Paolo Quercia

Paolo Quercia Pagina di Paolo Quercia, Assistente Sociale Specialista
Mediatore esperto in Giustizia Riparativa Assistente Sociale Specialista e Mediatore Penale. Montecchi.

Responsabile dell'U.O. Emergenze Sociali del Comune di Palermo. Referente funzione 9 "assistenza alla popolazione" del Piano di Protezione Civile. Referente cittadino interventi di emergenza sociale per il Covid 19. Allievo, quale mediatore penale, del Criminologo Prof. Adolfo Ceretti Università degli Studi di Milano e della Prof.ssa Claudia Mazzucato, Diritto Penale dell’Università Cattolica Mila

no. Formazione in Criminologia presso l’Università degli Studi di Enna “Kore” Facoltà di Giurisprudenza con il Prof. Nicola Malizia e in precedenza presso l’Università di Palermo, Dipartimento di Scienze Penalistiche e Criminologiche – Cattedra di Antropologia Criminale approfondendo gli aspetti atropo – criminologici e medico legali legati alla violenza sessuale. Formazione sul maltrattamento e abusi sui minori condotta presso il Centro per il Bambino Maltrattato di Milano, il Centro Hansel & Gretel di Torino e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma – Divisione di Neuropsichiatria del Prof. Ha frequentato la Scuola di Analisi Transazionale della Prof.ssa M.T. Romanini per l’approfondimento della famiglia nella analisi transazionale. Ha rivestito ruolo di Componente privato del Tribunale per i Minorenni di Roma e Consigliere dell’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali della Regione Lazio.

Esiste un dato che dovrebbe far riflettere chiunque, indipendentemente dalle proprie idee politiche o economiche: poche ...
01/06/2026

Esiste un dato che dovrebbe far riflettere chiunque, indipendentemente dalle proprie idee politiche o economiche: poche persone possiedono una ricchezza paragonabile a quella detenuta da miliardi di esseri umani messi insieme.
Non è soltanto una questione di numeri. I numeri, da soli, restano astratti. La vera domanda riguarda il significato di una simile concentrazione di risorse.
Ogni società ha conosciuto differenze di ricchezza. Non è mai esistita un’epoca nella quale tutti possedessero esattamente le stesse cose. Tuttavia, quando il divario raggiunge proporzioni quasi inimmaginabili, il problema non è più soltanto economico. Diventa una questione che riguarda il modo in cui una civiltà concepisce sé stessa.
Una comunità può sopravvivere alle differenze. Fa molta più fatica a sopravvivere quando le differenze diventano abissi.
La ricchezza, in sé, non è una colpa. Può essere il risultato dell’ingegno, del lavoro, dell’innovazione o della capacità di assumersi rischi che altri non vogliono assumere. Il problema nasce quando l’accumulazione diventa così estrema da alterare gli equilibri tra le persone, le istituzioni e perfino la percezione della realtà.
Chi possiede una ricchezza smisurata finisce inevitabilmente per vivere in un mondo diverso da quello della maggioranza. Non vede gli stessi problemi, non frequenta gli stessi luoghi, non sperimenta le stesse paure. Col tempo rischia di perdere il contatto con ciò che costituisce la vita ordinaria di milioni di persone.
Ma esiste anche un altro rischio, forse ancora più profondo. Quando la distanza tra chi ha molto e chi ha poco diventa enorme, i più poveri possono iniziare a considerare quella distanza come qualcosa di naturale e inevitabile. È il momento in cui la disuguaglianza smette di essere percepita come un problema e diventa parte del paesaggio.
Ogni epoca costruisce i propri miti. Uno dei miti contemporanei è l’idea che il valore di una persona coincida con il patrimonio che possiede. Se questo principio viene accettato senza riserve, allora chi ha meno finisce inevitabilmente per sentirsi meno importante, meno riuscito, meno degno.
Eppure il denaro misura molte cose, ma non misura tutto. Non misura l’onestà, la fedeltà, il coraggio, la capacità di amare, la dedizione verso i figli, la solidarietà o la dignità. Le qualità che rendono una vita significativa non compaiono in alcun bilancio.
La presenza di dodici persone con una ricchezza pari a quella di metà dell’umanità non dovrebbe suscitare soltanto indignazione o ammirazione. Dovrebbe soprattutto costringerci a interrogarci sul tipo di mondo che stiamo costruendo e sul significato che attribuiamo al successo.
Perché una società si giudica non soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dalla distanza che decide di tollerare tra chi sta in cima e chi resta indietro. E quando quella distanza diventa troppo grande, il rischio non è soltanto la povertà materiale di molti. È l’impoverimento del senso stesso di appartenenza a una comune umanità.

(Ciro Barberio - "Dodici uomini e metà del mondo")

Ph GMB Akash

30/05/2026
"La via d'uscita è dentro." (Thich Nhat Hanh)
27/05/2026

"La via d'uscita è dentro."
(Thich Nhat Hanh)

“Nessuno dà valore al tempo; tutti se ne servono smodatamente, come se fosse gratuito. Se il numero di anni futuri di ci...
25/05/2026

“Nessuno dà valore al tempo; tutti se ne
servono smodatamente, come se fosse
gratuito. Se il numero di anni futuri di
ciascuno potesse essere visibile come
quello degli anni passati, come
sbigottirebbe chi ne vedesse avanzare
pochi, come ne sarebbe parco! Ma è
facile risparmiare ciò che è certo, per
quanto esiguo; si deve serbare con più
attenzione ciò che non sai quando verrà
a mancare. Nessuno ti darà indietro gli
anni, nessuno ti restituirà a te stesso.
Il tempo della vita proseguirà lungo la
sua strada e non riavvolgerà né porrà
fine al proprio corso; non farà alcun
rumore, non darà segno della sua
velocità. Non si allungherà per decreto
di un re, né per decisione popolare:
corre così come ha iniziato il primo
giorno, non si fermerà e non si attarderà.
Che accadrà? Tu sei occupato, la vita si
affretta; infine arriverà la morte, per la
quale, volente o nolente, dovrai avere tempo”.

(Lucio Anneo Seneca)

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.Abbiamo tim...
22/05/2026

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

(Alda Merini)

Spesso ci capita di credere di avere bisogno di cose che in realtà risultano essere assolutamente superflue.Ricordiamoci...
22/05/2026

Spesso ci capita di credere di avere bisogno di cose che in realtà risultano essere assolutamente superflue.
Ricordiamoci sempre di pensare anche alle miserie dell'umanità.

I motivi delle azioni umane sonosempre molto più complessi di quantosi possa spiegare e raramente possonoessere descritt...
21/05/2026

I motivi delle azioni umane sono
sempre molto più complessi di quanto
si possa spiegare e raramente possono
essere descritti in modo corretto.

(Fëdor Dostoevskij - "il sommo")

Se non si sa da che parte iniziare, s'incominci da una carezza.(Paolo Crepet)
19/05/2026

Se non si sa da che parte iniziare, s'incominci da una carezza.

(Paolo Crepet)

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