24/07/2026
Guardatele bene.
Ci raccontano che sono alternative.
Certo. Come il bancomat e la carta di credito quando il conto è vuoto.
Una urla “Patria!”, l’altra risponde “Europa!”. Poi votano le armi, sostengono la stessa Commissione europea, accettano l’aumento delle spese militari e spiegano che bisogna continuare ad aiutare l’Ucraina “con tutti i mezzi”. Armati ovviamente.
Sul riarmo, poi, il capolavoro.
Il PD dice di essere contrario. Però i suoi parlamentari votano a favore o si astengono.
Sul nucleare, nessuna preclusione.
Sul gas, basta dipendere dai dittatori sbagliati: si cambia dittatore, si cambia gasdotto e si salva la coscienza ecologica.
Sulla guerra c’è sempre “un aggressore e un aggredito”. Vero. Ma solo quando l’aggressore non è nostro amico. Per Gaza, Cisgiordania e Libano improvvisamente il dizionario si chiude, la bussola morale si scarica e il diritto internazionale va in pausa pranzo.
Meloni e Schlein litigano sui pronomi, sulle facce da mettere nei talk show e su chi debba sedersi a Palazzo Chigi.
Ma sulle cose che contano davvero — armi, Nato, Commissione europea, vincoli economici, politica estera — sembrano due cassiere dello stesso supermercato.
Lo scontrino che ti presentano è identico.
E allora smettiamola di chiamarla “alternativa”.
È l’alternanza: oggi guidi tu, domani guido io. È solo gestione del potere. Nulla di più.