10/09/2026
🔴MITI E LEGGENDE AL SUD ...
C'era una volta, nell'anno del Signore 1742,
un piccolo borgo del Molise abbarbicato su una rupe di pietra calcarea che sfidava il vento: Castel del Vento. Era un luogo dove il tempo sembrava essersi fermato, sospeso tra i boschi fitti di querce e il gorgogliare lontano del fiume Biferno.
In quel tempo, la vita scorreva lenta e faticosa tra i campi, ma la vera anima del paese batteva nella piccola bottega di Maddalena, una donna anziana che tutti chiamavano semplicemente "La Speziale" o, sottovoce, "La Strega della Ripa".
La Custode delle Erbe
Maddalena non era una strega delle favole cattive, di quelle con il naso adunco e le pozioni di rospi. Era una Janara buona, custode di un sapere antico tramandato di madre in figlia. Conosceva i segreti di ogni radice:
Sapeva raccogliere la verbena solo alla luce della luna crescente per placare la febbre dei bambini.
Usava i fiori di iperico per scacciare la tristezza dai cuori delle giovani spose.
Custodiva un mazzetto di ruta selvatica dietro la porta per tenere lontane le malelingue e i sortilegi maligni.
Il popolo del paese andava da lei di nascosto, temendo i rimproveri del parroco, Don Berardo, ma correndo da lei quando la medicina dei dottori di città falliva.
La Notte delle Ombre Lunghe
Un autunno, il Molise fu colpito da una siccità implacabile. La terra si spaccò come terracotta vecchia e le fonti d'acqua si prosciugarono. Nel paese serpeggiò il panico: Don Berardo tuonò dal pulpito che era una punizione divina, ma le voci del popolo iniziarono a mormorare che la colpa fosse di Maddalena. “È opera sua”, dicevano i più supersticiosi, “ha fatto un incantesimo per assetare le terre”.
Una notte senza luna, mentre un vento gelido ululava tra i vicoli stretti, un gruppo di uomini guidati dal capomastro del paese si diresse verso la casa di Maddalena alla periferia del borgo, armati di torce e forconi.
Il Sortilegio della Pietra Sospesa
Maddalena li sentì arrivare dal ticchettio dei sassi smossi. Non fuggì. Aprì la porta di legno massello con calma solenne, stringendo tra le mani una vecchia lanterna ad olio e un piccolo sacchetto di lino grezzo.
“Cosa cercate, uomini di fede e di poca memoria?” domandò la sua voce, ferma e limpida nel silenzio della notte.
Il capomastro avanzò, tremando più per la paura che per il freddo: “Strega! La terra muore a causa tua. Ridacci la nostra acqua o bruceremo questa casa!”
Maddalena sorrise appena, un sorriso venato di infinita tristezza. Non disse una parola di difesa. Scese i tre scalini di pietra, si inginocchiò nel terreno arido e secco davanti alla soglia e aprì il sacchetto di lino.
All'interno non c'erano polveri malefiche, ma gocce di rugiada cristallizzate, raccolte e conservate gelosamente nei mesi di maggio.
Con un gesto lento, sparse quelle gocce sulla terra spaccata, mormorando una formula in un antico dialetto che sapeva di terra bagnata e radici profonde.
Il Miracolo del Biferno
In quell'istante esatto accadde l'incredibile. Il vento si fermò di colpo. Dal sottosuolo, profondo e sordo, si levò un boato simile a un sospiro di sollievo. Dalla fessura in cui Maddalena aveva versato la rugiada cominciò a zampillare un filo d'acqua limpida, fresca e zuccherina, che in pochi minuti riempì l'antica fontana del paese.
Gli uomini rimasero pietrificati, con le torce che tremavano nelle mani. Il capomastro lasciò cadere il forcone, inginocchiandosi nel fango che si era appena formato. Quando alzarono lo sguardo per ringraziarla, Maddalena non c'era più. La porta della sua casa era socchiusa, e all'interno brillava solo la brace dolce di un focolare spento.
Da quel giorno, a Castel del Vento nessuno osò più chiamarla strega, ma la chiamarono sempre “La Signora della Fonte”. E ancora oggi, nelle notti di luna piena, i vecchi del paese giurano di sentire nell'aria il profumo dolce della ruta e della verbena fresca.
🔴Redazione