Coordinamento per l’Unita dei Comunisti -Monterotondo Valle del Tevere

Coordinamento per l’Unita dei Comunisti -Monterotondo Valle del Tevere Pagina dei compagni di Monterotondo e Fiano Romano (RM) appartenenti al Coordinamento Nazionale per l'Unità dei Comunisti

16/09/2026
16/09/2026

A RETI UNIFICATE VERSO LA GUERRA

Un treno colpito da un drone, notizie contraddittorie, presunti attacchi, possibili attentati, fantomatici piani russi per assassinare qualcuno: ogni giorno una nuova storia, ancora tutta da verificare, ma immediatamente trasformata dalla stampa occidentale in una certezza da prima pagina.
Nient'altro che costruzione del consenso alla guerra.

E il problema è anche chi possiede quei media. Gli stessi grandi gruppi finanziari ed economici che siedono dentro il sistema di potere occidentale, direttamente o indirettamente intrecciato con banche, fondi, grandi industrie e interessi che dal riarmo e dall'economia di guerra possono trarre enormi vantaggi.
Mentre l'Europa aumenta vertiginosamente la spesa militare e l'industria della difesa vede crescere ordini, investimenti e capacità produttiva, a noi viene chiesto di prepararci a pagare il conto, tramite un ceto "intellettuale" totalmente asservito ai grandi interessi (vedasi i vari Tocci, Parsi...ecc.)

Prima ci convincono che il nemico è alle porte. Poi che la guerra è inevitabile. Infine che sacrificarsi per essa è un dovere.
Ma il sangue sarebbe il nostro, non quello degli azionisti, ne di professori o giornalisti.

Una guerra diretta con la Russia non sarebbe una partita geopolitica da seguire davanti alla televisione: sarebbe una catastrofe per i popoli europei, dalla durata di poche decine di minuti.

Per questo oggi più che mai serve l'unità di tutte le forze di classe, antimilitariste e pacifiste, oltre ogni divisione ideologica e organizzativa: contro il riarmo, contro la propaganda bellicista, contro chi crea la paura e poi la trasforma la paura in profitto.

16/09/2026

Le giravolte di Schlein e del PD: impossibile fidarsi.

Alla Festa dell’Unità Elly Schlein scopre che «il neoliberismo ha fallito» e che bisogna ripensare il modello di sviluppo.

Peccato che solo pochi giorni prima, parlando di MPS a Milano Finanza, la stessa Schlein sostenesse che il governo non dovesse intervenire «a gamba tesa» e che dovesse decidere il mercato.
Delle due l’una: o il mercato va lasciato libero di decidere, oppure serve un forte intervento pubblico per governare l’economia.

E il problema è che la storia del PD parla molto più chiaramente delle dichiarazioni di oggi: articolo 18 cancellato, liberalizzazioni e privatizzazioni, tagli e sottofinanziamento di sanità, scuola e welfare, compressione dei salari, regressione fiscale e progressivo trasferimento di ricchezza dal lavoro verso profitti, rendite e finanza.
Ora ci dicono che il neoliberismo ha fallito. Ma chi ha contribuito per decenni a costruirlo dovrebbe almeno spiegare perché dovremmo fidarci ancora.

Per cambiare davvero non basta cambiare slogan: serve una forza che abbia il coraggio di intervenire pesantemente nell’economia, restituendo allo Stato un ruolo centrale e mettendo risorse e potere al servizio di chi vive del proprio lavoro.

Significa andare a prendere soldi e interessi di grandi patrimoni, banche, fondi finanziari e grandi potentati economici, redistribuire la ricchezza, rilanciare i servizi pubblici e costruire un modello economico fondato sull’uguaglianza e non sul profitto.

Questa è un’alternativa. Lasciare il mercato al suo posto e chiamarlo “progressismo” non lo è. E il PD, per storia e interessi, questa svolta non la farà mai.

14/09/2026

HOUTHI: IN INFRADITO CONTRO L'IMPERO

Quelli che nella narrazione occidentale vengono liquidati come semplici «ribelli» con il solito paternalismo, hanno conquistato l'intera costa yemenita, strategicamente fondamentale sul Mar Rosso, prendendo il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, uno degli snodi marittimi più importanti del pianeta, insieme da Hormuz.

Hanno le infradito, certo, ma usano Anthropic, mostrano mezzi degli Emirati e armamenti e tecnologie di fabbricazione occidentale. Altro che “tribù arretrate” raccontate dalla propaganda: sanno perfettamente come usare tecnologia, intelligence e strumenti moderni per colpire nei punti nevralgici del sistema.

Nel frattempo, l'Arabia Saudita, isolata, nonostante miliardi spesi in armamenti, si ritrova ancora una volta a fare i conti con la capacità militare degli Houthi, che hanno azzerato l'export petrolifero saudita, con una fiammata sul mercato che vede il greggio di nuovo verso e oltre i 100 dollari.

