Nel Regno delle due Sicilie

Nel Regno delle due Sicilie Voi sognate l'Italia e Vittorio Emanuele, ma purtroppo sarete infelici. Francesco II

I napoletani non hanno voluto giudicarmi a ragion veduta; io però ho la coscienza di avere fatto sempre il mio dovere, ad essi rimarranno solo gli occhi per piangere."

10/09/2026

🔴MITI E LEGGENDE AL SUD ...

C'era una volta, nell'anno del Signore 1742,
un piccolo borgo del Molise abbarbicato su una rupe di pietra calcarea che sfidava il vento: Castel del Vento. Era un luogo dove il tempo sembrava essersi fermato, sospeso tra i boschi fitti di querce e il gorgogliare lontano del fiume Biferno.
​In quel tempo, la vita scorreva lenta e faticosa tra i campi, ma la vera anima del paese batteva nella piccola bottega di Maddalena, una donna anziana che tutti chiamavano semplicemente "La Speziale" o, sottovoce, "La Strega della Ripa".
​La Custode delle Erbe
​Maddalena non era una strega delle favole cattive, di quelle con il naso adunco e le pozioni di rospi. Era una Janara buona, custode di un sapere antico tramandato di madre in figlia. Conosceva i segreti di ogni radice:
​Sapeva raccogliere la verbena solo alla luce della luna crescente per placare la febbre dei bambini.
​Usava i fiori di iperico per scacciare la tristezza dai cuori delle giovani spose.
​Custodiva un mazzetto di ruta selvatica dietro la porta per tenere lontane le malelingue e i sortilegi maligni.
​Il popolo del paese andava da lei di nascosto, temendo i rimproveri del parroco, Don Berardo, ma correndo da lei quando la medicina dei dottori di città falliva.
​La Notte delle Ombre Lunghe
​Un autunno, il Molise fu colpito da una siccità implacabile. La terra si spaccò come terracotta vecchia e le fonti d'acqua si prosciugarono. Nel paese serpeggiò il panico: Don Berardo tuonò dal pulpito che era una punizione divina, ma le voci del popolo iniziarono a mormorare che la colpa fosse di Maddalena. “È opera sua”, dicevano i più supersticiosi, “ha fatto un incantesimo per assetare le terre”.
​Una notte senza luna, mentre un vento gelido ululava tra i vicoli stretti, un gruppo di uomini guidati dal capomastro del paese si diresse verso la casa di Maddalena alla periferia del borgo, armati di torce e forconi.
​Il Sortilegio della Pietra Sospesa
​Maddalena li sentì arrivare dal ticchettio dei sassi smossi. Non fuggì. Aprì la porta di legno massello con calma solenne, stringendo tra le mani una vecchia lanterna ad olio e un piccolo sacchetto di lino grezzo.
​“Cosa cercate, uomini di fede e di poca memoria?” domandò la sua voce, ferma e limpida nel silenzio della notte.
​Il capomastro avanzò, tremando più per la paura che per il freddo: “Strega! La terra muore a causa tua. Ridacci la nostra acqua o bruceremo questa casa!”
​Maddalena sorrise appena, un sorriso venato di infinita tristezza. Non disse una parola di difesa. Scese i tre scalini di pietra, si inginocchiò nel terreno arido e secco davanti alla soglia e aprì il sacchetto di lino.
​All'interno non c'erano polveri malefiche, ma gocce di rugiada cristallizzate, raccolte e conservate gelosamente nei mesi di maggio.
​Con un gesto lento, sparse quelle gocce sulla terra spaccata, mormorando una formula in un antico dialetto che sapeva di terra bagnata e radici profonde.
​Il Miracolo del Biferno
​In quell'istante esatto accadde l'incredibile. Il vento si fermò di colpo. Dal sottosuolo, profondo e sordo, si levò un boato simile a un sospiro di sollievo. Dalla fessura in cui Maddalena aveva versato la rugiada cominciò a zampillare un filo d'acqua limpida, fresca e zuccherina, che in pochi minuti riempì l'antica fontana del paese.
​Gli uomini rimasero pietrificati, con le torce che tremavano nelle mani. Il capomastro lasciò cadere il forcone, inginocchiandosi nel fango che si era appena formato. Quando alzarono lo sguardo per ringraziarla, Maddalena non c'era più. La porta della sua casa era socchiusa, e all'interno brillava solo la brace dolce di un focolare spento.
​Da quel giorno, a Castel del Vento nessuno osò più chiamarla strega, ma la chiamarono sempre “La Signora della Fonte”. E ancora oggi, nelle notti di luna piena, i vecchi del paese giurano di sentire nell'aria il profumo dolce della ruta e della verbena fresca.
🔴Redazione

10/09/2026

🔴 GRANDI MENTI DEL SUD

Tiberio Cavallo (Napoli, 30 marzo 1749 – Londra, 21 o 26 dicembre 1809)

