04/02/2026
Visita del ghetto ebraico di Manduria e della casa di Elisa Springer
Camminando tra le stradine antiche di Manduria, nel silenzio del centro storico, è impossibile non sentire il peso della storia. Qui, tra vicoli stretti e muri consumati dal tempo, sorge un ghetto ebraico, un luogo di vita ma anche di separazione e di dolore. Le case addossate una all’altra, quasi a creare protezione, sembrano custodire segreti e paure mai raccontate ad alta voce.
Per secoli la comunità ebraica di Manduria ha vissuto qui, lavorando, pregando, crescendo figli nella speranza di un futuro più giusto.
Il ghetto non era solo un quartiere: era un confine invisibile che ricordava ogni giorno di essere “diversi”. Eppure, nonostante le discriminazioni, tra quelle mura resistevano la dignità, la fede ed un forte senso di appartenenza.
Oggi restano poche tracce materiali, ma la memoria è ancora lì sospesa, pronta a farsi ascoltare da chi sa fermarsi.
In questo stesso tessuto urbano si inserisce la casa di Elisa Springer, una casa semplice ma carica di significato immenso. Elisa non è solo una sopravvissuta alla Shoah: è una voce che ha attraversato l’orrore e ha scelto di testimoniare e ricordare per tutti noi.
Per gli alunni delle classi 5^A -5^B dell’indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale, conoscere la storia di Elisa Springer e visitare il tempio ebraico non è stata una semplice lezione di storia, ma un’esperienza che ha toccato il cuore. I ragazzi hanno camminato in silenzio con rispetto e curiosità, come se ogni angolo avesse qualcosa da raccontare. Si sono sentiti piccoli davanti ad una storia così grande.
Le loro emozioni si sono fatte ancora più forti colpiti dal fatto che una donna come la Springer avesse attraversato l’orrore dei campi di concentramento; hanno espresso tristezza e rabbia per le ingiustizie subite, ma anche ammirazione per il coraggio con cui la Springer ha scelto di raccontare e testimoniare, invece di tacere.
Al temine dell’esperienza, nei volti dei ragazzi si leggeva una maggiore consapevolezza: hanno compreso che la memoria non appartiene solo ai libri ma vive nei luoghi e nelle storie delle persone.
Per molti di loro è stato un momento di crescita che ha lasciato un segno profondo e li ha portati a riflettere sull’importanza del rispetto, della libertà e del valore di ogni essere umano.