Bisogna essere chiari e superare i soliti menestrello del potere: non è la comparsa improvvisa di qualche “ribelle” a destabilizzare il Medio Oriente, ma il caos generato da decenni di guerre, occupazioni, aggressioni e ingerenze imperialiste di USA e Israele.

E poi ci si stupisce se i popoli della regione non accettano di stare a guardare mentre le proprie terre vengono trasformate in campi di battaglia e i civili vengono sterminati a decine di migliaia.
Quando una potenza imperialista porta la guerra, è inevitabile che prima o poi trovi una risposta. E quella che per l'Occidente è “destabilizzazione”, per i popoli che subiscono occupazione e aggressione può diventare guerra di liberazione nazionale.

14/09/2026

L'emendamento governativo approvato l'altroieri al Senato - se non verrà smentito in seguito - mette la parola fine a qualunque possibilità di forze esterne al Parlamento di entrarvi.

Esso definisce il numero di firme necessarie per accedere alla scheda elettorale portandole dalle 1.500-2.000 per collegio plurinominale di oggi a 6.000-7.000 firme.

Come ricorda Pino Cabras, per accedere alle elezioni, in rapporto alla popolazione, l'Italia chiede circa 85 firme ogni diecimila abitanti, la Russia 14, la Spagna 8, la Germania 3, il Regno Unito 1.

Per raccogliere un tale numero esorbitante di firme richieste bisogna, in sostanza:

a) possedere già una struttura nazionale organica con sedi territoriali ovunque;

b) poter pagare dei certificatori su tutti i territori (c'è un ovvio limite a quanto si può chiedere come "volontariato" a un avvocato o un notaio amico - e se non sei già un insider difficilmente puoi ricorrere a consiglieri comunali, regionali o parlamentari per certificare.)

In sostanza, solo un partito modello Forza Italia, che nacque aprendo 300 sedi territoriali in un paio di mesi grazie alla profondità del portafoglio del fondatore, avrebbe oggi qualche possibilità di entrare in Parlamento dall'esterno.

Altrimenti da qui all'eternità chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.

In sostanza, per chi non l’avesse capito, hanno deciso che dobbiamo andare in guerra e hanno deciso che nessuno deve disturbare il manovratore in questo percorso.

E tu chiamala se vuoi, democrazia.
Andrea Zhok

14/09/2026

DEMOCRAZIA A NUMERO CHIUSO

9.000 firme per ogni circoscrizione. È questa la soglia che Fratelli d’Italia vuole imporre ai partiti che oggi non hanno rappresentanza parlamentare per poter partecipare alle prossime elezioni.

Una montagna di firme, un ostacolo praticamente insormontabile anche per realtà politiche strutturate, figuriamoci per nuove forze nate dalla società e dal conflitto sociale.

Non è una semplice modifica tecnica della legge elettorale ma un attacco diretto alla democrazia e al principio della rappresentatività: chi è già dentro il Parlamento parte con un vantaggio enorme, mentre chi vuole costruire un’alternativa al sistema viene messo nelle condizioni di non poter nemmeno presentare le proprie liste.

Il messaggio è chiarissimo, prima varano leggi volte a limitare il diritto alla protesta, al manifestare e al dissentire, e poi, colpo di grazia, quando arriva il momento di votare, qualunque voce fuori dal coro resta esclusa a priori.

Un passo ulteriore, intollerabile, nello svuotamento di una democrazia già in balia di lobby e potentati, che così tenta di blindarsi definitivamente.

14/09/2026
14/09/2026
14/09/2026

Mentre in Europa si discute di sanzioni ai coloni israeliani, il governo italiano decide di non aderire, decide di chiudere gli occhi e favorirli.
A Roma, intanto, il PD e la sua Giunta fanno sostanzialmente lo stesso, imponendo il silenzio su un fatto chiaro:
tra i partecipanti finanziari di Hines, tra i partecipanti finanziari di chi sta per fare affari d’oro a Roma e, in special modo, nell’area degli Ex Mercati Generali, c’è Menora Mivtachim, uno dei più grandi gruppi assicurativi e finanziari israeliani.

Menora Mivtachim investe e supporta economicamente le colonie israeliane nel Golan e in Cisgiordania.

Questo non è un dettaglio.
È una questione politica.
Perché se lo stesso capitale, che ha interessi finanziari in società coinvolte nell’ economia degli insediamenti israeliani, partecipa a una grande operazione immobiliare a Roma, noi abbiamo il diritto di bloccarlo e il comune ha il dovere di bloccarlo.
E allora basta con le parole rassicuranti: rigenerazione, verde, interesse pubblico, solidarietà alla Palestina
Guardiamo il capitale.
Guardiamo i soggetti.
Guardiamo gli interessi.
E soprattutto chiediamo al PD e consociati:
bloccate questo accordo.
Fate cento passi avanti e riconnettetevi a una coscienza politica di sinistra, se ancora riuscite a capire di cosa si sta parlando.

Altrimenti, per coerenza, fate un campo largo con il governo.

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