è stato una delle figure di spicco della fisica e della "filosofia naturale" del Settecento. Sebbene nato e cresciuto a Napoli – figlio di un medico – visse e operò prevalentemente in Inghilterra a partire dal 1771, dove divenne un punto di riferimento scientifico internazionale.
​La carriera e l'ingresso nella Royal Society
​Nato a Napoli da Ambrogio Cavallo e Anna Datomo, si trasferì a Londra inizialmente per motivi commerciali. Qui, tuttavia, abbandonò ben presto il mondo degli affari per dedicarsi interamente alla ricerca scientifica, focalizzandosi in particolare sull'elettricità, sui gas e sulla meteorologia.
​I suoi rigorosi studi gli valsero la prestigiosa nomina a membro della Royal Society di Londra nel dicembre del 1779.
​Principali contributi scientifici e invenzioni
​L'elettroscopio (1780): È celebre soprattutto per aver ideato nel 1780 il primo elettroscopio a midollo di sambuco, uno strumento di misura fondamentale per rilevare la presenza e l'intensità di cariche elettriche statiche. Propose inoltre numerosi altri apparecchi elettrostatici di precisione.
​Studi sull'elettricità medica: Fu tra i primissimi ricercatori a indagare le connessioni e le possibili applicazioni terapeutiche tra i fenomeni elettrici e i meccanismi fisiologici del corpo umano, pubblicando trattati di rilievo come la Theory and practice of medical electricity (1780).
​Pionierismo nell'aerostazione: Già dal 1777 e poi nei primi anni ottanta del Settecento, intuì e teorizzò la possibilità del volo umano tramite palloni aerostatici riempiti di gas leggeri. Sostenne con forza che un involucro leggero e impermeabile riempito d'idrogeno avrebbe potuto sollevarsi nell'atmosfera, un'intuizione fondamentale che confluì nella sua opera storica The history and practice of aerostation (1785).
​Chimica dei gas: Si dedicò anche allo studio dei fluidi e dei corpi aeriformi, pubblicando manuali che univano idrostatica e chimica.
​Visse a Londra per il resto della sua vita, morendo celibe nel dicembre del 1809, ricordato in Europa come uno dei fisici sperimentali più brillanti della sua epoca.

🔴 Antonio Petacca

10/09/2026

🔴 SUD CULTURA

Pasquale Galluppi (Tropea, 1770 – Napoli, 1846)

è unanimemente considerato il padre della filosofia napoletana e meridionale dell'Ottocento. Barone di stimata nobiltà calabrese ma di indole mite, schiva e dedita interamente allo studio, visse gran parte della sua vita tra la quiete della sua terra d'origine e l'insegnamento universitario a Napoli, dove ottenne la cattedra di Logica e Metafisica solo tardi, nel 1831, a sessantun'anni.
​Il suo pensiero ha rappresentato il grande ponte di passaggio tra la filosofia del Settecento (legata all'Illuminismo e all'empirismo) e il grande risveglio idealista e spiritualista dell'Ottocento italiano.
​I pilastri del pensiero di Galluppi
​La reazione al sensualismo: La filosofia dominante nel Settecento (soprattutto di derivazione francese con Condillac) riduceva la conoscenza umana a una mera trasformazione delle sensazioni fisiche. Galluppi si oppose radicalmente a questa visione materialista, ritenendola inadeguata a spiegare la profondità della mente umana, la libertà e la morale.
​Il "Coscienzalismo": È il concetto chiave della sua intera opera (esposta soprattutto nei quattro volumi dei Saggi filosofici sulla critica della conoscenza). Galluppi sostiene che l'atto fondamentale della conoscenza risiede nella coscienza. Quando proviamo una sensazione, la nostra coscienza non si limita a registrarla passivamente, ma avverte immediatamente un giudizio di esistenza: io sono cosciente di questo oggetto.
​La certezza della realtà esterna: Riprendendo e correggendo Cartesio e Kant, Galluppi sostiene che l'esperienza interna della coscienza ci garantisce con assoluta certezza logica sia l'esistenza del soggetto ("io penso") sia l'esistenza oggettiva del mondo esterno ("l'oggetto fuori di me"). Viene così superato lo scetticismo e garantita la validità della scienza.
​La filosofia morale: Per Galluppi la morale non deriva dall'utilità sociale o dall'istinto, ma è radicata nella natura stessa della ragione e della coscienza umana. Dio vi è concepito come il supremo garante dell'ordine morale e della verità.
​Il valore civile e culturale nel Mezzogiorno borbonico
​Un'isola di rigore morale: In un'Università di Napoli spesso condizionata dal clima censorio e reazionario della restaurazione borbonica, le lezioni di Galluppi rappresentarono un faro di alto rigore intellettuale. Non fu un cospiratore politico in senso attivo (come lo furono i suoi successori hegeliani), ma la sua strenua difesa della libertà della ragione e della dignità della persona umana educò intere generazioni di giovani liberali.
​Il riconoscimento europeo: Nonostante operasse nel Meridione d'Italia — spesso isolato dai grandi circuiti culturali del Nord Europa —, le sue opere ebbero una vasta eco. Fu stimato anche fuori d'Italia e il suo nome divenne sinonimo del riscatto della filosofia italiana, accusata nei secoli precedenti di essersi isterilita.
​Opere principali
​Saggi filosofici sulla critica della conoscenza (1819-1838) - La sua opera monumentale.
​Lettere filosofiche sulle vicende della filosofia in Europa dal secolo cartesiano fino al secolo XIX (1827) - Una panoramica storica critica del pensiero moderno.
​Filosofia della volontà (1832-1842) - Dedicata all'etica e alla libertà umana.

🔴Giuseppe Caracciolo

LA MENZOGNA IMPALLIDISCE AL SUO COSPETTO 🤮
10/09/2026

LA MENZOGNA IMPALLIDISCE AL SUO COSPETTO 🤮

LA MALVAGITÀ IGNORANTE, FASCISTA, PACCHIANA E MERDOSA!
10/09/2026

LA MALVAGITÀ IGNORANTE, FASCISTA, PACCHIANA E MERDOSA!

10/09/2026

Elly come Gioggia :
con Israele e
con Zelenski.
Con il PD che cosa cambia? 🤮💩🤮💩

10/09/2026

ESATTAMENTE!!!!!🔴🔴🔴🔴🔴

10/09/2026
BUONGIORNO POPOLO DEL SUD ❤️
10/09/2026

BUONGIORNO POPOLO DEL SUD ❤️

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Naples
80100

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