in grado di dimostrare. Ma la formula “era regolarmente assunto” non può nemmeno chiudere ogni riflessione sulle condizioni del lavoro.

Chi ha lavorato nei campi sa che tra ciò che è scritto in una norma o in un contratto e quello che accade concretamente durante una giornata di lavoro può esserci molta distanza. La possibilità di fermarsi quando il caldo diventa insopportabile non dipende soltanto dall’esistenza di un’ordinanza: dipende anche dal rapporto che hai con chi organizza il lavoro, dalla stabilità del tuo contratto, dalla possibilità di dire di no a una richiesta senza temere che quella sia l’ultima giornata in cui vieni chiamato.

Non so se nulla di tutto questo riguardasse Marian. So però che questi meccanismi esistono.

Ricordo di avere visto persone sentirsi male alla ripresa del turno pomeridiano. Ricordo che nei periodi più caldi si arrivava già stanchi al lavoro, soprattutto quando a casa non c’era un ambiente fresco in cui recuperare. Ricordo che, se c’era un lotto da finire o un’urgenza, i ritmi potevano aumentare, poteva capitare di iniziare un po’ prima o di fermarsi un po’ di più.

Ed è proprio qui che la storia di un ragazzo di diciannove anni incontra una questione molto più grande.

Il mercato del lavoro è diventato più feroce, soprattutto per chi è giovane e dispone di poco potere contrattuale. E contemporaneamente sta diventando più feroce anche il clima.

Il pomodoro da industria è una delle colture caratteristiche del nostro territorio e dovrà fare i conti sempre di più con estati calde e siccitose, disponibilità d’acqua meno prevedibile, competizione crescente per la risorsa idrica e costi produttivi maggiori. Non è una previsione astratta: già oggi vengono finanziati progetti per adattare questa coltura al cambiamento climatico, ridurre lo stress idrico e utilizzare l’acqua in maniera più efficiente.

E allora la domanda diventa inevitabile: chi pagherà il costo dell’adattamento?

Può pagarlo la filiera, cambiando tecniche agricole, tempi di produzione, organizzazione del lavoro e distribuzione dei profitti.

Può farsene carico anche il sistema pubblico, attraverso investimenti, ricerca, infrastrutture, controlli e sostegno alle trasformazioni necessarie.

Oppure possiamo scegliere la strada più semplice: lasciare che una parte del conto venga pagata dall’ambiente, consumando una risorsa sempre più preziosa come l’acqua, e un’altra dai lavoratori, continuando a organizzare il lavoro come se le estati di oggi fossero ancora quelle di trent’anni fa.

Non so ancora perché sia morto Marian.

So che aveva diciannove anni e che domenica pomeriggio stava lavorando in un campo di pomodori.

E forse, prima che la sua storia scompaia definitivamente dalle pagine dei giornali, vale la pena fermarsi almeno un momento a guardare questa estate italiana da quel campo.

Indirizzo

Via Ildebrando Cocconi 31/b
Parma
43122

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